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29
lug 10

Piccoli affari sporchi

Piccoli affari sporchi
(Dirty Pretty Things)

di Stephen Frears (UK, 2002)
con Audrey Tatou, Chiwetel Ejiofor,
Sergi López, Sophie Okonedo,
Benedict Wong, Jean-Philippe Écoffey,
Abi Gouhad, Zlatko Buric, Sotigui Kouyaté

Film inglese prodotto da Miramax e BBC, valido ma ingiustamente sottovalutato. Probabilmente è anche passato in sordina nelle nostre sale.
Attenzione: non si tratta del seguito della saga di Amélie Poulain, nonostante vi reciti Audrey Tatou.
Stephen Frears racconta una storia amara, ma alquanto originale, ambientata nella Londra dei giorni nostri, una Londra di cui non si parla mai, quasi nascosta, ma che vive e pulsa sottotraccia.
Okwe e Senay sono due immigrati clandestini: lui africano, lei turca. Vivono nello stesso appartamento ma non s’incontrano mai. Lui di giorno lavora come tassista abusivo, mente di notte fa il concierge in un albergo di bassa lega gestito da un losco figuro di probabili origini sudamericane. Lei lavora nello stesso albergo ma di giorno come inserviente (leggi: pulisce le camere). Tuttavia, vivere insieme nello stesso appartamento è un eufemismo, perché in realtà Senay affitta semplicemente il suo divano a Okwe e non vuole assolutamente che in giro si sappia che lei – giovane vergine mussulmana dalla reputazione impeccabile – ha un uomo in casa.
Le vite dei due londinesi-non londinesi si sfiorano continuamente senza intrecciarsi mai. Le loro tranquille ma faticose routine vengono appena accentate, non annoiano, perché la narrazione entra subito nel vivo. Sin dalle prime battute, infatti, vediamo la situazione degenerare; le cose per Okwe si mettono subito male quando, rovistando in una stanza dell’albergo, si imbatte per caso in un water intasato da un cuore umano. Anche per Senay la situazione non è delle migliori, dal momento che si ritrova alle calcagna due pessimi individui del reparto immigrazione della polizia, desiderosi di trovare un cavillo legale per espatriarla il prima possibile.
Narrativamente il film è costruito molto bene perché lo spettatore non traccia immediatamente il profilo preciso dei due protagonisti. In altri termini: la storia è intrigante, i fatti si scoprono pian piano, uno per volta e senza che il racconto sia banale o scontato.
Vedere Audrey Tatou nei panni di una non-francese all’inizio fa un po’ specie ma ci si abitua molto presto. La domanda che, infatti, mi sono posto durante tutto il film è stata: “Chissà come sarà il francesce con accento turco della Tatou?!” – io il film l’ho visto doppiato in italiano. L’avevo videoregistrato dalla tv qualche anno fa.
Chiwetel Ejiofor ha una bella faccia. Direi che risulta quasi immediatamente simpatico. Ciò nonostante, il suo non è un ruolo da buffone – non siamo di fronte ad una commedia, infatti. Tutt’altro. A mio modo di vedere, è stata un’ottima idea prenderlo a recitare la parte di un uomo serioso ma dal cuore grande. Un africano poco meno che quarantenne, completamente chiuso, rigido e severo con se stesso, misterioso ma buono, che porta sulle spalle il peso di un grande inconfessabile segreto ma che, allo stesso tempo, non riesce a sottrarsi a mille doveri morali che gli si parono davanti.
Buffissimo Zlatko Buric nella parte del portiere d’albergo di origini russo/ukraine: tanto fanfarone, quanto chiacchierone.
Sophie Okonedo interpreta la giovane prostituta di bassa lega: un animo buono e gentile che fraternizza subito con i due “poveri” protagonisti.
Ottima scelta di cast anche per Sergi López: esprime la giusta dose di antipatia funzionale al suo ruolo di sfruttatore senza scrupoli.
A me e al coinquilino questo film è piaciuto molto. Ripeto: trama originale. Aggiungetevi anche valide interpretazioni e sensata ricostruzione della vita nella cosiddetta “Londra invisibile”. Voto: 7.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


29
giu 09

I Love Radio Rock

I love Radio Rock

I Love Radio Rock

(The Boat That Rocked)

di Richard Curtis (Germania, Gran Bretagna, 2009)
con Philip Seymour Hoffman, Kenneth Branagh, Bill Nighy,
Emma Thompson, Nick Frost, Tom Sturridge, Jack Davenport,
Chris O’Dowd, Rhys Darby, Katherine Parkinson, Tom Wisdom,
Telulah Riley, Rhys Ifans, Gemma Arteton, January Jones,
Ralph Brown, Tom Brooke, Will Adamsdale, Laurence Richardson,
Sinéad Matthews, Ike Hamilton, Francesca Longrigg, Olivia Llewellyn

Questa pellicola piacerà agli amanti del rock, ma soprattutto agli amanti della radio. Mi pare anche ovvio. In particolare susciterà un certo effetto nostalgia su chi in una radio ci ha lavorato – anche per una sola stagione, come il sottoscritto. Si può parlare di film ruffiano? Forse, a me comunque è piaciuto molto. Mi sono davvero divertito a guardarlo sabato sera al cinema.
Devo ammettere che “I love Radio Rock” sopratutto nelle battute iniziali, strizza molto l’occhio a chi si bulla e si crede sempre ‘up to date’ solo perché ha ascoltato l’ultimo disco di musica indie rock. Quando invece farannno un film su quelli che si sentono in colpa per avere la libreria piena di cd e mai un’oretta di tempo per ascoltare un po’ di musica, beh, quello sarà il film adatto per il sottoscritto. Ma andiamo oltre.
Questo film è ambientato nel 1966, nell’epoca in cui nel Regno Unito trasmettere radio era proibito – o quasi. Difatti alcune stazioni trasmettevano sul territorio dell’isola, restando attraccate in mare, in acque internazionali, per evitare appunto di incappare in problemi legali.
“I Love Radio Rock” porende il nome dalla stazione radio e dalla barca omonima protagonista della pellicola. Racconta la storia di un gruppo di uomini che se ne sta rintanato su questo vecchio barcone al largo nel Mare del Nord e il cui unico scopo nella vita è trasmettere musica rock per radio. La vicenda ruota sostanzialmente intorno a due fatti: 1. la ricerca del padre per il giovane che va a vivere sulla barca come momento di pausa sabbatica; 2. i tentativi da parte del Governo Inglese di mettere a tacere le radio pirata, creando nuove leggi o trovando cavilli legali nei codici pre-esistenti.
La forza del film risiede nelle personalità dei singoli personaggi. C’è lo speaker americano che non si staccherebbe per nulla al mondo dal suo microfono e dai suoi giradischi, quello donnaiolo considerato la superstar della radiofonia, il silenzioso sogno erotico di ogni giovane ascoltatrice donna, l’anziano barbuto e solitario che trasmette solo di notte tra le 3 e le 6 del mattino, ecc. Altrettando divertenti sono tutte le scene in cui vengono narrati gli atteggiamenti libertini della ciurma radiofonica composta da soli elementi maschili, ossia il sabato dedicato al sesso, durante il quale cui ospitano a bordo le ragazze, o il matrimonio di Simon, naufragato in meno di 24 per colpa della insensibilità della divina mogliettina.
A dominare la scena è l’amicizia vera e tra i vari componenti della squadra di speaker radiofonici, coesi ed uniti da un unico semplice collante: la passione per la musica rock e la voglia di trasmetterla via radio all’intera nazione.
Il giovane Tom Sturridge è un po’ uno sbarbatello ma se la cava egregiamente nel suo ruolo. Efebico, fragilino, sfigatello, tristanzuolo, ha la faccia e le espressioni perfette per far impazzire milioni di spettatrici, giovani e non solo. Suo il ruolo del ragazzino che sale a bordo alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto.
Il conte è impersonato dall’eccelso Philip Seymour Hoffman. Un personaggio che mette la lealtà e la radio sopra ogni cosa. Sarà l’ultimo della ciurma ad abbandonare la nave. Meravigliosamente intensa la sfida all’ultimo accenno di coraggio che inscena con il gagà Gavin (il biondo Rhys Ifan, già protagonista del film “Human Nature” di Michel Gondry).
Chris O’Dowd è Simon, il responsabile del programma sulle classifiche, il verginello che sposa una ragazza meravigliosa due sole settimane dopo averla conosciuta e che da questa viene gabbato il giorno dopo il matrimonio.
Comunque sia: Eleanor la sposina, cioè January Jones, è una dea scesa in terra. Punto. Di donne belle così ce ne sono pochissime al Mondo. Su questo non transigo!
Il ministro pirla ed incazzoso che cerca in tutti i modi di zittire le radio pirata lo interpreta Kenneth Branagh, attore anche noto come colui che ha dedicato la sua intera vita ad interpretare e dirigere tutte le opere di Shakespeare.
Bill Nighy è un dandy con i fiocchi. Sua la parte del capitano della nave, nonché proprietario/direttore della stazione radio. Riveste un po’ il ruolo del padre per tutti gli speaker di Radio Rock, una chioccia navigata e con la testa sulle spalle, che fa un po’ da contraltare alle bizzarre personalità dei suoi ragazzi.
Nick Frost è un ciccione buffissimo. Lo ricordate? E’ il compare di Simon Pegg. Al cinema lo abbiamo già visto nei demenziali film “L’alba dei morti dementi (Shaun of the Dead)” e “Hot Fuzz”. A parte fare il dj, tra i suoi compiti c’è quello di tentare di inziare al sesso il giovane Carl.
Talulah Riley è una bellissima e dolcissima moretta per cui Carl perde la testa.

Emma Thompson appare in un cammeo abbastanza breve nei panni della dissoluta madre di Carl.
Queen of the Damned move
Rhys Darby ha l’infausto ruolo del comico radiofonico che nessuno riesce a sopportare.
Katherine Parkinson riveste i panni della lesbica: l’unica donna ammessa a bordo con mansioni non strettamente legate alla trasmissione radio.
Jack Davenport fa il serioso galoppino del ministro Dormandy.
Tom Wisdom è il dj sexy e silenzioso, sogno erotico delle giovani ascoltatrici.
Ralph Brown è uno dei più anziani a bordo. Capellone, barbuto e silenzioso, per molti mesi quasi nessuno della truppa viene a conoscenza della sua esistenza, in quanto se ne sta sempre per i fatti suoi. Di giorno forse dorme mentre di notte trasmette radio.
Dracula dvdrip
Will Adamsdale è un tipo seriosetto, con occhialini da intellettuale e capelli sempre a posto, pettinati con la riga a un lato; sua la responsabilità delle news e del meteo.

Tom Brooke fa il tonto della compagnia.
Il regista, Richard Curtis, è lo stesso di “Quattro matrimoni e un funerale”, “Nothing Hill”, “Che pasticcio Bridget Jones” e “Love Actually”.
Inutile dire che la colonna sonora è la protagonista principale, anche più importante dei singoli attori.
Voto: 7 e mezzo. Molto divertente. Vi piacerà – a meno che non siate dei parruconi retrogradi.

Qui il secondo trailer italiano in alta definizione

Godzilla vs. Megalon movies

.

Qui potete leggere cosa ne pensa Akille.net e Kekkoz il Giovane Cinefilo.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it Mr. St. Nick movie .


26
mag 09

Cheap Shortbread Rings

Dangerous Beauty movie Sondey Butter Shortbread Rings

Quelli che vedete in questa foto sono “Sondey Butter Shortbread Rings”. Li ho comprati ieri al Lidl per 1,59 Euro. Sostanzialmente si tratta di una scatola da 400 grammi di biscotti al burro ma di quelli super golosi che, ahimé, si trovano facilmente solo nei drugstore inglesi. Anche se credo che abbiano origini scozzese – a giudicare dalla scatola dei Walkers col fondo di tartan rosso e nero.

Sono rotondi, hanno form di anello (ring), a differenza dei tradizionali panetti/tozzetti con i buchi in cima, ma sono buoni ugualmente.
Li ho provati ieri notte con un thé caldo, un Twinings Lady Grey in foglie, e devo dire che li ho trovati ottimi. Pressoché perfetti in questo abbinamento. Sebbene provengano da un hard discount non fanno rimpiangere affatto quelli di marca.

Creating a World: Aeon Flux dvd

Nota 1: dei valori nutrizionali me ne sbatto perché non mangio questi biscotti ogni giorno.
Nota 2: credo che “Sondey” sia una marca commerciale della stessa Lidl.


25
feb 09

Febbre a 90°

Febbre a 90°

Febbre a 90°
(Fever Pitch)

di David Evans (Gran Bretagna, 1997)
con Colin Firth, Ruth Gemmel, Holly Aird,
Stephen Rea, Charles Cork, Peter Quince,
Lorraine Ashburn, Richard Claxton, Bea Guard,
Ken Stott, Neil Pearson, Mark Strong, Bob Curtiss

Diverntente commedia sentimentale inglese a sfondo calcistico, basata sul romanzo omonimo di Nick Hornby.
Premessa: io non ho letto suddetto romanzo per cui non mi azzardo nemmeno a farne un paragone con la pellicola.
Ad ogni modo, come dicevo sopra, si tratta di una commedia molto carina, che ho apprezzato – a parte per l’originalità del soggetto – soprattuto per la recitazione del protagonista (Colin Firth), per la sua faccia da schiaffi e per la cialtroneria del personaggio narrato. Ancor prima che assumesse quell’atteggiamento da zitellone stazzonato e inamidato in film come “Il diario di Bridget Jones”, Firth ha evidentemente dimostrato di essere in grado di recitare altro, di non prendersi sul serio, di saper fare il cazzone sullo schermo. Ha saputo tratteggiare l’inglese medio dei sobborghi metropolitani e bisogna dargliene atto.
Siamo nel 1989. La storia è quella di Paul Ashworth, un professore di educazione fisica trentenne che insegna in una scuola media di Londra, e della sua strampalata relazione con un’altra insegnante (Sarah). La sfegatata passione che lui ha per il calcio – e in particolar modo per l’Arsenal – sarà motivo di grandissimi problemi per i due.
Interessante il tipo di narrazione: frantumata da diversi flashback, riesce comunque ad essere molto chiara e lineare, grazie anche alla scelta originale di sottolineare i momenti più importanti della storia abbinandoli ad una particolare ricorrenza calcistica. Ogni evento difatti reca in sovraimpressione la data e il nome del match giocato dall’Arsenal in quel determinato giorno.
Il fatto che ci sia un lieto fine non è motivo comunque di eccessiva sdolcinatezza. Anzi. Sebbene le cose si mettano a posto, quel certo alone di indeterminatezza rende il tutto dignitosamente reale.
Per un’opinione riassuntiva prendo in prestito la chiusa della recensione del Morandini: «Più che sul calcio, è un film sulla passione, sull’ossessione per il calcio: pungente, divertente e tenero».
Disclaimer: non sono affatto un tifoso di calcio. Non lo sono mai stato. Forse non lo sarò mai. Sono entrato in uno stadio solo una volta in vita mia: si trattava di un match tra ex-cantanti pop sfigati e vigili urbani in un campo di una squadra di C2. Mi ci ha portato la scuola, ai tempi del liceo, altrimenti credo che non l’avrei mai fatto ‘mia sponte’.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Fever Pitch su En.Wikipedia.Org.


3
nov 08

East is East

East is East
di Damien O’Donnell (Uk, 1999)
con Om Puri, Linda Bassett,
Archie Panjabi, Chris Bisson, Emil Marwa,
Jordan Routledge, Jimi Mistry, Raji James,
Ian Aspinall, Lesley Nicol, Ruth Jones

Commedia di fine anni ’90 molto divertente, sebbene dal sapore agrodolce.
Siamo nei sobborghi di una cittadina inglese, è il 1971. Una famiglia mista vive i problemi dell’integrazione razziale. George, il padre/capofamiglia, è il titolare di una friggitoria, un signore di mezza età di origini pakistane fortemente tradizionalista, sposato in seconde nozze con Ella, una inglese sua coetanea. La coppia ha ben 7 figli: 6 maschi e una femmina. Il maggiore di questi scappa sull’altare nel momento in cui sta per prendere in sposa una donna che non conosce e non ama, costretto dalla propria famiglia, come buona tradizione pakistana vorrebbe. Da quel momento sarà praticamente rinnegato, si allontanerà da casa in maniera quasi definitiva. Dalle pareti spariranno le foto che lo rappresentano, suo padre lo considererà morto, mentre sua madre e i suoi fratelli continueranno a tenersi in contatto con lui solo via telefono. Più tardi, tra le altre cose si scoprirà anche che è gay.
Secondo gli usi e i costumi pakistani, il ragazzo, così agendo, avrebbe mancato di rispetto alla sua famiglia e a quella della sposa. Dunque la vergogna per George è tanta. Si sente fortemente a disagio, crede di essere lo zimbello della comunità di immigrati pakistani a cui appartiene. da sempre sogna infatti di traferirsi a Bradford, cittadina inglese in cui è presente un’altissima concetrazione di Pakistani.
Il resto della famiglia è così composta: un figlio studia da architetto ma vorrebbe fare l’artista, un altro è fortemente preso dalla religione, uno fa di nascosto il pr in una discoteca della città ed ha una relazione con una ragazza inglese sua vicina di casa, un altro segue quest’ultimo come se fosse la sua ombra, il minore (Ernest) è molto timido, puzza perché non si lava mai e viene preso in giro da tutti i suoi fratelli, l’unica figlia, invece, dà una mano in friggitoria – come un po’ tutti – ma si distingue per il fatto di non saper tenere a freno la lingua.
Quando la situazione sembra ristabilirsi, ecco che il problema si ripresenta: George organizza un fidanzamento a sorpresa (con conseguente matrimonio) per altri due dei suoi figli maschi. Quando la notizia si viene a sapere in famiglia scatta la tragedia. La totalità dei fratelli fa fronte comune per difendere i due ragazzi vittime della tirannia parterna e la madre; questa infatti vorrebbe maggiore libertà di scelta per la vita dei propri figli ma finisce solo per buscarsi un sacco di botte da suo marito durante un accessisimo diverbio. La crisi a questo punto è gravissima: l’ultima lite porterà all’allontanamento del capofamiglia dal tetto comune. Ma solo per mezza giornata: l’uomo, da sempre cocciuto ed ostinato, finalmente capirà di aver sbagliato e così sulla famiglia potrà tornare la pace.
Il personaggio più simpatico è Ernest, il figlio minore: un ragazzino stranissimo che parla poco e ed indossa un parka che non toglie mai (nemmeno per dormire). Il secondo segno di crisi in famiglia ruoterà proprio intorno alla mancata circoncisione di questo ragazzino.
Apprezzabile la citazione di uno di quei pacchianissimi balletti in stile ‘Bollywood’ che viene accennato dalla figlia di George mentre spazza il cortile posteriore della friggitoria.
Qui un’immagine di gran parte del cast.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.