Un bel post che farà scannare Henry e Zapru.
Jim Morrison, un bambolotto e il rock che fu
Oggi sono stato con mia figlia in un negozio di giocattoli, lei era alla ricerca di qualsiasi cosa avesse a che vedere con le Witch (prima o poi bisognerà dedicargli un post, non so quanti di voi le conoscano, ma non parliamone ora), io la accompagnavo assieme a mia moglie. Nel negozio, accanto ai pupazzi (bambolotti, modellini, chissà come andrebbero chiamati) di Lara Croft, di Neo (si, quello di Matrix), c’erano dei pupazzi rock. Di alcuni conoscevo l’esistenza, quelli dei Kiss, in commercio da diverso tempo. Di altri non ne sapevo nulla, ma li ho trovati ovvi, come Elvis Presley accanto a Barbie. Poi ho visto quelli dei Metallica, e ho cominciato a sorprendermi, chiedendomi chi diamine potrebbe comprarli. Ma il colpo più duro è stato quello del bambolotto di Jim Morrison, con tanto di microfono in mano. Un po’ troppo per il mio piccolo cuore di nostalgico del rock che fu, che legge volentieri Mojo e Uncut e che compra ristampe su cd in quantità industriale. Non ho alcun dubbio che Morrison si stia da tempo rivoltando nella tomba al cimitero di Pere Lachaise a Parigi, di certo per i bambolotti, probabilmente anche per l’uso della sua memoria e del nome dei Doors che spesso ne fa Ray Manzarek. Sicuramente si sta rivoltando anche in questo momento, ricordando se stesso com’era, la sua forza, il suo straordinario impatto sulle cose del rock, per mezzo della sua voce, del suo corpo, delle sue parole e dei suoi gesti in scena, mentre va in onda su Canal Jimmy un documentario dedicato ai Doors, un bel “rockumentary”. Forse è vero, davvero, che il rock, quello nato all’alba degli anni Sessanta, è morto con l’ultima esplosione del punk e che oggi quel tipo di musica non ha più gran senso, se può essere ridotta a pupazzo di plastica da vendere in un negozio di giocattoli.
(Ernesto Assante, Media-Trek blog, 25 Ottobre 2003)