Posts Tagged: registi


19
nov 11

Anche se è amore non si vede

Anche se è amore non si vede

Anche se è amore non si vede

di Salvatore Ficarra e Valentino Picone (Italia, 2011)
con Salvo Ficarra, Valentino Picone, Ambra Angiolini,
Giovanni Esposito, Diane Fleri, Sascha Zacharias,
Fabrizio Romano, David Furr, Rossella Leone, Maria Di Biase,
Tito Tomassini, Stella Sabbadin, Alessandro Curino, Corrado Nuzzo

Un altro film di Ficarra e Picone. Questa volta i due attori si mettono anche dietro la camera da presa ma sinceramente il risultato non cambia molto. Devo essere sincero: non sono rimasto deluso, ma è anche vero che non è che mi aspettassi granché. Questi due ragazzi un tempo mi stavano abbastanza simpatici ma da tempo non fanno altro che ripetersi. Peccato. Il film sta tutto sulle spalle di Ficarra. I pochi frangenti in cui si ride si devono a lui, al suo modo di parlare, di alludere, al suo piglio da giullare.
“Anche se è amore non si vede” è la solita commedia degli equivoci. Valentino e Gisella sono una coppia storica, stanno insieme da tanti anni, ma lui è troppo appiccicoso, troppo assillante e sdolcinato, la riempie insomma di troppe attenzioni, tanto da costringerla a lasciarlo. La decisione però è difficile, Gisella è sicura di volerlo mollare ma non ha il coraggio di riferire a Valentino le sue intenzioni, per cui decide di rivolgersi a Salvo, il migliore amico del suo ragazzo. Sarà lui a dover comunicare la brutta notizia. Salvo e Valentino, oltre a essere grandi amici, sono anche colleghi: portano in giro i turisti stranieri per le strade di Torino sopra un bus a due piani di cui sono proprietari. In occasione del matrimonio di due amici della loro comitiva (Orazio e Angela) torna in città anche Sonia, una vecchia amica che si è trasferita negli Stati Uniti e che lì ha trovato un compagno, tale Peter. Il legame tra Sonia e Salvo è sempre stato fortissimo. Ora che sono in Italia, le cose tra Sonia e Peter non sembrano andare per il meglio, anche perché Sonia è sempre stata segretamente innamorata di Salvo. Anche lei però non ha il coraggio di comunicare i suoi sentimenti, così decide di affidare il segreto a Valentino. Sarà quindi lui a dover dire a Salvo cosa prova Sonia.
Due parole su Ambra. Non so perché ma non riesco ad essere imparziale nell’esprimermi su di lei. Ho sempre dei pregiudizi nei suoi confronti. Non la trovo una grande attrice – in questo film spesso va sopra le righe – in più mi ispira una certa antipatia. Qui poi le sue braccia da bodybuilder (spesso nude) incutono anche un certo timore.
Diane Fleri l’ho scoperta con il film “Mio fratello è figlio unico” e da allora non ho smesso di provare simpatia per lei; è dolcissima, ha un sorriso particolarmente accattivante e il rotacismo la rende un po’ buffa. Credo che possa recitare ancora per molto tempo, e con successo, la parte della fidanzatina.
Per il ruolo della stangona bionda straniera che fa la guida turistica avrebbero dovuto prendere qualche altra attrice. Secondo me Sascha Zacharias non è stata una buona scelta di cast.
Orazio è interpretato dal simpaticissimo Giovanni Esposito. La scena più divertente del film la interpreta lui a pochi minuti dalla chiusura della pellicola. La barese Rossella Leone interpreta Angela, la sua futura moglie.
Giudizio complessivo sul film: 5 e mezzo. Sì, film buffo, simpatico. Ma fino a un certo punto. Piacerà di certo ai fan di Ficarra & Picone, a quelli che li hanno conosciuti con Striscia la notizia o che amavano le loro performance sul palco di Zelig. Ma anche a quelli che hanno riso guardando le loro precedenti pellicole. Io invece l’ho trovato addirittura fastidioso dal momento in cui ha iniziato a esagerare con le situazioni farsesche come la scazzottata in stile “Bud Spencer & Terence Hill” o la scena dell’autobus bloccato nel traffico.

Il trailer. La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

P.S.: ringrazio pubblicamente Tony per avermi invitato all’anteprima romana di questo film.


26
nov 10

Flaiano: Il meglio è passato

Flaiano: Il meglio è passato

di Steve Della Casa e Giancarlo Rolandi (Italia, 2010)
con Elio Germano, Sandra Milo, Giuliano Montaldo,
Enrico Vaime, Pupi Avati

Questo è un documentario che racconta la storia di Ennio Flaiano, uno dei più sagaci autori italiani del dopoguerra. Forse il più grande. Non so. Lo ammetto: non lo conosco bene. Sino ad ora ne sapevo pochissimo. Anzi dovrei rimediare presto. M’è venuta voglia di leggere un bel po’ dei suoi scritti. Un autore satirico, dicevo, secondo me ancora troppo poco conosciuto – ahinoi.
La vita personale e artistica di Flaiano viene narrata sia da una voce fuoricampo, che da quella dalle persone che l’hanno conosciuto in vita – soprattutto da chi ha avuto modo di conoscerlo in vita – attraverso una serie di nostalgiche interviste. È questo, infatti, l’artificio tecnico che Della Casa e Rolandi hanno scelto per far affiorare notizie e curiosità sulla vita di Flaiano e portarle alla nostra conoscenza. Una scelta alquanto classica per un documentario che, accompagnata da un romantico bianco e nero, ci spiega o, meglio, cerca di spiegarci il perché della fine della collaborazione tra Flaiano e Fellini, la ritrosia all’eccessiva mondanità dell’autore, le sue timidezze, la riservatezza di cui avvolse la vita privata, i motivi che lo portarono ad un convinto antifascismo sin dalla gioventù, ecc.
Dovessi dare un voto a questa meritevole opera di divulgazione sceglierei il 6. La sufficienza. Bellino, eh. Però non mi sono piaciuti gli interventi di Elio Germano. Non ho trovato particolarmente felice, cioè, la scelta di fargli leggere passi scritti da Flaiano, o meglio di farglieli intrepretare. Questi intermezzi mi sono sembrati fuori luogo. Che forse il nome di Germano sia servito solo come “specchietto per le allodole”? A parte questo, la durata del documentario (60 minuti) e il poco profondo livello di approfondimento delle notizie biografiche mi hanno lasciato un po’ con l’amaro in bocca. Mi aspettavo di sapere qualcosa di più su i suoi scritti, su altre collaborazioni artistiche nell’ambito cinematografico e non. Peccato.

Nota: questo film è stato presentato fuori concorso alla 67^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (edizione 2010, quindi) nella sezione “Controcampo italiano”. Io l’ho visto dopo averlo registrato dalla tv. Qualche giorno fa l’hanno trasmesso di notte su Rai Movie.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


22
set 10

Cattivissimo Me

Cattivissimo Me
(Despicable Me)

di Pierre Coffin, Chris Renaud (Usa, 2010)

Lungometraggio animato davvero simpatico. Non è un prodotto Disney/Pixar, né DreamWorks. Produce Illumination Entertainment e distribuisce Universal.
[Spoiler]
Un tizio triste, solo e noioso di nome Gru vuole diventare il cattivo più cattivo dell’Universo. Quando scopre che un ragazzetto cretino è riuscito a rubare addirittura la piramide di Giza diventa geloso, per cui decide di organizzare un colpo ancora più arguto e sensazionale, il colpo dei colpi. Si mette in testa, insomma, di rubare la Luna ma, per portare a termine questa operazione malvagia, ha bisogno di un sacco di denaro. Il nostro Gru, però, non è ricchissimo (anche se ha una casa immensa e un milione di piccoli buffi operai gialli a forma di ovetto Kinder che lavorano per lui) perciò si rivolge ad una banca, la Banca del Male – già nota come Lehman Brothers. [Qui in molti hanno riso in sala] Il malefico banchiere di turno gli nega il prestito, adducendo diverse motivazioni capziose, o meglio promette di concederlo ad una condizione: che Gru riesca ad impadronirsi del raggio rimpicciolente. Gru a questoi punto fa di tutto per entrare in possesso di questa potente arma, una pistola in grado di ridurre le dimensioni di qualsiasi oggetto venga colpito dal suo raggio. Il problema serio è che questa arma si trova in mani nemiche: la possiede Vector – lo stesso ragazzetto che ha rubato la piramide. L’arma è nascosta in casa sua. Mentre cerca di entrarne in possesso, Gru si accorge che le uniche persone in grado di entrare nella fortificata villa di Vector sono 3 piccole orfanelle che vendono biscotti casa per casa. Le bimbe appaiono subito ai suoi occhi come un lasciapassare. L’unica soluzione sensata da prendere, quindi, è adottarle. A questo punto accade l’impossibile: da burbero e intrattabile che era, il cattivissimo pian piano si addolcisce; avendo tutto il giorno in giro per casa le tre piccole e affettuose pesti e, passando perciò con loro tantissimo tempo, Gru inizia a svolgere quasi inconsciamente il ruolo di papà e così, giorno dopo giorno, diventa sempre più affettuoso.
Vi ho svelato il 70% del film – forse anche più – per cui non aggiungo altro.
Sappiate che i cosi gialli che aiutano in casa il cattivissimo sono buffissimi. Hanno forme leggermente diverse ma tutti portano gli occhiali (o il monocolo) hanno una vocetta buffa e motlo acuta. Spesso non si capisce cosa dicano ma sono sicurissimo che faranno impazzire tutti i bambini. Inoltre sono un gagdet perfetto. La macchina del market è oliata alla perfezione. Anche il libro dei gattini – che il cattivo papà Gru legge alle bimbe per farle addormentare – mi sembra un’ottima idea da realizzare su carta. Io lo comprerei immediatamente.
Margo, Edith e Agnes, le tre piccole birbe orfane, sono molto simpatiche e dolcissime. Sapranno sciogliere il ghiaccio che avvolge il cuore di Gru. E anche quello degli spettatori (di tutte le età). Anche perché questo è un film per famiglie – ma non solo.
Vector (nickname di Victor) è un supernerd. Uno sfigatone che dovrebbe essere il cattivo antagonista ma è così buffo e cialtrone che fa anche lui simpatia.
Mr. Perkins, il banchiere, dovrebbe essere il personaggio più negativo del film ma – anche lui – con quei capelli ritti in testa è davvero buffo.
Altri personaggi con caratteristiche buffe: la mamma di Gru, una vecchia acida la cui anaffettività ha resto sterile di sentimenti Gru; il Dottor Nefario, il vecchio scienziato che collabora con Gru: la miopia e il doppio mento sono i suoi  tratti salienti; Miss Hattie, la zitellona che gestisce e dirige l’orfanotrofio: una specie di grassa nazista con la gonnellona a quadri e la messinpiega bionda.
Ho visto questa pellicola lunedì sera al cinema Barberini di Roma, in anteprima. In Italiano. Il protagonista è doppiato da Max Giusti. Sinceramente nemmeno mi sono accorto che fosse lui, me l’hanno detto dopo, a proiezione ultimata. Per cui mi chiedo: ma che bisogno c’era?! Non era meglio prendere un doppiatore con la voce da duro, magari bassa e cavernosa, per il ruolo del wanna-be-cattivo? Per la versione americana sono stati ingaggiati personaggi noti come Steve Carrell (Gru), Julie Andrews (Miss Hattie) e Jason Segel (Vector). Lì usano queste facce/voci come leva di marketing, per vendere meglio il film, per avere più rilevanza sui media, per fare più breccia sul pubblico potenziale, per attirare curiosità e interesse. Da noi, sinceramente, non credo che funzioni allo stesso modo. E poi: davvero i genitori porteranno al cinema i loro bimbi perché Max Giusti doppia il protagonista? Mah! E lo dico con il massimo della stima e del rispetto per Max Giusti. Come comico l’ho sempre trovato molto simpatico. Solo che in questo caso non mi sembra esattamente la voce migliore per un personaggio del genere.
Voto complessivo per la pellicola: 7. Da vedere, se siete bambinoni come il sottoscritto.
Ha senso il 3D? A me questa tecnologia non fa impazzire ma direi che, in casi come questo, le tre dimensioni hanno il loro perché.

Negli USA questo film è già uscito l’8 luglio, nei nostri cinema invece arriverà il 15 ottobre.
Grazie a WayToBlue Italia, GGD Roma e Universal Italia per avermi invitato all’anteprima.

Qui il trailer in italiano. Qui quello americano.
Locandina ufficiale americana.
La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


7
apr 10

Colpo di fulmine – Il mago della truffa

Colpo di fulmine – Il mago della truffa
(I Love You Phillip Morris)

di Glenn Ficarra e John Requa (Usa, Francia, 2009)
con Jim Carrey, Ewan McGregor,
David Jensen, Rodrigo Santoro, Leslie Mann,
Ted Alderman, Nicholas Alexander, Beth Burvant,
Hugo Palacios, James McDaniel, Brennan Brown

Questa è una commedia che però non mi ha fatto poi ridere così tanto. Anzi, quasi per niente.
Il film tratta di due temi: omosessualità e frode. Gay e truffe. Busoni e raggiri. Usate pure i termini che volete.

Mi hanno detto che però, dal trailer tutto ciò non si capiva. O meglio il distributore italiano ha volutamente spostato tutto il baricentro del discorso su Jim Carrey e sulla sua simpatia, cercando di vendere il film come una delle (solite) commedie alla Jim Carrey.
Ho saputo dell’esistenza di questa commedia dai cartelloni per strada e leggendo l’ultimo Friday Prejudice di Kekkoz (ormai il mio critico cinematografico di riferimento) in cui si afferma anche che una scena di sesso omo potrebbe anche essere stata censurata. Non so che dirvi. Potrebbe essere, non mi meraviglierebbe, ma non ci giurerei. In effetti una scena di sesso orale simulato c’è ma ci potrebbe essere stato dell’altro che noi spettatori italiani non abbiamo visto. Boh. Bisognerebbe confrontare il tutto con la versione originale.
Ad ogni modo “Colpo di fulmine” non è un granché. Il protagonista, tale Steve Russell, è il tipico americano medio: un uomo come tanti. Di mestiere fa il poliziotto ma nasconde un segreto. Ha un tarlo in testa: il suo unico pensiero è scoprire chi sia la sua vera madre – quella naturale – che l’ha abbandonato subito dopo il parto. Pare che abbia indossato una divisa solo per questo motivo. Una volta scoperto questo mistero, sentendosi rifiutato da una genitrice degenere, abbandona il posto in cui vive e si sposta con la sua famiglia in un altra città per cambiare aria, lavoro e abitudini.
Il suo stile di vita però muterà radicalmente solo quando, scampato ad un incidente mortale, deciderà di fare “coming out”, dichiarare al mondo la propria omosessualità e iniziare a spassarsela. A questo punti, però, il suo unico problema sarà procacciarsi tanto denaro, dal momento che si accorge che la vita dell’omosessuale è eccessivamente dispendiosa. Proprio per questo motivo il nostro diventerà un truffatore esperto ed incallito. Le cose comunque non gli andranno sempre per il verso giusto. Nel giro di pochissimo tempo, infatti, si fa scovare dalle forze dell’ordine che lo arrestano e lo sbattono in prigione per diversi mesi. Proprio dietro le sbarre, però, incontrerà l’amore della sua vita: Philip Morris, un giovinetto rossiccio, indifeso e decisamente ingenuo, che si metterà sotto la sua ala protettiva. I due si ameranno come due piccioncini finché non saranno divisi da una decisione del direttore del carcere. Steve si fingerà avvocato e riuscirà a tirare fuori dal carcere anche il suo compagno ma tra i due l’incantesimo finirà per dissolversi nel momento in cui Philip si accorge che Russell mente su tutto.
Il grande dilemma che vive Steve sta proprio in questo: amare Phillip a tal punto da voler che non gli manchi nulla ma, allo stesso tempo, essere quasi costretto a truffare per far sì che entrambi possano mantere questo altissimo tenore di vita.

Premessa: Jim Carrey non è il mio attore preferito ma mi sta abbastanza simpatico. Che sia una maschera lo diamo per assodato. Qui recita abbastanza bene ma direi che “Colpo di Fulmine” non è decisamente una delle sue pellicole migliori. Qui lo troviamo magrissimo e con una pettinatura imbarazzante. Mi chiedo perché. Saranno forse esigenze di copione? Me lo ricordavo molto più grasso di come appare qui.

Ewan McGregor è forse sprecato per questo ruolo. è sempre in secondo piano; il suo è quasi un ruolo da comprimario. Non è il protagonista assoluto della scena, come invece meriterebbe. Non temo di essere smentito se affermo che in questo film ha anche recitato meglio di Carrey.
Leslie Mann è una biondina caruccia, perfetta per il ruolo della moglie svampita e ultra-cattolica.

Morale della favola: secondo me non bastano un po’ di gag e le smorfie di Jim Carrey a trasformare la storia di truffatore incallito in una bella commedia.
Voto globale: 6. Gli do la sufficienza solo perché ho visto della gente in sala divertirsi sul serio e una persona (addirittura) commuoversi per una scena toccante.
Nota 1: il titolo orginale della pellicola “I Love You Phillip Morris” si riferisce proprio alla liaison tra i due protagonisti.

Nota 2: il film pare che sia tratto da una storia vera, pubblicata su un libro del giornalista Steve McVicker.
Nota 3: Luc Besson qui figura nel ruolo di produttore esecutivo. Leggi: ci ha messo i soldi.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


10
dic 09

A serious man

A Serious Man

A serious man

di Joel Coen ed Ethan Coen (Usa, 2009)
con Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed,
Sari Lennick, Adam Arkin, Aaron Wolff, Jessica McManus,

Brent Braunschweig, David Kang, Benjy Portnoe,
Jack Swiler, Andrew S. Lentz, Jon Kaminski Jr, Ari Hoptman,
George Wyner, Fyvush Finkel, Katherine Borowitz, Steve Park,
Amy Landecker, Allen Lewis Rickman, Raye Birk, Peter Breitmayer,
Stephen Park, Simon Helberg, Alan Mandell

Veniamo subito al dunque: questo film mi ha deluso molto. Sono un beniamino dei fratelli Coen. Li trovo grandi registi ma questa volta non hanno saputo “regalarmi un’emozione” (come si dice in gergo). Forse sono entrato in sala con aspettative molto alte. Chi lo sa?! Forse mi aspettato tutt’altro. Forse non ho capito io il film – perché uno queste domande se le pone pure. Non lo saprei dire con certezza. Sicuramente, però, sono uscito dal cinema con l’amaro in bocca, con la sensazione che qualcosa non abbia funzionato, che la storia fosse perlomeno incompleta (con quel finale, poi!)
Quando sono arrivato al cinema non sapevo nulla della trama, nulla dell’attore protagonista, nulla di nulla, se non che questo fosse il nuovo film dei fratelli Coen. Punto.
Devo essere sincero: dopo il primo quarto d’ora ho pensato addirittura di aver sbagliato sala. L’introduzione è stranissima, a tutt’ora non l’ho capita. Siamo ai primi del 1900 in Polonia (credo): una coppia di ebrei (un lui e una lei, marito e moglie) riceve la visita inaspettata di un vecchio, un conoscente che credevano morto. La donna è talmente supestiziosa che cerca di uccidere con una coltellata all’addome quello che lei crede essere uno spirito maligno. ll vecchio scappa via e sparisce nella notte. Di lui non sapremo più nulla. Il prologo finisce qui ed inizia finalmente il film.
“A Serious Man” racconta di un professore di fisica quarantenne, il sig. Larry Gopnik, nell’america degli anni ’60. Larry Gopnik è un uomo molto ma molto ma molto sfigato; ha origini ebraiche, una famiglia come tante (forse) e tanti problemi. Per fare solo un paio di esempi: 1. un suo studente di origine asiatica cerca di corromperlo con una busta piena di soldi, al fine di avere un buon voto e non perdere così la borsa di studio; 2. la moglie del professore lo tradisce con un vecchio amico di famiglia vedovo e più anziano. Ma queste due sfighe sono solo la punta dell’enorme iceberg di sfortuna che si abbatte sul prof. Larry Gopnik (il protagonista).
A mio modo di vedere “A Serious Man” è una storia raccontata sul grande schermo che ti vuole solo dire “alla sfortuna non c’è mai fine”. La vita è cattiva, lo sappiamo. Vivere sulla terrà è insostenibile? Più o meno il messaggio è questo. Forse si potrebbe ipotizzare più un tentativo di rappresentare al cinema il cosiddetto primo assioma delle leggi di Murphy: “Se qualcosa può andar male, lo farà”. Ma forse sono troppo inclemente.
Forse il messaggio è di tipo sovrannaturale/superstizioso, forse la maledizione del vecchio accoltellato in Polonia si è riversata, generazioni dopo, sul suo lontano discendente. Mah.
Passiamo agli attori. La scelta del cast è eccellente. Anche per questioni somatiche.
Michael Stuhlbarg è bravissimo nel ruolo del protagonista. Ha mille espressioni diverse per ogni sventura che capita al suo personaggio; riesce a comunicare un ventaglio di emozioni davvero molto esteso che va dall’estasi da marijuana allo sconforto più totale – che sfocia nel pianto disperato.

Buona prova anche per l’attrice nel ruolo della moglie del prof. (Sari Lennick) e per i due figli (Jessica McManus e Aaron Wolff).
Richard Kind è un perfetto uomo medio, un americano medio di mezza età. La parte del fratello mezzo scemo del protagonista gli calza a pennello. La trovata del sebo da drenare è disgustosamente geniale.
David Kang nel ruolo del giovane studente orientale finto-tonto è buffissimo. Stessa cosa dicasi per Fred Melamed, che interpreta l’amante della moglie del professore: un omone barbuto che, parlando lentamente e con convinzione, riesce a mettere soggezione in chi lo ascolta.
Non ricordo dove altro ho visto recitare George Wyner ma lo trovo sempre e comunque molto elegante. Qui interpreta un rabbino molto stimato nella comunità in cui vive il prof. Gopnik.
Ecco, una cosa molto importante che dovete sapere: se non sapete nulla della religione ebraica, e di tutta la cultura annessa, questo film decisamente – decisamente – non fa per voi. Non capirete granché, né apprezzerete certi passaggi fondamentali come il bar mitzvah del figlio del prof. o la richiesta del divorzio rituale. Dunque, ascoltate il consiglio di uno spettatore come tanti: questa pellicola non vale il costo del biglietto. Mi spiace per Joel e Ethan, alle cui opere pure sono affezionato.
Inoltre, se andate al cinema per vedere una bella commedia, se volete ridere, rimarrete delusi. Più che altro, qui si sorride dell’accumularsi delle disgrazie del protagonista e della situazione ingarbugliata in cui viene a trovarsi. Ma non si ride. Mai. Questo, prima di tutto, è un dramma umano. La disperazione di un essere umano di fronte alle mille sfighe della vita. C’è davvero poco da ridere.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


16
nov 09

La matassa

La Matassa

La matassa

di Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Giambattista Avellino (Italia, 2009)
con Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Pino Caruso,
Claudio Gioé, Anna Safroncik, Mario Pupella,
Mariella Lo Giudice, Giovanni Martorana, Filippo Luna,
Maria Di Biase, Tuccio Musumeci, Domenico Centamore,
Mary Cipolla, Gigi Borruso, Gino Astorina

Commediuccia simpatica. A guardarlo non si ride, si sorride. Ma tutto sommato è gradevole, dai. Non fosse altro per le buffe espressioni di Salvo Ficarra e per la mimica facciale sorprendentemente multiforme di Valentino Ficarra.

La storia narra di due cugini da sempre in lotta a causa di vecchie dissidie tra i loro padri. Alla morte del padre di uno dei due (Paolo), l’altro (Gaetano) si rifà vivo per caso e inizia a portare scompiglio nella (banale) vita del primo. Paolo gestisce l’hotel di suo padre ma pare non esserne capace, Gaetano, invece, è una specie di truffatore che ha aperto un’agenzia matrimoniale in cui vengono accoppiati anziani locali con belle giovani dell’Est europeo. La proprietà dell’hotel e lo stato di salute di Paolo saranno al centro di numerosi tranelli e qui pro quo. Di mezzo c’è anche la mafia che vuole mettere le mani sull’immobile.
Su Ficarra e Picone non mi esprimo. Sono simpatici e bravi. Forse – anzi sicuramente – mi facevano ridere più ai tempi di Zelig che ora, ma non importa.: ancora sanno intrattenere.
Pino Caruso per una volta fa un ruolo drammatico, anziché comico. Lo vediamo nei panni di un vecchio parroco bonario che cerca di mettere pace tra le due famiglie che non si parlano da decenni. Anzi, ora che ci penso, in un certo senso il ruolo del saggio anziano e bonaccione l’aveva già recitato nelle prime stagioni della serie “Carabinieri”.
Anna Safroncik ha poche scene ma se la cava dignitosamente. È davvero una bella donna. Avevo già sentito il suo nome in giro, da qualche parte, ma non mi era mai capitato di vederla sullo schermo. Devo dire che fa il suo bel figurone. La parte della giovane emigrata carina è sua. Il pizzico di integrità/rigidità professionale che mette nella parte la rende ancora più affascinante.
Claudio Gioé rivelazione. Oltre che bravo è anche simpatico. Non l’avrei mai detto: quest’attore mi piace. Credo che sia arrivato il momento per me di recuperare la fiction su Totò Riina, “Il capo dei capi”.
Voto globale per la pellicola: 6 e mezzo. Poco più della sufficienza. Buono per passare una serata in relax con la famiglia. Trattasi di commedia leggera per tutti.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


31
ott 09

Up

Up

Up

di Pete Docter

e Bob Peterson (Usa, 2009)

Ne hanno scritto già in molti in rete. Cos’altro posso aggiungere io? Non so, vediamo.

“Up” è un cartone meraviglioso, sotto molti punti di vista. Sulle questioni tecniche non mi soffermo. Ormai ogni film Pixar è una garanzia. Questi tizi hanno raggiunto un tale livello di eccellenza nella grafica che si può solo star zitti e apprezzare.
Nulla da eccepire anche per quanto riguarda la narrazione. La prima parte del film, i primi 20 minuti, diciamo sono a dir poco commoventi. Quasi non ci sono dialoghi ma i registi riescono comunque a raccontare una storia strappalacrime, fatta di sentimenti semplici e genuini: la lunga liaison d’amore tra due giovanissimi appassionati di avventura. Altro elemento fondamentale di questa pellicola sono le idee, alcune delle quali molto originali e sognanti, come quella di far alzare in volo una casa con il solo aiuto di migliaia di palloncini colorati (il titolo d’altronde a questo si riferisce). L’idea di mettere un collare ai cani per farli parlare come degli uomini, forse è già stata vista, ma chi se ne frega. A me è piaciuta tantissimo e mi ha divertito. Dug, poi, è davvero un personaggio buffissimo.

“Up” porta sullo schermo l’amicizia tra un burbero anziano, rimasto a vivere solo nella sua piccola casa dopo la morte di sua moglie, e un giovane imbranato boy scout. La morale c’è – come del resto in ogni film Disney – ma è meno peggio, meno sdolcinata del solito. Insomma il film ci vuole dire che un anziano ha ancora qualcosa da insegnare a un ragazzino, che i vecchi non vanno lasciati soli, che l’amicizia è un grande valore, che l’avventura e la condivisione di esperienze possono avvicinare le persone, che il bene trionfa sempre, ecc. Ma non è importante. Del sottotesto possiamo anche fregarcene.
“Up” è un film d’animazione molto molto bello. In questo sono d’accordo con Kekkoz: è forse uno dei migliori di sempre della pixar – anche se forse il più ‘sentimentale’ di tutti. Io lo metterei nell’olimpo con “Monsters Inc.” e “Gli incredibili”. Insomma, va visto perché appaga gli occhi e riscalda il cuore – lo so, è una cosa melensa da dire ma oggi mi gira così. E questo basta. Non chiedetevi se sia una pellicola da ragazzini o da adulti. Non ha alcuna importanza. E poi: quante altre volte sarà stato fatto questo inutile discorso? Via, correte al cinema, se ancora non ci siete stati.

Nota: finalmente anche io ho capito a cosa si riferisca l’espressione “Scoiattolo!”.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
ott 09

Signore e signori, buonanotte

Signore e signori, buonanotte

Signore e signori, buonanotte

di Luigi Comencini, Mario Monicelli, Nanni Loy, Ettore Scola, Luigi Magni (Italia, 1976)
con Marcello Mastroianni, Nino Manfredi,

Paolo Villaggio, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi,
Monica Guerritore, Adolfo Celi, Senta Berger, Lucrezia Love,
Eros Pagni, Carlo Croccolo, Gianfranco Barra, Gabriella Farinon,
Mario Scaccia, Angelo Pellegrino, Franco Scandurra,

Sergio Graziani, Andréa Ferréol, Felice Andreasi

Meraviglioso film ad episodi. Commedia all’italiana scritta e diretta a più mani. Tra gli sceneggiatori ci sono Age e Scarpelli, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Ugo Pirro e Ruggero Maccari.
Pellicola a tratti molto divertente. Ho davvero riso di gusto in due o tre frangenti.
Tuttavia va detto che questo è un film molto strano che spesso valica i confini di quello che alcuni chiamano “buon gusto”. Ci sono alcune scene un po’ disgustose, inoltre parecchie tematiche vengono trattate con un tono decisamente grottesco. Ma forse è proprio per questo che si può considerare “Signore e signori, buonanotte” un film davvero fuori dal comune.
Il fil rouge che tiene uniti tutti vari spezzoni di cui è composto il film è una satira (a volte feroce) sul tema della televisione. La pellicola racconta, infatti, il palinsesto di una tv davvero fuori dal comune. Dovrebbe essere la terza rete – anche se nel 1976 RaiTre non era ancora nata. La rete che il film rappresenta è un canale in cui il telegiornale viene condotto da un dongiovanni menefreghista e un po’ vanesio, un romano un po’ sbadato ma dalla dizione perfetta che finisce per sedurre l’avvenente valletta che gli passa le veline (una giovanissima Monica Guerritore). I programmi trasmessi vanno dall’approfondimento gionalistico con interviste in studio alla fiction, passando per il quiz (“Il disgraziometro” – caustica parodia di “Il rischiatutto”) e per il documentario a sfondo socio-demografico. Particolarmente significativo il racconto finto-storico “Il santo soglio” che narra di un conclave cinquecentesco per l’elezione di un papa.
Basta leggere i nomi del cast per capire di quanto alto sia il valore di questa pellicola (non bastassero i nomi dei registi e degli sceneggiatori).
Ugo Tognazzi interpreta due ruoli in maniera pressoché magistrale. In un episodio riveste il ruolo di un generale dell’esercito che si suicida per la vergogna durante una parata militare, poiché impossibilitato a prendervi parte in quanto rimane incastrato in un bagno pubblico da una serie di disgustose disavventure. In un altro episodio mette in scena il dramma di un pensionato costretto a vivere di stenti nella misera più raccapricciante che, nonostante tutto, si autoconvince di vivere una vita dignitosamente sobria.
Anche Vittorio Gasmann interpreta due ruoli. In un episodio è un’agente della CIA che prende in affitto una stanza d’albergo per soli pochi minuti al fine di compiere un assassinio come cecchino attraverso una finestra. In un altro riveste il ruolo dell’ispettore Tuttunpezzo, un poliziotto che pur atteggiandosi da duro finisce per piegarsi ai voleri di un ricco farabutto.
Due ruoli anche per Paolo Villaggio. In un episodio interpreta un sociologo americano di origine tedesca che, prendendo spunto da un libro di Swift, consiglia di risolvere il problema del sovraffollamento demografico di Napoli, mangiando i cittadini più giovani. Nell’altro episodio invece fa la parodia di Milke Buongiorno presentando un quiz televisivo iper-cinico in cui i concorrenti fanno a gara per vincere una sfida di umiliazione raccontando al pubblico le proprie dissavventure.
Nino Manfredi dà il meglio di sé nell’interpretazione di un vecchio cardinale di estrazione popolare, molto malato ma dalla battuta sempre pronta.

Marcello Mastroianni interpreta Paolo T. Fiume, un mezzobusto molto distinto che legge il telegiornale con perfetta dizione ma che spesso si lascia andare ad espressioni colorite in romanesco e dà prova di sbadatezza, superficialità, vanità, menefreghismo e cialtroneria.
Adolfo Celi e Senta Berger intrepretano una coppia, sono cioè marito e moglie. Due distinti signori dell’alta borghesia che imbrogliano un poliziotto cretino (Gassman/Tuttunpezzo), arrivato in casa loro per arrestare il capofamiglia.
Eros Pagni, Carlo Croccolo e Gianfranco Barra formano un buffo terzetto grottesco di addetti alla pubblica sicurezza. Il primo è commissario, il secondo questore, il terzo un poliziotto semplice: tre imbranati che dapprima fanno evacuare la questura poiché temono ci sia una bomba nell’immobile e che poi finiscono per morire sul serio, molto stupidamente, mentre piazzano una bomba vera.
Come già detto, Monica Guerritore è una giovanissima ed avvenente assistente di studio che passe le veline (i fogli con le notizie) al giornalista che legge il telegiornale.
Camillo Milli è buffissimo nel ruolo di un attempato e panzuto (ma atletico) comandante di una squadra di artificieri.
Molto bravo anche Mario Scaccia nei panni di un perfido cardinale candidato al soglio papale.
Film da vedere assolutamente se, come me, siete fan della commedia all’italiana.

Nota: la musiche della colonna sonora sono curate (tra gli altri) da Lucio Dalla e Antonello Venditti.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


2
apr 09

Mostri contro Alieni

Mostri contro Alieni

Mostri contro Alieni
(Monsters vs. Aliens)

Death Proof (from Grindhouse) release

di Rob Letterman e Conrad Vernon (Usa, 2009)

Ieri sera ho avuto la fortuna di poter vedere questo film in anteprima presso la saletta privata della Universal, qui a Roma, e devo dire che sinceramente ne è valsa la pena. Ma tanto.
Innanzitutto per una scoperta stravolgente: il cinema in 3D funziona davvero. La sensazione che gli oggetti emergano dallo schermo è realistica. Anzi quasi iper-realistica. Non ci avevo mai creduto. Per 30 lunghi anni. In passato ho anche indossato un paio di volte quei buffi occhialini con le lenti fatte di pellicole verdi e rosse ma non ci avevo mai visto nulla di diverso attraverso. Stasera no. Stasera è stato diverso. I rigidi occhiali di plastica nera che ci hanno fatto indossare erano davvero magici – o quasi. Insomma attraverso di essi ci vedevi le cose animarsi e arrivare ad un palmo dal tuo naso. Sensazione originale, strana, emozionante, buffa, a tratti gioiosa.
Altro merito di “Mostri contro Alieni” è quello di avere una grafica che ormai non ha più nulla da invidiare agli storici competitor della Pixar. La DreamWorks può finalmente scrollarsi di dosso ogni residuo di complesso d’inferiorità – se mai ne abbia avuto uno e procedere fiera per il suo cammino nel mondo dell’animazione. Il punto di pareggio è stato finalmente raggiunto. E questo ve lo dice uno che stravede per la Pixar.
Terzo elemento positivo per questa pellicola è la componente ironia. “Mostri contro Alieni” fa sorridere in diverse occasioni. In sala ho sentito un sacco di spettatori ridere di gusto anche per cose molto semplici. E mi ha fatto piacere. I personaggi sono stati caratterizzati benissimo. A partire da B.O.B, il buffo mostro monocolo fatto di gelatina blu. E’ così stralunato e buffo che dopo un paio di scene ti ha già conquistato. Tutto il cast comunque piacerà a grandi e piccini. Anche la protagonista, Susan: una ragazza all’incirca ventenne, carina, solare, brillante e molto decisa. Tutto il contrario del suo fidanzato: un lettore di notizie sul meteo vanesio e conformista, tutto concentrato sulla propria carriera televisiva.
Buffi anche i quattro compagni di viaggio di Susan. Oltre a B.O.B. ci sono anche: Dottor Professor Scarafaggio, una specie di cimice che svolge il ruolo dello scienziato pazzo, Anello Mancante, un essere anfibio che si comporta da vitellone (forzuto e seduttore) e Insectosaurus, un baco da seta mastodontico.
Il generale Monger, colui il quale coordina le operazioni di guerra, viene rappresentato come un duro, anziano, rigido, ligio al dovere, un po’ ottuso ma non è lui il cattivone della situazione.
Il ruolo dell’antagonista è stato riservato all’alieno: Galaxhar. Una specie di polpo viola dai 4 occhi. Piccolo e maligno, dotato di alcuni agili tentacoli, si sposta nell’astronave grazie ad uno scooter.

Discorso a parte va fatto per il Presidente degli Stati Uniti: si tratta praticamente di un co-protagonista. Non è affatto un ruolo secondario. A lui sono dedicate diverse scene in cui lo vediamo molto naive, intraprendente, ma anche maldestro, sbadato, quasi idiota e pieno di sé. Anch’egli buffissimo.
Da apprezzare anche le diverse citazioni da film di culto come “La mosca”, “Beverly Hills Cop”, “Great Balls of Fire” (si veda anche l’accounciatura del Presidente, la montatura dei suoi occhiali e la performance alla tastiera davanti all’astronave aliena).
Dulcis in fundo: la colonna sonora, composta da alcuni pezzi molto carini tra cui “Axel Foley Theme” e un brano molto simile e “Peter Gunn’s Theme” – suonato durante i titoli di coda.
Della trama non vi dico nulla. Non la svelo perché – giuro – sarà un vero piacere scoprirla pian piano. Non è qualcosa di originalissimo ma funziona molto bene. I bimbi sorridono e gli adulti non si annoiano. Anche perché questa pellicola, in diversi frangenti, presenta delle chiavi di lettura tutt’altro che per giovani.
Nota 1. Questo post valga come ringraziamento pubblico per chi mi ha permesso di accedere all’esclusiva anteprima 3D.
Nota 2. Altre impressioni – le prime – su questa pellicole le trovate scritte in questo post.

La scheda di IMDb.com, di Cinematografo.it e di MyMovies.it.


9
mar 09

Passo la particella grammaticale

Nel linguaggio tecnico dei montatori di video, e dei registi, la tecnica d’animazione “Stop-motion” viene anche chiamata “Passo uno”, quando in realtà sarebbe più corretto usare l’espressione “A passo uno”. Dove per “Passo” s’intende il fotogramma.

Non per fare il pignolo ma – a naso – mi pare che l’Italiano, inteso come linguaggio, si stia pian piano evolvendo verso un uso privo di particelle. In questo caso si tratta dell’elisione una preposizione semplice, in altri casi di articoli determinativi che cadono.  Vedi anche questo post.