Il vento che accarezza l'erba

Il vento che accarezza l’erba
(The Wind That Shakes the Barley)

di Ken Loach (Francia, Irlanda, Gran Bretagna, 2006)
con
Cillian Murphy, Padraic Delaney,
Liam Cunningham, Orla Fitzgerald,
Mary O’Riordan, Mary Murphy, Fiona Lawton
 

Domenica scorsa sono andato al Cinema Delle Province con due miei coinquilini ed un paio di amiche. Volevamo vedere l’ultimo film di Mario Monicelli. Almeno così c’era scritto sul sito internet del cinema. Siccome ero incasinatissimo ho ritardato un po’ l’uscita di casa, facendo quindi arrivare tutti in ritardo. Chiedo venia.
Il fatto è che, arrivati al cinema, ho lasciato il Mirenna fuori ad aspettare le donzelle mentre con Yakanama ho comprato velocemente i biglietti al botteghino e mi sono fiondato nella sala.
Appena dentro ci siamo accorti che il film in proiezione non era "Le rose del deserto" ma un’altro… Il film pareva già iniziato. Nella prima scena che ho visto sul grande schermo c’erano dei tipi – simil partigiani – che giuravano qualcosa. Insomma, per farla breve, siamo andati a vedere "Il vento che accarezza l’erba" di Ken Loach.
Adesso, io non so se è perché avevo voglia di vedere altro, mi ero predisposto mentalmente per vedere un film completamente diverso, o ero semplicemente maldisposto, fatto sta che non mi è rimasto un gran bel ricordo di questa pellicola. Potrei dire che era noiosa ma mentirei.
Ad essere sincero si trattava anche di una storia interessante, la guerra per l’indipendenza dell’Irlanda dal Regno Unito, ma credo che sia il modo di fare cinema di Loach che non mi aggrada.
Il film racconta di alcuni giovani che credevano a tal punto nella Repubblica d’Irlanda da arrivare a combattere anche tra di loro nel momento in cui l’Inghilterra riconosce alle loro terre una specie di parziale autonomia. Insomma, la guerra sopra ogni cosa. L’odio, l’orgoglio, il rispetto, la Patria, la sottomissione, la fedeltà ed il tradimento. Tutti temi di questa risma. In un certo senso si potrebbe azzardare anche una metafora di Caino contro Abele, dal momento che alcuni combattenti arrivano a scagliarsi contro i propri fratelli. La morale potrebbe essere persino che quando passi tantissimi anni con un fucile in mano non puoi più smettere di combattere, che quando hai trascorso una vita intera in guerra non riesci più a goderti la pace conquistata. E cose così. Per alcuni il film è risultato anche incompleto dal momento che non mostrava l’intero percorso che ha portato alla piena indipendenza dell’isola irlandese dalla madrepatria inglese. Su questo punto non sono completamente d’accordo poiché credo che il taglio che il regista ha voluto dare alla storia era di tutt’altro tipo. Secondo il mio modesto parere, qui le vicende dell’Irlanda nella prima metà del XX secolo, pur sembrando tema centrale non sono che un artificio stilistico atto a dimostrare l’inutilità della guerra.
Film non per tutti. Alcune scene di tortura sui prigionieri sono davvero troppo cruente per qualsiasi tipo di pubblico. Sconsigliato ai più.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.