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«A discesa iniziata, sto solo aspettando di fermarmi per inerzia»

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La scorsa settimana sono passato per Lecce. Ero in città per motivi turistici. Ho fatto un giro al centro per visitare i tipici luoghi che incuriosicono chi non è mai stato nel capoluogo salentino. Poi, verso mezzogiorno, mi sono fermato a pranzare in un curioso ristorante: il Palazzo Personé.
Il posto mi ha colpito subito perché molto “stiloso” (passatemi il termine). Voglio dire: mi ha incuriosito l’arredamento contemporaneo (qualcuno direbbe “di design”) e l’essenzialità con cui sono stati allestiti gli interni. Ad esempio: la volta è di tufo, quasi a cupola, sui toni del giallo ocra chiaro, restaurata molto recentemente, il bancone è di legno chiaro, molto liscio, i tavolini sono molto vecchi (antichizzati) ma ricoperti di uno spesso strato di vetro trasparente. Sì, lo so: sono una persona molto frivola.
Fuori, per strada, ci sono alcuni tavolini ma io ho pranzato dentro, al fresco. Mercoledì scorso il sole era di quelli che spacca le pietre – quasi.
Appena seduto ho notato che la consolle era accesa e mandava musica house, di quella soft, molto gradevole, che non dà fastidio. Negli Usa la chiamano “Soulful House”. La consolle consolle (munita di due cdj Pioneer all’avanguardia) è poggiata su una piccola mensola nella vetrina (per dire quanta importanza viene data alla musica in questo posto). Probabilmente resta accesa per tutto il tempo in cui il locare rimane aperto. Di certo in alcune sere d’estate c’è anche un dj a “cambiare i dischi”. Il posto si trasforma in un american bar, c’è da giurarci. Inoltre alle pareti sono appesi dei piccoli pannelli di forex quadrati su cui sono riprodotte delle foto in bianco e nero, riportanti al centro il centrino di interessanti mix di musica house. Non c’era da sbagliarsi: il posto per me, decisamente.
Ho ordinato una frisa con patè di melanzana come antipasto e un trancio di tonno scottato con sesamo e semi di papavero. Da bere solo una bottiglia di Acqua Surgiva da 75 cl. leggermente gasata. La Ferrarelle non c’era. Tutto molto buono. Totale: 22 Euro. Alla cassa ne ho pagati 20. Mi hanno fatto lo sconto senza che io lo chiedessi. Si saranno voluti scusare forse del fatto che ho atteso un po’ prima che venissero a prendere l’ordinazione? Strano perché il locale era tutt’altro che affollato. Tra le altre cose i 2 Euro scontati erano proprio i 2 Euro di “coperto”. Pessima usanza, questa di far pagare al cliente per il posto in cui si siede! Nota dolentissima.
Per il resto tutto ok. I camerieri sono gentilissimi, si mangia bene, il menu non è scontato (c’era anche la bistecca di toro sulla carta), il locale è bello (si tratta del piano terra ristrutturato di un vecchio palazzo signorile), a pranzo non c’è confusione, il bagno è spazioso, moderno e pulitissimo, i prezzi non sono folli per uno che vive a Roma. D’altronde Lecce ad agosto è una città iper-turistica.

Il Palazzo Personé credo fornisca anche servizio hotel, ossia ha anche camere per soggiornare.
Si trova in via Umberto I, al numero 5, ossia in una stradina stretta, a due passi dal centro. Ci si mette un minuto da piazza Sant’Oronzo: una delle più importanti di Lecce, lì dove c’è l’obelisco con la statua del santo e l’anfiteatro Romano.
Per ulteriori informazioni sentitevi liberi di visitare il sito ufficiale.

La foto che accompagna questo post è presa dal sito ufficiale

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Dico sul serio. Sinceramente. Domenica scorsa all’ora di pranzo sono stato da Swety Rome per un brunch. Il mio primo brunch. Non ne avevo mai fatto uno. Può sembrare strano: ho 32 anni (quasi) e vivo in una metropoli che si percepisce come città cosmopolita. Eppure non avevo mai fatto un brunch. Mancanza mia o questa usanza non è (ancora) molto diffusa nella capitale? Poco importa. Ad ogni modo, essendo io esordiente, prendete questo parere con le molle (pinze). Se mi credete, comunque, posso assicurarvi che in questo posto si mangia benissimo.
Da Sweety Rome si mangia il vero brunch all’americana (o comunque di origine anglosassone). I cibi sono cotti esattamente come nella ricetta originale e sono buonissimi. Almeno, io credo che fossero buoni. Facciamo che vi fidate del gusto di chi scrive – nonostante non abbia una lunga esperienza in piatti tipici d’oltreoceano.
Non c’è servizio al tavolo. Il pasto si consuma in modalità buffet. Il cibo a disposizione, che viene posato sul lungo bancone del bar, è tantissimo e cotto a modo.
Adesso io non ricordo con precisione tutto quello che (io e gli amici che mi hanno accompagnato) ci siamo “scofanati”, però di sicuro c’erano pancakes – da abbinare a sciroppo d’acero o topping al cioccolato, uova strapazzate con pancetta (i commensali più esperti hanno cercato di spiegarmi che non si trattava di vero bacon), mini muffin salati alle zucchine ed erbette varie, radicchio (simil indivia) lesso condito con aceto e olio, torta salata aperta (dicesi quiche) alle verdure, tre diverse insalate a base di majonnaise in stile insalata russa, micropomodori glassati, pane biscottato, maxi-panino al seme di papavero farcito e diviso in piccoli pezzi, ecc.
Il pasto – che come ben saprete è a metà strada tra una colazione e un pranzo – ha un prezzo fisso. Costa 18 Euro e comprende: una ricca colazione salata e un dolce a scelta tra brownies, cupcakes o una fetta di torta. Avete presente quelle torte così grandi, rigide e glassate che sembrano finte, quelle che si vedono nei film americani? Beh, proprio quelle! Come bevande si ha diritto ad un bottiglia di acqua minerale da mezzo litro più un caffe americano (o un espresso o un succo d’arancia). Io ho preso il succo d’arancia e dell’acqua gassata. Come dolce ho preso una fettona di torta con vaniglia e fragole. Fragole vere a pezzettoni! Un’idea del cibo salato che ho ingurgitato potete farvela, invece, guardando la foto qui sopra.
Piccola nota sui pancakes: qualcuno ha fatto notare che non erano sufficientemente alti. Ma non credo che un lievissimo difetto di lievitazione possa minimamente macchiare l’ottima impressione che mi ha fatto questo posto. Voto al cibo: 8 e mezzo.
Il brunch di domenica si può fare in due turni. La prenotazione è più che consigliata perché il posto non è immenso ed è parecchio frequentato. Noi siamo stati al primo turno, quello che parte dalle 12.00. Il secondo invece inizia alle 15.30. Quando il nostro turno è finito ci hanno ricordato che era nostro dovere lasciare i posti a tavola ma devo ammettere che la cosa è stata fatta con tale garbo e gentilezza che non ci ha dato alcun fastidio. Inoltre eravamo perfettamente al corrente di questo ineluttabile avvicendamento. E comunque poi abbiamo avuto tutto il tempo di rimanere fuori a chiacchierare da buoni vecchi amici. Voto all’organizzazione: 10.
Il servizio di Sweety Rome è praticamente impeccabile. Siamo stati serviti da una cameriera gentilissima, giovane e carina. Ha ascoltato tutte le nostre richieste senza essere scostante, né mostrare segni di noia; in più si è dimostrata pronta ad ogni necessità. Come gesto di grande cortesia e magnanimità ha anche stornato il prezzo di un tè ad un commensale che aveva mangiato pochissimo – nonostante questa fosse un’ordinazione fuori dal menù brunch domenicale. A me è sembrato un atteggiamento meraviglioso. Sarò che sono abituato a camerieri antipatici, scontrosi e cafoni, ma devo ammettere che non me l’aspettavo. Anche il titolare del locale mi è sembrato una gran brava persona. Non è stato affatto invadente, né si è dimenticato della nostra presenza. Per tutto il tempo del pasto, invece, ha vigilato su di noi, mantenendo la sua posizione di comando al bancone e si è dimostrato rapidissimo nel preparare i caffè e le altre bevande che abbiamo chiesto. Le due cuoche invece erano un po’ “ciacione”. Entravano spesso in sala per servire altre portate con grembiuli sporchi e andatura ciondolante. Ma poco importa perché hanno continuato a servire piatti ricolmi di cibo per tutta la durata del brunch. Voto al servizio: 9.
Sweety Rome è anche un bel posto dove soggiornare. Mi spiego: l’arredamento non fa schifo. Anzi: sembra di stare in un ristorantino tipico di un’altra città. In un angolo del nord europa. Il colore dominante è il bianco. Sedie e tavoli sono in ferro battuto verniciato di bianco. Stile liberty? Art nouveau? Art deco? Non saprei dirlo. Su ogni tavolo c’è un vaso in vetro con dei fiori freschi, tovagliette porpora, posate e grossi bicchieri di vetro liscio trasparente in stile Ikea. Voto agli interni: 9.

Sweety Rome si trova in via Milano, 48 – zona Monti (una traversa di via Nazionale). Credo che non sia aperto solo di domenica. Anzi. Fa servizio di caffetteria, colazione e pranzo ed è anche una pasticceria. Dolce tipico: le torte dalle forme bizzarre. Ma per questo tipo di informazioni fareste meglio a consultare il sito ufficiale.

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Pranzo di Ferragosto

ottobre 9, 2008 film Comments

Pranzo di Ferragosto
di Gianni Di Gregorio (Italia, 2008)
con Gianni di Gregorio, Valeria de Franciscis,
Marina Cacciotti, Maria Calì, Alfonso Santagata,
Luigi Marchetti, Petre Rosu, Marcello Ottolenghi,
Grazia Cesarini Sforza

Film stupendo. Commedia semplice eppur splendente. Piccola bomboniera diretta ed interpretata da Gianni Di Gregorio, sceneggiatore del film “Gomorra” di Matteo Garrone, che qui riveste il ruolo di produttore/presentatore della pellicola.
La storia è semplicissima: Gianni, un uomo cinquantenne, vive a Roma con sua madre, prendendosene cura con molta dedizione. Essendo disoccupato – probabilmente vive con la pensione di sua madre, passa le sue giornate a fare la spesa, a leggere libri a sua madre e a bere vino bianco. Il 13 Agosto riceve la visita del suo ammistratore di condominio che si presenta per chiedere conto – ancora una volta – di diversi conti non pagati. Scusate il bisticcio di parole. All’ennesimo rifiuto di pagamento, l’amministratore propone uno scambio che Gianni non può rifiutare. L’amministratore dice di aver bisogno di raggiungere la sua famiglia alle terme per un paio di giorni e non sa a chi lasciare la sua anziana madre. Propone per cui a Gianni di prendersene cura in cambio di un’annullamento pressoché totale del debito nei confronti del condominio e dei condomini che minacciano azioni legali nei suoi confronti.
Gianni non può fare altro che accettare solo che il giorno seguente l’amministratore gli porta in casa anche una zia anziana, oltre che sua madre. Un centinaio di Euro fa sì che Gianni accetti meno amaramente questo improvviso cambio di programma. Nel giro di mezza giornata le cose, poi, mutano ancora. Le anziane di cui Gianni deve prendersi cura da 3 diventano 4. Il suo medico, tale Marcellino, va a fargli visita a casa e gli chiede di tenere per una notte anche sua madre. Inutile dire che le vecchiette renderanno un inferno quei già afosi giorni dell’Agosto romano. Gianni dovrà barcamenarsi tra le marachelle di una (che non potrebbe mangiare alcuni cibi e invece di nascosto s’ingozza di pasta al forno e salumi), la testardaggine della madre dell’amministratore, che fugge di casa per essere libera di bere birra e di fumare, e l’infantilismo misto a snobismo di sua madre.
Cio che rende particolarmente valido questo film è l’estrema naturalezza con cui recitano tutti gli attori, le anziane donne in particolare. Una magnifica spontaneità che fa brillare anche gesti molto semplici.
L’attrice che interpreta la madre di Gianni, Valeria de Franciscis, è superba. Recita con i modi affettati di una donna toscana dalle nobili origini. Maria Calì, invece, ossia la vecchina di origini calabarese estremamente orgogliosa della propria pasta al forno, ci ha fatto ridere di gusto per diversi minuti. Da segnalare anche il bizzarro compare di Gianni, tale Vichingo (Luigi Marchetti), che aiuta il protagonista a trovare del pesce per il pranzo di Ferragosto – comprandolo da alcuni zingari accampati sul Tevere che l’hanno appena pescato nel fiume.
Da vedere assolutamente. Il nuovo cinema italiano che rende orgogliosi del proprio paese.

Qui cosa ne pensa Kekkoz.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

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