Microsoft porta Google in tribunale
Un ex dirigente della compagnia di Gates, ora in quota Google, avrebbe violato un accordo
(Nicola Bruno – www.itnews.it – 21/07/05)

Cosa succede quando un ‘pezzo grosso’ di Microsoft viene assunto da Google? Si va in tribunale.
Martedì scorso, quando Kai-Fu Lee, ha lasciato la vice presidenza della divisione ‘Interactrive services’ di Microsoft, per entrare a far parte della grande famiglia Google, si è visto citare in giudizio dalla sua ex azienda.
In tutto il mondo cambiare azienda si può, forse non è facilissimo, ma di certo non è impossibile. Nel mondo dei big dell’informatica non succede così: se sei ai vertici di una grossa società ci sono mille laccioli e cavilli che, per assurdo, potrebbero tenerti legato a quella stessa azienda anche contro la tua volontà. Il contratto che signor Lee aveva firmato per Microsoft prevedeva un accordo con la clausola cosiddetta ‘noncompete’. Ossia, una volta terminato il proprio rapporto di lavoro con l’azienda, gli era fatto divieto di andare a lavorare per una società concorrente.
A ben vedere Google è ormai a tutti gli effetti una rivale – tra le più grandi – della Microsoft, in particolar modo per quanto riguarda il settore dell’email, della ricerca online e del ‘desktop search’.
Negli ultimi mesi sono stati diversi gli impiegati che hanno fatto fagotto e che da Redmond si sono spostati a Mountain View, nella celeberrima Silicon Valley. Perché allora tanto clamore? A voler essere qualunquisti si potrebbe dire: «Uno in più, uno in meno: che cambia?» Invece le cose sono più complesse. Fino a lunedì scorso Kai-Fu Lee era un dirigente chiave nell’organigramma Microsoft. Alla fine degli anni ’90 per la stessa azienda ha fondato il ‘China research lab; prima ancora aveva lavorato per la ‘Silicon Graphics Inc.’ e per la ‘Apple’.
Adesso Google lo prende tra le sue fila e lo mette a capo di una nuova ed importante divisione per la ricerca in Cina.
La Cina è in via d’espansione – è noto – tutti vogliono arrivare in quel mercato e piazzarsi nella migliore posizione. In questo senso si sta creando una vera e propria gara tra le società, gara che coinvolge giustamente anche nomi e professionalità di prim’ordine. Il dottor Kai-Fu Lee è sicuramente tra questi. Google l’ha sottratto a Microsoft ma questa non ci sta. Ecco che scaturisce la decisione di citare in giudizio il colosso di Mountain View e il suo ‘nuovo acquisto’. L’accusa è di violazione di accordi tra l’azienda d’origine ed un suo ex-dipendente. Tra le righe dell’esposto si legge chiaramente: «Accettare una tale posizione in una azienda direttamente concorrente per Microsoft, come Google, vìola le promesse di ‘non-competizione’ che Lee fece al momento in cui sottoscrisse il contratto come dipendente di rango ‘executive’. Google era certamente al corrente di tale vincolo, ciò nonostante ha scelto di ignorarlo e ha incoraggiato Lee a violarlo».
Le cose, in effetti, sono un po’ sospette, ad iniziare dalla dichiarazione enfatica di Alan Eustace, vicepresidente di ‘Google Engineering’: «Sotto la guida del dottor Lee, con la sua provata passione per la tecnologia, l’innovazione e la ricerca, il centro ‘Ricerca & Sviluppo’ cinese di Google ci permetterà di sviluppare prodotti più innovativi e tecnologie per milioni di utenti in Cina e nel resto del mondo». I bene informati sanno che di solito a Mountain View non si fanno comunicati stampa quando si assume un nuovo nome (eccezion fatta per l’occasione in cui Eric Schmidt fu nominato l’amministratore delegato).
Inoltre è poco usuale anche la modalità con cui Lee ha lasciato la Microsoft. Fino a lunedì scorso era ancora alle dipendenze Microsoft, martedì era già in casa del nemico. Nei documenti legali si legge che il 5 luglio Lee ha informato il suo superiore diretto, Eric Rudder, che non aveva intenzione di tornare a lavorare per l’azienda, dopo essersi preso un anno ‘sabbatico’, e che aveva già preso contatti con Google circa la direzione della sua nuova divisione di ricerca cinese. La comunicazione ufficiale invece pare che sia arrivata solo lo scorso lunedì.
Secondo Tom Burt, rappresentante del Consiglio Generale degli avvocati Microsoft, quella di Lee è stata una violazione ‘eccellente’; «(Lee) ha accesso a informazioni sensibili, a segreti industriali circa le nostre tecnologie di ricerca, i nostri business plan e le nostre strategie di sviluppo in Cina. Ha accettato una posizione in diretta concorrenza con Microsoft in quelle aree». Secondo il legale, Google e Lee non avrebbero fatto alcuno sforzo per cercare un accordo privato; alla ‘povera’ Microsoft non sarebbero rimaste quindi che le vie legali.