La teta y la luna

di Bigas Luna (Spagna, 1994)
con Biel Durán, Mathilda May, Miguel Poveda,
Gérard Darmon, Abel Folk, Genís Sánchez, Laura Mañá,
Xus Estruch, Jane Harvey, Vanessa Isbert, Xavier Masse

Pellicola che in potenza vorrebbe tendere al lirismo ma che, a mio avviso, rischia quasi di cadere nel pecoreccio.
“La teta y la luna” (letteralmente: “La tetta e la luna”) racconta di Tete, un ragazzino catalano che nelle folkoristiche feste di paese partecipa alla piramide umana in qualità di anxaneta (ossia di vertice), e della sua ricerca di una “tetta alternativa”. Non potendo più bere latte dal seno di sua madre – occupato a sfamare il fratellino appena nato – Tete sente il bisogno di trovare una tetta nuova, sostitutiva, cioè di ovviare a questa forma di gelosia fraterna attraverso il contatto fisico con un’altra donna. La sua ricerca di questa sorta di madre-surrogato si conclude quando incontra Estrellita (“Piccola stella”), una giovane e affascinante ballerina francese che si esbisce in una specie di circo, accompagnata da suo marito (il petomane Maurice).
Tete si innamorerà (platonicamente?) di Estrelita e per una volta riuscirà a realizzare il suo sogno di suggere latte dal seno della donna ma, più che altro, sarà testimone involontario della sofferta storia d’amore tra la stessa Estrelita e Miguel, un ragazzo molto giovane che riesce a sedurre la ballerina cantando (urlando) giorno e notte canzoni di flamenco – immaginate un Gipsy King in tempesta ormonale.
Questa love story molto originale troverà sul suo percorso un ostacolo: la gelosia del marito di Estrelita. Sebbene severo e passionale, Maurice (peraltro ormai impotente) si mostrerà dapprima comprensivo, cercando di convivere con il tradimento di sua moglie, ma in un secondo deciderà di fuggire con lei, nella disperata ricerca di strapparla alla passione del giovane cantore.
Il petomane geloso e canuto è interpretato da Gérard Darmon, Estrelita dalla mora e sensuale Mathilda May, il piccolo Tete (9 anni circa) da Biel Durán e il cantore tamarro Miguel da Miguel Poveda.
Voto: 5. Devo essere sincero: questo film non mi è piaciuto granché. L’ho trovato un po’ noioso e in certi passaggi disgustoso. Ridicolissime e tamarre poi sono le battute iniziali, quelle del “castell” (la folkloristica piramide umana). Mi permetto di aggiungere che l’accostamento della presunta ingenuità di un bambino con il mistero della passione che infiamma il desiderio degli adulti non è tema nuovo nella cinematografia mondiale e mi pare che altri l’abbiano trattato meglio (vedi ad esempio “Malena” di Giuseppe Tornatore). Senza parlare poi della scena dell’incidente di moto che causa la morte di “Stallone”, un passaggio che appare quasi avulso e senza senso, un mero pretesto narrativo per far scattare l’amore (fisico) tra due personaggi.

Piccola nota personale: questo è stato il primo film visto su un tablet (uno ZTE V9 Tabula, per la precisione) e devo dire che non mi è dispiaciuto affatto. Anzi, trovo che sia gradevolissimo guardare lungometraggi su un dispositivo di questo tipo. Forse ci si stanca un po’ le mani. Ma non è molto importante.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.