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I pirati di Silicon Valley
(Pirates of Silicon Valley)
di Martyn Burke (USA, 1999)
con Noah Wyle, Anthony Michael Hall, Joey Slotnick,
John Di Maggio, Josh Hopkins, J. G. Hertzler, Wayne Pére
Questo film racconta della nascita di quel polo informatico e hi-tech che è oggi la Silicon Valley, in California. Nello specifico narra le vicende di Apple e di Microsoft e della vita (professionale e non) dei suoi fondatori: Steve Jobs e Bill Gates. Siamo testimoni dell’ascesa e della caduta del primo e dello scaltro opportunismo del secondo.
Essendo stata prodotta e distribuita nel 1998, la pellicola elogia la figura di Steve Jobs ma solo fino a un certo punto – il successo di iPhone e iPad era ancora di là da venire – anzi spesso la mette in cattiva luce, raccontando ad esempio del suo dispotismo sul luogo di lavoro e dei pessimi rapporti con la sua prima figlia e con la madre di essa, per non parlare dell’uso sconsiderato di droghe e del dilettantismo, entrambi figli dell’approccio hippie alla vita.
Ciò comporta anche un certo equiilibrio tra i due versanti della storia, perché non tutti i valori positivi sono rappresentati dal papà della “mela morsicata”, né l’ideatore di Windows viene dipinto solo come bieco approfittatore. Anzi, la vicenda della nascita e della diffusione delle interfacce grafiche per i sistemi operativi livella un po’ l’opinione che lo spettatore può essersi fatto dei due personaggi, mostrando chiaramente qual è la loro vera natura – il che l’ho trovato molto interessante.
Sugli attori non mi dilungo molto.
A me Noah Wyle è sempre piaciuto e qui dimostra quanto vale. Certo, i costumisti e il parrucchiere sono stati fondamentali nel farlo somigliare fisicamente a Jobs, ma bisogna dire che anche la sua recitazione ha contribuito notevolmente a rendere credibile e verosimile il personaggio.
Nei panni di Gates c’è Anthony Michael Hall: la somiglianza in questo caso non c’è affatto ma il risultato rimane comunque valido. Buona prova anche per lui.
Steve “Woz” Wozniac lo interpreta un truccatissimo Joey Slotnick. Credo sia il personaggio con cui più si empatizza, in quanto viene rappresentato come mite, timido, umile e semplice. Difficile da credere ma tant’è.
Steve Ballmer lo fa John Di Maggio. Quasi nessun accenno al suo originalissimo “temperamento” (diciamo così).
Josh Hopkins invece veste i panni di Paul Allen.
Unica vera pecca della pellicola: alcuni evitabilissimi effetti grafici che rendono il racconto completamente “WTF”.
Perché vederlo: magari non conoscete molti dettagli sulla nascita di due delle più importanti aziende di informatica al mondo e volete invece approfondire un po’ (ma neanche tanto).
Perché non vederlo: se siete dei fanatici di Apple e della figura di Steve Jobs potreste rimanere molto contrariati dalla visione di questo film, durante la quale di certo esclamerete “Ma no, Steve non era affatto così!”.
Voto: 5 e mezzo. Si può vivere anche senza.
Nota: questo film è ispirato al libro “Fire in the Valley” di Paul Freiberger e Michael Swaine.
La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it