Posts Tagged: ricordi


20
apr 10

La mia prima macchina fotografica (una storia vera)

La mia prima macchina fotografica l’ho comprata a 18 anni. Non ho mai capito perché ma a casa mia non c’è mai stata una macchina fotografica. Viaggiavamo poco, per un motivo o per l’altro, non so: forse avevamo poco da fotografare. Le uniche fotografie che venivano prodotte tra le nostre quattro mura erano sempre per piccole occassioni particolari, come compleanni dei bambini o festicciole simili, ed erano sempre scatti realizzati con macchine altrui.
Eppure a casa mia la tecnologia non è mai mancata. Non si badava a spese per l’hi-tech. Beh, la televisione a colori forse è arrivata un po’ tardi (nel 1986), però è arrivata attraverso un enorme televisore di tutto rispetto. Un Philips Matchline da 29 pollici – mica cotiche – con già 2 ingressi scart. Dico: 2 ingressi scart nel 1986.

Poi, due anni dopo, a casa è arrivato anche un hi-fi; se non ricordo male abbiamo speso circa 2 milioni di vecchie Lire: una cifra esorbitante; quell’impianto là forse non ce l’aveva in casa neanche il più importante dj di BBC Radio, un assemblaggio di elementi Technics e Kenwood che spaccava – e spacca ancora. 60Wx2 – che, a parole sembran pochi, ma vi assicuro che si tratta di un’amplificazione di tutto rispetto per l’ascolto di musica casalingo.

Dunque la tecnologia in casa mia non mancava ma una fotocamera sì. La cosa mi scocciava un po’. Per cui, ad un certo punto, ho deciso di comparla da solo. Ricordo molti dettagli, come fosse ieri. La mia prima macchina fotografica l’ho comprata a Londra nel febbraio del 1997. Erò lì con la mia classe. Siamo andati in gita a Londra: 5 giorni che sono volati via veloci, anche se non avrebbero dovuto. Il penultimo giorno, credo fosse un venerdì, ho chiesto il permesso alla mia prof. d’Inglese – che ci accompagnava – di mollare il gruppo e andarmene un po’ in giro da solo. Ho incontrato qualche resistenza ma neanche poi tante. Lo so: ho fatto lo sbruffone. Il mio inglese non era perfetto (non lo è ancora adesso), avrei potuto perdermi. Ma io volevo andarmene un po’ in giro da solo. Mi ero quasi stufato della compagnia ma, a dire il vero, il motivo per cui volevo starmene un po’ per conto mio era girare per qualche negozietto di dischi a Soho (tipo il Black Market) a comprare vinili (mix di musica house) e andare ad acquistare la mia prima macchina fotografica – che avevo visto di sfuggita qualche giorno prima durante i trasbordi delle scolaresche per le linee del trasporto urbano londinese.

E così feci. Ricordo che scesi in una stazione della metropolitana – non ricordo più quale – e acquistai da un gabbiotto una piccola macchina. Una “Kodak Cameo”. Non la usa e getta: quella si chiama(va) “Kodak Fun”. La mia era un modello della linea “Cameo”. Il suo punto di forza era la praticità: piccola, leggera, meccanica e dotata di un flash a scomparsa. La sua particolarità era la possibilità di scattare foto con l’ausilio di una sola mano (la destra). Ricordo anche che, ai tempi, quella linea di macchine veniva pubblicizzata proprio così. Credo di averla pagata poco più di 100 sterline. Con il cambio dell’epoca probabilmente erano poco meno di 130 mila Lire, ossia circa 65 Euro, se rapportati al cambio odierno.
Beh, presa la macchina, scattai un bel po’ di foto ma non divenni un patito di fotografia. Non lo sono mai diventato. Chissà perché. Nemmeno nel 2002, quando ho comprato la mia prima compatta digitale: una Canon da soli 1,3 Megapixel. Il fenomeno non si è verificato nemmeno nel 2008, quando ho portato in tasca per più di 12 mesi una sottilissima fotocamera Casio Exlim.

Ad ogni modo, io a quella Kodak Cameo sono molto affezionato. Adesso giace al paese, chiusa nella scrivania e avvolta in un paio di strati di pellicola da imballo con le bolle, ma sento che un giorno di questi le farò prendere una bella boccata d’aria. D’altronde sono più di 7 anni che non stampo una fotografia.


4
dic 09

Mulino Bianco rivanga ricordi online con l'operazione “scatoline”

Rete Forbici Sasso

Di tutti i giochi che si trovavano come sorprese nelle confezioni di merendine Mulino Bianco negli anni ’80, quello che vedete qui sopra è sicuramente il mio preferito. Si tratta ovviamente della morra cinese

, qui “traslata” in forma di gioco di carte con il nome di “Carta vince e carta perde”.
Sasso Forbici Rete
. > il sasso vince sulle forbici, le forbici vincono sulla rete e la rete vince sul sasso.

Perché vi dico ciò? Perché da pochissimo la Barilla, su proposta sulla community Nel Mulino Che Vorrei, ha deciso di dare una missione a Graziella Carbone, la mamma delle sorpresine, ossia colei che ha ideato le famose “scatoline” in stile confezioni di fiammiferi che contenevano gadget e simpatici giochi per bambini.
Sul la signora Carbone ha già iniziato a raccontare la storia delle sorpresine sin dalle origini, corredata da aneddoti e curiosità.
Alessandra del Team digital di Mulino Bianco mi ha scritto per mettermi al corrente di questa iniziativa e, siccome io sono sempre stato molto affascinato dal mondo delle sorpresine Mulino Bianco, ho deciso di darne visibilità qui sul mio blog. Non siate maligni: non ho preso soldi, né premi o regali di sorta. Fidatevi.
Mi è stato detto che la Barilla ha in mente di realizzare alcune iniziative come il catalogo completo delle sorpresine del Mulino Bianco. Per fare ciò stanno cercando l’aiuto di piccoli e grandi collezionisti (per riuscire a recuperare le immagini di tutte le sorpresine al completo). Hanno iniziato a lanciare l’appello su vari social media, prima di tutto sulla pagina Facebook delle Scatoline.
La Barilla ha in mente di ricompensare i collezionisti che aiuteranno a completare il progetto con:
- la menzione del nome del collezionista sul catalogo;

- un “cadeau” di prodotti Mulino Bianco per dimostrare la nostra riconoscenza per la collaborazione
- l’organizzazione di una visita nello stabilimento di Castiglione delle Stiviere.
I collezionisti interessati a dare una mano per il catalogo delle sorpresine possono contattare Alessandra alla sua email, inviando l’elenco delle sorpresine in loro possesso. Sarà cura del team valutare, con Graziella Carbone, quali sorpresine potranno essere utili per il catalogo. Pare che l’operazione sia molto corretta, chiara e trasparente. Difatti, se nell’elenco dovessero esserci sorpresine mancanti alla collezione in possesso di Barilla, l’azienda chiederà di inviare le sorprese tramite corriere assicurato (a sue spese) per il servizio fotografico. Alessandra rassicura sul fatto che le sorpresine non saranno montate, al fine di preservarle da eventuali rotture o usura.
A me sembra una cosa molto simpatica, sia dal punto di vista affettivo, personalissimo – ho molti ricordi belli legati alle sorpresine del Mulino Bianco – sia perché per una volta una grande azienda italiana sfrutta davvero, in tutto il suo potenziale, la forza dei social network. Difatti con questa iniziativa Barilla dimostra di aver ascoltato l’appello dei suoi clienti, attraverso la raccolta delle opinioni sul sito Il mulino che vorrei, e di aver messo in pratica una delle loro più sentite richieste.
Un sentito “bravi” dunque a Pepe Moder, Alessandra, Graziella Carbone e tutto il team Barilla/Mulino Bianco.


6
ott 09

Ricordi dalla BlogFest 2009

Torre dell'orologio - Riva del Garda

Lo scorso weekend sono stato a Riva del Garda (Tn) per la BlogFest 2009. Mi sono divertito molto, forse anche più dello scorso anno. Difficile però scrivere un post che riassuma tutta l’esperienza e soprattutto riesca a trasmettere le sensazioni che ho provato durante quei giorni.
Provo allora a scivere dei pensieri alla rinfusa. Tutto quello che non dimenticherò.

La sorpresa di trovare altri Blogfesters sulla scaletta dell’Eurostar Roma-Rovereto.
Le chiacchiere alla stazione di Rovereto in attesa che arrivsasse il 301 per Riva.
La piccola gatta di peluche senza bocca regalata al Sir.
La divertentissima diretta della cerimonia di premiazione dalla Rocca.
L’emozione nel rileggere il miglior post dell’anno per il podcast di RadioNation.
La timidezza nel presentarsi a gente di cui conoscevi solo il nick ma non la faccia.
Il grande impegno che Bambolescente e Silvia hanno messo nel FoodCamp.

La scontrosità dei controllori delle autolinee del Trentino e l’assurdità del loro sistema di biglietti e pagamenti.
La soddisfazione nel vedere finalmente dal vivo una puntata di Sabato Notte – anche se era venerdì.
I sorrisi che mi hanno regalato auro e Vanz ogni qual volta li incrociavo.
I blogger che vengono a presentarsi e ti chiedono se sei “Smeerch”.
L’inaspettata simpatia di LiveFast e Ilenia Serendipity.
Le chicchiere intolleranti di due vecchie sciure bresciane, origliate sulla panchina della stazione del bus.

La buffa conquista di una temporanea ed immeritata stima nel preparare cocktail analcolici.
L’umorismo austero ma sempre pronto di Tarasconi.
La voglia di divertirsi che era palpabile nell’aria.
La foto alle 3 Marte.
I buffi aneddoti di Gianluca e Rob sulla nascita, sulla vita e sulla morte di Clarence.
La bontà del pane fatto in casa dall’Albergo Virgilio.
La nostalgia per le vecchie BlogFest (anche quasi da parte di chi non vi partecipò).
Gli scatti fotografici rubati a destra e a manca.
La complicità radiofonica con Fran e Daniela elle.
La stanchezza, le poche ore di sonno e il continuo bisogno di cibo.
La citazione dei blogger assenti e di cui si sentiva la mancanza.
La felicità nell’assistere alla doppia premiazione di RadioNation.
L’entusiasmo di Gatto Nero.
L’apparizione di facce che non ti aspettavi fossero lì.
Il cenone a base di stinco e carrè in piazza delle Erbe con decine di blogger.

Il sudore e i balli scatenati al ritmo della musica selezionata da Fabio de Luca.
La forza d’animo della direttora.
L’inaspettato clima di Riva del Garda e l’andarsene in giro in maglietta sino alle 2 di notte.
Lo stetoscopio di Giuseppe MarkGreen.
La dolcezza di Maria “Sed Non Satiata”.
L’aspetto felice e bonario di Roberto Grassilli.
Le imitazioni di Matteo Bordone.
Le sfide alla Wii e al Nintendo DSi.
Il grande rispetto (meritato) che tutti portano a Keplero e a Zio Bonino.
I complimenti di Cimny.
L’ottimo speech sulle bufale fotografiche di Gualtiero al PhotoCamp.
I “frollini frettolosi” di Semerssquaq, comprati all’EroticCamp per supportare la Lila.
Il libro di Giulia B., finito in treno proprio mentre mi dirigevo a Riva.
Il fascino di Stark.
La simpatia di Dania e Dadevoti.
Le foto di Rebecca davanti alla fontana.
La complicità con Giulia B., Colas e Mae.
Le scarpinate notturne verso l’albergo sulla statale.
La difficoltà notturne con la toponomastica di Riva.
Il misterioso fascino di Irrisolta.
La gentilezza e disponibilità di Assimo.
Il brio danzereccio di SimplyGiulia.
Lo sbattimento organizzativo di Ilaria e Gianluca.
La diretta di SmeercHouse dalla tensostruttura.
La grigliata di carne e i pranzi e le cene al self service.
L’infinita energia positiva di Beggi.
Le discussioni sulle scelte musicali con SuzukiMaruti.
La simpatia di Sem e della famiglia Pesce tutta.
Le pernacchiette che venivano fuori dalla carrozzina di Diamara.
Il sorriso complice di Sara Maternini.
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La sexy mise di Cinzia Spanò.
Le difficoltà nel far comunicare i poken appena acquistati.
Le risate post-prandiali sui tavoloni da picnic del Palameeting.
I discorsi seri durante il pranzo con Tommaso Sorchiotti. ?????? ????? ????

La fetta di sacher con panna sotto i portici.
La voglia di fare e il buonumore perenne di Marco Massarotto.
I litri di bevande gassate bevute nell’arco di tre giorni.
La posa per la foto collettiva del progetto Organirama.
La pennichella sui coloratissimi Fatboy.
L’autografo su “Nudo d’uomo con calzino”. ?????? ????? ????
La foto con i ridicoli occhialoni di cartone, scattata da Luca Sartoni appena sono arrivato alla Rocca.
La gentilezza di Suz, Gaia e il Precario nel rendermi partecipe dell’avventura afterparty.
Gianluca Neri in giacca grigia e camicia blu.
L’aria spensierata de Lapaolina.
L’ospitalità di Marco Camisani Calzolari.
La bontà e la schiettezza di Alessio Bragadini.
I miliardi di scatti eseguiti da Ialla.
La perpetua atmosfera da villeggiatura che pervade Riva del Garda.


16
feb 09

I miei mattoncini

Plastic City (1968)

Da bambino anche io ho giocato con le costruzioni. I miei mattoncini non erano Lego ma Plastic City della ItaloCremona.

File under: ricordi d’infazia e precisazioni.
(Clicca sull’immagine per ingrandirla)