You are currently browsing the Smeerch.it posts tagged: scheda


Piedipiatti

Piedipiatti

di Carlo Vanzina (Italia, 1991)
con Enrico Montesano, Renato Pozzetto,
Ennio Antonelli, Tony Sperandeo, Antonio Ballerio,
Pino Ammendola, Mirella Falco, Roberto Della Casa,
Angelo Bernabucci, Victor Cavallo, Luigi Petrucci,
Anna Benny, Giorgio Trestini, Norman Sanny

È sempre un piacere rivedere questa commedia con Montesano e Pozzetto nei panni di due poliziotti che si trovano quasi per caso a condurre insieme un caso di traffico internazionale di droga. L’uno romano, simpaticone, dai modi poco ortodossi, l’altro milanese, preciso, ligio al dovere, esageratamente rigido in tutto. Un duo di cialtroni che, grazie alla caparbia dei giusti e la fortuna degli ingenui, riesce a incastrare il cattivone di turno, in questo caso rappresentato da un notabile della buona borghesia milanese: un commendatore stimatissimo che usa come facciata una missione umanitaria (buonismo caritatevole) per nascondere l’importazone di crack dalla Colombia.
Uso questo post per dissociarmi da quanti ritengono che i fratelli Vanzina non abbiamo mai scritto – né diretto – una buona commedia. La sceneggiatura, peraltro, è di Piero De Bernardi e Leo Benvenuti su soggetto di Enrico Montesano e degli stessi Vanzina.
Da segnalare anche una gradevole colonna sonora.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Sherlock Holmes – Gioco di ombre

Sherlock Holmes - Gioco di ombre

Sherlock Holmes – Gioco di ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)

di Guy Ritchie (USA, 2011)
con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace,
Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Geraldine James,
Eddie Marsan, Kelly Reilly, Paul Anderson, William Houston

Fiaba fracassona per grandi e piccini. Se vi è piaciuto il precedente episodio, apprezzerete anche questo.
Il perfido professor Moriarty (Jared Harris) ha comprato un’industria bellica e ha intenzione di scatenare una guerra mondiale, mettendo contro Francia e Germania, al solo scopo di costingere gli Stati a rivolgersi a lui per l’acquisto dell’arsenale bellico. Per realizzare il suo piano si avvale dell’aiuto di alcuni anarchici che in quegli anni tentano di creare il panico, organizzando diversi attentati dinamitardi. Il Dr. Watson, novello sposo, abbandona la luna di miele per seguire Sherlock in giro per l’Europa nella folle impresa di sventare il progetto malvagio di Mortiarty.
Non ho letto i romanzi di Doyle per cui non so quanto questa pellicola sia attinente all’opera originale ma credo che ormai questa valutazione non sia più importante. Ritchie ha preso solo spunto dal personaggio del celebre investigatore per creare un divertente action movie molto avventuroso ambientato nell’ultimo decennio del XIX secolo.
Downey e Law se la cavano ottimamente, come al solito. Il loro è un umorismo leggero, senza vere e proprie battute comiche. Diciamo che ci mettono le espressioni buffe. Più che altro il grande lavoro è stato fatto in fase di scrittura per far rivivere sulle labbra dei due protagonisti quello humor inglese sagace che si avvale spesso di contorte perifrasi per esprimere un giudizio.
Non vorrei parlare di maschilismo ma mi stupisce un po’ che il film sia imperniato quasi esclusivamente su Holmes e Watson e che non ci sia alcuna figura femminile importante al loro fianco. Certo, c’è Noomi Rapace nel ruolo della zingara che accompagna i due protagonisti nell’ultima fase dell’avventura, c’è la bella Rachel McAdams nei panni della truffaldina Irene Adler e Kelly Reilly ad intepretare la neo-sposa di Watson, ma mi sembrano tutti ruoli davvero molto marginali. Il che suona strano.
Una citazione speciale va fatta per il ruolo del fratello di Holmes, tale Mycroft: un buffissimo diplomatico inglese corpulento e dai modi compassati, interpretato dal grandioso Stephen Fry.
Voto complessivo: 6. Un buon prodotto di intrattenimento. Forse meno interessante del primo episodio ma ancora abbastanza valido.

Nota: a differenza del capitolo precedente, questo film è stato prodotto negli Stati Uniti, anziché nel Regno Unito.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

di George Clooney (USA, 2011)
con Ryan Gosling, George Clooney, Paul Giamatti,
Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Marisa Tomei,
Jeffrey Wright, Max Minghella, Talia Akiva, Jennifer Ehle,
Gregory Itzin, Michael Mantell

Senza alcun ombra di dubbio questo è uno dei migliori film dell’anno. Sia per la storia – liberamente tratta dalla pièce teatrale “Farragut North” di Beau Willimon – che per la recitazione.
Clooney ha deciso di raccontare le difficili scelte che la vita ci costringe a fare attraverso la messa in scena del teatro della politica americana contemporanea.
In un’unica opera filmica troviamo mescolati con sapienza diversi ingredienti: ambizione, ipocrisia, vanità, egoismo, presunzione, cinismo, disprezzo, talento, lealtà, tradimento, vendetta, idealismo, insensibilità e molto altro ancora.
Stephen Meyers è uno spin doctor, un giovane e rampante responsabile del comitato elettorale del governatore Mike Morris, uno dei due candidati Democratici alla Casa Bianca. Siamo in Ohio, piena campagna elettorale. La sfida tra i due pretendenti sta arrivando al termine, la tensione è alta. Stephen è bravo e lo sa. Persino gli avversari lo sanno, tanto che gli offrono di passare dall’altra parte della barricata a lavorare per il senatore Pullman. Il ragazzo è tanto pieno di sè da essere sul punto di accettare ma crede a tal punto nella missione di Morris, nella sua buona fede da rinunciarci. Ci ripensa, insomma, preso com’è dal progetto, dalle parole piene di giustizia e speranza del governatore, nonostante sia egli stesso a “massaggiare il messaggio”. Crede fortemente nell’uomo per cui lavora e nelle idee che lui stesso prepara e organizza per essere veicolate attraverso la bocca del candiato. Di Morris si reputa quasi amico, non solo dipendente.
Sebbene non cambia casacca, Stephen si trova comunque in difficoltà; questo primo contatto con gli avversari, questo incontro segreto che non brilla certamente per correttezza deontologica gli fa ballare la sedia sotto il sedere in quanto una nota giornalista viene a conoscenza del fattaccio e minaccia di rivelarlo dalle colonne del giornale per cui scrive. Come se non bastasse, Paul, il capo del comitato elettorale di Morris, cerca un accordo con il senatore Thompson al fine di ottenere il suo pubblico appoggio e spostare, di conseguenza, i voti di centinaia di delegati dalla loro parte, ma non ci riesce. Il politico è furbo perciò traccheggia e mercanteggia. Per essere eletto candidato ufficiale dei Democratici alla poltrona della Presindenza a Morris mancano solo i voti dei delegati che pendono dalle labbra di Thompson. Pur essendo in leggero vantaggio, Morris ha bisogno di quei voti, lo sa bene ma oppone resistenza. Non vuole trattare, non vuole sporcarsi le mani scendendo a patti con un politico affarista e opportunista della vecchia guardia.
Nel frattempo una ragazza molto carina che lavora al comitato come stagista seduce Stephen con dolcezza e determinazione. Non voglio svelare altro ma sappiate che a questo punto l’intreccio dei fatti si fa molto avvincente.
Quando la situazione precipita definitivamente al protagonista non resta che scegliere: uscire di scena con la coda tra le gambe, ossia abbandonare il gioco dei duri e degli adulti con il pelo sullo stomaco, ammettendo di aver perso, oppure rilanciare. La scelta per Stephen sarà difficile, ma neanche tanto quando si accorgerà di aver vissuto in una grande illusione che egli stesso ha contribuito a costruire.
Il cast è davvero straordinario. Clonney ha voluto intorno a sé solo attori di prima classe. Si è riservato il ruolo di Morris, il candidato bonario e liberale che riesce anche ad essere idealista e para-socialista allo stesso tempo. L’Obama della situazione praticamente.
Ryan Goslin è al cenro della scena. Protagonista assoluto. Ormai non sbaglia più un film. Il 2011 è l’anno suo. Il giovane rampante e di belle speranze l’aveva già interpretato (e alla grande) nel film “Il caso Thomas Crawford”. Probabilmente è stato scelto anche per questo. Dire che è bravo è dir poco. Applausoni per lui.
Hoffman grandioso, come al solito. Sua la parte di Paul, il saggio responsabile dell’ufficio stampa di Morris, un uomo che per decenni è si è fatto le ossa dentro un comitato elettorale.
Paul Giamatti è il capo ufficio stampa del senatore Pullman, il contraltare di Paul insomma: un uomo cinico all’ennesima potenza. Il tale che cerca attraverso svariate lusinghe di convincere Stephen ad andare a lavorare per il comitato elettorale dell’altro candidato dei Democratici.
La bellissima Evan Rachel Wood interpreta la giovane stagista. La sua acconciatura mi ha un po’ lasciato perplesso. Una bionda platinatissima con pettinatura in stile diva del cinema americano anni ’50 è credibile come bassa manovalanza per la campagna delle primarie democratiche? Sono dubbioso, non saprei. Ad ogni modo non importa che capelli le abbiano fatto perché lei è eccezionale. Recita da attrice navigata, nonostante abbia solo 24 anni. Apprezzabilissima nella parte della ragazza molto giovane ma già conscia del proprio sex appeal, della bella bambolina che gioca a fare l’adulta, ma che crolla come un castello di carte di fronte alle grandi scelte e alle disgrazie che la vita le para davanti.
La simpatica Marisa Tomei incarna la giornalista tosta e senza scrupoli, sempre a caccia della notizia bomba.
A Jeffrey Wright l’infausto ruolo del senatore opportunista, del politico arrivista. Davvero molto strano, scelta di cast inconsueta: per quanto mi ricordi, questo attore ha recitato il più delle volte in ruoli alquanto positivi.
Voto finale: 9. Pellicola eccelsa. A parte la storia molto originale e la recitazione di tutto il cast, ho apprezzato molto anche la fotografia, che in più di occasione mi ha ricordato quella di “Good Night and Good Luck”. Si confrontino ad esempio i controluce delle scene iniziali dei due film.
Se siete fan della serie “The West Wing” molto probabilmente adorerete anche questa pellicola.

Nota personale: questo film l’ho visto in lingua originale presso il Cinema Fiamma di Roma. Lo ammetto: non mi aspettavo che Gosling avesse una voce così. Nei film italiani fino ad ora era sempre stato doppiato da voci più mature.
Qui trovate il trailer ufficiale (in inglese).

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Il giocattolo

Il giocattolo

Il giocattolo

di Giuliano Montaldo (Italia, 1979)
con Nino Manfredi, Arnoldo Foà, Vittorio Mezzogiorno,
Pamela Villoresi, Marlène Jobert, Olga Karlatos,
Daniele Formica, Mario Brega, Arnaldo Ninchi, Mario Cecchi,
Luciano Catenacci, Renato Scarpa, Carlo Bagno

Vittorio Barletta è il ragioniere di una grossa azienda lombarda. Per il suo capo, l’industriale Nicola Griffo, è un fidato braccio destro che si occupa di tutto: va a versare e a ritirare il denaro dalla banca, nasconde in casa libri della “contabilità occultata”, fa da testa di legno per l’apertura di società off shore, ecc. Dopo essere stato ferito durante la rapina in un supermarket, si prende un breve periodo di convalescenza e si dedica al suo hobby preferito: riparare orologi d’epoca. Tornato al lavoro, si rende conto che Nicola Griffo l’ha sostituito con un altro gorilla, un vecchio ufficiale in pensione che pare garantire più sicurezza alla società perché abitualmente porta con sé una pistola. Per riguadagnare la fiducia del suo capo, riprendersi il suo ruolo in azienda e non sentirsi “superato”, Vittorio decide quindi di comprare un’arma. Uscito dall’armeria, viene però picchiato e derubato della pistola. Il momento di debolezza e riflessione comunque dura poco: Vittorio non demorde. Il suo amico poliziotto Sauro Civer gli regala un’altro costoso revolver e lo porta ad allenarsi al poligono di tiro. Vittorio si scoprirà un grande tiratore sportivo ma in poco tempo l’istinto omicida prenderà il sopravvento su di lui. Una sera, per caso, si trova coinvolto in una sparatoria in pizzeria e non può fare a meno di usare l’arma per uccidere: dopo aver visto il suo amico Sauro morire sotto i suoi occhi, istintivamente decide di rispondere al fuoco, spara per vendetta e uccide il malvivente assassino mentre si dà alla fuga. A questo punto Vittorio diverrà definitivamente schiavo della sua arma, non riuscirà più a separarsene, senza contare che sarà pian piano estromesso dalla sua azienda e finirà per allontanarsi anche da sua moglie, che peraltro nel frattempo si è gravemente ammalata.
In apertura la pellicola ha quasi un taglio reazionario e fascistoide, sembra cioè che stia lì lì per affermare attraverso le immagini un qualuquistico: “Signora mia, quanta violenza c’è al giorno d’oggi”. Poi prende una piega diversa e finisce per illustrare la deriva pericolosa e incontrollata che spesso prende il desiderio di auto-difesa. Un film sui rischi del farsi giustizia da soli? Forse. Alcuni l’hanno addirittura considerato una versione italiana de “Il giustiziere della notte”, ma non saprei sire se è corretto, dal momento che non l’ho visto.
Manfredi è in parte, come al solito. Probabilmente un tantinello troppo anziano (aveva 58 anni quando ha girato) ma non mi è sembrato un grande problema. Nei panni del ragioniere “buono e fesso” ci sta bene, forse meno in quelli del giustiziere ma non importa.
Ottima performance per Vittorio Mezzogiorno. Suo è il ruolo del giovane poliziotto campano, leale e coscenzioso.
Buona recitazione anche per la Jobert, qui nei panni della tranquilla e comprensiva signora Barletta.
Deliziosi i duetti tra Nicola Griffo (Arnoldo Foà) e sua figlia Patrizia (Pamela Villoresi): non sopportandosi, si dicono in faccia ogni sorta di cattiveria, spesso alla presenza di Vittorio. L’uno è un padre padrone, ricchissimo e arrogante, che vuole tenere sua figlia lontano dal rischio di un rapimento a fini di riscatto miliardario, l’altra si sente schiava della limitazione di libertà imposta da suo padre e schifata dal suo forte attaccamento al denaro.
Mario Brega interpreta uno dei compari del malavitoso assasinato in cerca vendetta.
Daniele Formica invece recita nel ruolo del gestore del poligono frequentato da Sauro e Vittorio.
Nota: il soggetto è stato scritto da Sergio Donati, che ha curato anche la sceneggiatura con lo stesso Manfredi con il regista Montaldo.
Voto: 5 e mezzo. Discreto.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Midnight in Paris

Midnight in Paris

di Woody Allen (Francia, 2011)
con Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion Cotillard,
Michael Sheen, Carla Bruni, Adrien Brody, Kathy Bates,
Nina Arianda, Kurt Fuller, Tom Hiddleston, Alison Pill,
Mimi Kennedy, Léa Seydoux, Corey Stoll, Lil Mirkk, Gad Elmaleh

Partiamo con le cose semplici. Questo è migliore del precedente film di Woody Allen. Dunque i delusi potranno rifarsi. Almeno in parte.
Mi spiego. La commedia è gradevole ma non siamo di fronte a quei capolavori a cui Allen ci aveva abituato durante i decenni precedenti. Peccato. Comunque sia, Midnight in Paris, pur essendo privo del tipico umorismo sagace che da anni contraddistingue le produzioni cinematografiche di questo regista, non è un cattivo film. Anzi.
Il protagonista, tale Gil, è un giovane scrittore americano in vacanza a Parigi con la sua ragazza e i di lei genitori. Innamoratissimo della città, ha il desiderio di trasfericisi a vivere ma la sua ragazza Inez non pare essere del tutto d’accordo. Mentre cenano in lussuoso ristorante i due incontrano un’altra coppia di americani: Paul, un professore vecchio amico di Inez, e la sua compagna. Iniziano così a visitare Parigi in quattro ma Gil presto si stufa e decide di abbandonare la comitiva, anche perché Paul gli risulta particolamente antipatico a causa della sua pedanteria. Inez invece, affascinatissima dal suo amico colto e barbuto, decide di continuare con lui il tour culturale per la città da sogno.
Mentre la sua ragazza è in giro per Parigi, Gil preferisce passeggiare in solitudine per la città; così facendo, una notte si imbatte per caso in degli strani personaggi, un gruppo di artisti del passato di cui è fan da sempre: Ernest Hemingway, Cole Porter, Francis Scott e Zelda Fitzgerald. Inizialmente gli sembrerà tutto un sogno (anche perché è abbastanza alticcio) ma ci metterà poco ad accorgersi che si tratta di una specie di realtà parallela in cui si trova immerso, una specie di “Inception” nel passato – per la precisione negli anni ’30.
Di questa vita notturna vissuta in compagnia dei suoi amici artisti Gil s’innamorerà senza remore. Sarà il suo rifugio dai problemi diurni con la sua ragazza e il presente. Di notte incontrerà anche Adriana, una bellissima moretta per cui perderà la testa. Persino la sua autostima, dai livelli bassi in cui si trovava prima delle frequentazioni notturne, farà notevoli progressi grazie all’incontro con Gertrude Stein, che accetterà di leggere il libro che sta scrivendo e gli fornirà diversi consigli su come procedere con il lavoro.
Non vi svelo il finale ma sappiate che nasconde una morale. Anche condivisibile, a dire il vero: né banale, né troppo scontata.
Domanda importante: ma si ride durante la visione di questo film? Mah. Poco, direi quasi mai. A parte una scena straordinaria in cui il protagonista incontra in un bar uno stralunatissimo Salvator Dalì (magnificamente interpretato da Adrien Brody) che non fa altro che rifersi alla figura del rinoceronte. Ma questo è solo il mio personalissimo parere.
Owen Wilson è un’attore che mi sta un sacco simpatico; bravissimo, certo, ma sinceramente non so è stata la scelta perfetta per questa pellicola. Diciamo che non è fuori ruolo ma personalmente lo preferivo nei panni di personaggi demenziali. Quella non è la faccia di uno scrittore americano con problemi esistenziali.
Rachel McAdams invece è perfetta. Fa la giovane americana di buona famiglia, una biondina dolce e sexy anche un po’ stronzetta, la fidanzatina perfetta che ti sta al fianco finché non si stufa o non si presenta il primo problema serio. Non so come dirvelo: io l’ho trovata molto più che attraente. Per i primi 20 minuti di pellicola non ho fatto altro che guardare e pensare alle sue gambe.
Michael Sheen interpreta un giovane professore americano che viene invitato alla Sorbonne. Affascinantissimo. La barba nera e folta gli dona molto. Peccato abbia dovuto recitare la parte di un rompiscatole saputello e pretenzioso.
Marion Cotillard è bella, ma questo lo sappiamo. Qui recita la parte della ragazza giovane e frivola che non sa quel che vuole. Il personaggio di Adriana è un’apparente ingenua che si fa affascinare da enormi personalità e che attraverso questo atteggiamento nasconde il suo vuoto esistenziale. Riesce comunque a far innamorare il protagonista con un solo sguardo. Bontà sua.
Di Adrien Brody ho già detto.
Carla Bruni: quasi “non pervenuta”. Ha solo un paio di scene nei panni di un’insulsa guida turistica. Il presidente francese ci scuserà per questo.
Kathy Bates nei panni di Gertrude Stein per me è un “Boh”.
Mi ha stranito vedere Alison Pill nei panni di Zelda Fitzgerald. Il suo ruolo è emblematico. Risulta buffa in un primo momento e tragica poco dopo. Un peperino frizzante prima e un anima in pena in preda alla disperazione più profonda dopo. La bravura di Allen credo stia anche nel saper raccontare personalità di questo tipo, nonostante in questo caso l’abbia fatto attraverso un paio di pennellate/scene appena.
Molto buffo anche Gad Elmaleh, l’attore a cui hanno affidato il ruolo di un investigatore privato francese. Recita una sola battuta ma la situazione in cui si viene a trovare è decisamente divertente.
Voto: 6. Sufficienza. Da Allen ci si aspetta sempre capolavori.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

La marcia su Roma

La marcia su Roma

di Dino Risi (Italia, 1962)
con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi,
Angela Luce, Roger Hanin, Mario Brega,
Gérard Landry, Antonio Cannas, Nino Di Napoli,
Daniele Vargas, Edda Ferronao, Carlo Kechler, Liù Bosisio

Una delle commedie più belle della storia del cinema italiano.
Due ex commilitoni che hanno servito la Patria insieme durante la Prima Guerra Mondiale, due cialtroni senza arte né parte che non hanno nulla da perdere, si infervorano per le teorie del movimento Fascista e seguono alcune camice nere alla volta di Roma per realizzare la tristemente nota “Marcia su Roma”. Durante il lungo tragitto, però, si renderanno conto di quanto siano falsi i valori propugnati ufficialmente dal movimento, di quando opportunisti siano i dirigenti e di come sia orribile sporcarsi le mani con la violenza, l’unico sistema che le squadracce usano per ottenere potere e consenso.
Gassman e Tognazzi sono al massimo della forma. L’uno interpreta il ruolo dello sfontato e opportunista, l’altro è il sempliciotto di campagna che sogna di poter avere un giorno un pezzo di terra da coltivare.
Roger Hanin è molto buffo nella parte del Capitano Paolinelli, un fascista con pizzetto scuro e folto che dà ordini con il tipico piglio da federale.
In questa pellicola troviamo anche un giovane Mario Brega nei panni di un rozzo e manesco squadrista.
Nota: il soggetto e la sceneggiatura sono di Age e Scarpelli, Ruggero Maccari, Sandro Continenza, Ghigo De Chiara ed Ettore Scola.
Film da guardare assolutamente. Voto: 9.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Dannazione

Dannazione 

di Chuck Palahniuk
Mondadori, Strade Blu – Dark
250 pagg. – 17,50 Euro

Immaginate una fusione tra l’inferno dantesco e il Mago di Oz. Qui la Dorothy della situazione si chiama Madison Spencer ed è morta. La voce narrante, nonché protagonista del romanzo, è una ragazzina in età prepuberale molto colta e sagace, oltre che cinica. Si trova all’inferno perché è morta (ovviamente) anche se inizialmente non si capisce precisamente cosa abbia fatto per meritarsi la dannazione eterna. Di lei sappiamo però che ha due genitori molto famosi, due vip appartenenti al mondo dello showbiz.
Non voglio svelarvi molto perché questo libro è davvero fantastico e va scoperto pagina dopo pagina, ma lasciatemi elogiare l’approfondita ricerca che l’autore ha compiuto sui miti del passato legati ai demoni e alla rappresentazione dell’inferno. Scandagliando l’immaginario dei nostri avi, le diverse culture delle varie zone del mondo, le religioni monoteiste e politeiste dalle origini dell’apparizione dell’uomo sulla Terra ad oggi, Palahiunk è riuscito a tracciare un quadro dell’Inferno molto vario, non del tutto attinente all’interpretazione offerta dal Cristianesimo. A dirla tutta, forse in alcuni passaggi la descrizione degli inferi è un po’ troppo da “macchietta”, grottesca e infantile. Ma, d’altronde, la protagonista ha meno di 13 anni ed è lei a raccontare.
Questa volta persino il finale è degno di plauso. Mi spiego: io adoro Palaniuk, credo che sia un grande raccontastorie, che scriva benissimo, ma solitamente “cicca” i finali. Cioè il più delle volte crea delle opere straordinarie che però terminano in modo banale e/o deludente. Questa volta no. La storia di “Dannazione” si evolve in maniera stupenda, tutto fila liscio e in coda troviamo anche un bel “coup de teatre”. Non aggiungo altro.
Consigliatissimo a tutti quelli che già apprezzano lo stile Palahniuk.

La scheda di Bol.it e quella di IBS.it.

Per grazia ricevuta

Per grazia ricevuta

di Nino Manfredi (Italia, 1971)
con Nino Manfredi, Lionel Stander, Paola Borboni,
Delia Boccardo, Fausto Tozzi, Enzo Cannavale, Mariangela Melato,
Tano Cimarosa, Gastone Pescucci, Véronique Vendell

Piccolo capolavoro diretto, scritto e sceneggiato da Nino Manfredi con l’aiuto di Leo Bevenuti, Piero De Bernardi e Luigi Magni.
Il film racconta l’esistenza sfortunata di un uomo: una vita intera fortemente segnata dalla fede ma in maniera quasi coatta.
In apertura di pellicola vediamo il protagonista viene portato in una clinica privata perché si trova in condizioni disastrose a causa di un incidente. L’uomo ha il cranio fratturato e altre gravi lesioni sul resto del corpo. Durante l’operazione chirurgica d’emergenza che dovrebbe tentare di salvargli la vita, lo spettatore assiste a dei flashback che gli raccontano tutta la vita dello sfortunato.
Il piccolo Benedetto è un orfano che vive con una zia molto giovane e alquanto dissoluta. Il giorno della sua prima comunione il ragazzo, che è molto discolo, scappa via dalla chiesa perché si sente in colpa per i peccati commessi. Durante la fuga cade da un dirupo ma rimane illeso. Tutti gli abitati del suo piccolo paesino di campagna crederanno in un miracolo, in un intervento salvifico del santo protettore del ragazzino: Sant’Eusebio. La vita di Benedetto così prosegue in clausura, o quasi, rinchiuso cioè (in apparenza volontariamente) dentro un monastero in compagnia di decine di monaci.
Un giorno però l’insistenza di un saggio frate e l’incontro fortuito con una giovane e bella maestrina lo porteranno ad abbandonare questo auto-esilio e a tuffarsi nella vita di mondo, intraprendendo la carriera di commesso viaggiatore. Le sue peregrinazioni termineranno il giorno in cui incontrerà Oreste, un farmacista anziano pieno di vitalità e del tutto anti-clericale, e la sua dolce figlia Giovanna.
Manfredi ovviamente interpreta il protagonista in età adulta. Il suo personaggio è tenerissimo, un uomo semplice e gentile che si sente in trappola, sopraffatto com’è dalle sue paure, un ragazzino mai cresciuto, timoroso del suo destino, che combatte per tutta la vita tra la natura umana (gli istinti) e le credenze religiose che gli sono state inculcate con insistenza durante gli anni della giovinezza.
Il simpatico Lionel Stander interpreta l’anziano farmacista.
Delia Boccardo è la giovane e timida Giovanna, la compagna di Benedetto.
A Paola Borboni il ruolo dell’arcigna madre di Giovanna, una cinica signora anziana che non smette di pensare al suo tornaconto anche quando il compagno di sua figlia è in punto di morte.
Mariangela Melato ha il ruolo della maestrina con la gonna corta, ossia colei che, morsa da una vipera, incosciamente mette in crisi la fede di Benedetto.
La bella Véronique Vendell interpreta un’affascinante e maliziosa ragazza che insidia la verginità del giovane Benedetto.
Gastone Pescucci è il buffissimo e laido Avvocato che accompagna la mamma di Giovanna in ospedale.
Mario Scaccia ha la parte del frate saggio che capisce il dramma interiore di Benedetto.
Il baffuto venditore ambulante di origini siciliane che rifornisce il monastero ha la faccia di Tano Cimarosa.
Enzo Cannavale interpreta una specie di malato immaginario di origini napoletane, un po’ ficcanaso un po’ gentiluomo, che fa compagnia a Giovanna mentre Benedetto è sotto i ferri.
Non avevo mai visto prima d’ora questo film, anche se ne avevo sempre sentito parlare e conoscevo già la canzoncina pseudo-sacra dedicata a Sant’Eusebio. L’ho visto lunedì sera in tv, quasi per caso, su Iris e l’ho trovato davvero originale. Incredibile come una commedia riesca a parlare di un tema così alto come la fede. Apprezzabilissimo anche il tentativo (riuscito) di fondere tabù religiosi, credenze popolari, tormenti psicologici, filosofie di vita e altro ancora in un’unica coerente opera filmica, senza lasciare alcuna sbavatura.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Scialla! (Stai sereno)

Scialla! (Stai sereno)

di Francesco Bruni (Italia, 2011)
con Fabrizio Bentivoglio, Filippo Scicchitano,
Barbora Bobulova, Raffaella Lebboroni, Giacomo Ceccaroni,
Giuseppe Guarino, Prince Manujibeya, Vinicio Marchioni,
Arianna Scommegna, Paola Tiziana Cruciani

Ancora una pellicola in cui si racconta di come un adulto (una figura saggia, una specie di tutore) riporti sulla retta strada un giovane che si era perso, che non aveva ancora trovato se stesso, avendo ignorato per tutta la sua vita il piacere della conoscenza. Un film sulla falsa riga di “Good Will Hunting (Genio ribelle)”, “Scoprendo Forrester”, “Dangerous Mind”, ecc. Storia già vista, insomma. Declinata però in salsa romana.
La figura saggia (anche se non del tutto) in questo caso è Bruno, un veneto sulla cinquantina, di stanza a Roma, ex professore ormai ritirato a vita privata, che per sbarcare il lunario dà lezioni private a studenti e scrive come ghostwriter biografie di personaggi più o meno famosi. Il ragazzo è Luca, un quindicenne di estrazione popolare che gioca a fare il duro, un coattello che ha pochissima voglia di studiare mentre sogna di diventare un grande boss della mala. All’inizio della storia due si conoscono già, l’uno è il professore, l’altro è lo studente svogliato (irrecuperabile), poi subito dopo i rapporti tra i due cambiano. Bruno, pigro solitario e misogino impenitente, scopre improvvisamente che Luca è suo figlio, la madre del ragazzo infatti gli rivela il segreto che aveva mantenuto per anni e gli affida la custodia di Luca, dal momento che è costretta a partire per il Mali per questioni di lavoro. Luca non sa che Bruno è suo padre. Tra i due inizialmente si instaura una sorta di rapporto di pacifica convivenza: il giovane fa i suoi porci comodi mentre l’adulto sopporta di malavoglia, nella speranza che il ragazzo non arrechi grande fastidio. Tra l’altro Bruno, che prendersi grosse responsabilità non ha mai voluto, né fare il padre, si comporta in modo che sottotraccia la relazione rimanga alquanto fredda e distaccata, qualcosa insomma che non sconfini in un grande coinvolgimento. Ma le cose non vanno affatto così. A scuola Luca è uno dei peggiori: mal visto dai professori e grande menefreghista. Quando Bruno si reca per la prima volta al colloquio con i docenti e apprende che il ragazzo rischia di farsi bocciare, decide di cambiare musica e di mettersi a fare l’adulto coscienzioso, il tutore al pieno delle responsabilità affidategli. Sotto la sua guida il ragazzo iniziera ad interessarsi un po’ allo studio. Durante le ore di libera uscità, però, finirà anche per cacciarsi in guai molto grossi, spinto dalla voglia di dimostrare quanto è cazzuto.
Spiace che in un filmetto di così bassa levatura sia finito Bentivigoglio. Lo stimo da tanto tempo. Merita copioni migliori. Non che qui non se la cavi. Anzi, in certi passaggi è perfetto, ha l’età giusta e l’aspetto adatto per un ruolo del genere, ma per un attore di Serie A ci vogliono ben altre proposte.
Filippo Scicchitano (alla sua prima apparizione sul grande schermo) se la cava molto bene. Del tutto credibile. Bravo. Il ragazzo di strada è nelle sue corde. Speriamo di vederlo presto in altri ruoli differenti.
Un ruolo piccolo ma fondamentale è stato affidato al grande (e affascinante) Vinicio Marchioni – sì il Freddo della serie “Romanzo Criminale”. Interpreta anche qui un gangster, uno spacciatore giovane ma già molto potente, amante dell’arte e del cinema.
L’affascinante Barbora Bobulova (qui con capigliatura rosso-vamp) recita la parte dell’ex pornostar rumena, ormai ricca e famosa, che racconta allo scrittore ghostwriter la sua burrascosa vita, in particolare i dettagli della sua carriera a luci rosse.
A Paola Tiziana Cruciani il ruolo dell’impicciona titolare del bar tavola calda in cui Bruno consuma quasi tutti i suoi pasti.
In breve. Consigliato? No. Spiace perché Francesco Bruni come sceneggiatore è in gamba. Sua è ad esempio la sceneggiatura di “Ovosodo”, “Ferie d’Agosto” e “My Name Is Tanino”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Anche se è amore non si vede

Anche se è amore non si vede

Anche se è amore non si vede

di Salvatore Ficarra e Valentino Picone (Italia, 2011)
con Salvo Ficarra, Valentino Picone, Ambra Angiolini,
Giovanni Esposito, Diane Fleri, Sascha Zacharias,
Fabrizio Romano, David Furr, Rossella Leone, Maria Di Biase,
Tito Tomassini, Stella Sabbadin, Alessandro Curino, Corrado Nuzzo

Un altro film di Ficarra e Picone. Questa volta i due attori si mettono anche dietro la camera da presa ma sinceramente il risultato non cambia molto. Devo essere sincero: non sono rimasto deluso, ma è anche vero che non è che mi aspettassi granché. Questi due ragazzi un tempo mi stavano abbastanza simpatici ma da tempo non fanno altro che ripetersi. Peccato. Il film sta tutto sulle spalle di Ficarra. I pochi frangenti in cui si ride si devono a lui, al suo modo di parlare, di alludere, al suo piglio da giullare.
“Anche se è amore non si vede” è la solita commedia degli equivoci. Valentino e Gisella sono una coppia storica, stanno insieme da tanti anni, ma lui è troppo appiccicoso, troppo assillante e sdolcinato, la riempie insomma di troppe attenzioni, tanto da costringerla a lasciarlo. La decisione però è difficile, Gisella è sicura di volerlo mollare ma non ha il coraggio di riferire a Valentino le sue intenzioni, per cui decide di rivolgersi a Salvo, il migliore amico del suo ragazzo. Sarà lui a dover comunicare la brutta notizia. Salvo e Valentino, oltre a essere grandi amici, sono anche colleghi: portano in giro i turisti stranieri per le strade di Torino sopra un bus a due piani di cui sono proprietari. In occasione del matrimonio di due amici della loro comitiva (Orazio e Angela) torna in città anche Sonia, una vecchia amica che si è trasferita negli Stati Uniti e che lì ha trovato un compagno, tale Peter. Il legame tra Sonia e Salvo è sempre stato fortissimo. Ora che sono in Italia, le cose tra Sonia e Peter non sembrano andare per il meglio, anche perché Sonia è sempre stata segretamente innamorata di Salvo. Anche lei però non ha il coraggio di comunicare i suoi sentimenti, così decide di affidare il segreto a Valentino. Sarà quindi lui a dover dire a Salvo cosa prova Sonia.
Due parole su Ambra. Non so perché ma non riesco ad essere imparziale nell’esprimermi su di lei. Ho sempre dei pregiudizi nei suoi confronti. Non la trovo una grande attrice – in questo film spesso va sopra le righe – in più mi ispira una certa antipatia. Qui poi le sue braccia da bodybuilder (spesso nude) incutono anche un certo timore.
Diane Fleri l’ho scoperta con il film “Mio fratello è figlio unico” e da allora non ho smesso di provare simpatia per lei; è dolcissima, ha un sorriso particolarmente accattivante e il rotacismo la rende un po’ buffa. Credo che possa recitare ancora per molto tempo, e con successo, la parte della fidanzatina.
Per il ruolo della stangona bionda straniera che fa la guida turistica avrebbero dovuto prendere qualche altra attrice. Secondo me Sascha Zacharias non è stata una buona scelta di cast.
Orazio è interpretato dal simpaticissimo Giovanni Esposito. La scena più divertente del film la interpreta lui a pochi minuti dalla chiusura della pellicola. La barese Rossella Leone interpreta Angela, la sua futura moglie.
Giudizio complessivo sul film: 5 e mezzo. Sì, film buffo, simpatico. Ma fino a un certo punto. Piacerà di certo ai fan di Ficarra & Picone, a quelli che li hanno conosciuti con Striscia la notizia o che amavano le loro performance sul palco di Zelig. Ma anche a quelli che hanno riso guardando le loro precedenti pellicole. Io invece l’ho trovato addirittura fastidioso dal momento in cui ha iniziato a esagerare con le situazioni farsesche come la scazzottata in stile “Bud Spencer & Terence Hill” o la scena dell’autobus bloccato nel traffico.

Il trailer. La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

P.S.: ringrazio pubblicamente Tony per avermi invitato all’anteprima romana di questo film.