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1
gen 12

Notorius

Notorius

Notorius – L’amante perduta
(Notorius)

di Alfred Hitchcock (USA, 1946)
con Ingrid Bergman, Cary Grant,
Claude Rains, Leopoldine Konstantin, Louis Calhern,
Reinhold Schünzel, Alex Minotis

Tormentata storia d’amore ad alto rischio tra un agente dello spionaggio USA e la figlia americana di una spia tedesca. Dopo l’incriminazione di suo padre, la giovane Alicia Huberman – una trentenne ubriacona, viveur e molto dissoluta – decide di partire per un viaggio a Panama con uno dei suoi amanti, un riccone molto più anziano di lei. Il suo desiderio è di andare lontano e provare a dimenticare la brutta storia che l’ha toccata da vicino e in cui ha rischiato di essere coinvolta. La notte prima della partenza, però, un bel poliziotto la avvicina, chiedendole di andare con lui in Brasile.
L’agente Devlin vuole ingaggiarla come collaboratore dell’intelligence USA e farla infiltrare nell’ambiente di alcune spie tedesche di stanza a Rio. Alicia, non avendo grosse prospettive davanti a sé, già annoiata per il futuro viaggio con l’anziano amante e invaghita dell’elegante sbirro dai modi gentili, decide di accettare la missione.
Una volta arrivati in Brasile, tra i due scatta la passione ma ben presto la missione si fa ardua. Ad Alicia viene chiesto di sedurre Alexander Sebastian, il capo dell’organizzazione spionistica tedesca locale, per poter così facilmente frequentare casa sua. I due amanti sono inizialmente molto combatutti e riluttanti, chiedono l’un l’altra una prova d’amore che però non arriva. Sono infatti troppo orgogliosi per dichiararsi l’amore che provano; alla fine dunque lasciano che la loro relazione finisca, sebbene continuino a lavorare fianco a fianco nella missione, ligi nel loro dovere di agenti segreti americani. I loro sentimenti trionferanno, comunque, cioè i due torneranno a essere sinceri reciprocamente solo quando Alicia, avvelenata da Sebastian – ormai suo marito, si troverà a rischiare la vita.
Che Ingrid Bergman e Cary Grant fossero belli lo sappiamo. Che sono stati due grandi attori, anche. Dunque cosa aggiungere? Diciamo allora che la direzione di Hitchcock rende il tutto ancora più gradevole.
Gran bel film. Per appasionati di pellicole dell’epoca d’oro di Hollywood ma non solo.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


15
ago 09

Duplicity

Duplicity

Duplicity

di Tony Gilroy (Usa, 2009)
con Julia Roberts, Clive Owen,
Paul Giamatti, Tom Wilkinson, Carrie Preston,
Thomas McCarthy, Wayne Duvall, Dan Daily, Fabrizio Brienza,
Rick Worthy, Oleg Stefan, Denis O’Hare, Kathleen Chalfant,
Robert Bizik, Lisa Roberts Gillan, Lucia Grillo, Andrea Osvart

Spy story contemporanea con i ritmi, il montaggio e la colonna sonora molto simile ad uno qualsiasi degli episodi della saga “Ocean’s”.
Durante una missione, le spie Claire Stenwick e Ray Koval s’incontrano per caso e, dopo un breve gioco di seduzione, finiscono a letto. Il mattino dopo Ray scoprirà di essere stato drogato e derubato da Clair. Passano alcuni anni. I due vengono a contatto ancora una volta e saranno ancora scintille di passione. Questa volta però, dopo un lungo chiarimento, tra i due sboccerà il vero amore, tant’è che Claire e Ray decideranno di uscire dalle intelligence da cui dipendono, mettersi a lavorare per aziende private e giocare “in proprio” una partita da 40 milioni di Dollari.
Fate attenzione: la trama è un tantino complessa. Non distraetevi durante la visione poiché parecchi personaggi fanno il doppio e il triplo gioco. C’è da confondersi facilmente.
Julia Roberts è sì una bella donna ma qui dovrebbe svolgere il ruolo della femme fatale che con un colpo di fulmine fa perdere la testa seduta stante alla spia-fustacchione. Non vorrei essere polemico e cattivo ma lasciatemi dire “Mah!”

Clive Owen come spia ci può stare. Tra l’altro, ormai, dopo il muratore Daniel Craig, chiunque può fare l’agente segreto, no?

Tom Wilkinson e Paul Giamatti come alti dirigenti di multinazionale funzionano bene. Sono abbanstanza seri e maturi da risultare credibili. E poi in abito scuro stanno benissimo.
Di Denis O’Hare non so che dire. O meglio: l’ho sempre visto in altri panni. La sua faccia è più indicata per ruoli ‘da cattivo’, piuttosto che da spia industriale.
Andrea Osvart appare per un attimo, durante una delle scene ambientate a Roma: la vediamo seduta ad un tavolino a conversare amabilmente con il protagonista maschile. Bastano pochi secondi per ricordarsi quanto sia bella.
Voto globale alla pellicola: 6. Film un po’ lunghetto e confusionario.
Consigliato solo a chi apprezza i film spionistici e quelli ‘stilisticamente moderni’. Ah beh, sì, certo: anche a tutte quelle donne che vanno in visibilio di fronte al fascino rude di Tronco Owen.
Nota: Tony Gilroy (il regista di Michael Clayton), oltre ad aver diretto la pellicola, ne ha anche scritto la sceneggiatura.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


21
apr 09

The International

The International

The International

di Tom Tykwer (Usa, 2009)
Mexican Gold film
con Clive Owen, Naomi Watts, Luca Barbareschi,

Armin Mueller-Stahl, Ulrich Thomsen, James Rebhorn,

The Journeyman move

Michel Voletti, Patrick Baladi, Jay Villiers, Fabrice Scott,
Haluk Bilginer, Alessandro Fabrizi, Felix Solis, Jack McGee,

Nilaja Sun, Luca Calvani, Steven Randazzo, Victor Slezak

Questo è sostanzialmente un film di spionaggio; un classico del genere arricchito, qua e là, di diverse scene di azione. Non mi ha entusiasmato più di tanto, ma bisogna ammettere che, almeno nel finale, presenta alcuni segni di originalità.
L’azione si svolge tra Berlino, Milano e New York. I due protagonisti sono Clive Owen e Naomi Watts, due agenti dell’Interpol molto in gamba – anche se lei con quei golfini e i lunghi capelli biondi-lisci-perfettini, non è proprio perfetta per la parte – che investigano, cercando di incastrare alcuni pezzi grossi della malavita internazionale. O meglio, pian piano si scopre che i principali indiziati sono i vertici di una grossa banca d’affari lussemburghese, la quale starebbe per investire grandi somme di denaro nell’acquisto di tecnologia per il controllo di missili. Un traffico di armi finalizzato alla mercato africano, nello specifico: per uno Stato perennemente in guerra e sotto minaccia di golpe.
Luca Barbareschi interpreta una specie di buono redento, il titolare di una importantissima fabbrica di armi italiana, un tempo fornitore della banca sotto accusa, politico candidato a diventare il Primo Ministro della nostra beneamata Nazione. Alquanto credibile in questo ruolo. Ad Hollywood si saranno ricordati del suo voltoin virtù del successo che ottenne nei primi anni ’90 esportando negli USA il format del programma tv “C’eravamo tanto amati”?
Della Watts abbiamo già detto: bella sì – ad alcuni piace – ma in questo caso decisamente fuori ruolo. La poliziotta madre di famiglia e dal cuore d’oro questa volta non le è riuscita particolarmente bene. Forse sarà stata anche colpa della sceneggiatura, che gli ha assegnato sostanzialmente un ruolo di secondo piano, fatto sta che non rende.
Owen invece è perfetto. Un cristone di uomo. Alto, robusto, rude nell’aspetto. Per il doppiaggio italiano gli hanno anche affibbiato il vocione roco di Francesco Pannofino. Come agente segreto incazzoso e dai modi spicci ci sta tutto.
La regia non si distingue per particolari trovate ma è dignitosa. Belle le riprese aree della piazza della Stazione di Milano (Piazza Duca D’Aosta).
Voto globale alla pellicola: 7.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


14
dic 08

Nessuna verità

Nessuna verità
(Body of Lies)

di Ridley Scott (Usa, 2008)
con Leonardo Di Caprio, Russel Crowe,
Mark Strong, Carice van Houten, Oscar Isaac,
Vince Colosimo, Ali Khalil, Ali Suliman,
Michael Gaston, Jamil Khour

y

Io lo so: non devo andare al cinema a vedere questi film perché poi non mi piacciono. Lo so ancor prima di entrare in sala. Eppure è andata così. Ci sono stato, al cinema, a vedere questa pellicola per tre semplici motivi: 1. perché me l’hanno chiesto due miei cari amici; 2. perché volevo mettere la testa fuori di casa; 3. perché non avevo niente di meglio da fare.
Ad ogni modo “Nessuna verità” è un film di guerra – in un certo senso. Quella guerra fatta più di spionaggio e controspionaggio, più che di soldati veri e propri. Difatti i due protagonisti sono due agenti della CIA. L’uno, grasso, bolso, cinico, più anziano, che dirige il tutto comodamente da casa, grazie ad un condotto auditivo perpetuamente occupato dall’auricolare di un telefono cellulare. L’altro, più giovane ed atletico che conosce l’arabo ed agisce sul campo – a tutto campo – su tutta l’aria mediorientare.
Avete presente “Traffic” di Steven Soderbergh e “Syriana” di Stephen Gaghan? Beh peggio, molto peggio. Quelli erano due filmoni. Questo è un filmicchio. Molto spesso banale, anzi scontato. Pieno di ovvietà e luoghi comuni. Alla fine il quadretto si completa anche con una presunta morale di stampo iper-qualunquista: “Nessuno è innocente!”. Ma bene, grazie. Bravi! Laviamocene le mani. Buttiamo pure tutto dentro lo stesso calderone. Mi raccomando: che nessuno dica che questo sia un film antipatriottico, o un film filo-mussulmano. Mai sia! Ma nessuno dica, anche, che questo sia un film pro-amministrazione Bush. No! Maledetta ignavia!
Una bella fine ‘a tarallucci e vino’ è quello che ci vuole propinare Ridley Scott. Ed è un vero peccato perché un tempo questo regista ci ha offerto buon cinema – basterebbe citare solo “Thelma & Louise” e “Blade Runner”. Ma anche il più recente “Il genio della truffa (The Matchstick Men)” non era mica male. Anzi: a me è piaciuto molto.
Russel Crowe ha trovato la sua giusta, anzi perfetta dimensione. Bello grasso come è diventato riempie lo schermo. Quei capelli brizzolati gli donano – magari continua anche a piacere alle donne, che ne sai! Comunque sia il personaggio da cinico burocrate dello spionaggio americano gli calza bene addosso.
Leonardo Di Caprio invece con il pizzetto e la barbetta fa semplicemente ridere. Oh, questo qua ha praticmente 30 anni e sembra ancora uno sbarbatello – è proprio il caso di dirlo! Arriverà a 80 anni e sarà ancora capace di reggere un ruolo come adolescente difficile con grande credibilità. in questo film lo vediamo interpretare la super spia, giovane ma già in grado di essere a capo dello spionaggio americano su tutta l’area calda medioorientale. Mah!
Probabilmente è il caso di dire che tra i due litiganti il terzo gode. Difatti il migliore attore di questa pellicola è – a mio avviso – Mark Strong, qui nei panni del capo dei servizi segreti della Giordania. Un bell’uomo tra i 40 e i 50, alto, slanciato, disitinto nel vestire e pieno di eleganza. Parla poco ma chiaro. Si fa capire benissimo, quando vuole qualcosa la ottiene. Minaccia ed elargisce, fa il bello ed il cattivo tempo di chi incontra sulla sua strada. Incrociare il suo sguardo può essere questione di vita o di morte. E’ l’unico che in tutto il film riesce a tener testa al più alto in grado tra gli strafottenti agenti dei servizi americani.
Giudizio complessivo: mediocre. Se proprio volete andare al cinema, sceglietevi un altro film.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


17
nov 08

Gioco a due

Gioco a due
(The Thomas Crown Affair)

di John McTiernan (Usa, 1999)
con Pierce Brosnan, René Russo,
Denis Leary, Ben Gazzara, Faye Dunaway,
Frankie Faison, Fritz Weaver, James Saito,
Charles Keating, Mark Margolis, Michael Lombard,
Esther Cañadas, Mischa Hausserman

Simpatica commediola finto-thriller dal sapore spionistico. Niente di eccezionale ma gradevole.
Thomas Crown, un ricchissimo magnate della finanza, per noia e per amore dell’arte ruba un quadro di Monet da un importante museo di New York. Ad indagare sul furto arriverà non solo il locale dipartimento della polizia ma anche Catherine Banning, un’avvenente perito recupera-furti di un’assicurazione svizzera che inizierà a dare la caccia al ladro manco fosse un segugio inglese.
Ben presto scoprirà il colpevole del furto e gli si metterà alle calcagna per incastrarlo. I due, iniziando a giocare al gatto e al topo, finiranno per innamorarsi l’uno dell’altro. Nella storia ci saranno alcuni colpi di scena dovuti alla scaltrezza di entrambi i protagonisti. L’amore ovviamente cozzerà con gli interessi sia dell’uno che dell’altro. Per entrambi si tratterà infatti di giocarsi il tutto per tutto in un’unica ‘mano finale’, basandosi esclusivamente sulla capacità di fidarsi l’uno dell’altro.
La capacità di questo film – remake di una pellicola omonima del 1968 – di intrattenere è tutta riposta nell’appeal dei due personaggi principali: due star dagli occhi blue e dall’allure ultra-seduttivo.
Pierce Brosnan è perfetto quando si tratta di fare il furbacchione e, a dirla tutta, anche le vesti di miliardario non sfigurano affatto addosso a lui. Sostanzialmente credo che sia stato scelto per questa parte perché in quegli anni fosse suo anche il ruolo di James Bond nella saga di 007.
Renè Russo (all’epoca 45enne) è una bella topolona col crine rosso fuoco. Se il ruolo di scaltra donna d’affari le si addice, non si può dire la stessa cosa per le sue presunte origini brasiliane e la cultura europea. Che la Russo sia un’americanona te ne accorgi da 10 miglia di distanza.
A Denis Leary hanno affidato il ruolo del detective sfigatello che si prende una cotta per la bella agente assicurativa. Buona scelta di cast anche per lui: con quella faccia da cane bastonato e quel taglio di capelli dozzinale risulta credibilissimo.
Frankie Faison fa simpatia: il suo ruolo è quello dell’aiuto detective che si diverte a seguire da vicino i metodi poco convenzionali usati da Catherine nelle indagini.
Faye Dunaway appare in due o tre scene ad interpretare la psicanalista di Crown, a dire il vero un po’ sfrontata per essere un medico.
A Ben Gazzara, invece, hanno lasciato una sola scena in cui cui appare per meno di due secondi nei panni dell’avvocato di Thomas Crown: indossa un grembiule da cucina e pronuncia una sola battuta.
Giudizio complessivo: pellicola disceta, ottima per trascorrere una serata d’autunno senza impegnare tanto la mente. Se ve la foste persa non preoccupatevi: credo che RaiDue la trasmetta 4 o 5 volte l’anno.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


10
nov 08

Austin Powers in Goldmember

Austin Powers in Goldmember

di Jay Roach (Usa, Uk, 2002)
con Mike Myers, Beyoncé Knowles,
Seth Green, Michael York, Robert Wagner,
Mindy Sterling, Verne Troyer, Fred Savage,
Michael Caine, Tom Cruise, Danny De Vito,
Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey, Britney Spears

Questa commedia è veramente pessima. Inutile. Non fa ridere. Inizialmente credevo che si trattasse di un limite del doppiaggio italiano, ma devo ricredermi. Di certo anche nella versione originale in lingua inglese non deve essere tutto questo divertimento.
Mike Myers come comico è davvero sopravvalutato. Nonostante qui indossi i panni di ben 4 personaggi diversi, non riesce a strappare mezza risata. La presunta comicità dell’attore si basa tutta sulle faccette, sulle smorfiette, siu travestimenti, sulle mezze frasi che gli muono in bocca, sui quei giochi di parole banalissimi e beceri che non usano più ormai nemmeno i bambini delle scuole materne.
E’ un peccato che Michael Caine (nel ruolo di Nigel Powers, il padre di Austin) si sia prestato per una simile pellicola. Ma si sa: pecunia non olet, in special modo quando si tratta di una mega-produzione hollywoodiana come questa. Sarà stato pagato profumatamente. O almeno lo spero per lui.
Peccato anche per Beyoncé Knowles, qui nelle vesti della sexy agente CIA denominata Foxxy Cleopatra; bellissima e bravissima com’è, spiace che abbia esordito nel cinema con una tale scemenza.
Tom Cruise, Kevin Spacey, Gwyneth Paltrow e Danny De Vito fanno un piccolissimo cammeo nella parte di se stessi come attori di “AustinPussy”, una specie di film biografico sulla vita dello strambo agente segreto.

Anche Britney Spears interpreta se stessa, però lo fa cantando e ballando un suo pezzo (“Boys”) per un minuto scarso. Nei titoli di coda riappare per fare la (finta?) svampita che corteggia il nano Mini Me.
In un frangente appaiono anche Steven Spielberg, Quincy Jones e Burt Bacharach.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


10
nov 08

Quantum of Solace

Quantum of Solace

di Marc Foster (Usa, UK, 2008)
con Daniel Craig, Olga Kurilenko,
Giancarlo Giannini, Mathieu Amalric, Judi Dench,
Gemma Arterton, Jeffrey Wright, Davifd Harbour,
Rory Kinnear, Anatole Taubman, Jesper Christensen,
Joaquìn Cosio, Paul Ritter, Jesùs Ochoa, Glenn Foster

Se non lo dice nessuno lo dico io: ormai il film di 007 è un film d’azione come tanti altri. Non ha nulla di peculiare. Il protagonista non ha più alcun briciolo di fascino. Se negli anni ’60 la saga di James Bond lanciò un genere, ormai si ritrova ad inseguirlo per la sola ed unica necessità di far cassa, di sfruttare, di spremere un brand estremamente noto a livello globale. Tutto qui. C’è una scena d’azione ogni 3/4 minuti, vuoi che sia un inseguimento, una sparatoria, una scazzottata, ecc. Il montaggio è così frenetico che si ha difficoltà a seguire le evoluzioni di uomini e mezzi coinvolti nella scena stessa. Roba da far venire il voltastomaco per la concitazione e il mal di testa per la necessità di rimettere insieme i pezzi della storia, ricordare da dove si è partiti e capire dove si vuole andare a parare.
Il carpentiere Craig non si smentisce. Esattamente come nel primo capitolo della nuova saga di 007 non cambia più di una – al massimo due – espressioni. Sarà che il personaggio gliel’hanno scritto così sulla sceneggiatura, ma quest’attore non fa nulla per risultare affascinante o simpatico. Non gigioneggia mai. Mai un mezzo sorriso, mai un ammiccamento. Il suo Bond non è mai tronfio del proprio sex-appeal. E, corregetemi se sbaglio, il tratto distintivo di James Bond era proprio quello di esercitare un fascino enorme su tutte le donne che gli orbitavano intorno ed esserne pienamente conscio e felice.
L’ultima Bond-girl, la russa Olga Kurilenko, ha davvero tanto fascino. Ve ne avevo parlato già qualche mese fa. Non è la classica moretta. Pur venendo dall’est europeo, ha qualcosa di esotico/tropicale. Provate a fare una ricerca su Google e ditemi se non ho ragione. Il ruolo che le hanno affidato le calza molto bene. Io avrei solo modificato un paio di dettagli: taglio di capelli differente e minor numero di sedute davanti alle lampade abbronzanti. Inoltre di buono c’è che, per risparmiare, la produzione dei film di 007 non affida quasi mai il ruolo di Bond-girl ad un volto già noto o ad una super-star del cinema. Cioè ad ogni episodio si scopre qualche nuova starlette pronta per essere lanciata da un trampolino importante verso il successo nello show-biz mondiale.
Gemma Arterton, qui nei panni di una funzionaria del consolato inglese, piace molto al pubblico maschile in sala. Tra le due, comunque, io continuo a preferire la prima.
Judy Dench più invecchia più mi sembra inadeguata a ricoprire il ruolo dell’agente M. La maturità anagrafica e la severità nella recitazione credo che non bastino più. Si fa a fatica credere che un’anziana signora – di ben 74 anni – possa essere ancora a capo dell’agenzia per i servizi segreti britannici (MI6).
Completamente in parte, invece, Joaquìn Cosio che indossa le vesti del generale Medrano, un viscido, violento ed inetto ufficiale sudamericano che, con l’aiuto della Cia e dei ‘cattivi’, realizza un colpo di stato.
Per quanto riguarda Mathieu Amalric sono ancora qui a chiedermi se la sua faccia da invasato possa essere crebile come potente malvagio senza scrupoli.
Fa piacere notare che a Giancarlo Giannini non hanno chiesto di interpretare il tipico italiano da macchietta. Lo vediamo infatti nei panni di un signore di sessant’anni molto distinto, dal fascino discreto, una spia internazionale dal passato glorioso che merita tutto il rispetto e la stima di James Bond.
Da segnalare il fatto che, nonostante “Quantum of Solace” sia un film d’azione a tutti gli effetti, il protagonista ha un suo profilo psicologico ben delineato. Tutto il fulcro della storia questa volta si basa sul fatto che 007 soffra a causa della morte della donna di cui si era innamorato nell’episodio precedente. E di certo questa è una novità per James Bond, un personaggio che saltava di letto in letto, che seduceva ogni coppia di cromosomi XX che gli passava accanto, che non ha mai avuto spazio per i sentimenti, né una liaison ricorrente, né una fidanzata storica. Come lo spiegate dunque? Sir Ian Fleming aveva previsto tutto ciò? L’aveva scritto? E se sì, dove?
Devo essere sincero: a film ultimato io ancora non avevo capito quale fosse il significato del titolo. Ho dovuto chiedere aiuto al buon Negus, il quale si era precedentemente documentato ed è stato così gentile da spiegarmi che “Quantum of Solace” va intenso come “quel tanto che basta per consolarsi”. Insomma per una volta che c’era bisogno di tradurre il titolo, quegl’intelligentoni dei distributori italiani non l’hanno fatto. Tanto di cappello.
Unica nota positiva: i titoli di testa. Sono davvero molto fascinosi. tanto fascinosi da farmi quasi – dico quasi – rivalutare il nuovo tema che qualche settimana fa mi sembrava davvero una ciofeca.
Per un’analisi più completa e per un confronto interessante, provate anche a dare una lettura alla recensione che lo scorso anno ho fatto dell’episodio precedente.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


13
ott 08

L’agente speciale MacKintosh

L’agente speciale MacKintosh
(The MacKintosh Man)

di John Houston (Usa, 1973)
con Paul Newman, Dominique Sanda,
James Mason, Harry Andrews, Ian Bannen,
Michael Hordern, Nigel Patrick, Peter Vaughan,
Percy Herbert, Robert Lang, Jenny Runacre, Roland Culver

Pellicola del filone spionistico non del tutto riuscita.
Ian MacKinstoh, uno dei migliori agenti del controspionaggio inglese, ruba un pacchetto contenente diamanti, spedito per posta, al solo scopo di farsi arrestare e di finire in carcere con un agente che fa il doppiogioco. La sua missione è quella di mettere fuori gioco la spia che ha tradito – o al massimo di ucciderla. Succede però che i due riescano a fuggire insieme, aiutati da una misteriosa organizzazione segreta. Una volta fuori dalla prigione, MacKintosh si accorgerà che un importante onorevole dell’ala reazionaria del Parlamento Inglese copre e spalleggia la spia traditrice.
Paul Newman nei panni del distinto gentleman inglese non sfigura affatto. Anche l’aspetto da spia infallibile non gli calza poi così male. E’ certo, comunque, che in alcuni passaggi il tentativo di questo film di cavalcare gli stilemi di James Bond appare semplicemente ridicolo.
Dominique Sanda non è eccelsa ma se la cava abbastanza. Dapprima interpreta una segretaria tuttofare, al servizio del controspionaggio, capace e ligia al suo dovere. Una tipa che capitola di fronte al fascino del bel MacKintosh senza colpo ferire. In coda al film invece, la stessa, improvvisamente e misteriosamente, tira fuori tutto il suo odio e risentimento nei confronti dei ‘cattivi’, mostrando cioè una personalità dotata di sentimenti – cosa che fino ad allora lo spettatore nemmeno s’immagina per una funzionaria tanto algida.
Il film è ambientato tra Londra, le fredde terre d’Irlanda e l’isola di Malta.
Le musiche sono state composte da Maurice Jarre. La sceneggiatura è di Walter Hill, basata sul romanzo “The Freedom Trap” di Desmond Bagley.
La produzione è di John Foreman per la Newman-Foreman Company.

La scheda di MyMovies.it.