Posts Tagged: sceneggiatura


8
gen 12

Piedipiatti

Piedipiatti

di Carlo Vanzina (Italia, 1991)
con Enrico Montesano, Renato Pozzetto,
Ennio Antonelli, Tony Sperandeo, Antonio Ballerio,
Pino Ammendola, Mirella Falco, Roberto Della Casa,
Angelo Bernabucci, Victor Cavallo, Luigi Petrucci,
Anna Benny, Giorgio Trestini, Norman Sanny

È sempre un piacere rivedere questa commedia con Montesano e Pozzetto nei panni di due poliziotti che si trovano quasi per caso a condurre insieme un caso di traffico internazionale di droga. L’uno romano, simpaticone, dai modi poco ortodossi, l’altro milanese, preciso, ligio al dovere, esageratamente rigido in tutto. Un duo di cialtroni che, grazie alla caparbia dei giusti e la fortuna degli ingenui, riesce a incastrare il cattivone di turno, in questo caso rappresentato da un notabile della buona borghesia milanese: un commendatore stimatissimo che usa come facciata una missione umanitaria (buonismo caritatevole) per nascondere l’importazone di crack dalla Colombia.
Uso questo post per dissociarmi da quanti ritengono che i fratelli Vanzina non abbiamo mai scritto – né diretto – una buona commedia. La sceneggiatura, peraltro, è di Piero De Bernardi e Leo Benvenuti su soggetto di Enrico Montesano e degli stessi Vanzina.
Da segnalare anche una gradevole colonna sonora.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


1
giu 10

La nostra vita

La nostra vita

di Daniele Luchetti (Italia, 2010)
con Elio Germano, Isabella Ragonese, Raul Bova,
Stefania Montorsi, Luca Zingaretti, Giorgio Colangeli,
Alina Madalina Berzunteanu, Marius Ignat, Awa Ly, Emiliano Campagnola

Non so bene di preciso cosa, ma da questo film mi aspettavo di più. Forse perché Luchetti è uno dei miei registi italiani preferiti. In un certo senso sono uscito dal cinema con l’amaro in bocca.
“La nostra vita” racconta di Claudio, un giovane muratore (capo cantiere) romano – di 30 anni circa – che rimane vedovo con tre figli piccoli a carico. Fino ad allora la sua vita era stata molto tranquilla, felice si potrebbe dire: nessun problema sul lavoro, una famiglia che gli vuole bene, una moglie giovane, carina e accomodante. Quando questa viene a mancare (proprio durante il parto del loro terzogenito), Claudio promette a se stesso che da quel momento in avanti non farà mai mancare nulla ai suoi figli. Approfittando del fatto di essere stato testimone di una morte scomoda sul cantiere, decide di taglieggiare il suo diretto superiore: si fa quindi dare in sbubappalto un’intera palazzina da ristrutturare alla periferia della citta. La commessa però è importante e necessita di molto denaro per essere avviata, perciò decide di mettere da parte l’orgoglio e chiedere a uno spacciatore paraplegico (suo amico, nonché coinquilino) la cifra di cui ha bisogno. Ma le cose, purtroppo, non vanno proprio per il verso giusto perché da una parte i fornitori di droga dell’amico spacciatore reclamano il denaro e minacciano violenze, mentre dall’altro gli operai sul cantiere si ammutinano per il mancato pagamento degli stipendi arretrati. Nel frattempo Claudio, per placare i sensi di colpa, accoglie in casa e dà lavoro al figlio dell’uomo che ha visto morto sul cantiere (un guardiano notturno rumeno) e la cui scomparsa non ha denunciato.
Vediamo dunque le cose buone e le cose meno buone di questo film.

[SPOILER]
Non buone.

1. Il finale non è eccessivamente buonista, è vero. Ma in un certo senso le cose si aggiustano. Nel bene o nel male Claudio riesce a terminare i lavori sulla palazzina che ha preso in gestione e riesce a resituire tutto il denaro – interessi compresi – ai suoi parenti, che per aiutarlo di erano molto sacrificati.
2. La camera da presa è continuamente addosso ai personaggi, in particolar modo al protagonista. Forse la cosa è voluta. Forse il regista ha voluto dare  allo spettatore un senso di angoscia e claustrofobia ma rischia quasi di farlo vomitare in sala, lo spettatore.
Cose buone. Anzi ottime: la recitazione di tutti.

Elio Germano ormai è un numero uno del cinema italiano contemporaneo: questo è un dato di fatto. Per questa interpretazionea ha anche preso il premio come migliore attore al 63° Festival di Cannes. Un riconoscimento europeo – se non internazionale. Bene. Eppure secondo me in alcune scene va in “over-acting” – se questo termine ha senso. Mi spiego: in alcuni frangenti, quando cioè gli è stato chiesto di mostrare il dolore di un giovane uomo che perde per sempre la sua compagna di vita, è andato un po’ sopra le righe, ha urlato, ha pianto e si è dimenato come un pazzo. Era necessario? Certo. Ma sono convinto che avrebbe potuto anche limitarsi un po’.
Raul Bova – da non crederci – è perfetto nella parte del quarantenne timido e impacciato con le donne, seppur belloccio. Non l’ho mai visto recitare così bene. Perfettamente nella parte.
Molto brava anche Stefania Montorsi (ma quanto fascino ha?!) a trasmettere la figura della sorella protettiva e responsabile, della donna con la testa sulle spalle, che cerca di alleviare il dolore del fratello minore e di alleggerirgli il peso delle responsabilità, occupandosi dei figli mentre lui è al lavoro. Bravissima e bella.

A prima vista, Zingaretti conciato come un tamarro di periferia fa quasi ridere. L’ho trovato buffo inizialmente. Ma qui stiamo parlando di un professionista, di uno che anche in questa occasione ha saputo adattarsi al ruolo che ha preso in carico. Davvero notevole.
Colangeli, invece, è proprio da premio. Da superpremio. In un altra vita sarà stato imprenditore edile? Chissà! Gli riesce benissimo questa parte, ce l’ha scritto in faccia. Eccellente interpretazione.
Di Isabella Ragonese che dire? Boh. In mi era piaciuta molto. Qui non saprei; forse recita in poche scene per poterla valutare. Ad ogni modo mi si lasci dire che non basta un cuscino sotto la maglietta per dare l’idea che una donna (peraltro giovane e in perfetta forma fisica) sia incinta.

Altra cosa buona della pellicola: lo spaccato di una Roma di periferia che soffre e che lavora (anche ai margini della legalità) e di cui putroppo poco si racconta. Si potrebbe azzardare parallelismi tra questo film e il neorealismo del dopoguerra ma si farebbe il solito sciocco gioco dei critici cinematografici professionisti. Per questa volta, dunque, soprassediamo.

Devo essere sincero: a me la musica di Vasco Rossi non è mai piaciuta, perciò qui l’ho trovata un po’ fastidiosa e ruffiana (se si pensa a quanti milioni di fan abbia questo artista in Italia). Però bisogna ammettere che usare questo espediente (musicale) e quello delle gitarelle al centro commerciale (ambientale) per tracciare il profilo della tipica famiglia italiana di oggi è una bella trovata. Un po’ stereotipata, forse, ma con un deciso fondo di verità. Stessa cosa dicasi per il desiderio espresso dai protagonisti di andare a trascorrere le vacanze estive a Rimini o in Costa Smeralda (Sardegna).
Nota: la sceneggiatura, oltre che di Luchetti stesso, è di Sandro Petraglia e Stefano Rulli.
Voto totale: 6.

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La scheda di e quella di .


3
mar 10

The Nines

The Nines

di John August (Usa, 2007)
con Ryan Reynolds, Hope Davis,

Elle Fanning, Melissa McCarthy,
Octavia Spencer, David Denman

Questo film è un gran casino. Di peggio credo che ci sia solo “Donnie Darko”. E con questo dovrei aver detto tutto. O quasi. Intendo dire che “The Nines” è una pellicola talmente incasinata che è difficile da definire. All’inizio ti sembra una commedia sulla vita strampalata dei divi dello showbiz americano, poi arriva il momento di paura con accenni supernatural, le allucinazioni, il racconto frammentario, i salti temporali e tanti cambi di registro. In meno di un quarto d’ora, insomma, ti rendi conto che non ci stai capendo più nulla.
Per farla breve: si dovrebbe trattare di una metafora della sceneggiatura, di un racconto che illustra il potere che ha uno sceneggiatore, dell’ambiguità dai suoi sentimenti verso ciò che scrive, del rischio di entrare a vivere nella propria fantasia, di mescolarsi con il mondo irreale che crea nella propria testa.

Ryan Reynolds è bravino, non c’è che dire. Riesce a recitare benissimo tre personaggi completamente diversi (uno per ogni parte in cui è diviso il film).

Stessa cosa dicasi per Melissa McCarthy. Nel primo dei tre capitoli della storia recita un ruolo molto simpatico e risulta davvero carina.
Scelta (quasi) sbagliata, invece, per Hope Davis. Proprio non ha la faccia della donna in carriera, della severa manager di un grande network televisivo. Nei panni di una bionda ricca e annoiata risulta già più credibile – ma neanche tanto. Comunque questi giudizi potrebbero essere inficiati dal fatto che a me sta abbastanza antipatica.
La giovane Elle Fanning (sorella della più nota Dakota) non ha molte scene ma se la cavicchia discretamente.

Nota 1: la sceneggiatura di questo film è stata scritta da John August, che poi sarebbe anche il regista.
Nota 2: questo film non è arrivato nelle sale italiane. O almeno non ancora (che non si sa mai). Comunque credo che sia stato presentato al Festival del Cinema di Venezia nel settembre 2007.

Nota 3: io l’ho visto in lingua originale con i sottotitoli (abbastanza validi) di Italian Subs Addicted.

Grazie ai Bricos che mi hanno ospitato nel loro salotto.

La scheda di IMDB.com. Il sito ufficiale.


15
giu 09

Festival

Festival

Festival

di Pupi Avati (Italia, 1996)
con Massimo Boldi, Gianni Cavina, Margaret Mazzantini,
Paola Quattrini, Lorenzo Flaherty, Cinzia Monreale,
Massimo Bonetti, Irene Grazioli, Franco Mariotti,

Isabelle Pasco, Andrea Scorzoni, Lello Bersani,
Elide Melli, Dario Ballantini, Chiara Sani, Alberto Di Stasio
Collateral Damage

Questo è forse l’unico film in cui Massimo Boldi recita un ruolo drammatico, in cui cioè fa il ‘serio’ anziché il comico, sebbene in un paio di occasioni sfodera comunque le sue esilaranti macchiette basate su assurdi scioglilingua. Non ci si crede ma è più forte di lui: Boldi è praticamente schiavo della sua surreale ‘vis comica’. Sembra non riesca mai ad uscire dai panni del ‘Cipollino’. Qui lo si ama anche per questo.
La storia è quella di Franco Melis, un attore comico, un tempo molto popolare grazie ai suoi programmi televisivi ma ormai caduto nel dimenticatoio, anche a causa di problemi legali (imputazione per spaccio di droga). Questa pellicola racconta la sua cosiddetta ‘grande occasione’. Il primo film importante in cui Melis ha recitato una parte drammatica da protagonista viene accettato per gareggiare al Festival del Cinema di Venezia. Partito per la città lagunare in compagnia del suo agente, di una giovane ragazza di cui si è infatuato, del produttore e del regista con moglie incinta al seguito, vivrà dei giorni poco tranquilli, a causa dell’ansia provocata dalle insistenti voci che lo vogliono come possibile vincitore del premio della critica – lo nota ‘Coppa Volpi’.
A quanto pare questa vicenda è ispirata ad un fatto realmente accaduto durante il Festival di Venezia del 1986, quando furono in molti ad aspettarsi (inutilmente) che Walter Chiari vincesse l’ambito riconoscimento.
Boldi recita molto bene. È molto credibile nel ruolo di un attore psicologicamente distrutto, a parte un paio di uscite estemporanee delle sue – come già detto sopra. Cioè questo film sul serio porta a rivalutare Boldi come attore a 360° e non solo come ‘faccia da burle’.
Gianni Cavina per me rimane un mistero. Nei ruoli drammatici è mostro. Bravissimo. Qui interpreta magnificamente l’impresario/manager che segue l’artista protagonista come un ombra e che gli fa quasi da chioccia. Eppure non mi spiego come mai al cinema reciti una volta ogni 4/5 anni. E quasi solo esclusivamente con Pupi Avati alla regia. Ma perché? Bah!
Margaret Mazzantini non l’avevo mai vista recitare prima d’ora. Devo ammettere che se la cava. Il suo volto mi è sembrato molto adeguato ai toni scuri e drammatici che il ruolo richiedeva.
A Paola Quattrini hanno riservato la parte di una vecchia fiamma del protagonista, oltre che di manager molto scafata nel mondo del cinema italiano.
Lorenzo Flaherty invece fa il belloccio – come suo solito; qui lo vediamo nei panni del produttore di film che seduce (quasi involontariamente) la moglie del regista – peraltro in procinto di partorire.
Alberto Di Stasio (il produttore Sergio della serie tv “Boris”) fa la parte del presidente della giuria, un amico/nemico del protagonista che, sino all’ultimo, non si capisce se influisce pro o contro Melis nel voto per l’assegnazione della Coppa.
Isabelle Pasco interpreta il ruolo di una giovane fan di Franco Melis, una ‘sgallettata’ che finisce per diventare la sua amante/amica con il solo fine di riuscire a conoscere la ‘gente giusta’ e fare carriera nel mondo dello spettacolo.
Sia Chiara Sani che Dario Ballantini fanno solo un piccolo cammeo; quest’ultimo in qualità di insolente presentatore di un’insulsa trasmissione televisiva sul cinema.
Il film comunque vale, pur non essendo un capolavoro. L’unica nota stonata sono quei passaggi in cui il regista calca la mano sugli attestati di disprezzo e/o non curanza che il mondo dei media rivolge all’attore protagonista.
Voto finale: 6 e 1/2. Mi aspettavo qualcosa in più.
La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Pupi Avati con Antonino Marino.
Le musiche originali sono di Pino Donaggio.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
mag 09

Florida [Studio]

Detto in parole povere: Lorenzo Giordano (regista), Marco Bonini (montatore) e Vito D’Onghia (volto) hanno tirato fuori un cortometraggio da un vecchio post/racconto

Thelma & Louise move

di Simone C. Tolomelli, a.k.a. Sasaki Fujika. Produzione a costo zero. Titolo: Florida [Studio]

. Qui sopra potete vederne il trailer.
Uomo contro l’uomo. La condizione umana che divide e unisce allo stesso tempo. Prigioniero e carceriere come due facce della stessa medaglia. Miseria e schiavitù dell’essere umano nel ruolo che gli viene riservato.
Cliccando qui invece potete vedere il corto interamente. Durata: 10 minuti circa.
A me non è dispiaciuto. Ne ho parlato anche sul blog di TheBlogTv.it.


5
mag 09

Casanova '70

Casanova '70

Casanova ’70

di Mario Monicelli

Hooligans release

(Italia, 1965)
con Marcello Mastroianni, Enrico Maria Salerno,

The Weather Man hd

Virna Lisi, Moira Orfei, Beba Loncar, Michéle Mercier,
Marisa Mell, Guido Alberti, Bernard Blier, Augusta Ceccotti,
Marco Ferreri, Seyna Seyn, Liana Orfei, Margaret Lee, Jolanda Modio

Un maggiore della Nato, tale Andrea Rossi Colombetti, ha dei problemi nei rapporti con le donne: è un uomo molto affascinante, ama le donne più di ogni altra cosa, un vero e proprio casanova che però  non riesce ad eccitarsi, a meno ché di trovarsi in situazione di grave pericolo. Temendo di essere impotente si fa anche vedere da uno psicanalista (E. M. Salerno), il quale gli consiglia di cercare di tenere sotto controllo la sua libido.  Ma di fronte al suo appetito sessuale pare che non ci sia nulla che tenga, né un voto di castità congiunto (con la sua promessa sposa – una giovanissima Virna Lisi) né la superstizione. Spesso il protagonista, pur di far sua una donna, arriva a sfidare anche la morte. La sua esuberanza sessuale comunque lo porterà anche in tribunale, di fronte ad un giudice, accusato di omicidio passionale.
Nonostante si parli di sesso in maniera più o meno grottesca, questa pellicola si avvicina più a gioiellini come “Divorzio all’italiana”, che ad una qualsiasi delle commedie con Lando Buzzanca.
Di certo questo non è uno dei film meglio riusciti di Mario Monicelli ma io l’ho trovato discretamente divertente.
Alla sceneggiatura, oltre allo stesso Monicelli, troviamo Age e Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico su soggetto di Tonino Guerra e Giorgio Salvioni.
Carina anche la colonna sonora, scritta da Armando Trovajoli e Franco Bassi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
feb 09

N – Io e Napoleone

.!.

N - Io e Napoleone

N – Io e Napoleone

di Paolo Virzì (Italia, 2006)
con Elio Germano, Daniel Auteuil, Sabrina Impacciatore,
Monica Bellucci, Francesca Inaudi, Valerio Mastandrea,
Massimo Ceccherini, Omero Antonutti, Maragrita Lozano

Simpatico film di Paolo Virzì ambientato nell’isola d’Elba. Una specie di commedia a fondo storico, diciamo.
Martino Popucci, un giovanissimo maestro elementare viene allontanato dalla scuola in cui insegna perché beccato dal preside a ‘sobillare’ le giovani menti dei suoi allievi con teorie considerate eccessivamente libertarie ed sovversive. In pratica il ragazzo, che odia a morte Napoleone, va su tutte le furie quando viene a sapere che l’Imperatore viene mandato in esilio proprio sull’isola in cui abita e che per giunta i suoi concittadini hanno intenzione di servirlo, riverirlo, arrivando persino a volerlo incoronare Re dell’isola. Il caso, però gli riserverà una sorpresa: Napoleone, appena sbarcato, lo vorrà al suo fianco in qualità di assistente addetto a raccogliere le sue memorie dell’esilio – una specie di biografia popolata di massime ed anedotti sul personaggio. Questa apparirà agli occhi di Martino come un’ottima occasione per attentare alla vita dell’Imperatore – sua ossesione da sempre – eppure una crescente simpatia per l’uomo-Napoleone e il succedersi degli eventi non gli permetteranno di compiere il suo volere. Anzi, si sentirà tremendamente in colpa nel momento in cui non riuscirà a salvare dalla fucilazione il suo vecchio maestro che invece aveva avuto più coraggio nel cercare di assasinare il nemico.
Elio Germano in questo film raggiunge picchi di simpatia incredibili. Soprattutto quando perde le staffe poiché sopraffatto dalla sorte avversa o dalla propria incapacità di essere coerente.
Sabrina Impacciatore e Valerio Mastandrea recitano molto bene. Forse non sono credibilissimi nell’usare il dialetto toscano, ma risultano squisitamente simpatici. Lei fa la parte di Diamantina, la sorella zitella del protagonista, lui interpreta Ferrante, il fratello maggiore, il capofamiglia severo e premuroso che naufraga durante un viaggio d’affari.
Fa piacere notare che Ceccherini riesca a strappare diversi sorrisi, pur non usando il suo solito umorismo volgare. Buffissimo nei panni di Cosimo Bartolini, il banditore di sua maestà.
Daniel Auteuil rende forse troppo umano il personaggio di Napoleone. Forse il suo processo di umanizzazione e normalizzazione di un personaggio assurdo come quello è eccessivo, ma bisogna ammettere che recita da attore navigato. Ottima scelta di cast.
Nonostante il suo personaggio dovrebbe avere origini napoletane, Monica Bellucci torna un po’ alle origini, sfoggiando una specie di dialetto ciociaro, quasi da centro italia – non dimentichiamo infatti che l’attrice è originaria di Città di Castello.
A Francesca Inaudi la produzione ha riservato il ruolo della servetta bruttarella e stupidina, segretamente innamorata del giovane protagonista.
Omero Antonutti, invece, veste i panni del maestro saggio ed anziano, sano promulgatore di idee liberarie, che cerca di mettere giudizio nella mente fervida del giovane Martino, promesso omicida, ma che finisce poi per compiere egli stesso un atto criminale da fuori di testa.
Nota: il soggetto è tratto dal romanzo “N” di Ernesto Ferrero, mentre la sceneggiatura l’ha curata lo stesso Virzì con Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli e Francesco Bruni.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.