Posts Tagged: Tommaso Labranca


12
mag 09

Zia Design by Tommaso Labranca

ZiaDesign collier di perle

Tommaso Labranca è vivo e lotta ancora insieme a noi. La sua analisi sul trash e la cultura pop, difatti, non si è mai arrestata. Uno degli ultimi parti della sua fulgida mente si chiama “Zia Design”.
Ho provato a darne una definizione ma mi è risultato compito difficile. Meglio leggere direttamente: qui c’è il testo (in pdf) aggiornato il 1° Maggio alla versione 1.0.1 Like Mother, Like Daughter hd .
Molto interessante la comparazione dell’estetica di due epoche, reificata in alcuni oggetti, luoghi, situazioni, modi di fare, di essere, ecc.
Vi posto qui sotto solo parte della tabella sinottica.

The Uninvited film Bordighera/Salento
Coiffeur/Hair Stylist
Dado Star/Salsa di soia
Gatteo Mare/Sharm El Sheikh
Piatti rotondi Bavaria/Piatti quadrati
Macchina per la pasta Imperia/Bimby
La Settimana Enigmistica/Sudoku
Orzoro/Caffè d’orzo in tazza grande
Fiat 126/Smart
Fonovaligia/iPod
Zampirone/Incenso
Paolo Poli/Vladimir Luxuria
Scala Quaranta/Texas Hold’em
Tenente Sheridan/Commissario Montalbano
Daniele Piombi/Carlo Conti
Cinema parrocchiale/DVD masterizzato dal collega

Quella completa – o meglio: più ampia ed in continuo aggiornamento – la trovate qui.


5
nov 08

78.08

“78.08″
di Tommaso Labranca
Excelsior 1881
278 pagine – 16,50 Euro

Premessa: chi mi conosce sa quanto io sia cinico e quanto apprezzi il cinismo.  Bene, perché questo è un tomo cinico per cinici.
Lo dico nel senso positivo. Labranca tira fuori tutta l’acredine per i tempi che viviamo (l’Italia del 2008, specie quella delle simil-metropoli Milano e Roma), raccontando una frazione della vita di Antonio Maniero – quasi omonimo del protagonista del film “La febbre del sabato sera (Saturday Night Fever)”. Il parallelismo, infatti, tra i due periodi storici (1978-2008) e i due contesti geografico/culturali (Milano/New York) sono molto ricorrenti nel testo.
Antonio, il protagonista, è un ultra-quarantenne che è stato abbandonato da sua moglie dopo pochi anni di matrimonio, la quale è fuggita via con un emulo di Leonardo di Caprio. Vive in un appartamento della periferia milanese con sua figlia, Laurapalmer (tutto attaccato), una teenager grassa che veste seguendo i dettami della cultura ‘emo’ e che per suo padre è ‘il panda’. Antonio lavora part-time in un dipartimento dell’università e dà lezioni private in una scuola simil-Cepu. Intorno a lui gravita tutto un mondo lucidamente descritto dalle parole dell’autore, attraverso un pungente ‘stream of consciousness’, una narrazione in prima persona del protagonista. In questo mondo ci sono, tra glialtri: sua madre, una signora anziana di origini venete che il protagonista chiama per cognome (la Vianello), Vitty, il giovane amico gay di sua figlia, un ragazzo di origini asiatiche che ha la testa piena di illusioni e che vuole andare a Londra per fare l’artista/stilista. Poi ci sono anche due donne che gli fanno in un modo o nell’altro la corte (donna uno e la donna due – entrambe riportate senza la dignità di un nome e cognome) e un giovane pugliese molto scroccone che vive da alcuni anni in città con il sogno di diventare il Piersilvio Berlusconi del futuro.

Ciò che maggiormente si apprezza del testo è l’analisi di alcuni fenomeni che definire solo attuali sarebbe commettere un torto. Si tratta più che altro di realtà molto fastidiose che abbiamo tutti i giorni (e per tutto il giorno) sotto il naso ma che Labranca traccia senza clemenza nella loro irritante banalita/ottusità: mi riferisco alla tropicalizzazione e alla desertificazione, due fenomeni che colpiscono rispettivamente la donna uno e la donna due e che si riferiscono: il primo, al fatto di farsi prendere dalle mode sudamericane senza conoscere affatto la cultura tropicale e, il secondo, ad abbracciare uno stile di vita finto-poverista, al sentirsi politicamente impegnati, pur essendo super-snob per il solo fatto di informarsi attraverso la cosidetta contro-cultura, andare in bici con l’adesivo ‘no-oil’ sul paraurti, vestire di stracci e senza loghi, organizzare feste etno, partecipare a sit-in pro-cause perse, ecc. L’analisi si ‘abbatte’ anche sull’apparizione dei trolley nelle grandi città il venerdì pomeriggio, sulla fauna che vive negli istituti para-scolastici come il Cepu, sulla mancanza di cultura delle nuove generazioni, e su tanto altro ancora.
Nota: ogni capitolo è intitolato con il nome di un brano disco-funky degli anni ’70 (o al massimo dei primi anni ’80).
Nel fare paragoni tra i due periodi l’autore usa anche un neologismo di suo conio: kinema. Il termine si riferisce ad una scena in particolare, o a un gesto, una frase, uno stilema di un film che, spesso privato del proprio contesto, della propria idea originale e delle motivazioni di fondo, sopravvive al film stesso che l’ha mostrato per primo, riproponendosi nella cultura odierna nelle forme più estemporanee.
Attenzione: la lettura di questo romanzo comporta un forte rischio di identificazione, anzi fortissimo. O almeno così è stato per me.
Lettura consigliata a tutti quelli che apprezzano Tommaso Labranca, o meglio: che convidono il suo pensiero e adorano i suoi scritti.

La scheda di Bol.it e quella di IBS.it.


9
ott 08

Labranca in San Lorenzo

Due sere fa sono stato al Tuma’s Book Bar, una libreria nel quartiere San Lorenzo, qui a Roma, per assistere ad un reading. (Si dice così, no?) Tommaso Labranca presentava il suo ultimo romanzo “78.08″, introdotto da una bizarra signora, apparentemente appartenente a qualche salotto buono romano – credo si chiami Gaja Cenciarelli.
Che devo dirvi? Mi sono divertito. Labranca me l’aspettavo più burbero, più scostante. Meno piacione, meno morbido, meno accomodante. Invece mi ha sorpreso: è incredibilmente gentile con i lettori dei suoi libri, con tutti noi cioè che siamo accorsi lì per questa sua presentazione. Mi ha persino firmato un autografo, chiedendomi come si chiamasse mia zia (per dedicarle le poche righe scritte a penna sulla pagina 3 del libro). Ha scherzato con la sua amica dai capelli rosso fuoco (la donna che era lì per introdurre il testo), facendosene beffe; si divertiva a fare il cinico e/o cattivo ma ovviamente si vedeva benissimo che scherzava.
E’ stato un peccato che Tommaso si sia lasciato prendere la mano: credendo che tutti i presenti avessero già letto il libro, ha svelato tantissimi particolari di “78.08″, compreso i tre finali alternativi. Io l’avevo appena acquistato (16,50 Euro), per cui mi ha fatto quasi pentire di averlo preso. Quasi.
Ho intenzione di divorare il libro – state tranquilli – per cui presto saprete cosa ne penso. Pubblicherò qui, su questo blog, una breve e precisa recensione, ma tutta personale.
Del locale aggiungo che è un po’ defilato ma carino. La trovate in fondo a via dei Sabelli – o all’inzio se venite dalla parte delle mura. Una libreria che fa anche da bar. O meglio: forse si tratta di un bar che in serata prepara aperitivi e che funge anche da libreria. I prezzi dei tomi in vendita mi sono sembrati nella norma: né troppo alti, né troppo bassi. Interessante la sezione di libri usati a prezzo ribassato. Ho notato anche un palchetto e una certa dotazione tecnologica (casse potenti, consolle da dj con lettori cd professionali, luci adeguate, ecc.) per cui credo che spesso in loco si tengano happening di vario genere.
Qui video con showreel.

Photo from Flickr by Giorgia Meschini.