
Broken Flowers
di Jim Jarmush
con Bill Murray, Sharon Stone,
Jessica Lange, Jeffrey Wright,
Chloe Sevigny, Frances Conroy, Julie Delpy
Christopher McDonald, Heather Alcia Simms
Film bello. Molto bello. Molto lento. Così lento da infastidire alcuni spettatori… e da far addormentare altri. A me, però, è piacuto. Abbastanza da consigliarne la visione.
La storia non è nuova: un uomo di mezza età, scapolone e don giovanni, scopre di avere un figlio da qualche parte negli States. La cosa particolare è che lo scopre proprio mentre la sua ultima fiamma lo abbandona, stufa delle sue mille avventure d’amore. Ancora più strano che il nostro scopra questa sconcertante verità attraverso una lettera anonima. Nessuna firma. Nessun indizio. Se non la carta rosa e l’inchiostro rosso di una macchina da scrivere. Da questo prologo le cose prenderanno una piega particolare. La forte amicizia che lega il protagonista (Don Johnston/Bill Murray) al suo vicino di casa africano (Winston/Jeffrey Wright), porterà quest’ultimo – appassionato di investigazione – a costringere l’amico a mettersi in viaggio sulle tracce della madre del suo ipotetico figlio. Ed ecco che qui parte un delizioso road movie dalla colonna sonora emozionante. Belle canzoni; non tanto le tracce originali africane composte appositamente per il film, quanto i pezzi che aprono e chiudono la pellicola. Queste due chicce, in particolare, e qualcun altro brano incastonato nel film, mi hanno ricordato tantissimo la stupenda colonna sonora di "Jackie Brown" (capolavoro del maestro Quentin Tarantino).
Nel film apprezzabile è l’accostamento delle due personalità: da un lato il mandrillo sul viale del tramonto, stanco, svogliato, single a vita, dall’altro il padre di famiglia, giovane, lavoratore, pieno di curiosità e di gioia di vivere. Due esseri che sembrano completarsi. Interessanti anche alcune trovate: vedi il tizio che ha fatto fortuna con i pc ma che si ostina a non volere un computer in casa; vedi l’accostamento del mago del pc alla ricerca di una persona che utilizza una macchina da scrivere. Divertente anche il continuo fraintendimento dovuto al gioco di parole sul nome del protagonista: Don Johnston con l’H, anzichè Don Johnson, come il famoso attore protagonista di Miami Vice.
Simpatico ed originale il finale. Per nulla scontato e molto amaro.
Da segnalare la bravura (peraltro indiscussa) di gran parte del cast. Su tutti il protagonista, Bill Murray. L’intera pellicola è costruita intorno a lui. Qualcuno rimprovera a Jim Jarmush di non aver fatto altro che inanellare una serie di facce di Murray. Ossia, con 5 espressioni di Murray ci fai un film. Non ti basta altro. Eppure io non sono d’accordo. Qualcosa di buono in questa pellicola c’è. Chi ha detto che i film lenti sono necessariamente noiosi? Anzi, il film lento tende – ovviamente e per sua natura – alla noia, ma se Jarmusch è riuscito a mantenere desta la mia attenzione per 106 minuti, ad incuriosirmi e stupirmi (a volte), vuol dire che un plauso lo merita.
Brava anche Sharon Stone, nei panni di una vedova che si consola molto facilmente con una sua vecchia fiamma. Una donna rimessa a nuovo che qui non sembra avere 47 anni. I truccatori l’hanno ‘restaurata a dovere’, tanto che nelle prime scene in cui appare sembra il clone di Louise ‘Madonna’ Ciccone. Domanda: ma saranno andate dallo stesso chirurgo plastico? Gli zigomi ed taglio degli occhi sembrano identici. Impressionante!
Brava anche Jessica Lange. Forse questo in Broken Flower non è il suo miglior ruolo di sempre, ma la donna – e l’attrice- come il vino: invecchiando migliora. Forse da giovane non era una donna così bella.
Chloe Sevigny, dopo l’impegnativa prova di fellatio in ‘The brown bunnie’, a noi maschietti finisce sempre per ricordare quelle sue attitudini troppo sconce. Sono sicuro che sarebbe così anche se le facessero interpretare un monaco di clausura scalzo.
Christopher McDonald ha la faccia del pirlone e qui è bravissimo a fare l’americano medio, babbione e scipito (oltre che anziano dentro). La giovane Alexis Dziena è incredibilmente sexy, sia nuda che pochissimo vestita. Frances Conroy, invece (sarà il trucco, sarà la reale età anagrafica) mette angoscia per quanto è imbalsamata. Jeffrey Wright invece mette allegria: gli basta smagliare un grande sorriso. Heather Alicia Simms appare in due sole scene ma è dolcissima nel ruolo della mamma di cinque marmocchi inarrestabili. La sua bellezza ricorda un po’ Lauryn Hill, un po’ Lisa Bonet. Julie Delpy, invece, è un inganno bello e buono. La vogliono far apparire come bellona, gran gnocca, ma non lo è affatto. Il trucco fa miracoli, sì, ma fino ad un certo punto. Sulla sua recitazione non posso esprimermi perché la si vede sono nei primi 5 minuti del film.
La scheda di Cinematografo.it e quella di Film Up Leonardo.
Il sito ufficiale del film.