That old pair of sneakers

Io indosso sneaker per quasi 365 giorni l’anno – eccezion fatta per quelle poche volte che mi invitano a matrimoni, battesimi, cresime, comunioni, ecc. o quando mi presento a dei formali colloqui di lavoro. In queste rarissime occasioni indosso invece un paio di scarpe della Valleverde in pelle nera. Lucide, basse e molto comode, ma sempre e comunque dalla forma casual. Come dire: elegante ma senza impegno.
Ma torniamo alla scarpa sportiva per il leisure-time. Negli ultimi anni mi sono capitati un bel po’ di grandi acquisti, sia dal punto di vista del design, che del rapporto qualità/prezzo. Ho indossato grandi marchi come Converse, Adidas, Nike e Puma. Unico neo sono state un paio di Calisthenics (brand calzaturiero del gruppo Lonsdale) di colore bianco. Anch’esse basse con lacci bianchi e due strisce in stile Adidas-Stripes sulla tomaia: una arancio, l’altra nera. Le presi in occasione del giorno della mia laurea. Cinque o sei mesi dopo mi procurarono dei gravi problemi ai tendini del piede sinistro. Per una decina di giorni non fui in grado di poter nemmeno appoggiare il piede per terra. Appena ho potuto, me ne sono liberato con grande gioia e sollievo.
Ho indossato poi un ottimo paio di Adidas Tuscany con suola nera marchiata Goodyear. Modello da donna in nylon. Non molto basse, con tomaia grigio lucida trapuntata e stripes giallo scuro, più lacci dello stesso colore delle strisce. Le ho comprate nel 2005, credo: 60 Euro presso Marango Sport, qui a Roma. Ci sono così affezionato che ancora non le ho butate via, nonostante il tessuto sulla punta sia ormai logoro.
Nel dicembre 2006 un altro affarone: ho comprato da Stratosphere (via Salaria, Roma) per 37 Euro un paio di Nike Tennis Classic, bianche basse con lo swoosh azzurro. (vedi il punto n.6) Le ho indossate pochissimo. Ogni volta mi procurano quelle fastidiose e dolorose pustole dietro il calcagno. Sono diventate il ‘paio di riserva’, ossia quelle da indossare in casi estremi, di massima emergenza, cioè quando tutte le altre sono rotte, sporche, bagnate, ecc.
All’inizio dell’estate 2006 ho preso un paio di Puma Suede LS. Tomaia in camoscio, colore neutro tra il bianco sporco, il grigio e il beige. Il tipico baffo distintivo Puma che si trova sul fianco è trapuntato blu scuro, anche se sulla scatola c’è scritto “black”. Suola tamarra nei dintorni del tallone. Le ho viste in vetrina in un negozio di Bari. Non mi sono piaciute granché. Però costavano relativamente poco (50 Euro) – o almeno così mi è sembrato. Per cui le ho prese subito. Le uso ancora. Sono stravecchie, ma affidabili e comodissime. Patacca di vino rosso in un punto sulla tomaia. Una volta si sono irrimediabilmente macchiate di cera rossa (anche) poiché ero sovrappensiero e finì con un piede in quei piattini che si mettono per terra, pieni di cera, a fare da lumino. Qualche giorno fa mi sono accorto che la tomaia si è squarciata sull’esterno, nel punto in cui la suola si connette alla tomaia. Pericolo.
Nell’estate 2007 ho acquistato presso l’Ipercoop di Andria un paio di Adidas Stan Smith 2. Basse. Bianchissime con suola beige e Adidas logo marrone su fondo beige nel retro, sul calcagno. Stringhe bianche. Pagate poco meno di 40 Euro. All’inizio di Maggio 2008 si sono squarciate. Anche la scarpa destra di questo paio si è aperta sul fianco, lì dove la tomaia incontra la suola.
Che fare? Urge un nuovo paio da distruggere. (vedi post numero 2).

Nota: la foto qui sopra è mia. Le sneaker ritratte sono delle Energie in tela blue jeans. Anno 1995 o giù di lì. Modello che tentava di emulare le celeberrime “All Stars” della Converse.