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19
apr 11

Habemus Papam

Habemus Papam

di Nanni Moretti (Italia, Francia, 2011)
con Michel Piccoli, Nanni Moretti, Jerzy Stuhr,
Margherita Buy, Renato Scarpa, Camillo Milli,
Francesco Graziosi, Roberto Nobile, Dario Cantarelli,
Ulrich Von Dobschütz, Gianluca Gobbi, Leonardo Della Bianca,
Teco Celio, Tony Laudadio, Enrico Ianniello, Cecilia Dazzi,
Maurizio Mannoni, Massimo Verdastro, Lucia Mascino, Camilla Ridolfi

Vediamo: cosa dire prima di tutto? Che mi è piaciuto, sì. E molto. Guarda qui il trailer.
Non me l’aspettavo a dire il vero. Nel senso che non mi aspettavo nulla. Non avevo pregiudizi di alcun tipo, né positivi, né negativi, nonostante l’ultima prova da regista di Nanni Moretti non mi avesse entusiasmato più di tanto.
Dunque, “Habemus Papam” racconta della difficoltà che incontra un uomo nel prendersi sulle spalle la responsabilità di assumere la guida morale di (circa) un miliardo di fedeli. Certo, questo film parla della chiesa, della fede, della religione, della massima autorità del mondo cattolico, ma soprattutto racconta la storia intima di un uomo, della sua umiltà e delle sue paure, di incertezze e di prese di coscienza.
Non è certo un caso se Moretti ha voluto scegliere un taglio psicologico per raccontare questa vicenda. La fede (qualsiasi essa sia) ha a che vedere con la psiche, ancor prima che con concetti come lo spirito, l’anima, ecc. Il credere (o non credere) è una questione di coscienza – di Ego e di Es, se vogliamo dirla con Freud – e questo film lo racconta, mostrando il dramma interiore di un uomo che, quasi alla fine del suo percorso di vita, viene chiamato a una grande prova, viene costretto da scelte altrui a intraprendere un cammino obbligato, a recitare un ruolo che non vuole, per cui il parallelismo con il mondo del teatro, in questo senso, mi sembra perfetto. L’età non aiuta il nuovo Papa, la coscienza gli rema contro, il fisico non è idoneo a sopportare un tale stress, i ricordi e le scelte effettuate in passato non rendono le cose semplici.
Molto divertente vedere lo stesso regista nei panni di uno psicanalista un tantinello vanesio. Da apprezzare la scelta di non affidare al questo personaggio solo qualità positive ma di costruire per lui una personalità sfumata, non bene definita, con le sue zone d’ombra. Quasi come a lasciare nello spettatore il dubbio, la propria chance di personale interpretazione. Pare che Moretti voglia dire: non è la psichiatria ad aver ragione in questo caso, questa scienza non può risolvere tutto, ma neanche la fede pare essere una strada semplice da intraprendere. La risposta non è dunque univoca, né pre-confezionata. Per una volta quest’incertezza nelle intenzioni di fondo del film mi trova particolarmente d’accordo.
Michel Piccoli è un mostro di bravura. Forse vincerà un premio durante la prossima edizione del Festival del Cinema di Cannes, ma a mio avviso dovrebbe prenderne decine di riconoscimenti per questo ruolo. L’ho trovato pressoché perfetto nella parte dell’anziano serio, preciso, riflessivo, educato ma anche tenero e fragile, dell’uomo stanco e spaurito, del quasi-malato. Il suo personaggio mi ha ricordato molto la figura di Karol Wojtyla, non solo nell’aspetto fisico (alto, volto tondo, pochi capelli canuti, ecc.) ma anche negli interessi – vedi la passione giovanile per il teatro.
Margherita Buy recita poco, giusto due o tre scene nella parte della moglie psicanalista dello psicanalista. Una donna di mezza età un po’ vittima del confronto con il suo ex marito e fissata con il “deficit di accudimento”. Una tizia talmente insicura da non riuscire nemmeno a informare i suoi figli che sta portando avanti una relazione sentimentale con un altro uomo.
Jerzy Stuhr interpreta il portavoce del Vaticano, l’uomo che si accolla tutta la responsabilità di gestire la crisi in cui si trova l’istituzione che rappresenta nel momento in cui il nuovo papa si rifiuta di assumere la carica assegnatagli.
Roberto Nobile è sempre buffo. Lo ricordate nel ruolo del professore incazzoso nel film “La scuola”?
Anche Camillo Milli è sempre molto buffo. Come non ricordare le parti che recita in “L’allenatore nel pallone” (il presidente della squadra di calcio Longobarda) e in “Rimini Rimini” (il medico/confidente del magistrato Ermenegildo Morelli).
A Renato Scarpa il compito di incarnare il cardinale più serio e meno caricaturale di tutto il film. Spiace dirlo ma i porportati in questa pellicola sono rappresentati in maniera troppo caricaturale. Sono tutti molto ingenui, bambinoni creduloni, individui fuori dal mondo. Certo, capisco che gli inserti surreali (al limite della farsa) servivano ad alleggerire il film, a non farlo diventare un pesante drammone insostenibile – come ad esempio il torneo di pallavvolo – ma credo che gli sceneggiatori (lo stesso Moretti, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli) sulla rappresentazione delle gerarchie vaticane abbiano un po’ calcato la mano, ecco.
Dario Cantarelli interpreta un’attore che perde il senno a furia di recitare a teatro “Il gabbiano” di Checov.
Cecilia Dazzi, invece, ha solo un piccolo cammeo nella parte di una mamma seduta a far quattro chiacchiere al bar con il protagonista e la psicanalista.
Cammeo anche per Maurizio Mannoni nei panni di se stesso, ossia il giornalista del programma tv “Linea Notte”.
Nota: tra le comparse mi pare di aver notato anche la presenza della giovane Martina Panagia nei panni di una giornalista. Credo la si veda sfuocata, nelle prime scene del film, in piedi, dietro il giornalista del TG2 che fa domande stupide al portavoce del Vaticano, mentre i vescovi fanno la processione prima di riunirsi a porte chiuse per il conclave.
Voto alla pellicola: 8. Sono sicuro che piacerà anche a chi non è un grande estimatore di Nanni Moretti.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


22
gen 09

Solo un padre

Solo un padre

Solo un padre

di Luca Lucini (Italia, 2008)
con Luca Argentero, Dianne Fleri,
Claudia Pandolfi, Fabio Troiano, Anna Foglietta,
Sara D’Amario, Alessandro Sampaoli, Francesca Vettori,

Michela Gatto, Fabiana Gatto, Gianni Bisacca, Elisabetta De Palo

Questo è uno di quelli che si possono definire film vaginali. Il cinema dove sono stato io (una sala parrocchiale che proietta pellicola d’essai) era pieno di ragazze. O meglio: di donne, tra i 20 e i 45 anni. Ed ogni volta che il regista staccava sul primo piano del protagonista era tutto un “Ooooooh!”, un darsi di gomito, di risatine complici. Qualcosa di davvero fastidioso, credetemi.
Che Luca Argentero sia un bell’uomo è evidente. Palese! Non c’è neanche bisogno di ammetterlo. Però non si può andare a vedere un film solo perché si è attratti dal fascino del protagonista e soprattutto non ci si comporta così in sala. Andiamo! Siamo adulti.
Passiamo al film. Si tratta di un dramma molto semplice ma non banale. Carlo, un giovane dermatologo (tra i 35 e i 40 anni) rimane vedovo. Sua moglie Melissa è morta durante il parto della loro primogenita, Sofia detta “Fagiolino”. Nonostrante faccia di tutto per nascondere la propria sofferenza e mostrarsi sereno, a fine pellicola cederà ai sentimenti e schiuderà il suo cuore per accogliere l’amore della giovane ricercatrice universitaria che ha ingaggiato come baby sitter per la sua piccina.
Si tratta di un film semplice ma fortunatamente non banale. Non mi è piaciuto granché ma va detto che ha il pregio di avere nella trama un piccolo colpo di scena, verso il finale.
Di Luca Argentero ho già detto. È un bellone. Un giovane uomo molto affascinante. Ormai è un attore fatto. Praticamente tutti hanno dimenticato che è stato un partecipante del Grande Fratello 3. Fortunatamente non deve dimostrare più niente a nessuno. Sa recitare: lo sappiamo. Per cui poteva anche risparmiarsi quelle decine di faccette che lo rendevano ‘sintetico’, falso e odiosetto.
Diane Fleri è molto dolce. Bella, non bellona, né bellissima. Fa molta tenerezza il suo essere (apparire) indifesa, gentile, premurosa. Il suo forte accento francese la rende ancora più buffa e adorabile, se possibile. Ebbi modo di apprezzarla già nel film “Mio fratello è figlio unico”. E questa sua nuova esperienza sul grande schermo non fa altro che confermare la mia prima impressione. Brava! Speriamo abbia sempre più spazio nel cinema italiano.
Claudia Pandolfi ha davvero poche scene per poter esprimere un parere sulla sua performance attoriale. Diciamo che l’hanno truccata molto; nel film sembra quasi che abbia più anni di quelli che realmente ha (35). Forse l’effetto era voluto, per fare da contrasto con la giovinezza e la freschezza della baby sitter. Allora si spiegherebbero anche i chili in più e la pettinatura ‘anziana’.
La recitazione di Anna Foglietta è davvero sopra le righe. Capisco che il suo è un personaggio macchietta: la zitella fastidiosa che non ha superato il trauma di essere stata mollata dal fidanzato storico, quella che si è comprata un gatto per non sentirsi sola, quella che tutti vogliono appioppare al vedovo belloccio… ma insomma. Si poteva anche contenere un po’ nel tratteggiare il suo personaggio.
Fabio Troiano è il giullare della compagnia. Il più brillante del quartetto di giovani dermatologi dello studio/laboratorio in cui lavora il protagonista. Dunque ruolo azzeccato per lui.
Alessandro Sampaoli l’abbiamo già visto nella trasmissione che Ambra Angiolini conduceva su Mtv (“Stasera niente Tv”) e al fianco di Giobbe Covatta ed Enzo Iachetti nella sit-com “Medici Miei”. Qui fa la parte dell’altro giovane medico dello studio. Un omosessuale tratteggiato attraverso il solito, classico stereotipo dell’omosessuale (allegro, gioviale, sensibile, effemminato, bravo in cucina, premuroso, ecc.). Buona prova come attore per lui ma – ahimé – pessima caratterizzazione.
Le piccole gemelle Gatto, ossia le due bimbe che sono state ingaggiate per recitare il personaggio di Sofia “Fagiolino”, hanno una faccia troppo buffa. Anche loro sono adorabili. (vedi locandina)
La colonna sonora non è malaccio anche se al suo interno è presente qualche pezzo un po’ ruffiano finalizzato a strizzare l’occhio al pubblico femminile che soffre le pene d’amore: “Everybody Hurts” dei R.E.M. Stesso discorso per di “Sunrise” di Norah Jones. Il tema, comunque, è gradevole e melodico. Si tratta di “Per Fare a Meno di Te”, interpretato da Giorgia: un brano che resta in testa per tutta la durata della pellicola. E se lo dico io che non sono un fan di Giorgia, credeteci!
“Solo un padre”, comunque, non è tutto un pianto. La drammaticità più o meno intensa è spesso diluita in alcune situazioni più leggere, dalle velleità brillanti. L’opera infatti è tratta dal romanzo di Nick Earls intitolato “Avventure semiserie di un ragazzo padre”.

Il sito ufficiale. Il trailer ufficiale.
La scheda di Wikipedia Italia, quella di MyMovies.it e quella di Cinematografo.it.