
La dolce vita
di Federico Fellini (Italia, 1960)
con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée,
Alain Cuny, Lex Barker, Walter Santesso, Jacques Sernas,
Laura Betti, Riccardo Garrone, Yvonne Furneaux, Annibale Ninchi,
Magali Noël, Valeria Ciangottini, Mino Doro, Enzo Cerusico
Cosa aggiungere riguardo un film di cui è stato già detto tutto? Non so. Comunque è difficile, perché si corre sempre il rischio di sembrare banali, alienati o – quanto meno – tremendamente in ritardo.
Lascio qui dunque solo alcune mie impressioni.
1. Non capisco perché sia rimasta nell’immaginario più Anita Ekberg che Anouk Aimée. La seconda è molto più bella della prima e funge quasi da co-pragonista, una specie di nemesi agrodolce di Marcello, l’unica donna che riesce a strappargli una (sincera?) dichiarazione d’amore. Bah. Per dire: persino il personaggio di Magali Noël (la ballerina Fanny) o della prostituta, che concede casa sua come giaciglio d’amore a Marcello e Maddalena, sono più profondi.
Forse la scena del bagno nella Fontana di Trevi è più iconico. Sì, ma agli occhi di uno straniero. Forse negli anni ’50 una svedesona giunonica colpiva più l’uomo italico di una francesina moretta, aristocatica, volubile e con l’animo in pena. Chissà.
2. Mastroianni ha recitato? E quanto? Quanto c’è dell’attore nel personaggio? E quanto invece è stato costruito a tavolino? La domanda può sembrare stupida, ma non lo è, visto che davvero l’attore frequentava i luoghi rappresentati nel film (via Veneto, i salotti, il quartiere Cinecittà, ecc.). Anche se pare che questo sia un film parecchio autobiografico dal momento che è più il regista ad averci messo del suo. Senza nulla togliere – s’intende – al lavoro di Ennio Flaiano che con Brunello Rondi e Tullio Pinelli ha partecipato alla scrittura del soggetto e della sceneggiatura della pellicola.
3. Difficile dire quanto “La dolce vita” sia celebrazione di quel modo di vivere (in quella città, in quel modo, in quel determinato periodo) e quanto invece sia un cinico sberleffo. Di certo nessuno dei personaggi rappresentati ne esce bene. Non ne esce bene il protagonista (un giornalista troppo innamorato di sé, troppo frivolo, troppo superficiale, troppo sciupafemmine, troppo ipocrita, ecc.) non ne esce bene la sua fidanzata (troppo oppressiva, troppo gelosa, troppo piccolo borghese, troppo melodrammatica, troppo gretta, ecc.) non ne esce bene Maddalena (che bacia il primo che capita e diventa seria e profonda solo quando beve), non ne esce bene l’aristocrazia decaduta di Roma, non ne esce bene l’industria del cinema (in particolar modo di divi di Hollywood). Forse non fa un ottima figura nemmeno “Il popolo della città Eterna”, che fa quasi da contorno mentre viene rappresentato praticamente solo come credulone, poveraccio, caciarone, confusionario, scroccone, ecc.
4. Un plauso sincero va comunque alla costruzione della disillusione del protagonista che, da aspirante intellettuale – piccolo cronista di rosa col romanzo nel cassetto – si trova brutalmente di fronte all’amara verità: nemmeno da ricchi e colti si può essere davvero felici; un feroce risveglio il suo rappresentato dal suidicio di un caro amico/mentore.
Nota personale: ovviamente ho sbagliato. Avrei dovuto vedere questo film (molto) prima de “La grande bellezza” di Sorrentino. Ma lasciamo stare.
Nota musicale: ho trovato finalmente conferma a un’idea che mi ero fatto alcuni anni fa. Per il suo remix di “I’m Really Hot” – brano cantato da Missy Elliott – il dj Serge Santiago ha utilizzato dei campioni musicali (e non solo) presi da questo film.
La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.