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26
nov 10

Flaiano: Il meglio è passato

Flaiano: Il meglio è passato

di Steve Della Casa e Giancarlo Rolandi (Italia, 2010)
con Elio Germano, Sandra Milo, Giuliano Montaldo,
Enrico Vaime, Pupi Avati

Questo è un documentario che racconta la storia di Ennio Flaiano, uno dei più sagaci autori italiani del dopoguerra. Forse il più grande. Non so. Lo ammetto: non lo conosco bene. Sino ad ora ne sapevo pochissimo. Anzi dovrei rimediare presto. M’è venuta voglia di leggere un bel po’ dei suoi scritti. Un autore satirico, dicevo, secondo me ancora troppo poco conosciuto – ahinoi.
La vita personale e artistica di Flaiano viene narrata sia da una voce fuoricampo, che da quella dalle persone che l’hanno conosciuto in vita – soprattutto da chi ha avuto modo di conoscerlo in vita – attraverso una serie di nostalgiche interviste. È questo, infatti, l’artificio tecnico che Della Casa e Rolandi hanno scelto per far affiorare notizie e curiosità sulla vita di Flaiano e portarle alla nostra conoscenza. Una scelta alquanto classica per un documentario che, accompagnata da un romantico bianco e nero, ci spiega o, meglio, cerca di spiegarci il perché della fine della collaborazione tra Flaiano e Fellini, la ritrosia all’eccessiva mondanità dell’autore, le sue timidezze, la riservatezza di cui avvolse la vita privata, i motivi che lo portarono ad un convinto antifascismo sin dalla gioventù, ecc.
Dovessi dare un voto a questa meritevole opera di divulgazione sceglierei il 6. La sufficienza. Bellino, eh. Però non mi sono piaciuti gli interventi di Elio Germano. Non ho trovato particolarmente felice, cioè, la scelta di fargli leggere passi scritti da Flaiano, o meglio di farglieli intrepretare. Questi intermezzi mi sono sembrati fuori luogo. Che forse il nome di Germano sia servito solo come “specchietto per le allodole”? A parte questo, la durata del documentario (60 minuti) e il poco profondo livello di approfondimento delle notizie biografiche mi hanno lasciato un po’ con l’amaro in bocca. Mi aspettavo di sapere qualcosa di più su i suoi scritti, su altre collaborazioni artistiche nell’ambito cinematografico e non. Peccato.

Nota: questo film è stato presentato fuori concorso alla 67^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (edizione 2010, quindi) nella sezione “Controcampo italiano”. Io l’ho visto dopo averlo registrato dalla tv. Qualche giorno fa l’hanno trasmesso di notte su Rai Movie.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


23
set 10

Boardwalk Empire (pilot)

Martedì scorso ho visto la puntata pilota di una nuova serie tv americana. Non ne sapevo nulla. Me l’hanno suggerita due amici a cui tengo tantissimo. Mi sono fidato e l’ho vista. La serie si chiama “Boardwalk Empire”, è ambientata ad Atlantic City negli anni 20 del XX secolo, gli anni del proibizionismo. La trasmette il canale HBO – quello de “I Sopranos” e “Sex in the City”, per intenderci. Qui la scheda Wikipedia in inglese.
Io vado matto per le storie di gangster e questa è decisamente una storia di gGangster.
Il tesoriere della contea, tale Enoch “Nucky” Thompson, gestisce una specie di club che funge anche da casa da giochi (leggi casinò) e maneggia tanto denaro sporco. La neonata legge anti-alcool non può che giovare ai suoi affari. Il proibizionismo potrebbe essere la sua fortuna. Difatti una delle prime avventure in cui lo vediamo cacciarsi è stringere affari con la mafia italiana di Chicago. Vi dicono niente i nomi di Charlie “Lucky” Luciano, “Big Jim” Colosimo e Johnny Torrio? Beh, loro. Uno dei problemi più grandi che Nucky deve affrontare è l’insofferenza del suo braccio destro, il giovane James Darmody – anche noto come Jimmy. Il ragazzo infatti, appena tornato dalla guerra di trincea in Europa, non vede l’ora di fare carriera nel mondo della malavita locale. Il ruolo di autista del tesoriere gli va stretto. Lo si capisce subito nei primi 5 minuti della serie. Come reagirà dunque alla sufficienza di Enoch e ai suoi consigli di tenere bassa la cresta e non allargarsi?
La faccia di Enoch è di quelle che ti piacciono la prima volta che la vedi. Steve Buscemi, difatti, l’ho scoperto a metà degli anni ’90 con “Fargo” e credetemi se vi dico che mi è sempre piaciuto un casino. In questo inizio di serie non delude affatto. Il ruolo del malavitoso elegantone, tutto gessato e belle donne, riesce a reggerlo bene, aggiungendoci persino un tocco del tutto personale e originale: la nostalgia. Non che questo non fosse scritto nella sceneggiatura, intendiamoci. Il suo è un gangster poco spavaldo, che dimostra di aver cuore in diversi casi, che sente il bisogno di una donna accanto e che, si capisce subito, è ancora molto innamorato della sua defunta moglie.
La faccia di Jimmy è una faccia da schiaffi, invece. Michael Pitt, cioè, mi dà l’idea di fessacchiotto. Non che reciti male, intendiamoci. Anzi. Ma si porta dietro quelle espressioni da giovinotto farloccone, ecco. Mi dicono che il tizio sia stato già avvistato dalle nostre parti nel telefilm “Dawson’s Creek”.
Da segnalare anche: Kelly Macdonald nei panni della signora Qualunque – ma che presto farà perdere la testa al distinto signor Thompson; Michael Shannon nei panni dell’agente Agent Nelson Van Alden, ossia un agente FBI con la faccia da sbirro tosto irreprensibile e Stephen Graham nei panni di un giovanissimo (e forse anche buffo) Al Capone. Interessante anche il ruolo di Arnold Rothstein, affidato a Michael Stuhlbarg.
Nota bavosa: Aleksa Palladino, l’attrice che interpreta la signora Darmody è davvero caruccia. Una moretta che desta curiosità. Finora gioca un ruolo di secondo piano, fa la mogliettina devota e tranquilla, giusto un po’ preoccupata ma sono sicuro che in seguito il suo personaggio sarà arricchitto dal punto di vista della personalità. Mi aspetto grandi soprese.
Paz de la Huerta, invece, è molto meno figa di come vorrebbero farla apparire. Non basta interpretare una prostituta per accaparrarsi le simpatie dello spettatore maschio.
Pare che il pilota di questa sia costato circa 50 milioni di Dollari e che sia stato girato da Martin Scorsese, che figura anche come produttore (foto sul set). Alla sceneggiatura Terence Winter, la mente che ha scritto i Soprano. Non due fessi qualsiasi, insomma. E infatti il prodotto di qualità c’è e si vede. Credo che, escludendo il cachet per il cast di tutto rispetto, gran parte del denaro per la produzione di questo primo episodio sia stato speso per la costruzione delle scenografie. Si guardi, infatti, alla certosina ricostruzione dei quartieri popolari di Atlantic City e del night club di Nucky in puro stile anni ’20.
A me “Boardwalk Empire” è piaciuto molto. Probabilmente continuerò a seguirlo contemporaneamente alla messa in onda americana, grazie ai prodigi dei torrenti.

Qui potete vederne il trailer.


3
mar 10

The Nines

The Nines

di John August (Usa, 2007)
con Ryan Reynolds, Hope Davis,

Elle Fanning, Melissa McCarthy,
Octavia Spencer, David Denman

Questo film è un gran casino. Di peggio credo che ci sia solo “Donnie Darko”. E con questo dovrei aver detto tutto. O quasi. Intendo dire che “The Nines” è una pellicola talmente incasinata che è difficile da definire. All’inizio ti sembra una commedia sulla vita strampalata dei divi dello showbiz americano, poi arriva il momento di paura con accenni supernatural, le allucinazioni, il racconto frammentario, i salti temporali e tanti cambi di registro. In meno di un quarto d’ora, insomma, ti rendi conto che non ci stai capendo più nulla.
Per farla breve: si dovrebbe trattare di una metafora della sceneggiatura, di un racconto che illustra il potere che ha uno sceneggiatore, dell’ambiguità dai suoi sentimenti verso ciò che scrive, del rischio di entrare a vivere nella propria fantasia, di mescolarsi con il mondo irreale che crea nella propria testa.

Ryan Reynolds è bravino, non c’è che dire. Riesce a recitare benissimo tre personaggi completamente diversi (uno per ogni parte in cui è diviso il film).

Stessa cosa dicasi per Melissa McCarthy. Nel primo dei tre capitoli della storia recita un ruolo molto simpatico e risulta davvero carina.
Scelta (quasi) sbagliata, invece, per Hope Davis. Proprio non ha la faccia della donna in carriera, della severa manager di un grande network televisivo. Nei panni di una bionda ricca e annoiata risulta già più credibile – ma neanche tanto. Comunque questi giudizi potrebbero essere inficiati dal fatto che a me sta abbastanza antipatica.
La giovane Elle Fanning (sorella della più nota Dakota) non ha molte scene ma se la cavicchia discretamente.

Nota 1: la sceneggiatura di questo film è stata scritta da John August, che poi sarebbe anche il regista.
Nota 2: questo film non è arrivato nelle sale italiane. O almeno non ancora (che non si sa mai). Comunque credo che sia stato presentato al Festival del Cinema di Venezia nel settembre 2007.

Nota 3: io l’ho visto in lingua originale con i sottotitoli (abbastanza validi) di Italian Subs Addicted.

Grazie ai Bricos che mi hanno ospitato nel loro salotto.

La scheda di IMDB.com. Il sito ufficiale.


11
mag 09

Florida [Studio]

Detto in parole povere: Lorenzo Giordano (regista), Marco Bonini (montatore) e Vito D’Onghia (volto) hanno tirato fuori un cortometraggio da un vecchio post/racconto

Thelma & Louise move

di Simone C. Tolomelli, a.k.a. Sasaki Fujika. Produzione a costo zero. Titolo: Florida [Studio]

. Qui sopra potete vederne il trailer.
Uomo contro l’uomo. La condizione umana che divide e unisce allo stesso tempo. Prigioniero e carceriere come due facce della stessa medaglia. Miseria e schiavitù dell’essere umano nel ruolo che gli viene riservato.
Cliccando qui invece potete vedere il corto interamente. Durata: 10 minuti circa.
A me non è dispiaciuto. Ne ho parlato anche sul blog di TheBlogTv.it.


22
dic 08

Come Dio comanda

Come Dio comanda

di Gabriele Salvatores (Italia, 2008)
con Filippo Timi, Elio Germano,
Fabio De Luigi, Alvaro Caleca,
Vasco Mirandola, Angelica Leo,
Ludovica di Rocco, Alessandro Bressanello

Questa pellicola mi ha sostanzialmente deluso. Mi aspettavo molto di più dall’accoppiata Salvatores/Ammaniti, dal momento che qualche anno fa ci aveva regalato quella perla di “Io non ho paura”.
Per gran parte della durata del film sembra di stare ad assistere ad una brutta copia de “La ragazza del lago”. C’è la giovane vittima di violenza, c’è il morto, c’è il lago, ci sono le montagne, c’è il picchiatello, ecc.

Eppure sono sicuro che l’idea di partenza fosse completamente differente.
Disclaimer: non ho letto il libro di Ammaniti da cui questa pellicola è stata tratta. E spero che sia decisamente meglio della sua resa sul grande schermo. Forse ha ragione il mio amico Sergio che, uscendo dalla sala ha detto “Qui la trama è piena di buchi”. Forse ha ragione. Forse no. Forse il problema non sta tutto nella trama. A me, ad esempio, non sono piaciute molto le prime battute in cui la camera da presa ‘sta troppo addosso ai protagonisti’. Troppi primi piani, troppi zoom, troppo camera a spalla. Potrebbe essere un’impressione mia, lo ammetto. Forse il disagio mi è stato causato dalla minima distanza tra la mia poltroncina e lo schermo. Ma andiamo oltre.
“Come Dio comanda” racconta di un forte legame tra padre e figlio. Di un ragazzo padre fascista e razzista – porta una croce celtica sull’avambraccio -  e di un ragazzino quattordicenne. Il primo si prende cura del secondo in un modo che ha qualcosa di morboso. Della madre non sappiamo nulla. Non c’è e questo ci deve bastare.
Con loro bazzica sempre un picchiatello (sapientemente interpretato da Elio Germano), un tipo sotto i 30 anni che è rimasto scioccato dopo essere entrato in contatto con i cavi dell’alta tensione che erano rimasti scoperti: praticamente un invalido del lavoro. Si può leggere qui una certa polemica sociale? Forse. Ma non pare essere il focus del racconto.
Rino Zena, il padre, e il picchiatello detto Quattroformaggi hanno difficoltà a trovare lavoro. A detta loro i lavori in miniera sono affidati tutti a stranieri, gente slava, gente di colore, ecc. Rino tra l’altro è un mezzo alcolizzato che istiga suo figlio all’odio e alla violenza. E’ una padre continuamente a rischio: i servizi sociali potrebbero dividere padre figlio da un momento all’altro per tutta questa serie di problemi (alcol, disoccupazione, istigazione al razzismo, cattiva educazione, scarse condizioni igieniche dell’abitazione, ecc.) Dunque Rino vive e fa vivere suo figlio Cristiano sempre con l’ansia dell’imminente distacco. I due sono molto affezionati, fanno affidamento l’uno sull’altro, per cui il rischio di separarsi viene vissuto in maniera molto problematica, con ansia, rabbia e dolore.
Non mi va di raccontarvi tutto però fate conto che ad un certo punto, il Quattroformaggi il matto, un onanista cronico che al tempo stesso è anche religiosissimo, sfoga i suoi bisogni sessuali su di una ragazza – proprio quella di cui è innamorato il piccolo Cristiano. La cosa si connota di una certa violenza e per di più la storia si complica perché in soccorso dello spaesato Quattroformaggi accorre il il violento Rino.
A questo punto lasciatemi dire tre cose.
1. Ho trovato alcune assurdità nella trama, come ad esempio il fatto che un ragazzino possa trascinare via due corpi praticamente senza vita, che possa guidare di notte per la prima volta, sotto un accquazzone biblico e con la strada oltremodo sdrucciolevole. Che lo stesso ragazzino poi sia così scaltro da occultare un cadavere, imballandolo in cellophane trasparente e scotch da pacchi. Forse Ammaniti si è fatto influenzare un po’ troppo da Twin Peaks.
2. Gli attori sono sostanzialmente bravi. Tutti. Ma questa volta non basta la bravura del cast a tenere in piedi il film.
Filippo Timi è perfetto nella parte del quasi-quarantenne neo-nazista, con l’odio negli occhi e la violenza nella testa. L’aiuto del trucco gli permette di avere faccia e fisico tipico del ruolo che gli è stato affidato. Complimenti.
Come già detto poc’anzi, Elio Germano è adattissimo al ruolo del picchiatello. Riesce a tirar fuori certe espressioni che rendono bene l’idea del ragazzo a cui mancano alcune rotelle.
Fabio De Luigi se la cava. Niente da eccepire. Ma la sua resta una faccia da commedia: troppo simpatico per i film drammatici. Lo dico senza polemica e con tutto il rispetto per questo attore che adoro e stimo.
Forse l’attore più bravo di tutti, comunque, resta il ragazzino: Alvaro Caleca – credo per la prima volta sullo schermo. Si comporta praticamente da grande professionista, pur non essendo il suo un ruolo molto facile. Speriamo di rivederlo presto in altri film.
Buona scelta di cast anche per Angelica Leo, una ragazzina caruccia e simpatica, ma non bella in modo appariscente. Credo che fosse esattamente ciò che il ruolo richiedesse.
3. Ho trovato la colonna sonora non adeguata a raccontare le immagini ed in alcuni casi anche ruffiana, cioè che ammicca allo spettatore con brani conosciuti – vedi ad esempio “She’s the One” di Robbie Williams ed una cover di “Knockin’ On Heaven’s Door”.
Giudizio complessivo: negativo. Se durante le prossime vacanze natalizie vi venisse voglia di andare al cinema, fareste meglio a scegliervi un’altra pellicola.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.