Icann: arriva il suffisso XXX per i siti porno
Nessun sito a luci rosse sarà però obbligato ad adottarlo
(Nicola Bruno – www.itnews.it – 07/06/05)

Il Web si dota di un nuovo dominio. L’Associazione per l’assegnazione dei nomi e dei numeri su Internet (Icann) ha deciso di varare .xxx, un dominio specifico per il mondo dei contenuti per adulti. Dopo la lunga gestazione per il suffisso tutto europeo .eu, e dopo la creazione di .travel (per i viaggi), .mobi (per la telefonia mobile) e di tanti altri domini di settore, finalmente sulla Rete anche all’industria del porno viene riservato un ‘quartiere’; meglio, un ghetto.
D’ora in poi i siti a luci rosse avranno un’estensione dedicata in modo da prevenire che una categoria di utenti non interessata a questo tipo di contenuti arrivi casualmente o per sbaglio sulle pagine ad alto tasso di sesso. Scopo principale dell’iniziativa è dunque quello di raggruppare in un’unica grande zona del Web tutti i domini che fanno riferimento a siti di tipo erotico o hardcore, creare cioè una specie di zona controllata in cui lasciare proliferare questo tipo di siti. Ad essere tutelati saranno soprattutto i bambini ed i loro diritti, perché si pensa che con questo sistema sarà più semplice vietare loro di accedere a contenuti per adulti.
Sin dal 2000 l’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) aveva un progetto per la creazione una zona a luci rosse per il Web. Adesso, in seguito a molte trattative, la scelta è caduta proprio sulle tre “X” poiché l’ICM Registry Inc. e la IFFOR (International Foundation for Online Responsability) hanno valutato questo dominio migliore di altri quali .sex o .adult o .porn, poiché queste ultime sigle risultavano essere troppo legate alla lingua e alla cultura anglofona.
A dirla tutta, forse ad un navigatore italiano il suffisso .porn potrebbe dire molto più che non .xxx, in quanto il primo ha una grande assonanza con la parole italiana ‘porno’ mentre il termine infine scelto (che nei paesi anglosassoni indica la tripla censura “x-rating” sul materiale pornografico) è sicuramente poco conosciuto qui da noi, in Italia.
Ad occuparsi dell’assegnazione sarà l’ICM Registry Inc., una società britannica che nulla ha a che fare con l’industria del porno e che ha preso l’iniziativa per la creazione di un sTLD (sponsored Top Level Domain).
Tuttavia, come da buona tradizione liberale che da sempre contraddistingue la Rete, nessun sito sarà obbligato ad adottare il nuovo suffisso. Nessuna imposizione (anche perché non esiste una legislazione globalmente valida) ma senza dubbio il nuovo dominio permetterà ai siti hard di identificarsi chiaramente, aiutando così i il lavoro dei vari filtri – vedi NetNanny, CyberSitter, ChildSafe, ecc. – che impediscono l’accesso ai minori.
Non si pensi però che il problema venga così risolto alla radice. Lo stesso avvocato che ha aiutato l’ICM Registry Inc. a presentare la proposta all’Icann, tale Robert Corn-Revere di Wasington, è molto realista a riguardo: «Questa è un’iniziativa volontaria. Non vogliamo presentarla come la soluzione definitiva di tutti i problemi».
Subito innescate le polemiche; da una parte molti vorrebbero rendere obbligatoria l’adozione dello specifico suffisso, tra questi Donna Rice Hughes, attivista per la sicurezza dei minori. Dall’altra sono gli stessi imprenditori del porno a non essere entusiasti del nuovo suffisso. Attraverso un portavoce, Playboy, il famoso giornale delle conigliette fondato da Hugh Hefner, ha subito fatto sapere che non ha alcuna intenzione di modificare il dominio del proprio visitatissimo sito web. Ovviamente un cambiamento dell’indirizzo potrebbe significare per loro una perdita di clienti/utenti.
È facile rendersi conto di quanto poco possa interessare una tale iniziativa ai titolari di siti per adulti. Sin da quando la rete è entrata nella sua fase commerciale, il loro obiettivo è stato quello di arrivare ad un pubblico sempre più vasto.
Se lasciamo poi per un attimo gli Usa, dove il mercato per adulti è più che florido, e facciamo un giro sui siti italiani, possiamo imbatterci facilmente in banner, strilli e link di ogni genere che in tutti i modi cercano di veicolarci su pagine hardcore a pagamento. Attribuirsi un’etichetta e cioè farsi riconoscere subito non sarebbe affatto un beneficio. Anzi, questi signori ne trarrebbero solo svantaggi economici. Dunque il dominio .xxx cui prodest? Quanti saranno i siti che lo adotteranno?