Posts Tagged: Vittorio Gassman


4
dic 11

La marcia su Roma

La marcia su Roma

di Dino Risi (Italia, 1962)
con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi,
Angela Luce, Roger Hanin, Mario Brega,
Gérard Landry, Antonio Cannas, Nino Di Napoli,
Daniele Vargas, Edda Ferronao, Carlo Kechler, Liù Bosisio

Una delle commedie più belle della storia del cinema italiano.
Due ex commilitoni che hanno servito la Patria insieme durante la Prima Guerra Mondiale, due cialtroni senza arte né parte che non hanno nulla da perdere, si infervorano per le teorie del movimento Fascista e seguono alcune camice nere alla volta di Roma per realizzare la tristemente nota “Marcia su Roma”. Durante il lungo tragitto, però, si renderanno conto di quanto siano falsi i valori propugnati ufficialmente dal movimento, di quando opportunisti siano i dirigenti e di come sia orribile sporcarsi le mani con la violenza, l’unico sistema che le squadracce usano per ottenere potere e consenso.
Gassman e Tognazzi sono al massimo della forma. L’uno interpreta il ruolo dello sfontato e opportunista, l’altro è il sempliciotto di campagna che sogna di poter avere un giorno un pezzo di terra da coltivare.
Roger Hanin è molto buffo nella parte del Capitano Paolinelli, un fascista con pizzetto scuro e folto che dà ordini con il tipico piglio da federale.
In questa pellicola troviamo anche un giovane Mario Brega nei panni di un rozzo e manesco squadrista.
Nota: il soggetto e la sceneggiatura sono di Age e Scarpelli, Ruggero Maccari, Sandro Continenza, Ghigo De Chiara ed Ettore Scola.
Film da guardare assolutamente. Voto: 9.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
ott 11

Le piacevoli notti

Le piacevoli notti

di Armando CrispinoLuciano Lucignani (Italia, 1966)
con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Spela Rozin,
Maria Grazia Buccella, Adolfo Celi, Gina Lollobrigida,
Filippo Scelzo, Sandro Dori, Evi Rigano, Ernesto Colli,
Daniele Vargas, Gigi Proietti, Omero Antoniutti,
Hélène Chanel, Gigi Ballista, Luigi Vannucchi

Questa commedia boccaccesca, ambientata nel Rinascimento, è formata da 3 episodi vagamente ispirati all’omonima raccolta di 75 novelle scritte da Giovanni Francesco Straparola nel XIV secolo.
Nel primo episodio un uomo – tale Uguccione (Ugo Tognazzi) – si finge vendicatore di uomini traditi dalle loro mogli, una specie di assassino spagnolo, al fine di intrufolarsi in casa di un vecchio signore e concupire la sua giovane moglie, una ragazza bellissima che passa le sue giornate chiusa in casa, sottochiave, a causa della furiosa gelosia del marito. (fotogramma 1)
Nel secondo episodio Domicilia (Gina Lollobrigida) è una giovane moglie che, tormentata nel sonno dalla mancanza di affetto di suo marito astronomo/astrologo Bernadozzo (Adolfo Celi) che passa tutte le notti a studiare la volta celeste, finisce per soddisfare le sue voglie sessuali in stato di semi-sonnambulismo con diversi ufficiali dell’esercito di stanza nel suo paese. (fotogramma 2)
Nel terzo episodio un gruppo di goliardi organizza uno scherzo ai danni di un pittore, tale Bastiano da Sangallo (Vittorio Gassman), facendogli credere che la donna a cui deve fare un ritratto è la maliarda e pericolossisima Lucrezia Borgia (Maria Grazia Buccella). Scoperto l’intento burlone e il fine macabro (la morte per decapitazione), sarà invece lo stesso pittore a fingersi morto d’infarto e a farsi perciò beffe della banda di buontemponi che inizialmente aveva inscenato tanto bene lo scherzo da coinvolgere persino attori professionisti e da costruire un vero patibolo. (fotogramma 3)
Breve nota sugli attori: un giovanissimo Gigi Proietti interpreta uno degli ufficiali che si sollazza con la sonnabula mentre Gigi Ballista è uno dei goliardi che organizza lo scherzo ai danni del pittore. Alla bella Spela Rozin hanno assegnato invece il ruolo della finta servetta di Lucrezia Borgia. Gassman nei primi due episodi interpreta Papa Giulio II.
Oltre che dei due registi il soggetto è anche di Steno e di Sandro Continenza.
Voto alla pellicola: 6. Una commedia alquanto scontata che deve tutta la sua simpatia alla bravura degli attori (Gassman e Tognazzi su tutti) più che alla trama o alla tecnica registica. Belli i costumi e le ambientazioni: risultano abbastanza credibili.

Nota: se questo film vi interessa, sappiate che potete trovalo online interamente su YouTube (diviso in 3 parti).

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


31
ago 10

Sono fotogenico

Sono fotogenico

Sono fotogenico

di Dino Risi (Italia, Francia, 1980)
con Renato Pozzetto, Edwige Fenech,
Aldo Maccione, Massimo Boldi, Julien Guiomar,
Gino Santercole, Roberta Lerici, Bruna Cealti,
Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Barbara Bouchet,
Attilio Dottesio, Margherita Horowitz, Luigi Di Sales

Commedia molto divertente con protagonista Renato Pozzetto.
Antonio Barozzi, un giovane sui trent’anni (quando ha girato questo film Pozzetto ne aveva già 40), lascia il suo paesino in provincia di Varese per trasferisi a Roma in cerca di fortuna. Dal momento che si crede fotogenico e ha una grandissima passione per il cinema, ambisce a diventare un attore di fama internazionale. Il suo sogno più grande – addirittura – è vincere un premio Oscar.
Sfortunatamente, però, le cose per lui vanno molto male: si riduce a vivere in una squallida pensione di quart’ordine, si presenta a decine di provini senza ottenere grossi successi, il fotografo che gli realizza il book lo insulta e lo demoralizza, il suo agente non fa che illuderlo e truffarlo, ecc. Insomma riuscirà a recitare solo in qualche tristissimo film con il ruolo di comparsa.
Anche dal punto di vista sentimentale le cose gli vanno tutt’altro che bene: durante le riprese di un film si innamora di Cinzia, una splendida ragazza – anch’ella comparsa – ma questa pare non corrisponde i suoi sentimenti; anzi intrattiene rapporti con diversi uomini, pur illudendo il nostro in un paio di occasioni.
Pensate a questa pellicola come a una versione “showbiz” de “Il ragazzo di campagna”. L’unica differenza è che qui il finale è molto più amaro. In un certo senso “Sono fotogenico” cerca di essere satira di costume, vuole sbeffeggiare un po’ il crudele mondo dei cinematografari romani, elogiare le persone semplici e pure di provincia ma finisce per tracciare un quadro triste e desolante di ambizioni distrutte e di laidi figuri.
Il film è costruito intorno a Pozzetto. Una delle scene più esilaranti è quella della seduta dal fotografo per la realizzazione del book in cui il protagonista mantiene un’unica espressione per tutto il tempo, nonostante gli venga chiesto di interpretare una serie di sentimenti completamente differenti.
Edwige Fenech è giovane e bella come sempre (in questo tipo di film). Ha la parte di Cinzia, l’attricetta dai facili costumi. Peccato sia doppiata da una tizia con un consistente accento romanesco. Certo la sua voce originale con marcato accento francese non sarebbe stata appropriata però mi preme ribadire che parte del suo imperituro fascino deriva anche dalla sua voce e da quel vezzo fonetico. La scena a seno nudo, ovviamente, non può mancare. Se vi mettete a cercate su Google Images con la chiave “Sono fotogenico” potrete capire cosa intendo.
Aldo Maccione interpreta l’avvocato scroccone e volgare che cerca in tutti i modi di truffare il protagonista.
Buffissimo Boldi nei panni del cognato del protagonista: lo vediamo molto magro, dotato di baffetti ridicoli e di capelli completamente impomatati.
A Julien Guiomar hanno dato il ruolo del vecchio attore che tutti chiamano “maestro”, un tizio lercio, situabile ai limiti della pederastia, che tiene lezioni di recitazione al fine di irretire giovani attori provetti.
Mario Monicelli, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman interpretano loro stessi ma lo fanno mettendo in scena solo il loro lato peggiore, dimostrandosi cioè cattivi, superbi, presuntuosi, insofferenti, maleducati, volgari, supponenti, ecc.
Roberta Lerici veste i panni di Marisa, la fidanzata racchia e provinciale che il protagonista aveva prima di lasciare il paisello.
Gino Santercole, invece, impersona il fidanzato storico di Cinzia, un tizio dai capelli rossi e ricci che ha la fama di essere uno picchiatore.
Il soggetto e la sceneggiatura del film sono di Massimo Franciosa, Dino Risi e Marco Risi.
Non lo credevo possibile ma, guardando questo film, ho riso sonoramente e di gusto tre o quattro volte.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


18
mag 10

C'eravamo tanto amati

C’eravamo tanto amati

di Ettore Scola (Italia, 1974)
con Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli,
Stefano Satta Flores, Aldo Fabrizi, Giovanna Ralli, (Sora) Lella Fabrizi,

Marcella Michelangeli, Amedeo Fabrizi, Ugo Gregoretti, Luciano Bonanni,

Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Isa Barzizza, Vittorio De Sica

Film a metà strada tra il dramma e la commedia, pietra miliare della cinematografia italiana. Uno dei capolavori di Ettore Scola che qui, oltre che la regia, firma anche la sceneggiatura con Age e Scarpelli.
La storia è quella di tre ragazzi poco più che ventenni – Antonio, Gianni e Nicola – che si conoscono durante gli anni della resistenza, mentre fanno i partigiani in montagna, e finiscono per diventare amici per la pelle a causa della condivisione di esperienze drammatiche. A guerra finita ognuno torna alle sue attività: Antonio a Roma a svolgere il servizio di paramedico all’Ospedale San Camillo, Gianni a Pavia a completare gli studi di Giurisprudenza e Nicola a Nocera Inferiore (Campania). Questi ragazzi/uomini sono ferventi sostenitori del PCI (Partito Comunista Italiano) ma, tutto sommato, non trovano grosse difficoltà ad ambientarsi negli anni in cui si costituisce la Repubblica Italiana e la Democrazia Cristiana prende in mano le redini del potere.
Qualche anno dopo i tre amici dopo si ritrovano a Roma. Gianni è tornato nella capitale per fare attività di praticantato in uno studio legale, mentre Nicola fugge dal suo paese, lasciando moglie e figlio, a causa di alcuni dissidi ideologici con il preside e con altri professori della scuola in cui insegna. Nel frattempo Antonio conosce una ragazza bellissima di nome Luciana e se ne innamora. La storia sembra funzionare ma questa, alla sola vista di Gianni, perde la testa e inizia una relazione anche con lui. La situazione si chiarisce molto presto ma Antonio ovviamente ne soffre molto. L’amicizia con Gianni sembra definitivamente compromessa.
Quando quest’ultimo, però, inizia a lavorare per Romolo Catenacci, un vecchio imprenditore edile corrotto e affarista, e a frequentare sua figlia – tale Elide, la sua relazione con Luciana va in malora. I due infatti si lasciano in malo modo. Luciana tenta allora di ristabilire i rapporti con Antonio ma quando si vede rifiutata finisce prima per rifugiarsi tra le braccia di Nicola e poi per tentare il suicidio. Non appena rimessasi in piedi, l’unica soluzione per lei sarà allontanarsi da Roma.
Ma la storia non finisce qui perché la pellicola continua a raccontare le vicende dei tre amici che si incrociano ancora diverse volte negli anni a seguire. Lo spettatore segue le vite di Antonio, Gianni, Nicola e Luciana ancora per molto tempo – per più di un decennio. Sebbene questo film abbia più di 30 anni e sia stato visto da milioni di italiani, mi sembra corretto non svelare completamente la trama. Soprattutto il finale.
Cosa dire degli attori, se non che sono eccelsi? Danno il meglio, sia nelle scene comiche, che in quelle drammatiche.

Manfredi ancora una volta tira fuori la sua cultura di romano d.o.c., di popolano, di uomo della strada, di cittadino de Roma (sebbene fosse di origini ciociare) – e non solo per l’accento del suo personaggio. Il suo portantino è un pover’uomo come tanti che ancora crede in alcuni valori, nel rispetto della donna e nell’ideologia di un mondo ingiusto, duro, spietato con i più deboli ma in cui ancora vale la pena arrabattarsi per non perdere la diginità, con la speranza di avere domani un briciolo di felicità in più.
Gassman è eccelso nella parte del giovane idealista che pian piano perde per strada tutti i valori, vendendosi al dio del denaro e del potere. Il suo personaggio subisce il fascino del suocero, un uomo non solo ricco ma anche avido e soprattutto ignorante, che però, tutto sommato, sa riconoscere in lui la personalità del vincente. Incredibile come questo attore riesca ad esprimere così tanto fascino; forse gli veniva davvero naturale, forse doveva fingere pochissimo.

Stefano Satta Flores interpreta un po’ il “paglietta meridionale”, l’intellettuale cinefilo idealista. Il suo Nicola ha un tale pallino per il cinema che arriva ad anteporre i sogni alla famiglia. Lascia infatti la provincia campana per la grande capitale ma probabilmente è quello che meno riuscirà a realizzarsi nella vita.
Stefani Sandrelli fa la ragazza giovane, dolce, bella e frivola. Un tipino (inizialmente) privo di personalità che vive con la testa sulle nuvole quasi come immaginando di essere in un fotoromanzo. Questo suo particolare temperamento la porterà a cadere tra le braccia dei tre protagonisti, e quindi ad essere motivo di discordia tra loro. Notevole la sua evoluzione: da donnino fragile e piagnucoloso a donna coraggiosa e combattiva.
Altro grande exploit è quello del personaggio di Giovanna Ralli. La sua Elida appare inizialmente come giovane figlia viziata, ignorante e grassottella dell’imprenditore edile romano (un magistrale Aldo Fabrizi). Col tempo, anche grazie ai consigli, ai suggerimenti e agli insegnamenti di Gianni, diventerà una donna emancipata e colta. Putroppo, una lunga storia d’amore non corrisposto, la porterà a sacrificare la propria vita.

Piccolo cammeo per Mike Bongiorno, Federico Fellini, Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica – ognuno nella parte di se stesso. Il loro ruolo è quello di dare un quadro storico di riferimento alle vicende. Il periodo in cui si muovono i personaggi di questa pellicola, infatti, è l’Italia della Dolce vita e, allo stesso tempo, quella che si ferma il giovedì sera per guardare in tv “Lascia o raddoppia”.

Nota 1: le musiche sono del M° Armando Trovajoli.
Nota 2: questa pellicola è stata dedicata a Vittorio De Sica.

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La scheda di e quella di .


4
mag 10

La terrazza

La terrazza

di Ettore Scola (Italia, Francia, 1980)
con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman,
Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni,
Stefano Satta Flores, Serge Reggiani, Stefania Sandrelli,
Ombretta Colli, Carla Gravina, Milena Vukotic, Galeazzo Benti,
Remo Remotti, Ugo Gregoretti, Age, Leo Benvenuti, Lucio Villari,
Francesco Maselli, Venantino Venantini, Ghigo Alberani,
Marie Trintignant, Maurizio Micheli, Lucio Lombardo Radice,
Hélène Ronée, Ritza Brown, Olimpia Carlisi

Mea culpa. Non conoscevo questo meraviglioso film. Poi l’altro giorno, per caso ho letto il thread di un’utente su FriendFeed che lo citava – mostrandone anche una clip presente su YouTube – e mi si è aperto un mondo. Dunque ho deciso immediatamente di vederlo. E sapete cosa vi dico? Dovrebbero vederlo tutti. O almeno tutti quelli che risiedono a Roma, per capire meglio qual è il mondo che li circonda.
“La terrazza” racconta di un gruppo d’amici che da oltre 20 anni si ritrova su una terrazza (appunto) a dire sempre le stesse cose, ad affrontare sempre gli stessi discorsi, usando addirittura le medesime espressioni. Un gruppo d’amici che oggi definiremmo “radical chic” – borghesi, si diceva una volta. Gente noiosa, stufa della propria condizione, perennemente in conflitto con il proprio io, che non riesce ad accettarsi per quello che è. Tra questi ci sono diversi idealtipi di personaggi: c’è il giornalista abbandonato dalla moglie femminista, anch’essa giornalista (rampante), lo sceneggiatore in crisi creativa, sulla strada della pazzia, che vorrebbe esprimere il suo pensiero ma viene costretto da un produttore avido ed ignorante a scrivere solo testi per film che “facciano ridere”, il funzionario Rai magro e depresso, ossessionato dal proprio peso, il vecchio senatore comunista che, sentendosi estromesso dal proprio partito, si rifugia tra le braccia di una giovane e avvenente donna.

Questa pellicola, insomma, traccia un bel quadretto schietto, cinico e soprattutto autoironico, delle figure che è possibile trovare nei salotti buoni romani, quel ceto benestante e multiforme, sempre uguale a se stesso, che si propone di fare la rivoluzione e di cambiare il mondo – ma solo a parole – schiacchiato com’è nell’ipocrisia di vivere una condizione agiata e di sentire allo stesso tempo il dovere morale di cambiare le cose, di essere privilegiato e incapace di agire, pur avvertendo il bisogno, l’esigenza, di mostrare la retta via alla società, fornendo magari anche un esempio.
Mastroianni intrepreta un giornalista disincantato e disilluso, ormai quasi rassegnato ad aver perso per sempre la donna che ama (sua moglie), la quale, invece, una volta liberatasi del giogo di suo marito (un mix tra un pigmalione/mentore/precettore), ha intrapreso una brillante carriera come giornalista televisiva dal taglio femminista. Questa donna finalmente “liberata”, fiera della propria emancipazione, è sapientemente incarnata dalla fascinosa Carla Gravina, che qui sfoggia un caparbio taglio di capelli corto e riccio.

Vittorio Gassman recita la parte della vecchia gloria, dell’insicuro, dell’uomo che invecchia male, del politico che sente di aver perso il brio, la verve, la voglia di combattere di una volta. Andrà a rifugiarsi tra le braccia della giovane e bella Giovanna (Stefania Sandrelli) quasi esclusivamente per evasione – nonostante poi finisca per innamorarsi sul serio.
Jean-Louis Trintignant mi ha stupito, sinceramente. Il suo ruolo – lo sceneggiatore Enrico – è tra i più intensi di questa pellicola. Lo vediamo impazzire pian piano, preso dai suoi ragionamenti sulla differenza tra satira ed ironia, sulla condizione coatta che si trova a vivere: quella di dover scrivere sceneggiature comiche, nonostante senta il bisogno di approfondire questioni più serie e importanti. Al suo fianco, come comprimaria, recita una lodevole Milena Vukotic; quello che le hanno riservato qui è il ruolo della moglie dalla pazienza biblica, una donna di grande forza d’animo in grado di affrontare con tranquillità e abnegazione la lenta ed inesorabile fine psichica del proprio compagno.
Ugo Tognazzi è il produttore ignorante che vuole produrre solo film divertenti e che quindi manda in crisi il suo storico sceneggiatore. Il suo dramma personale è dovuto alla progressiva riduzione d’interesse nei confronti della propria professione e nell’amara constatazione di aver perso ormai per sempre l’amore della giovane (ed arrogante) moglie – interpretata benissimo da Ombretta Colli – la quale, invece, ormai dedica tutto il proprio tempo al lavoro di ufficio stampa per produzioni cinematografiche indipendenti.
Quello di Serge Reggiani è un personaggio mite, triste, pacato, solitario, ostinatamente serio. Il suo Sergio lavora alla Rai ma è decisamente annoiato, ossessionato dal peso e dal cibo (nel senso che ormai non mangia quasi più), trascorre le sue giornate a pesarsi e a dare udienza a degli sceneggiatori indipendenti da strapazzo che vorrebbero farsi produrre una serie dalla tv di stato. Sul lavoro i capi non ascoltano i suoi pareri, seppur precisi, oculati e altamente professionali, sulla terrazza, invece, quando si trova tra gli amici preferisce starsene in disparte, da solo, a mangiucchiare della verdura e ad osservare gli atteggiamenti altrui.
Galeazzo Benti interpreta quasi se stesso, ossia il ruolo di un vecchio attore di avanspettacolo ormai decaduto che si diletta a far divertire gli invitati con barzellette, storielle, gag e boutade degne del peggiore teatro di rivista.
Un giovanissimo Maurizio Micheli dà il volto al marito di Giovanna: un pubblicitario troppo preso dal proprio lavoro, dagli sponsor e dagli slogan per prendersi cura della propria moglie.
Stefano Satta Flores veste invece i panni del rissoso intellettualoide di origini campane, una specie di giornalista rivoluzionario che si stampa da solo in casa un giornalino rivoluzionario e che alle feste finisce sempre – ma proprio sempre – per azzuffarsi con lo sceneggiatore Enrico.
Quelle di Remo Remotti, Leo Benvenuti, Lucio Villari, Venantino Venantini e Ugo Gregoretti sono solo appariziony, piccole comparsate, ma i loro personaggi riescono comunque a dare molto colore alla fauna che popola la terrazza da cui il film prende il titolo.
Il soggetto è dello stesso regista (Ettore Scola), di Age e di Scarpelli. Le musiche sono composte dal grande M° Armando Trovajoli.
Voto globale: 9.

Nota: la locandina che vedete in testa a questo post è quella francese; l’italiana, che è decisamente meno bella la trovate invece qui.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
ott 09

Signore e signori, buonanotte

Signore e signori, buonanotte

Signore e signori, buonanotte

di Luigi Comencini, Mario Monicelli, Nanni Loy, Ettore Scola, Luigi Magni (Italia, 1976)
con Marcello Mastroianni, Nino Manfredi,

Paolo Villaggio, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi,
Monica Guerritore, Adolfo Celi, Senta Berger, Lucrezia Love,
Eros Pagni, Carlo Croccolo, Gianfranco Barra, Gabriella Farinon,
Mario Scaccia, Angelo Pellegrino, Franco Scandurra,

Sergio Graziani, Andréa Ferréol, Felice Andreasi

Meraviglioso film ad episodi. Commedia all’italiana scritta e diretta a più mani. Tra gli sceneggiatori ci sono Age e Scarpelli, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Ugo Pirro e Ruggero Maccari.
Pellicola a tratti molto divertente. Ho davvero riso di gusto in due o tre frangenti.
Tuttavia va detto che questo è un film molto strano che spesso valica i confini di quello che alcuni chiamano “buon gusto”. Ci sono alcune scene un po’ disgustose, inoltre parecchie tematiche vengono trattate con un tono decisamente grottesco. Ma forse è proprio per questo che si può considerare “Signore e signori, buonanotte” un film davvero fuori dal comune.
Il fil rouge che tiene uniti tutti vari spezzoni di cui è composto il film è una satira (a volte feroce) sul tema della televisione. La pellicola racconta, infatti, il palinsesto di una tv davvero fuori dal comune. Dovrebbe essere la terza rete – anche se nel 1976 RaiTre non era ancora nata. La rete che il film rappresenta è un canale in cui il telegiornale viene condotto da un dongiovanni menefreghista e un po’ vanesio, un romano un po’ sbadato ma dalla dizione perfetta che finisce per sedurre l’avvenente valletta che gli passa le veline (una giovanissima Monica Guerritore). I programmi trasmessi vanno dall’approfondimento gionalistico con interviste in studio alla fiction, passando per il quiz (“Il disgraziometro” – caustica parodia di “Il rischiatutto”) e per il documentario a sfondo socio-demografico. Particolarmente significativo il racconto finto-storico “Il santo soglio” che narra di un conclave cinquecentesco per l’elezione di un papa.
Basta leggere i nomi del cast per capire di quanto alto sia il valore di questa pellicola (non bastassero i nomi dei registi e degli sceneggiatori).
Ugo Tognazzi interpreta due ruoli in maniera pressoché magistrale. In un episodio riveste il ruolo di un generale dell’esercito che si suicida per la vergogna durante una parata militare, poiché impossibilitato a prendervi parte in quanto rimane incastrato in un bagno pubblico da una serie di disgustose disavventure. In un altro episodio mette in scena il dramma di un pensionato costretto a vivere di stenti nella misera più raccapricciante che, nonostante tutto, si autoconvince di vivere una vita dignitosamente sobria.
Anche Vittorio Gasmann interpreta due ruoli. In un episodio è un’agente della CIA che prende in affitto una stanza d’albergo per soli pochi minuti al fine di compiere un assassinio come cecchino attraverso una finestra. In un altro riveste il ruolo dell’ispettore Tuttunpezzo, un poliziotto che pur atteggiandosi da duro finisce per piegarsi ai voleri di un ricco farabutto.
Due ruoli anche per Paolo Villaggio. In un episodio interpreta un sociologo americano di origine tedesca che, prendendo spunto da un libro di Swift, consiglia di risolvere il problema del sovraffollamento demografico di Napoli, mangiando i cittadini più giovani. Nell’altro episodio invece fa la parodia di Milke Buongiorno presentando un quiz televisivo iper-cinico in cui i concorrenti fanno a gara per vincere una sfida di umiliazione raccontando al pubblico le proprie dissavventure.
Nino Manfredi dà il meglio di sé nell’interpretazione di un vecchio cardinale di estrazione popolare, molto malato ma dalla battuta sempre pronta.

Marcello Mastroianni interpreta Paolo T. Fiume, un mezzobusto molto distinto che legge il telegiornale con perfetta dizione ma che spesso si lascia andare ad espressioni colorite in romanesco e dà prova di sbadatezza, superficialità, vanità, menefreghismo e cialtroneria.
Adolfo Celi e Senta Berger intrepretano una coppia, sono cioè marito e moglie. Due distinti signori dell’alta borghesia che imbrogliano un poliziotto cretino (Gassman/Tuttunpezzo), arrivato in casa loro per arrestare il capofamiglia.
Eros Pagni, Carlo Croccolo e Gianfranco Barra formano un buffo terzetto grottesco di addetti alla pubblica sicurezza. Il primo è commissario, il secondo questore, il terzo un poliziotto semplice: tre imbranati che dapprima fanno evacuare la questura poiché temono ci sia una bomba nell’immobile e che poi finiscono per morire sul serio, molto stupidamente, mentre piazzano una bomba vera.
Come già detto, Monica Guerritore è una giovanissima ed avvenente assistente di studio che passe le veline (i fogli con le notizie) al giornalista che legge il telegiornale.
Camillo Milli è buffissimo nel ruolo di un attempato e panzuto (ma atletico) comandante di una squadra di artificieri.
Molto bravo anche Mario Scaccia nei panni di un perfido cardinale candidato al soglio papale.
Film da vedere assolutamente se, come me, siete fan della commedia all’italiana.

Nota: la musiche della colonna sonora sono curate (tra gli altri) da Lucio Dalla e Antonello Venditti.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


12
gen 09

I nuovi mostri

I nuovi mostri

I nuovi mostri

di Dino Risi, Ettore Scola, Mario Monicelli (Italia, 1977)
con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi,
Alberto Sordi, Ornella Muti, Luciano Bonanni,
Orietta Berti, Gianfranco Barra, Eros Pagni,
Vittorio Zarfati, Luigi Diberti, Yorgo Voyagis

Quattordici anni dopo “I mostri”, Dino Risi riprova a riprendere il discorso lì dove l’aveva lasciato, avvalendosi per questo film ad episodi anche della collaborazione di altri due mostri sacri della commedia all’italiana: Ettore Scola e Mario Monicelli. Alla sceneggiatura troviamo altri nomi altisonanti come Age & Scarpelli, Bernardino Zapponi, Ruggero Maccari.
Anche qui si cerca di tratteggiare i vizi peggiori del cosiddetto “italiano medio”.

Il film mi ha divertito ma, ad essere sincero, l’ho trovato meno pungente del suo predecessore. Come elemento portante di tutta la pellicola, anche questa volta c’è una grande dose di cinismo ma alcuni episodi sono meno riusciti di altri. Si veda, ad esempio,  il primo denominato “Tantum ergo”, in cui un alto prelato riporta sulla ‘retta via’ un gruppo di parrocchiani di periferia eccessivamente contestatori.
Altri, invece, sono davvero splendidi come: “First Aid (Pronto soccorso)”, in cui un eccellente Alberto Sordi recita la parte di uno snob ed ipocrita rampollo dell’aristocrazia decaduta romana che cerca invano di portare in ospedale un uomo trovato ferito sul marciapiede.  Oppure il desolante “Come una regina”, in cui sempre Alberto Sordi interpreta il ruolo di un figlio ingrato che rinchiude in un ospizio la sua anziana madre – tanto mite  – attraverso un ingannevole e infido startagemma.
Da annali anche la scena de “Hostaria!” in cui un cuoco milanese sboccato (Tognazzi) e un anziano cameriere romano (Gassman) litigano nelle cucine di un’osteria romana, tirandosi dietro tutte le derrate alimentari, per poi cucinarle come zuppa da servire ai clienti.
L’episodio “Senza parole” invece mostra una giovane ed affascinantissima Ornella Muti alle prese con un misterioso amante da “one night stand” che si rivelerà un terrorista aereo di origini arabe. Tremendamente attuale.
Le musiche originali sono del M° Armando Trovajoli.
Nota: nella versione che ho visto io (registrata da RaiUno il 19 Ottobre del 2008) mancavano purtroppo 5 dei 14 episodi che compongono la pellicola.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


8
dic 08

I mostri

I mostri

di Dino Risi (Italia, 1963)
con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi,

Ricky Tognazzi, Franco Castellani, Lando Buzzanca,
Marisa Merlini, Michelle Mercier, Mario Brega

Cosa dire di questo film che non sia già stato detto? E’ praticamente un capolavoro della commedia all’italiana, un’opera che, tracciando un profilo sfaccettato dei vizi di quell’italietta del dopoguerra, riesce ad esprimere un cinismo davvero pungente.
Se volete saperne di più potete leggervi quello che scrissi a proposito di questa pellicola nel 2004. La mia opinione non è affatto cambiata.
Elenco degli episodi che compongono il film:
- L’educazione sentimentale
- La raccomandazione
- Il mostro
- Come un padre
- Presa dalla vita
- Il povero soldato
- Che vitaccia!
- La giornata dell’onorevole
- Latin Lovers
- Testimone volontario
- I due orfanelli
- L’agguato
- Il sacrificato
- Vernissage
- La musa
- Scenda l’oblio
- La strada è di tutti
- L’oppio dei popoli
- Il testamento di Francesco
- La nobile arte

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.