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feb 12

Millennium – Uomini che odiano le donne

Millennium - Uomini che odiano le donne

Millennium – Uomini che odiano le donne
(The Girl with the Dragon Tattoo)

di David Fincher (USA, 2011)
con Rooney Mara, Daniel Craig, Robin Wright, Steven Berkoff,
Christopher Plummer, Stellan Skarsgård, Joely Richardson,
Yorick van Wageningen, Geraldine James, Goran Visnjic,
Donald Sumpter, Tony Way, Ulf Friberg, Per Myrberg

Uno dei migliori thriller degli ultimi anni. Da vedere assolutamente. Qui il trailer italiano.
Non importa che abbiate letto o meno il romanzo omonimo di Stieg Larsson da cui è tratto o che abbiate visto o meno la precedente trilogia cinematografica svedese.
David Fincher ha fatto un ottimo lavoro, anche se mi pare di capire, appunto, che la base da cui partiva (la storia originale e lo script) fosse già ottima. Millenium è un film affascinante sin dai titoli di testa, che sembrano un videoclip di ottima fattura.
Grande è la sapienza nel costruire i personaggi, pian piano, gradualmente; su di loro scopriamo molte cose eppure chi racconta non svela tutto e subito.
La pellicola è molto lunga (160 minuti circa) ma non annoia affatto, tanto sono avvincenti le vicende (scusate il bisticcio di parole).
Della trama non svelo molto. Sappiate che il protagonista maschile (Mikael Blomkvist) è un giornalista svedese che, dopo essere stato condannato per diffamazione a mezzo stampa, accetta l’incarico di svelare il mistero dietro la scomparsa di una giovane donna, avvenuta circa 40 anni prima nel gelido nord del Paese. Il committente è Henrik Vanger: un vecchio signore molto ricco, il patriarca di una potente famiglia svedese, ex magnate dell’industria nazionale, nonché zio della ragazza scomparsa. Per convincerlo ad accettare il caso, l’anzianissimo Vanger offre a Blomkvist tanto denaro, un posto in cui fuggire dai riflettori dopo la sconfitta professionale e la testa del tizio che ha l’fatto condannare (il potente presidente di una grande società).
La protagonista femminile invece è Lisbeth Salander: una giovane smunta e tatuatissima – una specie di eroina punk decadente – che di mestiere fa l’hacker e che proprio sul giornalista in questione ha compiuto le sue ultime approfonditissime ricerche. Non c’è neanche bisogno di dirlo: questa tipetta è una sociopatica che ce l’ha a morte con gli uomini. Ciò nonostante però, accetterà di aiutare Mikael nella sua indagine. Stop. Andate a vedere il film e godetevelo.
Aggiungo solo che Craig ha la solita faccia da capomastro teutonico. Perfetto dunque per un ruolo da macho scandinavo. Sarà stato scelto per questo? Comunque nei panni di un giornalista io avrei qualche ceffo meno rude e più intellettualoide, insomma alla cui vista non ti venga in mente un tondino o una sparachiodi. Rooney Mara nei panni di Lisbeth è favolosa. Grande scelta di cast. Tra l’altro è anche bellina ma lo si scopre solo in coda, quando abbandona per un attimo il look da tetra sopravvissuta.
Al gigante Christopher Plummer l’onore di interpretare il grande vecchio patriarca. “Gigante” nel senso di mostro di recitazione.
Joely Richardson l’ho trovata enigmatica e distaccata, bella sì ma non particolarmente affascinante.
Robin Wright bah. Come sempre.
Steven Berkoff veste i panni del consigliere di Henrik Vanger.
Il croato Goran Visnjic è un volto che inizia a sbucarmi spesso davanti. Recentemente l’ho visto recitare anche nella serie tv “Pan Am”. Qui dà il volto al titolare dell’agenzia investigativa che ingaggia la protagonista per le ricerche approfondite nei meandri delle vite digitali delle persone.
Mi hanno detto che il film è stato sul serio girato in Svezia, ossia all’incirca lì dove è ambientato. Io ci credo, dal momento che ho visto dei paesaggi davvero affascinanti; mi riferisco sia ai boschi e ai paesaggi innevati dell’isola di Hedestad, che agli scorci delle città ipermoderne (Londra e Stoccolma).
Brano musicale più buffo della pellicola: “Orinoco Flow” di Enya. Ma non vi dico in che momento viene suonato.
Voto globale alla pellicola: 8. Non perdetelo.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Un ringraziamento particolare a Fusion Digital che mi ha invitato al TweetUp con anteprima.
Il film arriverà nelle sale italiane solo domani, venerdì 3 febbraio 2012.


31
gen 12

ACAB – All Cops Are Bastards

ACAB - All Cops Are Bastards

ACAB – All Cops Are Bastards

di Stefano Sollima (Italia, Francia, 2012)
con Pierfrancesco Favino, Marco Giallini,
Filippo Nigro, Domenico Diele, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo

Qui il trailer

Ok. Andiamo per ordine. Concetti semplici. Mi è piaciuto? No. Perché? L’ho trovato fascistoide e senza una storia forte. Mi verrebbe quasi da dire che la trama non c’è, per quanto è deboluccia e prevedibile.
Il film è stilisticamente valido? Sì. Ha ritmo, certo (anche se nella prima metà non succede quasi nulla) ma non basta. Sollima è bravo e fuori discussione. Peraltro, dirigendo la serie tv “Romanzo Criminale”, l’ha già ampiamente dimostrato e qui non fa altro che confermarlo. Dal punto di vista tecnico e narrativo le cose funzionano. Il problema è che c’è poco da raccontare. Che le forze dell’ordine siano inclini al cameratismo, al nonnismo, al razzismo, all’ideologia reazionaria – persino alla violenza – è cosa nota. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Certo il cinema e la tv italiana non la raccontano così spesso questa realtà, per cui va dato atto a questa produzione di aver toccato un tema importante e difficile da trattare, cioè di averci provato. Ma della riuscita dell’operazione, ecco, non sarei così entusiasta.
Un amico che ha visto con me il film ha giustamente fatto notare come questo possa essere quasi considerato un documentario più che altro. Sollima cioè si limita fotografare una situazione, delinea delle figure ma non le fa evolvere, non sviluppa un racconto su queste vite. I profili di questi poliziotti della sezione celere di Roma sono solo accennati ma non approfonditi. Cinque storie iniziano a correre parallele ma si arrestano subito e in maniera strana, si incrociano poco, non raccontano un percorso, non analizzano nulla.
Ma torniamo all’approccio fascistoide. Io non credo che chi racconti debba necessariamente sposare quello l’idea o l’ideologia che racconta. Anzi, sarebbe gravissimo se così fosse. Però ho notato un certo compiacimento nel tracciare questi profili di uomini violenti, nel constatare come siano quasi vittime del sistema, costretti a usare violenza perché stretti tra due fuochi: la violenza di strada e degli ultras, da una parte, e lo stato assente e colpevolmente incapace di dare risposte, dall’altra.
Oggi ho letto un dibattito in rete a proposito di questo film e mi sono trovato d’accordo con chi ci intravede un “cinema fascista italiano di qualità”.
Non credo invece che la pellicola sia equilibrata, non credo che contenga allo stesso tempo batteri e anticorpi dell’ideologia destrorsa. Anzi. Mi appare completamente sbilanciato dalla parte della violenza necessaria, dell’approccio reazionario come sola via. In questo concerto l’unica nota stonata – se così possiamo chiamarla – l’unica voce contraria è quella dell’ultimo arrivato del gruppo, del giovane Adriano Costantini (bene interpretato da Domenico Diele), il cui ravvedimento – peraltro tardivo – rappresenta il seme della sanità, la speranza delle nuove generazioni; insomma è un po’ come se chi racconta volesse dirci che non tutto è perduto, che il corpo della Polizia (e le forze dell’ordine più in generale) non è completamente marcio, che ancora qualcosa di buono da salvare ci sia e su questo qualcosa vada risposta fiducia. Mah. Permettetemi di essere scettico. A me questa soluzione pare una specie di contentino, una piccola e semplice (semplicistica) soluzione, messa lì per far sì che le inevitabili polemiche sulla pellicola si riducano almeno un po’.
Sia come sia, agli attori va riconosciuta comunque grande professionalità.
In particolare a Marco Giallini (che io stimo da anni) che qui troviamo nel ruolo del poliziotto più anziano, quello severo ma un filo più riflessivo – soprattuto a seguito del suo accoltellamento. La sua è una faccia che dice molto: sa assumere un’espressione severa e riflessiva. In una parola: intenso.
Eccezionale performance anche per Favino che intepreta il celerino estremamente violento e iperfascista, che si trova sotto inchiesta per diversi casi in cui si è lasciato prendere la mano durante il servizio d’ordine allo stadio.
Andrea Sartoretti è straordinario. Lo ricordate come “Bufalo” nella serie “Romanzo Criminale”? Per interpretare Carletto (un ex poliziotto cacciato dal corpo a causa di insubordinazione) è dimagrito molto e ha tagliato i capelli, per cui inizialmente è quasi irriconoscibile, ma la sua cifra stilistica è ormai nota. Recita sapientemente, il suo è un personaggio difficilissimo: una scheggia impazzita ai limiti dell’anarchia selvaggia, un violento disilluso dai principi di ordine e autorità. Bravissimo.
Filippo Nigro non mi è mai piaciuto. Ma qui – va detto – se la cava abbastanza bene. Interessante la scena in cui va a protestare in solitaria davanti all’ingresso del Parlamento perché un giudice gli impedisce di trascorrere del tempo con sua figlia.
Tornando sul messaggio veicolato dal film, vorrei anche segnalare che tutti gli stranieri presenti sono portatori di valori non propriamente positivi: ci sono degli slavi che minacciano la gente pur di ottenere l’elemosina, un’istruttrice di danza ex prostituta, ecc. I politici invece sono rappresentati solo come opportunisti. Lo Stato è assente e vigliacco. Di contro gli uomini che scendono in strada a mantenere l’ordine costituito sono fratelli – si supportano a vicenda, soffrono tanto ma resistono perché sono forti. La loro forza scaturisce dalla coesione. Ditemi voi adesso se non è epica fascista questa. Li vediamo approfittarsi della loro posizione, della divisa, del distintivo, ma il ritratto che si fa di loro è quello di vittime costrette a comportarsi in quel modo, di uomini probi che, pur se abbandonati dalle istituzioni, sopportano con coraggio e abnegazione le ingiustizie del mondo che li circonda.
Altra riflessione: i ragazzini che vedranno il film si identificheranno con i celerini vendicativi e violenti? Certo. Io ci scommetterei. D’altronde la chiave è già tutta nel titolo: ACAB, l’acronimo inglese per “All Cops Are Bastards”, ossia “tutti i poliziotti sono bastardi”. Un gioco infido tutto basato sulla doppia valenza dell’aggettivo. In Italiano con “bastardo” ormai si indica qualcuno che ha fatto qualcosa di male, una persona malvagia, cattiva, feroce. Il significato di “mancanza di genitori” è ormai quasi scomparso del tutto. Ma attenzione: la parola ha anche una certa connotazione pseudo-positiva quando indica ammirazione più o meno latente nei confronti di un essere spietato ma vincente. Non dimentichiamolo.
Un personaggio secondario, anzi una comparsa che interpreta un ragazzo di strada ha tatutato quest’acronimo sul collo. Per dire.

Nota: questo film è basato sull’omonimo romanzo di Carlo Bonini.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
gen 12

Shame

Shame

Shame

di Steve McQueen (USA, 2011)
con Michael Fassbender, Carey Mulligan,
Lucy Walters, James Badge Dale, Elizabeth Masucci
Nicole Beharie, Hannah Ware, Alex Manette, Loren Omer

Acclamato dalla critica come film dell’anno, Shame è qualcosa di intensamente angosciante. Una pellicola cruda e quasi fredda in alcuni passaggi, calda, vibrante e passionale in altri. Materiale di certo creato non per gli occhi di moralisti, puritani. Dunque se vi scandalizzate con facilità, statene alla larga.
Qui trovate il trailer ufficiale italiano.
Brandon Sullivan è un erotomane, una specie di malato di sesso, un uomo che ha bisogno di godere fisicamente quasi senza sosta. Un soggetto affamato di forti emozioni che necessità di scendere fino agli inferi, di perdersi completamente nella ricerca di se stesso.
Solo per scelta, cerca di fuggire dalla famiglia e da qualsiasi tipo di legame affettivo ma non può; sua sorella – la giovane Sissy (interpretata da Carrey Mulligan) – infatti lo raggiunge e si piazza in casa sua, mettendolo con le spalle al muro. La biondina, che di mestiere fa la cantante jazz nei night club, ha bisogno di affetto, di calore, di essere supportata da suo fratello, ma questi non riesce a far altro che respingerla. Grattando via la spessa patina di odio di Brandon, si trova disperazione e vergogna, drammatici shock le cui conseguenze sono state soffocate e represse. Tra lui e sua sorella si intuisce anche una certa tensione sessuale, sebbene non si capisca bene se tra i due s’è mai consumato un rapporto carnale. Di certo entrambi hanno avuto un’infanzia difficile – altro elemento intuibile – vengono cioè da esperienze traumatiche che hanno lasciato segni indelebili nella loro psiche. Entrambi cercano di sfogare nel sesso il loro dramma esistenziale, anche se ognuno in modo diverso. Questa forse, oltre il legame di sangue, è l’unica cosa che li accomuna.
SPOILER
Plot circolare: il film termina così come è inziato. Brandon non riesce a sfuggire alla sua natura di predatore sessuale, anche dopo un altro forte trauma: l’ennesimo tentativo di suicidio di sua sorella.
Fassbender è l’attore più quotato al momento. Amatissimo dalle donne per il suo fascino misterioso e magnetico, in questa pellicola si concede anche diverse scene di nudo frontale, oltre che di sesso. Ha un fisico statuario, dunque non sfigura. Per gran parte del tempo recita senza parlare, con la sola modulazione del corpo – cosa che gli riesce estremamente bene. Trattasi di “figo da paura”, ammettiamolo. Oltre essere un bell’uomo, è anche straordinariamente dotato in quanto a recitazione. Si veda ad esempio il lungo piano sequenza in cui cerca di fare l’amore (senza riuscirvi) con l’unica donna per cui prova sentimenti sinceri. Capolavoro.
Carey Mulligan non mi fa impazzire. L’avevo già vista in “Drive” nei panni di “mammina fragile”. Però devo essere sincero: qui è in parte. Il ruolo dell’anima in pena in cerca di conforto è suo. “Ci sta dentro” direbbe uno giovane.
James Badge Dale ha la faccia del cazzone. In alcun frangenti risulta davvero fastidioso. Lo ricordate in “Rubicon”? Era il protagonista di questa serie tv. Dunque indicato per questa parte del capufficio sfigato che ci prova con ogni donna che gli passa davanti.
Nicole Beharie è una delle attrici più carine di questa pellicola. Molto valida nel ruolo della ragazza che fa breccia nel cuore del protagonista, anche se solo per un paio di giorni.
Fotografia e scelta delle location sono da premio Oscar. Incredibilmente azzeccate. Grande ritratto della New York nottura, metropoli della perdizione. Le scene negli ambienti chiusi, invece, raccontano di un upper class quadrata e iperfighetta. Impeccabile.
Alla colonna sonora concedo cinque stelle su cinque. L’ho trovata eccezionale e azzeccatissima. Pianoforte triste a go-go nelle scene più intense, quelle che raccontano l’inquietudine del protagonista, e musica black funky-disco tutta da ballare per le scene nei club. Ho riconosciuto: “Genius of Love” dei Tom Tom Club, “Rapture” di Blondie e “I Want Your Love” degli Chic.
Nota per audiofili: nel suo appartamento dall’arredamento ipercontemporaneo il protagonista tiene una discreta collezione di vinili e un giradischi Technics 1200.
Voto alla pellicola: 7. Non male davvero ma forse le recensioni dei critici creano troppa aspettativa.
Notevole la locandina americana.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
gen 12

Interview

Interview

Interview

di Steve Buscemi (USA, 2007)
con Steve Buscemi, Sienna Miller

Pellicola che potrebbe benissimo essere una pièce teatrale. Racconto a due sole voci. Qui due volti bastano per realizzare un capolavoro di film. Due protagonisti, un’intervista da realizzare.
Guarda qui il trailer.
Lui – Pierre Peders – è un giornalista di politica interna sulla cinquantina, un ex reporter di guerra molto pieno di sé che adesso fa l’opinionista e il cronista da Washington. Cinico, disilluso, maleducato e parecchio stronzo. Si capisce subito che non ha alcuna voglia di intervistare un’attricetta.
Lei – Katya – è un’attrice sulla cresta dell’onda. Giovane, biondissima, bellissima. Anche lei un po’ stronza. Un volto strordinario su un corpo mozzafiato. Gira quasi solo film di serie B o horror inutili. I fan e gli spettatori in generale di lei ricordano soprattutto il seno florido. Tutti credono che sia stupida e che non sappia recitare ma che abbia raggiunto la vetta dello star system solo perché sia andata a letto con la gente giusta. L’intervista però sarà l’occasione per dimostrare il contrario.
Il lunghissimo dialogo tra i due in realtà è un duello, una sfida. Anzi una guerra formata da una fitta sequenza di battaglie combattute a colpi di menzogne, seduzione e scaltrezza. La vittoria sarà affidata al miglior attore, nel senso più ampio del termine.
Katya e Pierre son come due boxeur che si incontrano su di un ring, due lottatori infaticabili, due primedonne che cercano di primeggiare l’una sull’altra, due faine laide che fanno di tutto per mettere in difficoltà la loro preda prima di azzannarla. Il loro solo e unico obiettivo è portare a casa il risultato e per ottenerlo non lesinano colpi bassi, cattiverie, bugie.
I colpi sferrati dai due combattenti sono spesso angherie di tipo psicologico che, accatastandosi l’una sull’altra, finiscono per montare pian piano una guerra di nervi, da cui uscirà vittorioso il meno credulone dei due.
Quasi tutta la pellicola si svolge in ambienti chiusi: un lussuoso ristorante di New York e l’affascinante loft in cui abita Katya – a parte un paio di brevi scene girate per strada, nei pressi di un marciapiede.
Guarda qui una foto di scena.
In “Interview” la recitazione dei due attori protagonisti è stata fondamentale: se fosse stata pessima (ma non lo è stata affatto), il film probabilmente non avrebbe avuto alcun valore – nonostante, va detto, sia scritto ottimanente. La chiave di tutto sono i dialoghi, i botta e risposta tra Katya e Pierre, dunque grande plauso a chi li ha creati.
Sia Buscemi che la Miller qui sono ai loro massimi livelli recitativi: eccellenti interpreti. Tra protagonista femminile e attrice che la interpreta, inoltre, ho intravisto un certo parallelismo. La rivincita di Katya, cioè, è un po’ anche quella di Sienna Miller; dopo questa pellicola – voglio dire – nessuno potrà permettersi di affermare che non è una straordinaria attrice.
Voto globale: 8 e mezzo. Da vedere assolutamente.
Nota: uqesto “Interview” è il remake americano dell’omonimo film diretto da Theo van Gogh,

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


24
gen 12

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes
(The Adventure of Sherlock Holmes’ Smarter Brother)

di Gene Wilder (USA, 1975)
con Gene Wilder, Marty Feldman, Madeline Kahn,
Dom DeLuise, Leo McKern, Roy Kinnear, Douglas Wilmer, Thorley Walters

Ennesima commedia ispirata ai romanzi di Sir Conan Doyle. Vaghissimamente ispirata. Cioè diciamo che, più che altro è una parodia. Di investigativo c’è ben poco. Ecco, immaginate una commedia come “Young Frankenstein” solo meno divertente. Non per nulla il cast è quasi identico. viagra meglio tre dei principali attori sono gli stessi.
Gene Wilder dirige se stesso nei panni di Sigerson, il fratello (che si crede) più furbo di Sherlock Holmes. In realtà è una specie di investigatore cialtrone.
Marty Feldman ha il ruolo del sergente Orville Stanley Sacker, un ometto buffo dalle capacità mnemoniche strabilianti che in questa avventura fa da aiutante di Sigerson.
Qui potete vedere una foto di scena.
Quella peperina di Madeline Kahn interpreta Jenny Hill, la figlia di un ministro inglese: un’attrice di teatro mangiauomini, tanto bugiarda, quanto seducente.
Un giovane Dom DeLuise veste i panni di Eduardo Gambetti: un cantante di opera lirica di origine italiane, nonché ricchissimo furfante che commissiona il furto di un importante documento segreto dell’intelligence inglese per rivenderlo poi ad alcune spie estere.
Leo McKern dà il volto a un buffisimo prof. Moriarty: un ciccione con mille tic – anch’egli molto cialtrone – tanto maldestro (soprattutto nei calcoli artimetici) che è davvero difficile prenderlo seriamente per “villain”.
I personaggi di Sherlock Holmes e del Dr. Watson sono del tutto irrilevanti per la storia. Appaiono solo ad inizio pellicola, anche se in un certo senso “vegliano” su tutto lo svolgimento dei fatti.

Quella che vedete qui sotto è la copertina del DVD italiano, che si rifà alla locandina originale americana.

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


19
gen 12

32 dicembre

32 dicembre

32 dicembre

di Luciano De Crescenzo (Italia, 1988)
con Luciano De Crescenzo, Renato Scarpa, Riccardo Pazzaglia,
Enzo Cannavale, Vanessa Gravina, Grazia Scuccimarra,
Caterina Boratto, Patrizia Loreti, Riccardo Cucciolla,
Silvio Ceccato, Antonio Allocca, Gerardo Scala, Massimo Serato,
Benedetto Casillo, Sergio Solli, Silvia Annichiarico

Commedia partorita dalla mente di Luciano De Crescenzo, che qui troviamo nel ruolo di attore, regista, autore e sceneggiatore. L’ironia è quella tipica dei suoi romanzi e dei suoi film, sullo stile di “Così parlò Bellavista”, insomma. Anche parte del cast è lo stesso – vedi Pazzaglia, Casillo e Solli.
Tre sono gli episodi che formano l’opera: tutti aventi come tema portante il tempo, il suo significato, la sua fugacità, le relatività delle convenzioni umane, ecc.
Nel primo episodio – “Ypocrites” – un uomo (Silvio Ceccato), fingendo di credersi Socrate, ogni giorno pretende che in casa sua si insceni una piccola recita a cui prendono parte anche alcuni figuranti prezzolati. Sua moglie (Grazia Scuccimarra) lo asseconda malvolentieri e sopporta le bizzare richieste del marito, almeno sino a quando questi non cerca di approfittare della sua insanità mentale apparente per sedurre la cameriera.
Nel secondo – “La gialla farfalla” – una nonna molto vitale e di bell’aspetto (Caterina Boratto) decide di vivere gli ultimi anni della sua vita senza remore, con grande leggerezza, come se fosse una ragazzina, anche se suo figlio, sua nuora e il resto della famiglia (nipote esclusa) voglia proibirle di comportarsi in questo modo. Nonostante tutti gli ostacoli, riuscirà comunque a coronare il suo sogno: sposare un coetaneo di cui è innamorata e fuggire con lui all’estero, peraltro portando via con sé una discreta somma di denaro estorta ai suoi parenti con l’inganno.
Nel terzo – “I penultimi fuochi” – un padre di famiglia disoccupato (Enzo Cannavale) trascorre l’intera giornata del 31 dicembre alla ricerca di 100.000 Lire con cui comprare un po’ di petardi per festeggiare “dignitosamente” con la sua famiglia la notte di San Silvestro. Vaga per tutta la città quasi elemosinando, toccando alte vette di umiliazione; incontra molte persone (tutti napoletani) ma nessuno gli concede un prestito, né gli fa credito. Il racconto della sua miserrima avventura avviene in una caserma, davanti a un commissario che l’ha fermato proprio per aver sparato dei botti.
De Crescenzo nel primo episodio interpreta uno psichiatra chiacchierone che distilla perle di filosofia spicciola, nel secondo un prete poco ortodosso e nel terzo un professore di astronomia rinchiuso nell’osservatorio di Capodichino.
Vanessa Gravina è un’adolescente dalla lingua lunga, amica e complice della sua nonna vitale; risponde a tono ai suoi genitori senza vergogna con piglio deciso e uno slang giovanilista ai limiti del ridicolo.
Massimo Serato interpreta lo spasimante della nonna: un anziano povero in canna ma affascinante ed elegante dal lessico e dai modi molto raffinati.
A Renato Scarpa De Crescenzo ha assegnato il personaggio del figlio apprensivo della nonna arzilla.
Silvia Annichiarico è un’altra parente della nonna, forse una figlia più giovane.
Riccardo Pazzaglia appare nella veste di un avventore di bar un po’ impiccione: un napoletano disgustato dalla tradizione tutta napoletana di sparare petardi per festeggiare l’anno nuovo.
Benedetto Casillo e Sergio Solli sono due poveracci che in casa del matto che si crede Socrate recitano la parte rispettivamente di Antistene e Aristippo.
Il buffo Gerardo Scala invece si traveste da Diogene pur di entrare a far parte della piccola compagnia che recita i filosofi greci.
Antonio Allocca (ricordate il professore coi baffi della serie “I ragazzi della 3^ C”?) ha una piccola scena in cui recita la parte del merciaio.
Una delle scene più divertenti (e più note) di tutta la pellicola è quella in cui un uomo concede un prestito a suo fratello a patto che questi per 30 minuti resista all’umiliazione di essere pubblicamente deriso davanti a parte della famiglia e alcuni vicini di casa.
Alla sceneggiatura del film ha partecipato anche Lidia Ravera.
Le musiche sono state composte e dirette da Tullio De Piscopo.
Pellicola curiosa e divertente. Voto: 6. Sufficiente. Da vedere se avete già visto altri film di De Crescenzo, se avete letto qualcuno dei suoi libri o se comunque il personaggio è di vostro gradimento.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


13
gen 12

The Artist

The Artist

The Artist

di Michel Hazanavicius (Francia, 2011)
con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman,
James Cromwell, Penelope Ann Miller, Missi Pyle,
Malcolm McDowell, Basil Hoffman

Film muto in bianco e nero sul periodo del cinema muto e in bianco e nero.
Storia d’amore tormentata tra il divo di Hollywood George Valentin (Jean Dujardin) e Peppy Miller (Bérénice Bejo), una giovane ragazza astro emergente dello stesso settore. Lui è famosissimo, vanitoso, pieno di sé e probabilmente anche un po’ stronzo. Sta con una biondina incazzosa (interpretata da Penelope Ann Miller – ricordate la Gail di “Carlito’s Way”?). Lei è dolce e forse un po’ ambiziosa. Si conoscono per caso, fuori dall’uscita di un teatro, poi si reincontrano sul set. Si piacciono subito. Lui aiuta lei a far carriera. In poco tempo la piccola Peppy diventa una vera star di prim’ordine nel firmamento del cinema americano.
artists
George invece, con l’arrivo del cinema sonoro, cade nel dimenticatoio. Si rifiuta di lavorare con la voce, di scendere a compromessi con questa nuova moda perché la ritiene degradante. I produttori nelle pellicole non vogliono più la sua faccia che ormai sa di vecchio. Ferito nell’orgoglio, si isola e si deprime sempre più, riducendosi in uno stato pietoso. Diventa così povero da farsi pignorare l’immenso patrimonio di mobili e opere d’arte accumulati negli anni. In preda alla follia un giorno dà persino fuoco a casa sua, rischiando di morire intossicato e arso vivo. Ma questo non accade perché il suo piccolo buffo cane – il fido compagno di una vita, sia davanti che dietro le quinte – riesce a trarlo in salvo.
Come dice il trailer originale (lo potete vedere qui): una giovane attrice ruba le luci della ribalta e il cuore al più grande attore di Hollywood. Ma non si tratta di cattiveria, di odio o vendetta. Tutt’altro. Dopo l’incidente Peppy si prende cura di George. Anzi, lo faceva già prima, in gran segreto, come quando ha comprato di nascosto tutti i suoi averi e li ha messi da parte per evitare che cadessero nelle mani dei creditori. Dopo incomprensioni e fraintendimenti il loro amore trionferà.
The Artist è un film sull’Sentimento vero. Quello con la lettera maiuscola. Quello dell’abnegazione e delle lunghe attese. Ma è anche un film anche sulla stupidità della vanità, dell’orgoglio e dell’opporsi al nuovo ostinatamente e in maniera ottusa.
Io l’ho trovato molto gradevole, oltre che originale. Buffo in alcuni frangenti ma molto drammatico allo stesso tempo. Un’opera completa e godibilissima. Grandioso che un regista sia riuscito a farsi produrre un film muto nel 2011. Persino in bianco e nero! Roba da non crederci. Grande stima dunque per Hazanavicius.
Lasciatemi spendere due parole anche per John Goodman. Simpaticissimo come al solito. Incredibile come riesca a suscitare ilarità anche solo con le espressioni del visto. Questo è quello che si dice un grande attore. Bravo!
Anche il canuto James Cromwell è incredibilmente adeguato al ruolo del fidato autista. Che recitasse molto bene lo sapevamo già.
Voto alla pellicola: 7+. Da vedere assolutamente.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


8
gen 12

Piedipiatti

Piedipiatti

di Carlo Vanzina (Italia, 1991)
con Enrico Montesano, Renato Pozzetto,
Ennio Antonelli, Tony Sperandeo, Antonio Ballerio,
Pino Ammendola, Mirella Falco, Roberto Della Casa,
Angelo Bernabucci, Victor Cavallo, Luigi Petrucci,
Anna Benny, Giorgio Trestini, Norman Sanny

È sempre un piacere rivedere questa commedia con Montesano e Pozzetto nei panni di due poliziotti che si trovano quasi per caso a condurre insieme un caso di traffico internazionale di droga. L’uno romano, simpaticone, dai modi poco ortodossi, l’altro milanese, preciso, ligio al dovere, esageratamente rigido in tutto. Un duo di cialtroni che, grazie alla caparbia dei giusti e la fortuna degli ingenui, riesce a incastrare il cattivone di turno, in questo caso rappresentato da un notabile della buona borghesia milanese: un commendatore stimatissimo che usa come facciata una missione umanitaria (buonismo caritatevole) per nascondere l’importazone di crack dalla Colombia.
Uso questo post per dissociarmi da quanti ritengono che i fratelli Vanzina non abbiamo mai scritto – né diretto – una buona commedia. La sceneggiatura, peraltro, è di Piero De Bernardi e Leo Benvenuti su soggetto di Enrico Montesano e degli stessi Vanzina.
Da segnalare anche una gradevole colonna sonora.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


21
dic 11

Sherlock Holmes – Gioco di ombre

Sherlock Holmes - Gioco di ombre

Sherlock Holmes – Gioco di ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)

di Guy Ritchie (USA, 2011)
con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace,
Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Geraldine James,
Eddie Marsan, Kelly Reilly, Paul Anderson, William Houston

Fiaba fracassona per grandi e piccini. Se vi è piaciuto il precedente episodio, apprezzerete anche questo.
Il perfido professor Moriarty (Jared Harris) ha comprato un’industria bellica e ha intenzione di scatenare una guerra mondiale, mettendo contro Francia e Germania, al solo scopo di costingere gli Stati a rivolgersi a lui per l’acquisto dell’arsenale bellico. Per realizzare il suo piano si avvale dell’aiuto di alcuni anarchici che in quegli anni tentano di creare il panico, organizzando diversi attentati dinamitardi. Il Dr. Watson, novello sposo, abbandona la luna di miele per seguire Sherlock in giro per l’Europa nella folle impresa di sventare il progetto malvagio di Mortiarty.
Non ho letto i romanzi di Doyle per cui non so quanto questa pellicola sia attinente all’opera originale ma credo che ormai questa valutazione non sia più importante. Ritchie ha preso solo spunto dal personaggio del celebre investigatore per creare un divertente action movie molto avventuroso ambientato nell’ultimo decennio del XIX secolo.
Downey e Law se la cavano ottimamente, come al solito. Il loro è un umorismo leggero, senza vere e proprie battute comiche. Diciamo che ci mettono le espressioni buffe. Più che altro il grande lavoro è stato fatto in fase di scrittura per far rivivere sulle labbra dei due protagonisti quello humor inglese sagace che si avvale spesso di contorte perifrasi per esprimere un giudizio.
Non vorrei parlare di maschilismo ma mi stupisce un po’ che il film sia imperniato quasi esclusivamente su Holmes e Watson e che non ci sia alcuna figura femminile importante al loro fianco. Certo, c’è Noomi Rapace nel ruolo della zingara che accompagna i due protagonisti nell’ultima fase dell’avventura, c’è la bella Rachel McAdams nei panni della truffaldina Irene Adler e Kelly Reilly ad intepretare la neo-sposa di Watson, ma mi sembrano tutti ruoli davvero molto marginali. Il che suona strano.
Una citazione speciale va fatta per il ruolo del fratello di Holmes, tale Mycroft: un buffissimo diplomatico inglese corpulento e dai modi compassati, interpretato dal grandioso Stephen Fry.
Voto complessivo: 6. Un buon prodotto di intrattenimento. Forse meno interessante del primo episodio ma ancora abbastanza valido.

Nota: a differenza del capitolo precedente, questo film è stato prodotto negli Stati Uniti, anziché nel Regno Unito.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


20
dic 11

Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

di George Clooney (USA, 2011)
con Ryan Gosling, George Clooney, Paul Giamatti,
Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Marisa Tomei,
Jeffrey Wright, Max Minghella, Talia Akiva, Jennifer Ehle,
Gregory Itzin, Michael Mantell

Senza alcun ombra di dubbio questo è uno dei migliori film dell’anno. Sia per la storia – liberamente tratta dalla pièce teatrale “Farragut North” di Beau Willimon – che per la recitazione.
Clooney ha deciso di raccontare le difficili scelte che la vita ci costringe a fare attraverso la messa in scena del teatro della politica americana contemporanea.
In un’unica opera filmica troviamo mescolati con sapienza diversi ingredienti: ambizione, ipocrisia, vanità, egoismo, presunzione, cinismo, disprezzo, talento, lealtà, tradimento, vendetta, idealismo, insensibilità e molto altro ancora.
Stephen Meyers è uno spin doctor, un giovane e rampante responsabile del comitato elettorale del governatore Mike Morris, uno dei due candidati Democratici alla Casa Bianca. Siamo in Ohio, piena campagna elettorale. La sfida tra i due pretendenti sta arrivando al termine, la tensione è alta. Stephen è bravo e lo sa. Persino gli avversari lo sanno, tanto che gli offrono di passare dall’altra parte della barricata a lavorare per il senatore Pullman. Il ragazzo è tanto pieno di sè da essere sul punto di accettare ma crede a tal punto nella missione di Morris, nella sua buona fede da rinunciarci. Ci ripensa, insomma, preso com’è dal progetto, dalle parole piene di giustizia e speranza del governatore, nonostante sia egli stesso a “massaggiare il messaggio”. Crede fortemente nell’uomo per cui lavora e nelle idee che lui stesso prepara e organizza per essere veicolate attraverso la bocca del candiato. Di Morris si reputa quasi amico, non solo dipendente.
Sebbene non cambia casacca, Stephen si trova comunque in difficoltà; questo primo contatto con gli avversari, questo incontro segreto che non brilla certamente per correttezza deontologica gli fa ballare la sedia sotto il sedere in quanto una nota giornalista viene a conoscenza del fattaccio e minaccia di rivelarlo dalle colonne del giornale per cui scrive. Come se non bastasse, Paul, il capo del comitato elettorale di Morris, cerca un accordo con il senatore Thompson al fine di ottenere il suo pubblico appoggio e spostare, di conseguenza, i voti di centinaia di delegati dalla loro parte, ma non ci riesce. Il politico è furbo perciò traccheggia e mercanteggia. Per essere eletto candidato ufficiale dei Democratici alla poltrona della Presindenza a Morris mancano solo i voti dei delegati che pendono dalle labbra di Thompson. Pur essendo in leggero vantaggio, Morris ha bisogno di quei voti, lo sa bene ma oppone resistenza. Non vuole trattare, non vuole sporcarsi le mani scendendo a patti con un politico affarista e opportunista della vecchia guardia.
Nel frattempo una ragazza molto carina che lavora al comitato come stagista seduce Stephen con dolcezza e determinazione. Non voglio svelare altro ma sappiate che a questo punto l’intreccio dei fatti si fa molto avvincente.
Quando la situazione precipita definitivamente al protagonista non resta che scegliere: uscire di scena con la coda tra le gambe, ossia abbandonare il gioco dei duri e degli adulti con il pelo sullo stomaco, ammettendo di aver perso, oppure rilanciare. La scelta per Stephen sarà difficile, ma neanche tanto quando si accorgerà di aver vissuto in una grande illusione che egli stesso ha contribuito a costruire.
Il cast è davvero straordinario. Clonney ha voluto intorno a sé solo attori di prima classe. Si è riservato il ruolo di Morris, il candidato bonario e liberale che riesce anche ad essere idealista e para-socialista allo stesso tempo. L’Obama della situazione praticamente.
Ryan Goslin è al cenro della scena. Protagonista assoluto. Ormai non sbaglia più un film. Il 2011 è l’anno suo. Il giovane rampante e di belle speranze l’aveva già interpretato (e alla grande) nel film “Il caso Thomas Crawford”. Probabilmente è stato scelto anche per questo. Dire che è bravo è dir poco. Applausoni per lui.
Hoffman grandioso, come al solito. Sua la parte di Paul, il saggio responsabile dell’ufficio stampa di Morris, un uomo che per decenni è si è fatto le ossa dentro un comitato elettorale.
Paul Giamatti è il capo ufficio stampa del senatore Pullman, il contraltare di Paul insomma: un uomo cinico all’ennesima potenza. Il tale che cerca attraverso svariate lusinghe di convincere Stephen ad andare a lavorare per il comitato elettorale dell’altro candidato dei Democratici.
La bellissima Evan Rachel Wood interpreta la giovane stagista. La sua acconciatura mi ha un po’ lasciato perplesso. Una bionda platinatissima con pettinatura in stile diva del cinema americano anni ’50 è credibile come bassa manovalanza per la campagna delle primarie democratiche? Sono dubbioso, non saprei. Ad ogni modo non importa che capelli le abbiano fatto perché lei è eccezionale. Recita da attrice navigata, nonostante abbia solo 24 anni. Apprezzabilissima nella parte della ragazza molto giovane ma già conscia del proprio sex appeal, della bella bambolina che gioca a fare l’adulta, ma che crolla come un castello di carte di fronte alle grandi scelte e alle disgrazie che la vita le para davanti.
La simpatica Marisa Tomei incarna la giornalista tosta e senza scrupoli, sempre a caccia della notizia bomba.
A Jeffrey Wright l’infausto ruolo del senatore opportunista, del politico arrivista. Davvero molto strano, scelta di cast inconsueta: per quanto mi ricordi, questo attore ha recitato il più delle volte in ruoli alquanto positivi.
Voto finale: 9. Pellicola eccelsa. A parte la storia molto originale e la recitazione di tutto il cast, ho apprezzato molto anche la fotografia, che in più di occasione mi ha ricordato quella di “Good Night and Good Luck”. Si confrontino ad esempio i controluce delle scene iniziali dei due film.
Se siete fan della serie “The West Wing” molto probabilmente adorerete anche questa pellicola.

Nota personale: questo film l’ho visto in lingua originale presso il Cinema Fiamma di Roma. Lo ammetto: non mi aspettavo che Gosling avesse una voce così. Nei film italiani fino ad ora era sempre stato doppiato da voci più mature.
Qui trovate il trailer ufficiale (in inglese).

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.