Spyware: attenzione ai files scaricati con BitTorrent
Prime apparizioni di software maligno nel noto sistema di peer 2 peer
(Nicola Bruno – www.itnews.it – 17/06/05)
Troppo bello per essere vero. Finora BitTorrent, l’innovativo sistema per lo scambio di files peer to peer, era riuscito a rimanere immune da attacchi di tipo malware. Ora, purtroppo, è arrivata anche la sua ora.
Le società che producono spyware hanno scoperto un nuovo modo per veicolare i propri ‘software maligni’: è semplice, si sta diffondendo a macchia d’olio e si chiama BitTorrent.
Anche i sistemi p2p più anziani come KaZaA erano stati vittima di uno sfruttamento parassitario da parte di spyware ed adware ma fino a questo momento la giovane tecnologia per lo scambio paritario di file non era ancora stata raggiunta da tale piaga.
Le conseguenze ed i danni che gli attacchi di spyware portano sono noti: apparizioni pseudo-casuali e ripetute di fastidiose finestre pop-up, rallentamento delle prestazioni del computer e una potenziale instabilità del sistema.
A lanciare l’allarme è tale Chris Boyd, un ricercatore del sito ‘Vital Security’ (oggi sotto forma di blog) che dal 2001 si occupa di sicurezza informatica. Diversi mini-pacchetti di spyware sarebbero stati rivenuti in un file con estensione ‘.torrent’ che conteneva una puntata del cartone animato ‘Family Guy’ (noto in Italia col nome de ‘I Griffin’). Purtroppo il materiale portatore di infezioni non può essere allegato solo ai video ma anche a qualsiasi altro tipo di file, per cui potenzialmente tutti gli utenti di BitTorrent sono in pericolo d’infestazione.
Il modo in cui il software maligno si insedia nei pc è alquanto semplice: si tratta solitamente di archivi che prima si auto-estraggono, nel momento in cui si esegue il file scaricato, e che poi vanno ad installare i programmi in grado di generare pop-up o di tracciare le abitudini d’uso degli utenti Internet.
Inutile però diffondere il panico; se si fa un po’ di attenzione lo spyware può anche non essere installato. Sarà sufficiente leggere bene i cosiddetti ‘disclaimer’ durante l’installazione. Si può sfuggire dal pericolo infezione se si clicca un paio di volte sul ‘No’ anziché sul “Si”.
Secondo Boyd è stata una società canadese ad inserire per prima il software maligno nei file ‘torrent’. Non ha avuto neanche il tempo di segnalare sul suo blog il link al sito della stessa azienda che qualche hacker buontempone – chiamiamolo così – ha realizzato un ‘defacement’, ossia ha violato i server della ‘società-untrice’ ed ha sostituito l’homepage del sito.
Insomma i produttori di spyware hanno mangiato la foglia; si saranno sicuramente chiesti: «se è vero che ogni giorno che passa BitTorrent diventa sempre più noto e diffuso, perché non usarlo come veicolo di infezione?» E così è stato. C’è voluto forse un po’ di tempo per trovare il sistema di inserirlo subdolamente nella nuova tecnologia ma alla fine evidentemente ci sono riusciti.
Alex Eckelberry, presidente della ‘Sunbelt Software’ (azienda riduttrice di software anti-spyware) constata con rammarico: «Questa è la migliore diffusione di spyware che abbiamo mai visto».
Rispetto ai suoi predecessori (vedi eDonkey, KaZaA e Napster) BitTorrent aveva il vantaggio di essere basato su di una tecnologia che non ha bisogno di un server centrale. È sufficiente una piccola ricerca sul web tramite browser per ottenere un link diretto al file ci interessa. Un click ed il gioco è fatto: parte il download. A lungo questo è stato il motivo che ha portato molti utenti a preferirlo nelle pratiche di scambio da pari a pari. Cosa succederà ora che il vantaggio accumulato grazie alla sua peculiare struttura tecnica è stato ridotto a causa dell’apparizione del malware nei file scambiati?
Bram Cohen, inventore del sistema BitTorrent, interpellato sulla questione, ha preferito non commentare.