Posts Tagged: Ugo Tognazzi


4
dic 11

La marcia su Roma

La marcia su Roma

di Dino Risi (Italia, 1962)
con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi,
Angela Luce, Roger Hanin, Mario Brega,
Gérard Landry, Antonio Cannas, Nino Di Napoli,
Daniele Vargas, Edda Ferronao, Carlo Kechler, Liù Bosisio

Una delle commedie più belle della storia del cinema italiano.
Due ex commilitoni che hanno servito la Patria insieme durante la Prima Guerra Mondiale, due cialtroni senza arte né parte che non hanno nulla da perdere, si infervorano per le teorie del movimento Fascista e seguono alcune camice nere alla volta di Roma per realizzare la tristemente nota “Marcia su Roma”. Durante il lungo tragitto, però, si renderanno conto di quanto siano falsi i valori propugnati ufficialmente dal movimento, di quando opportunisti siano i dirigenti e di come sia orribile sporcarsi le mani con la violenza, l’unico sistema che le squadracce usano per ottenere potere e consenso.
Gassman e Tognazzi sono al massimo della forma. L’uno interpreta il ruolo dello sfontato e opportunista, l’altro è il sempliciotto di campagna che sogna di poter avere un giorno un pezzo di terra da coltivare.
Roger Hanin è molto buffo nella parte del Capitano Paolinelli, un fascista con pizzetto scuro e folto che dà ordini con il tipico piglio da federale.
In questa pellicola troviamo anche un giovane Mario Brega nei panni di un rozzo e manesco squadrista.
Nota: il soggetto e la sceneggiatura sono di Age e Scarpelli, Ruggero Maccari, Sandro Continenza, Ghigo De Chiara ed Ettore Scola.
Film da guardare assolutamente. Voto: 9.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
ott 11

Le piacevoli notti

Le piacevoli notti

di Armando CrispinoLuciano Lucignani (Italia, 1966)
con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Spela Rozin,
Maria Grazia Buccella, Adolfo Celi, Gina Lollobrigida,
Filippo Scelzo, Sandro Dori, Evi Rigano, Ernesto Colli,
Daniele Vargas, Gigi Proietti, Omero Antoniutti,
Hélène Chanel, Gigi Ballista, Luigi Vannucchi

Questa commedia boccaccesca, ambientata nel Rinascimento, è formata da 3 episodi vagamente ispirati all’omonima raccolta di 75 novelle scritte da Giovanni Francesco Straparola nel XIV secolo.
Nel primo episodio un uomo – tale Uguccione (Ugo Tognazzi) – si finge vendicatore di uomini traditi dalle loro mogli, una specie di assassino spagnolo, al fine di intrufolarsi in casa di un vecchio signore e concupire la sua giovane moglie, una ragazza bellissima che passa le sue giornate chiusa in casa, sottochiave, a causa della furiosa gelosia del marito. (fotogramma 1)
Nel secondo episodio Domicilia (Gina Lollobrigida) è una giovane moglie che, tormentata nel sonno dalla mancanza di affetto di suo marito astronomo/astrologo Bernadozzo (Adolfo Celi) che passa tutte le notti a studiare la volta celeste, finisce per soddisfare le sue voglie sessuali in stato di semi-sonnambulismo con diversi ufficiali dell’esercito di stanza nel suo paese. (fotogramma 2)
Nel terzo episodio un gruppo di goliardi organizza uno scherzo ai danni di un pittore, tale Bastiano da Sangallo (Vittorio Gassman), facendogli credere che la donna a cui deve fare un ritratto è la maliarda e pericolossisima Lucrezia Borgia (Maria Grazia Buccella). Scoperto l’intento burlone e il fine macabro (la morte per decapitazione), sarà invece lo stesso pittore a fingersi morto d’infarto e a farsi perciò beffe della banda di buontemponi che inizialmente aveva inscenato tanto bene lo scherzo da coinvolgere persino attori professionisti e da costruire un vero patibolo. (fotogramma 3)
Breve nota sugli attori: un giovanissimo Gigi Proietti interpreta uno degli ufficiali che si sollazza con la sonnabula mentre Gigi Ballista è uno dei goliardi che organizza lo scherzo ai danni del pittore. Alla bella Spela Rozin hanno assegnato invece il ruolo della finta servetta di Lucrezia Borgia. Gassman nei primi due episodi interpreta Papa Giulio II.
Oltre che dei due registi il soggetto è anche di Steno e di Sandro Continenza.
Voto alla pellicola: 6. Una commedia alquanto scontata che deve tutta la sua simpatia alla bravura degli attori (Gassman e Tognazzi su tutti) più che alla trama o alla tecnica registica. Belli i costumi e le ambientazioni: risultano abbastanza credibili.

Nota: se questo film vi interessa, sappiate che potete trovalo online interamente su YouTube (diviso in 3 parti).

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


2
ago 11

Nell’anno del Signore

Nell’anno del Signore

di Luigi Magni (Italia, 1969)
con Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi,
Alberto Sordi, Robert Hossein, Renaud Verley, Enrico Maria Salerno,
Britt Ekland, Pippo Franco, Franco Abbina, Pietro Nistri,
Bruno Erba, Maria Cristina Farnese, Stefano Oppedisano

Risorgimento italiano, 1825. Siamo nella Roma governata da papa Leone XII. Due carbonari (il medico romano Leonida Montanari e un giovane venuto dal Gran Ducato di Modena, tale Angelo Targhini) accoltellano un loro consociato che ha tradito la causa rivoluzionaria, spifferando i piani di insurrezione alle forze dell’ordine. La vittima sopravvive all’agguato e incrimina i due attentatori, che vengono catturati dal capitano Nardoni (interpretato da Enrico Maria Salerno). Cornacchia, un calzolaio che si finge analfabeta (Nino Manfredi) e Giuditta, la sua concubina “giudea” (la bellissima Claudia Cardinale), cercano dapprima di coprire la loro fuga e in un secondo momento, a carcerazione avvenuta, di scongiurare la loro morte certa (via pena capitale). A portare avanti le indagini (inesistenti) e presiedere il processo farsa c’è il cardinale Rivarola (magistralmente intepretato da Ugo Tognazzi). I due indiziati senza testimoni e senza difesa vengono condannati al patibolo. Il taglio della testa via ghigliottina sarà eseguito dallo storico boia Mastro Titta.
Ad Alberto Sordi hanno affidato il ruolo di un frate cocciuto che tenta in tutti i modi di far pentire i due condannati a morte prima dell’esecuzione, costringendoli quasi a chiedere perdono al Signore per il proprio crimine.
Pippo Franco ha solo un minuscolo ruolo sul finale nei panni di un babbeo a cui il calzolaio, prima di dichiararsi sconfitto e prendere i voti, vorrebbe lasciare in consegna il ruolo di Pasquino, l’anonimo castigatore dei costumi cittadini.
Questo film è tratto da una storia vera. Anzi dalla Storia con la “S” Maiuscola.
Adoro il Risorgimento e, di conseguenza, anche i film dedicati a questo periodo storico. Massimo rispetto dunque per Luigi Magni e tutta la sua serie di pellicole dedicate ai padri della Patria, ai moti rivoluzionari e agli anni di maggior dignità del popolo italiano, di cui questa pellicola fa ovviamente parte.
Ottima a mio avviso la ricostruzione dei costumi, dei luoghi, dei personaggi e del linguaggio. Fa piacere sapere che, sebbene questa sia una vicenda romanzata, tutto sommato una certa attinenza con quello che davvero accadde in quell’occasione c’è.
Buffa e particolarmente allegra la canzone, composta dal M° Armando Trovajoli, che fa da tema al film in cui il coro (di Alessandro Alessandroni) inneggia “Libertà libertà libertà!”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


22
mag 11

Straziami, ma di baci saziami

Straziami, ma di baci saziami

di Dino Risi (Italia, 1968)
con Nino Manfredi, Pamela Tiffin, Ugo Tognazzi,
Moira Orfei, Gigi Ballista, Pietro Tordi, Livio Lorenzon,
Checco Durante, Samson Burke, Edda Ferronao

Spettacolare commedia di Dino Risi con un Manfredi al massimo della forma.
Un giorno allo Stadio Olimpico di Roma, durante una manifestazione in cui sfilano delle rappresentanze di cittadine italiane in costume tradizionale, due giovani di provincia – tali Mario Balestrini e Marisa Di Giovanni – si incontrano e si piacciono subito. Lui è di Alatri (Fr), lei è marchigiana di Sacrofante. Per amore di Marisa, Mario si trasferisce nel piccolo paesino delle Marche e inizia a corteggiarla. Ostacolati dalla famiglia di lei, i due ragazzi tentano il suicidio ma si salvano per miracolo. La fortuna, comunque, sembra essere dalla loro parte: infatti il padre di lei – principale avversatore dell’amore tra i due ragazzi – muore improvvisamente. Ma ecco che, quando le cose sembrano a iniziare per il verso giusto, a solo un mese al loro matrimonio una malelingua (la locandiera vedova che ospita Mario in casa e che cerca di sedurlo) mette zizzania tra i promessi sposi, facendo credere a Mario che la sua ragazza abbia avuto dei rapporti con un altro paesano. Sentendo ormai compromessa la propria rispettabilità, Marisa si vede costretta a lasciare Sacrofante Marche alla volta di Roma – dove finirà a lavorare come stiratrice presso il sarto sordomuto Umberto Ciceri. Mario la segue nella Capitale ma, nonostante ce la metta tutta, non riuscirà a mettersi sulle tracce della sua amata. In poco tempo finirà sul lastrico, senza soldi e senza lavoro. Tenterà allora il suicidio ma sarà proprio quello l’avvenimento che gli porterà fortuna.
Pamela Tiffin è bellissima e dolcissima. Molto brava nel suo ruolo di semplice ragazza di provincia, soprattutto nelle scene in cui deve simulare timidezza o imbarazzo.
Ugo Tognazzi dà un’intrepretazione molto originale e buffa di un sarto sordomuto con atteggiamenti velatamente omossessuali.
Della bravura di Nino Manfredi abbiamo già detto. Aggiungo solo che quando interpretava il burino di provincia, il ragazzo del basso Lazio, riusciva a dare davvero il meglio di sè.
Gigi Ballista è il ricco ingegnere, una specie di figura alla “cummenda” ante litteram.
Pietro Tordi lo troviamo nei panni del frate – non so se lo ricordate ma ne “Il marchese del grillo” è quello che interpretava il cattolicissimo zio del protagonista.

La scheda di Cinematografo.it , quella di Film.tv.it e quella di MyMovies.it.


3
mag 11

Io la conoscevo bene

Io la conoscevo bene

di Antonio Pietrangeli (Italia, 1965)
con Stefania Sandrelli, Nino Manfredi,
Enrico Maria Salerno, Ugo Tognazzi, Turi Ferro, Karin Dor,
Franco Nero, Robert Hoffmann, Sandro Dori, Franca Polesello,
Jean-Claude Brialy, Véronique Vendell, Solvj Stubing, Robert Mark

Non fosse un film del 1965, potremmo dire che si tratta di uno spaccato della vita da precario. Ma non è proprio così, perchè “Io la conoscevo bene” è una commedia dolce-amara che tratta anche altre tematiche, al di là di quelle del lavoro, come i sogni, l’essere giovani, la libertà sessuale, il rampantismo, il piccolo/grande mondo dello spettacolo italiano, i salotti della cosiddetta “Roma bene”, ecc.
Fino a ieri non avrei mai pensato che la Sandrelli potesse reggere un film tutta da sola, invece oggi devo ricredermi. Evidentemente lo fa, anzi lo ha fatto e ci è riuscita anche benissimo. Perfetta per il ruolo di Adriana, la giovane bella e spensierata, che dalla provincia – anzi dalla campagna Pistoiese – emigra nella grande città crudele, nella immensa Capitale, portandosi dietro i sogni di gloria. Una ragazza frivola e spensierata che si barcamena tra mille lavori più o meno umili (come la maschera a teatro, la parrucchiera, la l’hostess del bowling, la modella), aspettando che il desiderio di diventare una famosa attrice si realizzi. Adriana, nella sua ingenuità, ha anche una vita sessuale molto allegra (per così dire) ma il suo approccio è più quello di una “Bocca di rosa”, che di una prostituta. Gentile con tutti, si concede solo a chi le sta simpatico o ispira sentimenti buoni (pena, compassione, allegria, timidezza, ecc. ). In un gesto discretamente sorprendente arriva comunque anche a negarsi all’uomo che forse più avrebbe potuto aiutarla a realizzare il suo grande sogno: tale Roberto (Enrico Maria Salerno), un attore tanto noto quanto, gretto, volgare e materialista.
Ugo Tognazzi ha una parte abbastanza piccola ma decisamente drammatica. Il suo personaggio, Baggini – vecchio attore di teatro, si trova a una festa mondana a elemosinare un po’ di lavoro nel cinema proprio a Roberto, l’attore ormai celebre che in passato lui stesso ha contribuito a lanciare nel mondo dello spettacolo.
Nino Manfredi, invece, lo troviamo nel ruolo di un piccolo “press agent”, un tale che si finge talent scout professionista ma che in realtà è poco più di un ignorante ruffiano.
Il film per diversi minuti rimane sospeso. La sensazione di nostalgia e tristezza che attanaglia la protagonista non si palesa immediatamente ma cresce piano, di pari passo con lo svolgersi della narrazione. Da tenere in considerazione, comunque, anche una certa quota di disillusione che il regista (lo sceneggiatore?) fa emergere dal racconto, sia attraverso il personaggio principale, che per bocca delle altre figure che gli ruotano intorno.
La migliore descrizione sintetica di cosa sia, e di cosa rappresenti, Adriana la dà lo scrittore, un tizio colto di mezza età con cui la protagonista ha una breve relazione: «le va bene tutto, è sempre contenta, non desidera mai niente, non invidia nessuno, è senza curiosità, non si sorprende mai, le umiliazioni non le sente, eppure povera figlia – dico io – gliene capitano tutti i giorni, le scivola tutto addosso, senza lasciare traccia come su certe stoffe impermeabilizzate. Ambizioni zero, morale nessuna, neppure quella dei soldi perché non è nemmeno una puttana. Per lei ieri e domani non esistono. Non vive neanche giorno per giorno, perché già questo la costringerebbe a programmi troppo complicati. Perciò vive minuto per minuto. Prendere il sole, sentire i dischi e ballare sono le sue uniche attività. Per il resto è volubile, incostante, ha sempre bisogno di incontri nuovi e brevi. Non importa con chi, con se stessa mai».
I critici, quelli veri, direbbero qualcosa come: “Stefania Sandrelli sa di essere bella e qui gioca con la sua femminilità”. Una pellicola costruita quasi ad arte per fare innamorare gli spettatori maschili di tutte le età. Guardate questo fotogramma del suo sguardo per capire cosa intendo. Oppure quest’altro che io stesso ho “cristallizzato”.
Lasciatemi spendere due parole per la magnifica colonna sonora che contiene pezzi di Sergio Endrigo, Mina, Peppino Di Capri, Ornella Vanoni, le Gemelle Kessler, Millie e altri ancora. Tra tutti, a mio avviso, i più belli sono quelli eseguiti da Gilbert Becaud: “More” e “Toi”. Le musiche originali, invece, sono composte e dirette dal grandissimo M° Piero Piccioni.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


16
feb 11

La donna scimmia

La donna scimmia

di Marco Ferreri (Italia, Francia, 1964)
con Ugo Tognazzi, Annie Girardot,
Filippo Pompa Marcellini, Linda De Felice

Napoli. Antonio Focaccia, un trentenne truffaldino che lavora in parrocchia come tecnico proiezionista, scopre nelle cucine del convento/orfanotrofio dove scrocca pasti una giovanissima ragazza tutta ricoperta di peli che di nome fa Maria. Sfruttando l’ignoranza e l’ingenuità della ragazza, Antonio – da piazzista affabulatore qual è – le instilla l’idea di non essere una brutta donna o un mostro, come ha sempre creduto di essere. Dunque la fa trasferire a casa sua (una vecchia autorimessa abbandonata) e la convince a mettere su insieme uno spettacolo da circo: la “donna scimmia”. Tra alti e bassi i due riescono a sbarcare il lunario. Ad un certo punto, pur di continuare la sua attività, Antonio arriva addirittura a sposare Maria – nonostante non ne sia affatto innamorato. Tutto sembra andare per il meglio – vengono anche scritturati da un impresario teatrale per andare a Parigi a fare il numero dello spogliarello della donna tutta ricoperta di peli – ma Maria improvvisamente rimane incinta. Dopo i primi momenti di sconcerto e sopresa, marito e moglie decidono di comune accordo di proseguire la gravidanza – anche se le probabilità di mettere al mondo un nuovo mostro peloso siano molto alte. A seguito di un parto molto travagliato, però, Maria muore e con lei anche il bambino. Antonio comunque non si perde d’animo: lo spettacolo – ma soprattutto il denaro – per lui vengono prima di qualunque altra cosa. Riuscirà infatti a trovare il modo di far fruttare la mostruosità di sua moglie e di suo figlio, anche se sono ormai sono salme da laboratorio di medicina.
Commedia amarissima. Grottesca ma non solo. L’ingordigia, l’avarizia, la disumanità del protagonista dovrebbero essere sufficienti a far riflettere lo spettatore su quali sono le bassezze a cui può arrivare l’essere umano.
Per quasi tutto il tempo sulla scena ci sono l’eccellente Tognazzi e la Girardot, nei panni della timida giovane ipertricotica.

Qui trovate un’altra versione della locandina (probabilmente quella originale dell’epoca).

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


29
dic 10

Romanzo popolare

Romanzo popolare

di Mario Monicelli (Italia, 1974)
con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Michele Placido,
Pippo Starnazza, Alvaro Vitali, Vincenzo Crocitti

Ho rivisto questo film dopo tre anni. Ma quasi non ricordavo di averlo visto. Lo so, è grave. Devo farmi vedere da uno bravo.

Commedia agrodolce magnificamente diretta da Monicelli.
Giulio Basletti (Ugo Tognazzi) è un operaio di 51 anni che finisce sui rotocalchi rosa perché ha sposato Vincenzina (Ornella Muti), una ragazza giovanissima, nemmeno diciottenne, a cui molti anni prima aveva fatto da padrino per il battesimo. Lui è un operaio settentrionale che lavora nella Innocenti, lei è una ragazza di provincia che vive in un paesino dell’entroterra campano. Quando lei si trasferisce a Milano con i suoi fratelli per cercare lavoro i due si re-incontrano ed è subito amore. Si sposano un anno dopo circa e vanno a vivere a Cologno Monzese, in un mini appartamento nella periferia milanese, lì dove i casermoni sono ancora in costruzione e le strade ancora lontanissime dall’essere asfaltate. Le cose tra i due sembrano andare meravigliosamente. I primi tempi sembrano un idillio, anche perché Giulio è molto protettivo nei confronti di sua moglie etrambi vivono quasi in una famiglia allargata circondati dall’affetto e dall’amicizia di parenti e colleghi. In pochissimo tempo, inoltre, nella loro vita arriva anche un piccolo Basletti: Francesco, detto Cecco.
Le cose, comunque, iniziano a crollare quando Giulio deve allontanarsi tre giorni per andare in Campania, al paese natale di Vincenzina, per partecipare al funerale di una sua parente, rimasta uccisa sotto le frane causate dal maltempo. Durante questo breve viaggio Giulio inizia a sospettare che la sua Vincenzina si sia invaghita di Giovanni (Michele Placido), un giovane Carabiniere pugliese di stanza a Milano che quasi per caso è diventato un amico di famiglia e che da alcuni mesi frequente assiduamente casa Basletti. Tornato a casa in effetti scopre che le sue supposizioni non sono affatto infondate.
Non svelo altro. Ho già detto troppo.
Comunque sappiate che avevo raccontato tutto e meglio già nel 2007.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


17
dic 10

La voglia matta

La voglia matta

di Luciano Salce (Italia, 1962)
con Ugo Tognazzi, Catherine Spaak, Jimmy Fontana,
Gianni Garko, Luciano Salce, Fabrizio Capucci,
Oliviero Prunas, Margherita Girelli, Diletta D’Andrea,
Stelvio Rosi, Corrado Pantanella, Franco Giacobini,
Carla Mancini, Edy Biagetti, Nino Fuscagni

Commedia dolceamara che racconta la storia d’amore impossibile tra un quarantenne e un’adolescente bellissima nei favolosi anni ’60 italiani, una liaison della durata di un solo giorno che ha come sfondo culturale la contrapposizione tra i giovani dell’epoca e quelli che già allora venivano definiti “Matusa”.
Il protagonista è Antonio Berlinghieri, un ingegnere settentrionale (romagnolo) proprietario di un’azienda di laminati plastici. Antonio ha 39 anni ed è single impenitente, si diverte cioè a fare lo scapolone su e giù per l’Italia; è un donnaiolo sfacciato che pensa solo al lavoro e alle donne, un uomo molto pieno di sé, in un certo senso reazionario, edonista, non ignorante ma alquanto rozzo, nonostante si atteggi a viveur dai modi affettati.
Una domenica, mentre si dirige in Toscana con la sua spider per far visita a suo figlio che si trova in collegio, Antonio s’imbatte in una combriccola di giovani che va al mare. Tra l’ingegnere e i “giovinastri” sarà subito attrito: la spensieratezza e la sfrontatotezza dei ragazzi, infatti, daranno molto fastidio ad Antonio, anche se con il passare delle ore i dissidi si attenueranno e l’ingegnere finirà per farsi sedurre e pervadere dalla gioia di vivere dei suoi compagni d’avventura. Questo perché nella comitiva c’è anche Francesca, una sedicenne mozzafiato, dolce e minuta, una gattamorta finto-ingenua (la splendida Katherine Spaak), che in men che non si dica farà perdere la testa ad Antonio. L’ingegnere, infatti, nonostante venga continuamente preso in giro dalla comitiva e nonostante diventi bersaglio di tutti gli scherzi e le trappole dei giovani amici di Francesca, decide di trascorrere l’intera giornata con quest’allegra combriccola – un po’ costretto, un po’ no. Il suo tentativo sarà quello di sedurre la giovane biondina. Anche se non vorrà mai darlo a vedere, in cuor suo l’ingegnere sa benissimo di essere perdutamente innamorato della ragazzina.
Il film si chiude con Antonio che si fa pena da solo mentre capisce di aver perso per sempre la spensierata giovinezza: un forte senso di nostalgia per l’ultima domenica di mare di un’estate ormai finita che fa da cornice ai sentimenti crepuscolari di un uomo triste, ormai quarantenne, praticamente avviato sul viale della mezza età.
Splendida la colonna sonora: contiene un pezzo di Gino Paoli, uno cantato da Mina e uno dello stesso Jimmy fontana, che nel film intepreta un giovane occhialuto che tuba continuamente con una sua coetanea. Meraviglioso notare come già nel 1962 sulla samba intitolata “Brigitte Bardot” si facevano i trenini.
Voto globale per la pellicola: 7.
Nota 1: questo film è stato tratto dal racconto “Una ragazza di nome Francesca” di Enrico La Stella.
Nota 2: La voglia matta è stato il film d’esordio sul grande schermo per Chatherine Spaak, che all’epoca aveva in effetti 17 anni, ossia all’incirca la stessa età del personaggio che interpretava.
Nota 3: anche da giovane Gianni Garko era un uomo molto affascinante.

Qui trovate la locandina originale in versione belga e la copertina del DVD.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


13
dic 10

Ritratto di mio padre

Ritratto di mio padre

di Maria Sole Tognazzi (Italia, 2010)
con Ricky Tognazzi, Gian Marco Tognazzi, Thomas Robsahm Tognazzi,
Mario Monicelli, Pupi Avati, Michel Piccoli, Paolo Villaggio,
Valeria Golino, Carlo Lizzani, Michele Placido, Ettore Scola,
Sergio Cammariere, Bernardo Bertolucci, Laura Morante

Documentario biografico su Ugo Tognazzi realizzato da sua figlia Maria Sole. La regista incontra e intervista i suoi fratelli e altre persone che hanno avuto modo nella vita di lavorare con il celeberrimo attore o di frequentarlo, in un modo o nell’altro. Tra questi ci sono volti noti del cinema e dello spettacolo più in generale.
La tecnica è quella di alternare alle registrazioni delle interviste, spezzoni di film, filmati telvisivi, filmini amatoriali e altro materiale filmato.

La scheda di Cinematografo.it.


3
dic 10

Vogliamo i colonnelli

Vogliamo i colonnelli

di Mario Monicelli (Italia, 1973)
con Ugo Tognazzi, Duilio Del Prete, Antonino Faa di Bruno,
Camillo Milli, Carla Tatò, Giuseppe Maffioli, Claude Dauphin,
Lino Puglisi, François Périer, Pino Zac, Tino Bianchi,
Vincenzo Falanga, Giancarlo Fusco, Barbara Herrera,
Renzo Marignano, Salvatore Bilardo, Mauro Misul, Luigi Lenner

Commedia di Mario Monicelli ispirata alla Dittatura dei Colonnelli, avventua in Grecia nel 1967. Sottotitolo del film, infatti, è “Cronaca di un colpo di stato”.
Giuseppe Tritoni, un deputato dell’estrema destra, andando contro il parere del proprio partito, organizza segretamente un golpe, radudando intorno a sè un gruppo scalcagnato di militari d’alto grado estremamente anziani e reazionari (alcuni anche in pensione) con l’obiettivo di instaurare in Italia una dittatura di stampo militare. Il primo episodio eversivo, che darà inizio al clima di tensione all’interno del Paese, sarà un attentato alle guglie del Duomo di Milano.
Il tentativo di rovesciare il potere, però, andrà in fumo a causa della cialtroneria di tutti i componenti della squadra e del malfunzionamento di una vecchia radio ricetrasmittente, residuato della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre i piani di Tritoni andranno all’aria anche grazie all’intervento delle forze dell’ordine, capeggiate direttamente dal ministro dell’Interno. il quale riceve la soffiata da alcuni membri di diversi partiti. La disfatta per i colonnelli inizia proprio quando, per caso, un paparazzo di quart’ordine fotografa una riunione dei militari che preparano il colpo di stato in una villa diroccata sul litorale laziale.
Tognazzi è grande, come sempre, anche in questo ruolo. Divertentissimo vedere tutte le volte che perde la pazienza a causa della pressapochezza degli altri componenti della squadra che prepara il golpe.
Antonino Faa di Bruno – che qui interpreta Vittorio Emanuele Ribaud, ossia un vecchio Tenente Colonnello in pensione – mi sembra sempre buffissimo, così alto, vecchio e goffo, con quell’accento settentrionale e agé.
A Carla Tatò il ruolo della giovane ninfomane che seduce più o meno tutti i golpisti.
Duilio Del Prete interpreta un giovane e affascinante cappellano militare, anch’esso in combutta con i colonnelli reazionari.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.