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4
gen 10

Julie & Julia

Julie & Julia

Julie & Julia

di Nora Ephron (Usa, 2009)

con Maryl Streep, Amy Adams,
Stanley Tucci, Chris Messina, Linda Edmond,
Helen Carey, Mary Lynn Rajskub, Jane Lynch,
Joan Juliet Buck, Vanessa Ferlito, George Bartenieff

Ricordate “Harry ti presento Sally? Beh, la sceneggiatrice di quel film è la regista di questo. Forse è stato questo l’unico motivo che mi ha incuriosito e spinto alla visione di questa pellicola. Di “Julie & Julia” non sapevo praticamente nulla e, diciamolo, forse a volte è una condizione vantaggiosa quella di arrivare “vergine” alla visione, ossia completamente scevro di ogni pregiudizio nei confronti dell’opera che ci si appresta a fruire.
Il film porta avanti due racconti paralleli. Nel primo viene narrata la storia di Julie Child – una nota scrittrice di libri di ricette, nonché presentatrice televisiva di trasmissioni di cucina – e di come nacque e si sviluppò la sua passione per i fornelli. Nel secondo vediamo l’evoluzione del progetto di Julie Powell, una giovane trentenne newyorkese che ha un blog di cucina a tempo: 365 giorni per più di 500 ricette.

Giudizio generale sulla pellicola: caruccia. Non aspettatevi dei colpi di scena. La due storie procedono liscie, dritta, l’una parallela all’altra, senza interruzioni, salti, brusche frenate o improvvise accelerazioni – d’altronde non stiamo parlando di un film d’azione. Questa qui è una pellicola semplice e leggera – anche se ben scritta. Il messaggio (buonista) di fondo è che i progetti vanno sempre portati fino in fondo, nonostante siano strambi- La regista ci vuole dire che, se si vuole ottenere qualcosa, bisogna mettercela tutta, impegnarsi con tutte le forze a nostra disposizione. Inoltre la cucina, le ricette, e il cibo più in generale, sono trattati come una specie di balsamo, qualcosa che rende tutto più morbido e più facile da sopportare. Potremmo persino arrivare a definire l’amore per i fornelli come un argomento, un tema, una passione che si configura come “cibo per l’anima”. Non per nulla, infatti, dà una ragione di vita ad entrabe le protagoniste. Cose così, insomma. Se leggendo questa descrizione iniziaste a pensare che si tratta di un film troppo sdolcinato per i vostri gusti, allora il mio consiglio è: lasciate perdere. Guardate altro perché è di buoni sentimenti che tratta “Julie & Julia”.

Sono sicuro che là fuori qualcuno pensi che Meryl Streep non sia una brava attrice. Beh, si sbaglia. Nonostante la pessima voce (stridula e insopportabile) che le ha affibiato il doppiaggio italiano, rimane sempre e comunque una validissima interprete. Le decine di pellicole che ha girato negli oltre 30 anni di carriera credo stiano lì a testimoniare proprio la sua professionalità. Il surplus, comunque, in questo caso è dato dall’abbinamento con Stanley Tucci. I due fanno faville. Nei duetti sono perfetti. Li abbiamo già visti recitare insieme in “Il diavolo veste Prada”. Qui si superano, quasi: energica e briosa signora di mezza età lei; pacato e distinto diplomatico americano lui. Bravissimi! Voto: 9 ad entrambi.
Ottima scelta di cast anche per Amy Adams. Per il ruolo di Julie Powell non ci voleva una bellona, una tipa sexy o vistosamente attraente, ma la ragazza della porta accanto. Certo: è un bel po’ più carina della ragazza media americana ma ci sta, dai. Anche con la recitazione ci siamo. Voto 8.
Bravo anche Chris Messina nel ruolo del fidanzato paziente, del povero cristo che si sobbarca tutto lo stress che la sua compagna accumula tra i fornelli. Anche lui non è un bellone ma sa “tenere la cinepresa”, è credibile nel suo ruolo, non ammicca. Voto 7.
Nota tecnica: il film è basato su due libri: “Julie & Julia” di Julie Powell e “My Life in France” di Julia Child e Alex Prud’homme.
Nota personale: il film l’ho visto in compagnia di due carissimi amici (quelli che mi hanno messo a parte dell’esistenza di quest’opera) presso il Pidocchietto, ossia il Cinema Delle Province di Roma – sala d’essai. Il costo contenuto del biglietto (4 Euro) permette di godersi ancora qualche buon film nelle sale cinematografiche.

Qui il trailer in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


27
apr 09

Disastro a Hollywood

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Pick-up on dvd Disastro a Hollywood

Disastro a Hollywood
(What Just Happened?)

di Barry Levinson (Usa, 2009)
con Robert De Niro, Robin Wright Penn,
Stanley Tucci, Sean Penn, John Turturro, Bruce Willis,
Kristen Stweart, Catherine Keener, Peter Jacobson,
Logan Grove, Dey Young, Marin Hinkle, Sam Levinson,
Moon Bloodgood, Alessandra Daniele, Mark Ivanir,
Christopher Evan Welch, Michael Wincott

Commedia sul pazzo mondo del cinema hollywoodiano diretta dal regista di grandi capolavori come “Sleepers”, “Good Morning, Vietnam”, “RainMan”, “Sesso e potere (Wag The Dog)” e “Quiz Show”.
Un facoltoso produttore ha grossi problemi a conciliare la propria vita privata con quella professionale. Mentre cerca di ricostruire un rapporto con la sua seconda moglie, deve fare da paciere tra azienda distributrice e regista, cercando di non irritare la prima e far sì che il secondo elimini dal montaggio la scena finale del film, che non è risultata particolarmente gradita al pubblico del test preliminare. Inoltre, come se non bastasse, una nuova produzione cinematografica è in stallo perché l’attore protagonista (Bruce Willis nei panni di se stesso) si rifiuta categoricamente di tagliare la folta barba che porta, nonostante sia stato pagato profumatamente.

Ahinoi tutto quello che Levinson racconta in questo film è praticamente vero, o meglio: verosimile. Nel dorato mondo del cinema storie di questo tipo sono all’ordine del giorno. Eppure la pellicola non è avvincente. Non appassiona lo spettatore che rimane invece a bocca asciutta. Alla fine si ha quasi la sensazione che l’opera sia incompleta, che quello visto sullo schermo sia solo un segmento di una retta molto più lunga, si ha la sensazione di aver solo assistito ad una puntata di quella che potrebbe essere una lunga serie. Senza parlare del ritmo, spesso frenetico e ansiogeno, che in taluni casi disturba – anche se, va detto, si apprezza l’intento del regista di trasmettere allo spettatore la stessa situazione di stress e disagio che il protagonista sta vivendo sullo schermo.
Se il film non funziona, comunque non è colpa degli attori. Anzi. Il cast è folto e di prim’ordine. Tutti eccellenti.
A partire dal protagonista. De Niro non si discute. Mai. Per definizione. A 65 anni suonati riesce a dare ancora il meglio di sè. Credibilissimo nei panni del produttore navigato. Fa sempre piacere vederlo in questi ruoli in cui non si prende sul serio.
Catherine Keener è perfetta nel ruolo della stronza insensibile che pensa solo ai numeri, alle cifre, al denaro. La vediamo fredda e distaccata, professionale a tutti i costi. La ricordate in “Essere John Malkovich”? Beh la parte che recita qui non si discosta molto da quella.
Per alcuni Robin Wright Penn è una donna affascinante. Per me no. Non so nemmeno perché. Comunque sia è molto valida nel ruolo dell’ex moglie del produttore.
Stanley Tucci mi ha sempre fatto molto simpatia, invece. Qui interpreta un bizzarro sceneggiatore che ha una storia con l’ex moglie del produttore.
La medaglia per il massimo della simpatia qui comunque va a John Turturro, nei panni di un agente sfigato, fifone e con gravi problemi di stomaco.
Michael Wincott lo ricordate? Era il cattivone del primo episodio della saga “Il corvo”. Qui interpreta un regista pazzoide, ex-ubriacone, ex-impasticcato, che si trova in disaccordo con distribuzione e produzione a causa delle sue discutibili scelte artistiche.
Sean Penn ha poche scene nei panni di se stesso. Non deve fare granché ma lo fa bene. 6 di stima per lui.
Bruce Willis ancora una volta sopra le righe ma divertentissimo. C’è una lunga scena in cui perde le staffe e sfascia tutto. Avrebbe potuto farla meglio ma non importa, perché più avanti da il meglio di sè. Gli basta un mezzo sorriso per arrufianarsi il pubblico. Difficile trovare un altro che sia allo stesso tempo (ex)macho e sornione come lui.
Kristen Stewart interpreta la giovane figlia (17enne) del protagonista. Bella e semplice. Nasconde un segreto.
Moob BloodGood fa la ventenne supersexy di origini asiatiche. Un’arrampicatrice sociale sfrontata e maliarda ma che sa quel che vuole e riesce pure ad ottenerlo.
Colonna sonora degna di nota. Varia e molto bella. C’è di tutto: dalla bossa nova, al mezzo tempo, passando per dei pezzi ansiogeni, più qualcosa di orchestrale e qualcosa di swing.
Voto globale per la pellicola: 6. Senza infamia e senza lode.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.