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12
gen 12

Immaturi

Immaturi

di Paolo Genovese (Italia, 2011)
con Barbara Bobulova, Ambra Angiolini, Luca Bizzarri,
Paolo Kessisoglu, Ricky Memphis, Raoul Bova, Anita Caprioli,
Luisa Ranieri, Michele La Ginestra, Maurizio Mattioli, Giovanna Ralli,
Giulia Michelini, Alessandro Tiberi, Nadir Caselli, Aurora Giovinazzo

Guarda il trailer ufficiale

Questa commedia, estremamente leggera, ambisce ad essere un film rappresentativo di una generazione ma non credo proprio che vi riesca. Io l’ho trovato alquanto banalotto, bello pieno di luoghi comuni, alcuni anche abbastanza improbabili.
Prologo: dopo circa 15 anni, un gruppo di amici – ex compagni di scuola di circa 35 anni – viene chiamato dal Ministero della Pubblica Istruzione a rifare l’esame di maturità (classica), dal momento che il primo è stato invalidato a causa di un disguido amministrativo. Questi giovani adulti – ancora abbastanza immaturi, appunto – si trovano ancora una volta tutti insieme a rivivere quei momenti che ormai credevano di aver dimenticato o comunque messo da parte.
Tra le varie figure rappresentate (alcuni abbastanza idealtipiche) troviamo: 1. lo stronzo che tradì il migliore amico da giovane per una ragazza e che è diventato un uomo che tradisce la moglie (Kessisoglu); 2. lo psichiatra infantile che aiuta i bambini per mestiere ma che non riesce a risolvere i propri problemi di responsabilità e maturità di fronte all’arrivo di un figlio del tutto inaspettato (Bova); 3. l’eterno ragazzo che non vuole impegnarsi e che, pur di rimanere fidanzato per sempre con la sua ragazza, arriva a fingere di essere sposato e con prole (Bizzarri); 4. la cuoca ninfomane che segue un corso per guarire dalla suo infinito desiderio per il sesso e finisce per innamorarsi di un uomo dopo una lunga storia di corteggiamento casto e romantico (Angiolini); 5. la divorziata giovane e bella con figlia che esprime una maturità superiore alla madre (Bobulova); 6. il bamboccione impacciato che vive ancora con i suoi e che non esprime alcuna intenzione di andarsene (Memphis).
Con l’intento di studiare per prepararsi a rifare l’esame di maturità, questi ragazzi cresciutelli incontrano vecchi amici (come il tizio mite che si è fatto prete) e riprendono a trascorrere del tempo insieme, rivangando ovviamente le cose belle (e anche qualcuna brutta) vissute fianco a fianco ai tempi del liceo. E qui ci sono valanghe di dialoghi e immagini che vorrebbero evocare nostalgia, senza neanche riuscirci completamente, sì insomma tutta la prosopopea del “come era bello un tempo, quelli sì che erano anni in cui era gradevole essere giovani, mica come adesso”.
A parte tutto il cast mi sembra molto azzeccato. L’intento di mettere insieme facce molto note era di portare quanta più gente nelle sale cinematografiche e mi pare che l’esperimento sia riuscito – tant’è che proprio la scorsa settimana è arrivato nei cinema il seguito di questa pellicola.
Paolo Kessisoglu veste benissimo i panni dell’egoista menefreghista, così come Luca Bizzarri quelli dell’eterno Peter Pan.
La faccia seriosa di Bova va bene per il ruolo di un dottorino un po’ musone, tutto preso dalla difficoltà di accettare le responsabilità della paternità.
Ricky Mempis, che da sempre recita la parte del duro borgataro, qui fa quasi tenerezza come bamboccione impacciato e ultra sensibile.
Barbara Bobulova donna manager in carriera è credibile. Biondina, carina, fa una corte tenerissima al buon Memphis. I due personaggi si amano dai tempi del liceo ma non hanno mai avuto modo di “approfondire”.
La Ginestra prete è perfetto.
Luisa Ranieri è bona come sempre. Qui dà il volto un architetto con la testa sulle spalle, ossia alla fidanzata incinta di Bova che, pur di fronte all’indecisione del suo compagno, non si comporta da isterica, non fugge via offesa ma decide di attendere un suo rinsavimento.
La ragazzina che interpreta sua figlia (Aurora Giovinazzo) è in gamba, anche se la sua recitazione non è delle migliori. Ma potrà migliorare in futuro. Questa potrebbe essere, tra l’altro, la sua prima apparizione sul grande schermo.
Giovanna Ralli è la mamma iperprotettiva di Ricky Memphis, ossia l’essere che l’ha reso “mammone”.
Maurizio Mattioli è invece suo padre. Lasciatemelo dire: il più divertente attore di questa pellicola. Ogni sua scena è incredibilmente spassosa: i suoi interventi con marcato accento romanesco, quei tentativi di mandare via di casa suo figlio, sono straordinari.
Nadir Caselli è una ragazzina molto giovane, una maturanda che scambia decine di SMS con il personaggio di Bizzarri e che poi va a svenire strafatta di alcool e pasticche in discoteca. Leggi: personaggio superstereotipato su attrice molto caruccia.
Anita Caprioli forse è un po’ troppo giovane per recitare nella parte di coetanea di questi altri attori.
L’unica fuori ruolo – ancora una volta – è Ambra. Non me ne voglia ma non riesco a vederla recitare la parte di una stimata cuoca, per di più ninfomane. Mah.
Alessandro Tiberi – lo stagista della serie Boris – è il figlio del titolare del ristorante in cui lavora la cuoca, un giovane molto timido, segretamente innamorato della regina dei fornelli.
Nota localistica: il film sarebbe ambientato a Roma ma di romano, a parte l’accento di Mattioli e Memphis, c’è davvero ben poco.
Voto 5 e mezzo. Meno che sufficiente.
La colonna sonora non è male, forse solo un po’ “paracula”. Dei pezzi salverei comunque poco: giusto una cover di “Last Nigth A Dj Saved My Life” degli Indeep, coverizzata da Loredana Majuri.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


9
mar 11

Lock & Stock – Pazzi scatenati

Lock & Stock – Pazzi scatenati
(Lock, Stock & Two Smoking Barrels)

di Guy Ritchie (Uk, 1998)
con Jason Statham, Nick Moran, Ronnie Fox, Sting,
Jason Flemyng, Steven Mackintosh, Huggy Leaver,
Dexter Fletcher, Vinnie Jones, Nick Marq, Charles Forbes,
Lenny McLean, Peter McNicholl, Frank Harper, Tony McMahon

Primo lungometraggio scritto e diretto da Guy Ritchie. Pellicola pulp in salsa britannica. Essendo in un certo modo ispirata al capolavoro di Quentin Tarantino, ne contiene persino una citazione/omaggio.
Non siamo molto lontani dallo stile di The Snatch. La firma di Ritchie si nota subito. Solo che qui la sua regia è un tantinello più grezza, meno “leccata”; ecco, diciamo ancora da affinare. I temi e le ambientazioni, però, sono le stesse.
Periferia di Londra, anni ’90. Eddy, Tom, Soap e Bacon sono quattro amici (fra i 25 e i 35 anni) con un piede nella malavita e uno fuori – uno di loro infatti fa il cuoco di mestiere come copertura; un giorno decidono di mettere insieme i loro risparmi (25 mila sterline a testa) per giocarsi il tutto per tutto a poker, nella partita della vita contro Harry detto l’accetta: un gangster che gestisce una specie di piccola bisca nei locali del suo sexyshop. Eddy è il mago delle carte francesi, ha il dono di saper leggere alla perfezione le espressioni di incertezza sulla faccia dei suoi avversari al tavolo da gioco, per cui a lui spetta il compito di sfidare Harry. La partita inizia sotto i migliori auspici ma finisce malissimo. Eddy perde tutto miseramente. Infatti non solo butta all’aria in un’unica mano tutto il denaro accumulato, ma finisce anche per creare un debito di 500 mila sterline con Harry, il quale ovviamente all’occorenza sa svolgere anche il ruolo di strozzino.
Per saldare il debito di gioco Eddy e i suoi amici hanno solo una settimana di tempo. Pena la mutilazione delle loro dita da parte dello scagnozzo di Harry – tale Barry detto il Battista – e la perdita del bar di proprietà del padre di Eddy (interpretato da un imperturbabile Sting). Insomma mettere insieme l’ingente somma non è sempice ma il gruppo ha un’idea: rapinare una gang di malavitosi che abita proprio di fianco a casa di Eddy. A causa delle pareti sottilissime, infatti, i quattro per caso si trovano ad ascoltare una conversazione durante la quale i loro vicini decidono di rapinare alcuni ragazzi che spacciano marijuana, avendone una florida coltivazione casalinga. Quello che Eddy e i suoi amici non sanno è che con il loro colpo – indirettamente – andranno a rubare al principale boss della droga del quartiere – uno spietato quanto bizzaro giovane di origini jamaicane – che tra l’altro è la stessa persona a cui hanno promesso di vendere il bottino dopo il colpo. Protagonisti dell’intricata vicenda sono anche due vecchi moschetti (le smoking barrels del titolo), che vengono usati come comuni armi da fuoco ma che, in realtà, hanno grandissimo valore sul mercato dei collezionisti.
Questa pellicola può essere considerata il primo scalino dell’ascesa al successo per John Statham. Anche se non è che qui si metta in mostra più di tanto. Più che altro il suo è un ruolo da comprimario.
Il più delle volta la scena è tutta per lo smilzo Nick Moran che interpreta invece Eddy.
La faccia da vero duro di Harry l’accetta, quella con i baffoni bianchi e lo sguardo spiritato, è di P. H. Moriarty.
Dexter Fletcher è Soap, uno tre amici di Eddy, ossia il cuoco con la passione per i coltelli.
Jason Flemyng interpreta invece Tom, l’altro componente del quartetto, quello che pur essendo abbastanza magro tutti additano come “ciccio”.
Steven Mackintosh ha il ruolo del drogato sfigato che gestisce l’appartamento in cui coltivano l’erba.
Ricordate Vinnie Jones? Lo avrete sicuramente già visto in “The Snatch”. Beh, prima ha partecipato anche a questo film, interpretando un mercenario al soldo di Harry, cioè una specie di violento addetto al recupero crediti che va in giro con il suo figlioletto (un ragazzino dalla lingua lunga che non ha più di dieci anni).
A Frank Harper il ruolo del capo grassoccio e incazzoso della gang che decide di svaligiare l’appartamento in cui coltivano gangia.
Lenny McLean, invece, veste i panni del braccio destro di Harry, un gretto energumeno che non usa mai mezzi termini.
La colonna sonora è a dir poco fe-no-me-na-le. Ci trovate un po’ di tutto: funk, drum’n'base, pop e dance music inglese dell’epoca.
Voto complessivo: 7 e mezzo. Da vedere se siete fan di Ritchie, se vi piace il filone Pulp o se siete curiosi di conoscere le piccole perle che ha tirato fuori negli anni ’90 il cinema inglese.
Nota: la produzione del film è di Matthew Vaughn.

Qui trovate la simpatica locandina inglese.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


17
set 09

Partyin’ like we just don’t care!

DOTHE90S_mini

Domani sera (18 Settembre) metto i dischi in un locale di Roma.
Si tratta del Cantina Music Box, una specie di pub/american bar che si trova al quartiere africano, in via Lucrino 28/B. Praticamente di fronte la pasticceria Romoli di viale Eritrea.
Vi ricordate il posto dove l’anno scorso ho festeggiato i miei primi 30 anni? Beh, quello!
Non si tratta di una festa – perché non c’è granché da festeggiare – ma quasi.
State comunque sicuri che si ballerà, si berrà e si chiacchiererà. Che volete di più!? :)
Perché ho organizzato questa serata? Sostanzialmente perché avevo voglia di mettere un po’ di musica.
Che musica? La dance degli anni ’90. Il sottotitolo della serata infatti è “La dance dal decennio precedente”
Date pure una occhiata alle locandine (sopra e sotto).

DoThe90s_Locandina2

Qui trovate un’anteprima audio
Ah, l’ingresso è gratuito e libero. No selection.
Portate chi volete.
La musica inizierebbe verso le 21.30 ma voi fate pure con calma. Non affrettatevi.
Fatemi sapere se venite o meno.
A domani!

Nota: la locandina N.1 è basata su questa foto che MrLomo ha caricato su Flickr. L’artwork della locandina N.2 invece è stato realizzato da The Sleepers Dream. In entrambi i casi io mi sono limitato a modificare/adattare alle mie esigenze.


28
gen 09

Voglio vederlo

Mostri contro Alieni (teaser poster italiano)

Non sono un grande fan dei film DreamWorks. Eppure questo voglio vederlo. Si chiama “Mostri contro Alieni”. Mi sta venendo voglia. Sono curioso. Foss’anche solo per la locandina. Quello che vedete qui sopra è il teaser poster italiano.
Dj Nero ha già visto il trailer in italiano e me ne ha parlato benissimo. A questo indirizzo potete vedere quello ufficiale in lingua inglese.
Il simpaticissimo personaggio fatto di gelatina blu sembra si chiami Oooze.
ScreenWeek ha anche aperto un blog tematico, esclusivamente dedicato alla pellicola.


24
nov 08

Chi paga per i peccati dell’uomo?

25 Novembre. Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. “Chi paga per i peccati dell’uomo?” Solo il 4% delle donne vittime di violenza denuncia il proprio carnefice. Le altre pagano anche per lui. 02.64443043/44 – telefono.donna@tiscali.it – www.telefonodonna.it.

Questa campagna pubblicitaria mi piace. È provocatoria, certo, ma forse non in modo becero. Io ci leggo un buon gioco di parole, un’idea valida, sottile e nient’affatto scontata. Se qualcuno parlasse di blasfemia, voi fate spallucce. Mi raccomando.
Fonte: Semerssuaq’s Tumblr.