Il 24 giugno sono stato allo Stadio Olimpico (la prima volta in vita mia) per assistere alle performance di alcuni motorettari acrobati. Una specie di circo del motocross. La tappa di Roma dell’evento/tour Red Bull X-Fighters. Ci sono andato gratis perché ufficialmente invitato. Ne ho parlato sul blog ufficiale.
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8
feb 11
Quer pasticciaccio bello

«Quer pasticciaccio bello nasce come costola [sinistra] del My own private Milano. Dieci fotografi romani, dieci foto della periferia di Roma, dieci scribi di fuori Roma. Per parlare, raccontare o anche solo immaginare la parte più grande e, forse, più complessa di questa città.
Perché se vi hanno detto che Roma è solo il Colosseo e i sampietrini, beh, vi hanno mentito». *
Grazie a frattaglia per l’idea e il coordinamento, a Nemo per la produzione e a tutti gli altri che hanno reso possibile questo piccolo ma significativo progetto di collaborazione che contiene – incidentalmente – anche un mio contributo.
Se amate Roma e le sue periferie, scaricate il pdf, leggetelo e poi diffondete.
30
dic 10
Roma senza vie di mezzo

Roma senza vie di mezzo
di Achille Corea
Pendragon, 2010
12,90 Euro – 184 pagg.
Questo libretto è piccolo, comodo, tascabile. Si legge in breve tempo, questione di poche ore. Non si tratta di una guida o, almeno, non proprio di una guida turistica nel modo in cui siamo abituati a pensarla. Non è un libro per turisti che vogliono fare i turisti. Non è scritto per chi a Roma ci abita ma nemmeno per chi sa già che ci passerà solo un paio di giorni primaverili, per non tornarci mai più.
L’ha scritto Achille Corea, anche noto come Akille – il titolare dell’omonimo blog. Ve lo consiglio caldamente. Preferite “vivamente”? Va beh, aggiungeteci anche questo avverbio.
Sì, lo so: potrei essere imparziale. Sono fan del blog e amico di Achille. Il mio giudizio appare partigiano. E lo è. Credetemi. Ma credetemi anche se vi dico che la lettura è degna del costo. Cioè, potevano anche arrotondare a 10 Euro. I 2,90 in più mi paiono superflui. Ma non è questo il punto. Il punto è che il libro si fa leggere, è gradevole, persino (e soprattutto) se per sommi capi conoscete già i luoghi, le persone e le situazioni che Achille descrive.
Il testo è strutturato così: contiene 160 schede. 80 Sì e 80 No. Il tutto diviso in macro-categorie: Luoghi, Tendenze & Lifestyle, Cibarsi, Shopping, Arte & Cultura, Vita notturna, Eventi, Protagonisti.
Ciò che forse mi ha fatto apprezzare questo libro, più di quanto potreste apprezzarlo voi altri, è una certa affinità con l’autore. O, meglio, lo sguardo con cui Achille ha osservato la città, prima di riversare le sue impressioni su carta, non diverge molto dal mio. Proprio come lui, inoltre, anche io non sono romano ma nella Capitale ci vivo da ormai 15 anni circa. Anche io sono un meridionale trasferito ancora giovincello a Roma per studiare e rimasto in loco per mille altri motivi. Primo tra tutti l’essermi innamorato di quello che “Roma senza vie di mezzo” descrive.
Qui trovate maggiori (e ufficiali) informazioni sul libro.
Nota: la collana “Senza vie di mezzo” è curata da un tale bolognese che si firma come Otago.
24
nov 10
Mark Ronson live in Rome @ Brancaleone

Ieri sera sono andato a vedere/sentire Mark Ronson in concerto al Brancaleone. Evento ad ingresso gratuito organizzato da MTV Italia e sponsorizzato dalla birra Beck. Assolutamente imperdibile. Si trattava dell’unica data italiana del tour. Prima esibizione italiana live di Mr. Ronson. Ci sono andato da solo ma, arrivato lì, ho scoperto che ci avrei trovato anche due amici (La Siri e Dund) per cui il morale, già bello alto, non ha potuto che migliorare.
Ma non andiamo fuori traccia. Il concerto è stato spettacolare. Sul palco praticamente erano in nove. Ronson alle tastiere, synth, chitarra elettrica, voce e pad (la batteria elettronica – 4 pezzi). Con lui tutta la band che l’accompagna in questo piccolo tour. Se dobbiamo tener conto del nome del progetto che ha partorito il suo ultimo album (Record Collection), questi altri 8 sarebbero i “The Business Intl”. Ossia: due coriste (con altri due pad ciascuno, cimbali e sinth), un batterista (che se non ho capito male è cresciuto a Roma), un bassista (con un altro pad davanti), un tastierista, Alex Greenwald alla voce e alle tastiere, un rapper di Philadelphia e Andrew Wyatt dei Miike Snow alla voce – da metà concerto in poi.
La cosa singolare di questo spettacolo è che ogni brano aveva un cantante diverso. Tutti facevano i cori a tutti ma ogni pezzo era cantato da un membro diverso della band: una volta a fare da voce solista era la corista di destra, ossia Rose Elinor Dougall delle Pipettes (quella più bassa, mora, diafana, con la voce potente. Molto carina. Assomiglia tremendamente a Sophie Ellis Bextor), una volta era la corista di sinistra, ossia Amanda Warner, a.k.a. MNDR (una vera riot girl con fianco importante e gengiva a vista), una volta Alex Greenwald (lo ricordate? è quello che cantò “Just” nell’album/compilation di cover “Exit Music: Songs with Radio Heads” ), una volta Wyatt. E poi c’era anche il nero di Philadelphia che arricchiva di intermezzi rap diversi brani.
Ora prevista d’inizio concerto: 21.30. Ora di inizio effettivo: 23.15 circa. Io arrivo al Brancaleone per le 21. I cancelli aprono alle 21.50. Entro poco dopo. Ero in lista. La lista “elimina coda” non è servita affatto. Quelli che non erano in lista sono entrati comunque. Anzi sono entrati prima di chi era in lista. Magie della dis-organizzazione imperante. Sono rimasto lì fuori a congelare per un’ora circa, in attesa di entrare, davanti alle transenne, Fortuna che almeno non pioveva. Mi era stato detto “venite presto per evitare la ressa all’ingresso”. Non c’era fila, né ressa all’ingresso. Almeno sino alle 22. Mi era stato detto male. Avrei dovuto fregarmene. Avrei dovuto fare di testa mia. Il solito scemo.
Ma andiamo oltre. A concerto iniziato, non appena si sono accese le luci sul palco, ho visto in faccia Ronson con questa pettinatura oltre il biondo platino e ho urlato qualcosa come: “Ma guardalo, è imbarazzante!”. Per fortuna che la musica era già bella alta. Sono sicuro che non mi abbia sentito nessuno. Respect per la musica. Lodi estreme per la creatività ma – cortesemente – procurategli un parrucchiere che non faccia uso di acidi.
Dunque l’esibizione: di pezzi ne sono stati suonati poco più di 10, mi pare. Durata del concerto: poco meno di 70 minuti. Credo che abbiano suonato (in ordine sparso): “Bang Bang Bang”, “Lose It (In The End)”, The Night Last Night”, “Somebody To Love Me”, “Hey Boy” – dall’ultimo album – più la storica “Oh Wee”, “Just” dei Radiohead, “Stop Me” degli Smith, “Valerie” e forse un’altra cover.
Dopo i primi 3 pezzi c’è stato un siparietto simpatico, molto energico e spiazzante. Una specie di intermezzo “very street”. Una consolle da dj è stata portata al centro dello strettissimo palco, Ronson si è presentato e urlando ha ricordato agli spettatori che la sua vera professione era fare il dj a New York a metà degli anni ’90. Il dj di musica rap. “Facciamo finta che sia il 1995, Roma!” ha esclamato. Poi ha iniziato a mettere musica, a scratchare i dischi, a usare campionamenti e a lanciare siglette personalizzate in stile “Deejay Time”. Una bella performance di una decina di minuti che si è conclusa con Rose Elinor Dougall che cantava su di una base bella tosta. Finito il siparietto e rimossa la consolle, il concerto è poi ripreso in maniera alquanto tradizionale.
Unico neo della performance: il volume dei microfoni. Un po’ bassini, soprattutto quelli delle voci soliste. Il volume totale, invece, era più che alto. Il suono più che avvolgente. Direi penetrante. Ho visto alcuni spettatori tapparsi le orecchie con le mani. Io, fortunatamente, a certi abusi acustici riesco ancora a resistere. Starò diventando definitivamente sordo?
Sintetizzando: mi sono divertito. Anche molto. Ho scattato anche un po’ di foto con lo smartphone. Una la vedete in testa a questo post. Un concerto che rivedrei anche subito, che consiglierei a tutti. Anche a chi non conosce questo artista. Perché Ronson non è solo il produttore che ha portato al successo Amy Winehouse. Troppo riduttivo. A lui si deve il rilancio in grande stile del Rhythm & Blues. Se il buon vecchio R’n'B è tornato ad essere pop, e a scalare classiffiche, lo dobbiamo a questo giovinastro ciuffodotato che a trentacinque anni s’è fatto “il paglia-e-fieno” e ha imparato il giapponese per fare lo scemo in un video.
5
mag 10
Emozionarsi al concerto di Nina Zilli
Venerdì scorso sono stato al Circolo degli Artisti a vedere il concerto di Nina Zilli. Da fan, quale sono, posso dirvi che è stato più che emozionante. Difatti ho pianto per quasi tutta la durata dell’esibizione.
Il resto del racconto lo trovate sul blog di RadioNation.
2
gen 10
Come si mangia da Vittorio er trasteverino?
Non male, direi. Io ho preso un bel piatto di tonnarelli castagne e guanciale davvero delizioso – il dolce della castagna morbida sbriciolata si abbinava perfettamente alla croccantezza un po’ salata del guanciale – più un fiore di zucca fritto pastellato come antipasto. Delizioso anche questo. Dentro ci ho trovato un po’ di mozzarella (né tanta, né poca). Non me l’aspettavo ma un fidato commensale mi ha detto che ci sta: la ricetta ufficiale del fiore di zucca fritto prevede la mozzarella. Roba da leccarsi i baffi. Deliziosa anche la tagliata di manzo: cotta molto bene – anche se al sangue – e tenerissima.
Il locale è molto piccolo. Potrà contenere al massimo 60 coperti. Dall’arredamento sembra una di quelle tipiche osterie romane… e infatti lo è. Per evitare frambusto e confusione, davanti all’ingresso un ragazzo trentenne prende le ordinazioni e si occupa di sistemare i clienti al tavolo giusto, di segnalare il tempo d’attesa, ecc. Lo fa anche in giornate di freddo e anche sotto la pioggia. Stoico.
Il servizio è abbastanza rapido, la cameriera e paziente e molto gentile, ben disposta cioè a prendere anche delle comande ingarbugliatissime in cui alcune pizze vanno servite come primi, altre come seconde, alcune porzioni vanno divise in due, ecc. Roba che per l’incasimento io avrei urlato, ribaltando il tavolo e mandando tutti a quel paese.
I prezzi delle portate sono molto accessibili. Decisamente bassi per una zona super turistica come Trastevere.
Vi riassumo la mia esperienza:
Sette coperti (a costo zero, ovviamente)
Tre fiori di zucca fritti in pastella,
Una porzione di crocchette di patate,
Un fritto misto (antipasto)
Tre primi (un piatto di gnocchi al pomodoro, uno di tonnarelli castagne e guanciale e uno di ravioloni alla crema di parmigiano e radicchio),
Due pizze (una margherita e una funghi e salsiccia)
Due tagliate di manzo,
Una bistecca di manzo,
Una porzione di tiramisù,
Sei caffè,
Quattro litri di acqua minerale.
Totale: 121 Euro.
Ristorante “Da Vittorio” – via di San Cosimato 14/A
(nei pressi di Piazza San Callisto), Trastevere – Roma.










