Liquerizia, al posto di liquirizia.
Casareccio, al posto di casereccio.
Fresella, al posto di frisella.
Una sola domanda: ma perchè? Lo fate consapevolmente, con coscienza? Deve essere uno scherzo, dai. Io lo trovo estremamente divertente. Perché lo so benissimo che non si tratta di errori, eppure a tutto ciò non riesco a dare una spiegazione. Non si tratta nemmeno di questioni regionali o localistiche, dal momento che li senti ovunque e pronunciati da chiunque. E allora: perché?
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Bagnola non esiste. Sottano sì, però.
Anche “Maffione” risulta non pervenuto.
Disclaimer: nelle vene del sottoscritto scorre sangue barlettano al 50%.
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La foto che vedete qui sopra è stata scattata domenica scorsa (15 Marzo) all’interno di una stazione della Metropolitana di Roma. Linea B – Termini.
Si tratta di una recente campagna pubblicitaria della catena di paninoteche Burger King che reclamizza delle offerte straordinarie (sconti) su di un particolare tipo di menù panino.
Usano un linguaggio alquanto strafottente, si rivolgono – seppur indirettamente – al nostro Presidente del Consiglio e fanno un gioco di parole sugli incentivi messi in cantiere del Governo – ovviamente in altri campi.
Chissà se qualcuno protesterà. Non ci sarebbe motivo. Ma qui siamo in Italia, se la cosa accadesse non mi stupirebbe più di tanto.
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Se lavorate come impiegati in un ufficio – soprattutto in ambito marketing, comunicazione, vendite – avrete sicuramente sentito verbi quali “Mecciare” (to match), “Briffare” (to brief), “Forwadare” (to forward), “Downloadare” (to download), “Uploadare” (to upload), .
Derivano da termini inglesi, presenti soprattutto nel mondo degli affari, dell’informatica e dell’hi-tech. Significano, rispettivamente: eseguire un confronto al fine di trovare affinità, comunicare per sommi capi le richieste di un cliente su di una determinata commessa, inoltrare, scaricare uno o più file da una fonte in Rete, caricare uno o più file su di un server in Rete.
Sì, lo so: li odiate. Ma scommetto anche che li usate anche voi.
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Obsoleto è un termine obsoleto.
Così come desueto è un termine desueto.
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I termini “casareccio”, “intiero” e “diecina” mi incutono sempre una grande ilarità. Non sono scorretti, sono solo un altro modo per dire i più comuni “casereccio”, “intero” e “decina”. Li trovo molto divertenti. Una volta mi è persino capitato di leggere “Cucina casalinga” su di un cartellone della mia città che pubblicizzava una specie di bar/tavola calda.
Quello che invece mi sta sulle scatole (e parecchio) è sentir dire “mòllica” e “rùbrica” invece di “mollìca” e “rubrìca”. Ecco, adesso l’ho detto. Anzi, l’ho scritto.
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Il singolare del termine “kilowattora” è “kilowattora”. Il suo plurale invece è “kilowattora”, ossia lo stesso. Questa parola composta – indicante le migliaia di watt prodotte o consumate nel tempo di una sola ora – presenta cioè la stessa forma sia al singolare che al plurale. Non va declinato.
Cioè non si dice né “Kilowattore” né “kilowattori”! Capito, caro il mio bravo relatore dello speech sul risparmio generato dall’uso di celle fotovoltaiche?
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