Ne hanno scritto già in molti in rete. Cos’altro posso aggiungere io? Non so, vediamo.
“Up” è un cartone meraviglioso, sotto molti punti di vista. Sulle questioni tecniche non mi soffermo. Ormai ogni film Pixar è una garanzia. Questi tizi hanno raggiunto un tale livello di eccellenza nella grafica che si può solo star zitti e apprezzare.
Nulla da eccepire anche per quanto riguarda la narrazione. La prima parte del film, i primi 20 minuti, diciamo sono a dir poco commoventi. Quasi non ci sono dialoghi ma i registi riescono comunque a raccontare una storia strappalacrime, fatta di sentimenti semplici e genuini: la lunga liaison d’amore tra due giovanissimi appassionati di avventura. Altro elemento fondamentale di questa pellicola sono le idee, alcune delle quali molto originali e sognanti, come quella di far alzare in volo una casa con il solo aiuto di migliaia di palloncini colorati (il titolo d’altronde a questo si riferisce). L’idea di mettere un collare ai cani per farli parlare come degli uomini, forse è già stata vista, ma chi se ne frega. A me è piaciuta tantissimo e mi ha divertito. Dug, poi, è davvero un personaggio buffissimo.
“Up” porta sullo schermo l’amicizia tra un burbero anziano, rimasto a vivere solo nella sua piccola casa dopo la morte di sua moglie, e un giovane imbranato boy scout. La morale c’è – come del resto in ogni film Disney – ma è meno peggio, meno sdolcinata del solito. Insomma il film ci vuole dire che un anziano ha ancora qualcosa da insegnare a un ragazzino, che i vecchi non vanno lasciati soli, che l’amicizia è un grande valore, che l’avventura e la condivisione di esperienze possono avvicinare le persone, che il bene trionfa sempre, ecc. Ma non è importante. Del sottotesto possiamo anche fregarcene.
“Up” è un film d’animazione molto molto bello. In questo sono d’accordo con Kekkoz: è forse uno dei migliori di sempre della pixar – anche se forse il più ‘sentimentale’ di tutti. Io lo metterei nell’olimpo con “Monsters Inc.” e “Gli incredibili”. Insomma, va visto perché appaga gli occhi e riscalda il cuore – lo so, è una cosa melensa da dire ma oggi mi gira così. E questo basta. Non chiedetevi se sia una pellicola da ragazzini o da adulti. Non ha alcuna importanza. E poi: quante altre volte sarà stato fatto questo inutile discorso? Via, correte al cinema, se ancora non ci siete stati.
Nota: finalmente anche io ho capito a cosa si riferisca l’espressione “Scoiattolo!”.
Dopo il primoThe Postman film ed il secondo, ecco finalmente il terzo trailer di Up, prossimo film d’animazione della Pixar diretto da Pete Docter. In uscita nei cinema statunitensi il 29 Maggio.
Di “Up” vi avevo già parlato lo scorso Novembre. Si tratta del prossimo film della Pixar.
Sneak peak. Qui sopra potete vedere una specie di teaser/trailer – commentato dallo stesso regista: Pete Docter.
Protagonista del lungometraggio animato sarà un signore anziano e burbero che riesce a realizzare il sogno di una vita: fare il giro del mondo. Ci riuscirà attaccando migliaia di palloncini alla sua casa in legno. Ma ben presto si renderà conto che nel lungo viaggio non sarà solo.
In uscita nelle sale USA per Maggio 2009.
Io, ovviamente, non vedo l’ora che arrivi in Italia.
Il prossimo film della Pixar sarà diretto dal regista di “Monsters & Co.” e si chiamerà “Up”. Protagonista un vecchietto, tanto burbero quanto simpatico, che farà prendere il volo alla sua casetta, manco fosse una mongolfiera.
Non vedo l’ora che arrivi al cinema.
Qui sopra ne vedete il trailer ufficiale (in inglese).
La farò semplice: questo film è un capolavoro. Lo metterei nella prime posizioni di una ipotetica classifica dei film Pixar, insieme a “Gli incredibili”, “Monsters & Co.” e “Ratatouille”. E tenete ben presente che, per me, i titoli Pixar sono già nell’Olimpo dei lungometraggi d’animazione, o meglio: fanno quasi categorie a parte. I fan di “Shrek” e/o “Era glaciale” si offendano pure.
“Wall-E” mi è piaciuto a tal punto che sarei potuto uscire dal cinema già dopo la fine di “Presto” – il breve cartone animato che introduce il film in cui duettano con ironia e surrealismo un coniglio ed un mago (vedi clip seguente), visto che già questa sola visione mi aveva più che soddisfatto.
La storia raccontata è quella di Wall-E, l’ultimo robot della Terra; qualcuno deve averlo dimenticato attivato sul nostro pianeta, un posto ormai completamente desolato, a svolgere la funzione per cui in origine è stato creato: compattare i rifiuti. Questo personaggio ricorda tantissimo “Numero 5″, ossia il protagonista del film “Corto Circuito”(John Badman, 1986) ma per una volta faremo finta di non accorgerci della palese somiglianza tra i due, onde evitare eventuali polemiche sulla creatività autoriale.
Wall-E è un robot quasi più umano degli umani, un esserino dolce e buffo che soffre (inspiegabilmente) di solitudine, avendo come solo ed unico compagno una specie di cimice – forse anch’essa robot meccanico o forse unico essere vivente suggito ad una specie di olocausto futurista di stampo anti-ecologista. Wall-E compatta, compatta e compatta, per tutto il giorno. Ogni balla di rifiuti che comprime nel suo corpo cubico va a formare altissimi e desolanti grattacieli di spazzatura. Il suo unico passatempo a questo lavoro alienante è raccogliere oggetti di cui non capisce il reale utilizzo originario all’interno di un container che funge anche da casa/rifugio notturno. I suoi giorni tristi e solitari finiranno quando sulla Terra arriverà Eve, un robot donna dal design così stiloso che sembra ispirato agli canoni estetici dalle matite della Apple, che ha come compito quello di trovare l’ultima forma di vita vegetale sul globo terracqueo.
Se vogliamo andare oltre la dolce storia d’amore – a dire il vero alquanto tradizionale – e se bypassiamo le tecniche grafiche degli studi Pixar che da sole possono essere considerate il fattore che rende “Wall-E” un capolavoro, un elemento cioè che non fa altro che migliorare con il passare degli anni, possiamo concentrarci su tutta una serie di aspetti che rendono questa pellicola qualcosa di davvero pregevole. Mi riferisco alla polemica, nemmeno tanto velata, nei confronti del genere umano, della sua pigrizia, del cinismo e della falsità dei vertici governativi (di qualsiasi ordinamento e di qualsiasi epoca), alla mancanza di attenzione nei confronti del problema ambientale che affligge la Terra, alla artificialità delle situazioni turistiche (siano crociere, villaggi turistici, ecc), alla stupida rigidità delle organizzazioni che tendono alla perfezione (vedi l’organizzazione della nave stellare).
Da apprezzare anche la citazione di Hal 9000 e “2001 Odissea nello spazio” che il regista ha voluto fare rappresentando un computer con un grande occhio rosso che per tenere fede alle istruzioni che gli sono state date dai suoi creatori, si insubordina e fa di tutto per prendere il comando, arrivando persino ad esautorare l’uomo che gli impartisce gli ordini.
Due sono le scene che mi hanno fatto tanto sorridere: una è quella in cui i computer difettosi spaccano il vetro della stanza che li tiene prigionieri, irrompono nella stanza attigua, prendono Wall-E e lo portano in trionfo per i corridoi dell’astronave come fossero dei pazzi criminali in fuga da un ospedale psichiatrico; l’altra è quella in cui Eve, stizzita per i danni provocati dalla goffagine di Wall-E, inizia ad urlare il suo nome, rappresentando così esattamente ciò che ogni donna fa quando il proprio compagno ne combina una delle sue.
Nota: quando il robottino protagonista termina di ricaricarsi con l’energia solare emette un suono del sistema operativo Mac OSX.
Se ancora non l’avete visto, mollate tutto e correte al cinema – stasera stessa.
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