I padroni della notte
(We Own the Night)
di James Gray (Usa, 2007)
con Joaquin Phoenix, Mark Whalberg,
Eva Mendes, Robert Duvall, Alex Veadov,
Tony Musante, Antoni Corone, Katie Condidorio,
Burton Perez, Dominic Colon, Maggie Kiley, Robert C. Kirk
Un classico film poliziesco all’americana, ma ben fatto. I buoni contro i cattivi. Da una parte la polizia di New York – sul cui distintivo c’è scritto appunto “We Own the Night”, dall’altra la mafia russa che importa droga di ogni tipo nella metropoli.
New York, 1988. La storia è quella di Bobby Green, un ragazzone che fa il viveur. Ha un sacco di soldi, una donna stupenda (Amanda), sniffa cocaina e gestisce uno locale avviatissimo – un vero e proprio club – per conto di una famiglia russa. Problema: suo padre e suo fratello sono due poliziotti. Non due semplici agenti ma due ufficiali alti in grado, molto stimati e rispettati nel loro distretto e in tutta la città.
SPOILER LUNGHISSIMO.
Nell’ambiente in cui Bobby si muove nessuno sa che è figlio e fratello di poliziotto. Un po’ se ne vergogna. Difatti per gli affari usa il cognome di sua madre (Green) anziché quello vero di suo padre (Grusinsky). Bobby riceve un avvertimento dalla sua famiglia: “O stai con noi o stai con loro. E’ una guerra. Bobby st’attento, che prima o poi ti pizzichiamo”.
E in effetti la guerra scatta, improvvisa. Retata nel locale gestito da Bobby. Vadim Nezhinski, il pezzo grosso russo, nipote del titolare di Bobby, è l’obiettivo primario della polizia ma questa volta riesce a passarla liscia. Dentro ci vanno un suo scagnozzo, che si suicida sgozzandosi prima di essere sottoposto ad un interrogatorio, e lo stesso Bobby. Tempo qualche ora Bobby esce, con l’avvallo della parola di suo padre, e torna ai suo affari. La macchina della violenza però si è ormai messa in moto. Vadim cerca di assassinare Joseph, il fratello poliziotto di Bobby che ha organizzato e messo a segno la retata. Questo è un ovvio avvertimento. Joseph fortunatamente non muore ma trascorre diversi mesi in ospedale. Bobby ne rimane sconvolto. Fa una scelta: decide di passare definitivamente dalla parte dei buoni. Accetta di fare da esca. Si mette un microfono addosso e si fa portare nella tana del lupo. Mentre si sta per compiere un grosso acquisto di droga, le cose vanno storte. La polizia irrompe e Vadim viene arrestato. Bobby rischia la vita ma fortunatamente ne esce solo con qualche acciacco. A cose fatte poi, entra nel programma testimoni perché rischia la vita. I russi vogliono farlo fuori. Insieme con la sua amata va sotto scorta. I due vengono tenuti sotto stretta sorveglianza.
Ma Vadim è molto più che furbo. Trattasi di volpe, una faina violenta e sanguinaria. Dal carcere riesce a fuggire. Si finge in cattivo stato di salute e si fa portare in ospedale. Una volta fuori, individua il nascondiglio di Bobby, grazie alla soffiata di una spia, e organizza subito un agguato ai suoi danni, in cui però perde la vita il padre, il vecchio poliziotto.
A questo punto Bobby, estremamente scosso dalla morte di suo padre – avvenuta sotto i suoi occhi – decide di entrare in polizia, come avrebbe voluto il vecchio Capitano Burt, il quale appunto desiderava vedere entrambi i suoi figli indossare una divisa.
Amanda intanto va via. Lo lascia perché ormai lui in testa ha un solo obiettivo: vendicare suo padre. E così accade. Bobby mangia la foglia: capisce come fanno i russi a portare la droga negli Stati Uniti, poi con suo fratello organizza una nuova retata, in cui il vecchio russo viene arrestato e lo spietato nipote Vadim viene ferito a morte dallo stesso Bobby. In chiusura, finita l’accademia, Bobby entra finalmente in polizia, in pianta stabile. Suo fratello decide di abbandonare l’azione e si fa spostare negli uffici amministrativi del corpo. I dissidi tra i due fratelli (l’odio, le invidie, le gelosie) dopo tante vicissitudini, sembrano ormai del tutto appianati.
Joaquin Phoenix e Mark Wahlberg non sono decisamente i miei attori preferiti. Li ho sempre considerati due manzi bolliti belli grossi. Due tronchi alquanto legnosi. Devo ammettere però che in questa pellicola riescono a dare il loro meglio, risultando estremamente convicenti. Se proprio dovessi scegliere chi tra i due si esprime meglio, direi Phoenix, sul cui personaggio peraltro il film è incentrato.
Robert Duvall è un mito vivente. Ineccepibile. Un monumento del cinema americano. Attore decano, dalla grande forza espressiva. Per lui mi viene in mente la frase “La forza tranquilla”, slogan che Jacques Seguela s’invento negli anni ’80 per una campagna presidenziale di Mitterand. Ecco, sì: se mai si dovesse scegliere un attore per interpretare François Mitterand io prenderei Duvall senza pensarci due volte.
Eva Mendes è meravigliosamente stupenda. Un mio caro amico, di fronte a tanta bellezza, è capitolato dichiarandosi follemente innamorato di lei. Attenzione alla primissima scena del film: momenti di autoerotismo dalla forte carica erotica per la nostra diva latina preferita. Brivido caldo!
Nota: la colonna sonora è quanto di più ritmico ci sia in giro. Funky, soul, dance e tanti altri generi per una miscela esplosiva. Mi permetto di citare alcuni titoli esemplificativi: “Let’s Dance” di David Bowie, “Rapture” e “Heart Of Glass” dei Blondie, “Mambo Diablo” di Tito Puente, “Message To You, Rudy” dei The Specials e la fantastica “Que Pasa/Me No Pop” dei Coati Mundi.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.