La sconosciuta

La sconosciuta

di Giuseppe Tornatore (Italia, 2006)
con Xenia (Ksenya) Rappoport, Michele Placido,
Claudia Gerini, Piera Degli Esposti, Alessandro Haber,
Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Angela Molina, Clara Dossena 
 

Devo ammettere che su questo film avevo dei pregiudizi. Non so perché ma non mi incuriosiva. Non mi andava di vederlo. Poi domenica scorsa sono uscito perché avevo voglia di mettere la testa fuori di casa e sono andato al cinema a vedere "La Sconosciuta". Primo perché al Cinema Delle Province il biglietto costa meno. Secondo perché quello è il cinema più vicino a casa mia. Terzo perché, a dirla tutta, in giro non c’erano molti altri film interessanti. Diciamo pure che forse questo mi sembrava il meno peggio.
Eppure devo ammette che mi sbagliavo. Non ritenevo Tornatore in grado di fare un film così.
La sconosciuta mi è piaciuto. Anche molto, devo dire. Di questa pellicola ho apprezzato innanzitutto la storia, che ho trovato particolarmente interessante e attuale, al passo coi tempi. Qualcosa che mi raccontava una realtà estremamente vicina al tempo che vivo e nella terra che vivo (leggi Italia). Dunque io che in genere chiedo ad un film di raccontarmi qualcosa di nuovo, sono stato esaudito pienamente. Poi mi è piaciuta la recitazione di tutto il cast. Anzi diciamo pure che mi ha entusiasmato.
Ad iniziare da Kseniya Rappoport, la protagonista, la sconosciuta del titolo. Una trentenne dell’est che interpreta una trentenne dell’est. Ottima scelta. Questo film necessitava di dosi massicce di realismo e questa scelta, difatti, si è rivelata azzeccatissima. La Rappoport non sbaglia una espressione che sia una. Le leggi in faccia ogni singolo sentimento che il suo personaggio deve aver provato. Da premio.
Ottimo anche Michele Placido nel ruolo del pappone sadico, ultraviolento ma anche un sacco stupido. Qui lo vediamo rappresentato come un uomo di mezza età dal forte accento campano e completamente glabro. Fa schifo davvero al solo guardarlo.
Ottimo anche Allessandro Haber nella parte del solo triste e laido portinaio di palazzo. Qui gli viene chiesto di fare il caratterista. Lui ci riesce benissimo. Onore al merito di aver accettato una parte così. un ruolo di secondo piano, senza darsi delle arie e senza snobberie, che uno col suo curriculum potrebbe benissimo accampare senza che alcuno possa muovergli una qualsiasi accusa. Bravo con la B maiuscola.
Molto brava anche Piera Degli Esposti. Un’attrice con tanta esperienza che qui incarna benissimo i gesti, gli sguardi, le movenze della colf di lunga data. Eccellente nelle scene in cui la si vede vegetare su di una sedia a rotelle.
Un sincero augurio di una splendida carriera alla piccola Clara Dossena, che qui interpreta la simpaticissima Tea senza sfiguare affatto accanto ad adulti sicuramente più navigati di lei.

Claudia Gerini dovrebbe essere una delle attrici principali del film ma non mi ha convinto al 100%. Bravina. Fa il suo compitino ma non si applica più di tanto. E sì che in altre pellicole l’ho vista sfoderare interpretazioni migliori. Come al solito però può anche essere che io mi sbagli, che magari la sua parte esigeva una recitazione appena sufficiente. Cioè, voglio dire: magari in questo caso vale il detto: mediocre il ruolo mediocre la recitazione.
Favino fa pochissime scene. Mette in croce quattro battute che gli hanno scritto e scende dal palco. Recita così poco e in maniera così scialba da risultare anonimo. Non pervenuto. O quasi. Vi giuro che dalla sua recitazione non ho capito quale fosse il ruolo del personaggio. Se avesse dei valori positivi, se fosse uno dei tanti mostri che vengono tratteggiati nella pellicola ecc. Mi permetto di dire che Favino qui contribusice a marginalizzare un ruolo già marginale di suo.
Margherita Buy fa un cammeo verso la fine della pellicola. Non saprei valutare il suo lavoro. Ancora mi sto chiedento se sia credibile o meno come avvocato difensore di una rea confessa.
Un altro elemento molto convicente è la tecnica di regia. Fantastici i brevissimi flashback – della durata di 2 o 3 secondi – attraverso i quali nelle prime battute della pellicola il regista ci fa intendere l’antefatto, ossia come sono andati in quel tempo precendente all’inzio del racconto. Degno di nota poi anche il climax del racconto: la progressione dei fatti è incalzante. Il ritmo è sostenuto anche quando potrebbe sembrare apparentemente lento.
Dunque posso dire che Tornatore ha confezionato un film molto valido. Secondo me anche degno di qualche premio, ché il cinema italiano ha bisogno di opere di questo tipo. Bravo!
La storia della pellicola non ve la svelo questa volta. Metti caso che non abbiate ancora visto questo film. Se siete curiosi però, vi rimando alla scheda di
Cinematografo.it o quella di MyMovies.it.