Posts Tagged: Michelle Monaghan


13
mag 11

Source Code

Source Code

di Duncan Jones (USA, 2011)
con Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan,
Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Michael Arden, Cas Anvar,
Russell Peters, Craig Thomas, Gordon Masten, Paula Jean Hixson

Pellicola di fantascienza diretta da Duncan Jones, ossia dallo stesso regista di quel gran capolavoro che fu “Moon”. Le aspettative erano dunque alte? Mah, mica tanto. Sono andato al cinema quasi all’oscuro di tutto. E comunque non sono rimasto deluso, né particolarmente sorpreso.
Questo è un film ambientato in un futuro neanche tanto lontano. Siamo negli Stati Uniti, a Chicago. Senza neanche saperlo, un esperto pilota di aerei di guerra di stanza in Afghanistan – tale Capitano Colter Stevens – prende parte ad un progetto militare sperimentale (il Source Code, appunto) che consiste nel prevenire alcuni crimini. La sua mente viene messa in contatto (inserita?) in quella di una vittima di un grave attentato ferroviario. La teoria di base è che nel cervello degli uomini vittime di un attentato come quello rimanga la memoria degli ultimi 8 minuti di vita. Al Capitano Stevens viene chiesto di rivivere quegli otto minuti – più e più volte – per indagare e scoprire chi è la mente dinamitarda che ha messo la bomba sul treno e che tiene l’intera Chicago sotto scatto, avendo minacciato di far esplodere un’altra bomba (nucleare) nel centro della città. Insomma il protagonista viene messo a dura prova: con l’aiuto di un’altra graduata (Colleen Goodwin) deve rientrare nel “gioco” creato dal Dott. Rutledge almeno una decina di volte, prima di mettersi sulla strada giusta. Che poi io non ho capito come può essere che un Capitano dell’aviazione abbia un allenamento e una formazione tale da sembrare un’agente dell’intelligence (cioè una spia). Bah.
Ma andiamo al punto: cosa c’è di buono in “Source code?” L’idea originale di base. Buono il soggetto, dunque. Qualcosa di nuovo, davvero. Anche se questa cosa di ri-vivere, di re-incarnarsi, in un certo modo era già stato affrontato in “Moon”, seppur in un ambiente diverso e con percorsi differenti. Sarà una fissa del regista?
Cosa non va: punto 1. il finale buonista. Questi eroi americani (peraltro militari) che tutto possono e sempre riescono nelle loro imprese, con la sola forza dell’impegno, delle grandi doti morali, dell’abnegazione, della forza d’animo, ecc. hanno davvero stufato. MA DA MO’. Basta vi prego! Scrivere altre storie. Scrivete di sfigati che muoiono male o in maniera casuale. Scrivete di gente comune che fa vite banali. Scrivete di calzolai piccolo borghesi, di cassiere del Mediaworld, di segretari d’azienda, di dialogatori da marciapiede, di direttori di filiale, ecc.
Cosa non va: punto 2. L’eccessivo sforzo di sospensione della realtà che bisogna fare per bersi tutto (da buon spettore). Sì, lo so: è un problema mio, che non vado matto per il genere Sci-fi. Ma qui, anche a voler essere buoni, anche a dare una chance alle argomentazioni di base, si finisce per concedere troppo. In particolar modo quando ci si trova di fronte all’intreccio cronologico di più realtà che, nella sostanza, dovrebbero essere parallele e che, invece, non lo sono per niente, perché si impollinano l’un l’altra senza vergogna. Addirittura assistiamo a dei sogni sotto forma di “fumi del dolore” del protagonista che, per definizione, sono creati nel passato e che invece finiscono per apparire poi nel presente.
Ok. Gyllenhaal ormai è nell’olimpo degli attori hollywoodiani (benché lui sia di origini australiane), comunque a me rimane sempre un po’ sulle scatole. E poi è legnoso. Non vi sembra un soldatino di piombo a volte? E quelle faccine che fa, le avete viste? C’ha sempre sta faccia inopportuna da bravo ragazzo. Quando alza il sopracciglio sembra quasi dire (con la sola espressione): “Per dindirindina!” Manco fosse Ned Flanders dei Simpson.
Michelle Monaghan è carina? Sì, è carina. Quante volte dobbiamo dirlo? Ma non fissiamoci su questo punto. Il fatto è che recita davvero dignitosamente, e non era semplice in questo caso, visto che doveva girare praticamente sempre le stesse quattro scene in croce, ma ogni volta con piccole (anche minuscole) varianti.
Jeffrey Wright non me lo so proprio vedere in ruoli che non sono del tutto positivi. Chissà perché. Qui fa il ruolo dello scienziato che lavora per il ministero della Difesa. Un uomo che pensa quasi solo ai suoi successi personali, al suo progetto di ricerca, infischiandone dei sentimenti delle persone. Gli hanno dato anche un bastone. Chissà perché? Per renderlo più umano ai nostri occhi? Per dargli un sentore di anzianità e quindi di saggezza? Boh. Nah, comunque non credo.
Vera Farmiga non pervenuta. O quasi. Boh. Non so che dire. Non è che recita male – intendiamoci – però boh. Forse è fuori parte. Forse quel ruolo non era adatto a lei. Che ne so?
Voto alla pellicola 6 e mezzo. L’idea c’è, è buona, realizzata ottimamente pure, ma non mi ha convinto sino in fondo. Peccato, ma a metà.

Guardate pure la locandina originale di questo film (‘ché quella italiana è bruttarella).
Qui trovate il trailer americano. Qui quello italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


19
mar 11

Parto col folle

Parto col folle

di Todd Phillips (USA, 2010)
con Robert Downey Jr., Zach Galifianakis,
Michelle Monaghan, Jamie Foxx, Juliette Lewis,
Danny McBride, RZA, Matt Walsh, Brody Stevens,
Marco Rodríguez, Mimi Kennedy, Paul Renteria, Aaron Lustig,
Todd Phillips, Nathalie Fay, Bobby Tisdale, Sharon Morris

Commedia divertente. Un road movie a due che strappa molti sorrisi sullo stile di “Un biglietto in due”. Ricordate questo film con Steve Martin e John Candy? Ecco, ci siamo molto vicini. A dire il vero non credo che questo ne sia un remake ma il principio di fondo della sceneggiatura è esattamente lo stesso.
Due tizi sono costretti a fare insieme un lungo viaggio in macchina da Atlanta a Los Angeles. Uno è Peter Highman, architetto precisino e nevrotico, l’altro è Ethan Tremblay, un panzone naive dalla barba rossiccia con velleità da attore e una parlantina tanto irrefrenabile, quanto irritante. Entrambi devono raggiungere la Città degli Angeli ma per due motivi diversi: il primo per assistere la moglie durante il parto del loro primo figlio, il secondo per fare un’importante audizione per far parte del cast del telefilm “Due uomini e mezzo”. Peter odia Ethan all’istante, sin dalla prima occhiata che gli lancia, quando s’incontrano all’aeroporto. Ethan, invece, si dimostra molto più amichevole, anzi forse troppo; è così appiccicoso, chiacchierone e rompiscatole da risultare molto invadente. Ma non solo: durante il viaggio si dimostra anche molto distratto, infantile, maleducato, egocentrico e anche abbastanza pericoloso. Non per nulla i due rimangono coinvolti in due incidenti stradali, in un inseguimento/fuga dalle forze dell’ordine messicane e in diverse altre situazioni poco gradevoli. Le peripezie e la coabitazione forzata nell’abitacolo delle auto che guidano sino a Los Angeles, comunque, finiranno per creare tra i due un inevitabile legame d’affetto. Da personalità in conflitto che erano in partenza, si ritroveranno alla fine del viaggio ad essere amici. D’altronde un amico è proprio quello che Ethan, a seguito la morte del padre, va cercando.
Robert Downey Jr. è ormai a suo agio con qualsiasi ruolo. Riesce ad interpretare eccellentemente tutto. Sa fare la commedia, l’action movie ispirato al fumettone (Iron Man), gli adattamenti dei super classici letterari (Sherlock Holmes). Tutto. E questa pellicola ne è la prova (qualora ce ne fosse bisogno).
Zach Galifianakis è più che buffo, strabuffissimo! Un orso pasticcione che ispira tanta simpatia. Definirlo “spalla comica”, in questo caso, sarebbe fargli un grosso torto. Coprotagonista è una definzione più appropriata. La coppia funziona alla grande grazie anche – e soprattutto – a lui. Peccato che nell’adattamento italiano gli abbiano dato una vocetta eccessivamente effeminata. Dopo averlo sentito recitare in originale, questo doppiaggio proprio non va giù. Dislike.
Occhioni grandi verdi, capelli lisci e scuri, sorriso dolcissimo. Anche questa volta Michelle Monaghan riesce ad apparire incredibilmente carina – come sempre del resto. Per di più qui veste i panni della giovane mogliettina perfettina, incinta, con un grosso pancione: una figura che riuscirebbe ad ispirare tenerezza anche nel più duro di tutti i cuore-di-pietra.
Jamie Foxx recita solo in un paio di scene. Suo il ruolo dell’amicone che si precipita da Dallas a salvare le chiappe dell’amico Peter dalla incontrollabile e pericolosa goffaggine di Ethan. La storia vuole che, per una quindicina di minuti, ricadano su di lui i sospetti di una presunta liaison fedifraga con la moglie di Peter.
A Juliette Lewis, invece, hanno riservato il ruolo di una mezza tossica, una specie di madre degenere dall’aspetto freak e svaccato che vende marijuana in casa mentre i suoi figli guardano la tv.
Voto globale per la pellicola: 7. Non male come commedia. Plot non proprio originale ma la bravura dei due attori protagonisti rende il tutto decisamente godibile.

Un ringraziamento particolare alle due squisite persone che mi hanno fatto conoscere la serie tv “Bored to Death” e quindi fatto scoprire, indirettamente, Zach Galifianakis.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


9
set 10

Somewhere

Somewhere

di Sofia Coppola (USA, 2010)
con Stephen Dorff, Elle Fanning,
Benicio Del Toro, Michelle Monaghan, Laura Chiatti,
Jo Champa, Giorgia Surina, Nino Frassica, Simona Ventura, Valeria Marini,
Maurizio Nichetti, Laura Ramsey, Chris Pontius, Karissa Shannon, Kristina Shannon,
Paul Green, Rich Delia, Angela Lindvall, Susanna Musotto, Caitlin Keats,
Alden Ehrenreich, Becky O’Donohue, Chris Pontius, Eliza Coupe

In questo film non accade NULLA. Ma nulla davvero. O meglio, per citare un mio amico: in Somewhere “è magistralmente reso palpabile il senso di sospensione ovattata nella quale i personaggi vedono dispiegarsi le proprie vite”.
Scherzi a parte, è un peccato dirlo ma davvero mi aspettavo di più da Sofia Coppola. Un paio di suoi film mi erano piaciuti davvero; “Il giardino delle vergini suicide”., ad esempio non era affatto male. Anzi, lo trovai originale. Invece questo mi sembra un grosso flop, almeno dal punto di vista dei contenuti. E poi avevo completamente sbagliato a pensare che fosse simile a quel capolavoro di “Lost in translation”.
Dunque nulla di rilevante nel primo tempo e nulla nel secondo. Zero. Somewhere – che tra le altre cose è girato per l’80% in interni – racconta la storia di un (giovane?) attore di successo che si annoia a morte. Il protagonista, tale Johnny Marco (Stephen Dorff), abita a Los Angeles presso l’Hotel Chateau Marmont di Hollywood, una specie di residence con altre stelle del cinema, starlette e pseudo-artisti varii. Conduce una vita dissoluta – tutta fatta di sesso, alcool e corse solitarie in auto – ma sembra non avere amici, né compagnia. Si sente tremendamente solo. Non sa come trascorrere il tempo tra un premio e l’altro. Gli unici suoi impegni sono costituiti da conferenze stampa, shooting fotografici, sedute dal tecnico degli effetti speciali, ecc. Il tutto organizzato dalla sua publicist.
Poi, ad un certo punto, arriva sua figlia: la piccola Cleo, una biondissima undicenne. Ed ecco che qualcosa cambia. Ma non molto. Cioè la vita di Johnny non cambia ma tra i due si instaura un bel legame, soprattutto nel periodo sono costretti a trascorrere un bel po’ di tempo insieme – la mamma della ragazzina, infatti, la molla la prole al padre perché afferma di aver bisogno di “prendersi del tempo”. E così il papà si annoia molto meno mentre scopre di avere una figlia molto dolce e simpatica, piena di vita. I due fanno persino un viaggio insieme in Italia, stato da cui fuggono via dopo pochissime ore, spaventati come sono da una serata di premiazione dei Telegatti in cui appaiono Simona Ventura, Nino Frassica, Maurizio Nichetti e Valeria Marini in tutta la loro “italianità”.
Anche il finale è pessimo. Non accade nulla persino nel finale. Succede che i bei giorni finiscono: la piccola deve andare al campeggio, per cui è costretta ad allontanarsi da suo padre. E quindi sotto con le lacrime: Cleo piange perché si sente anch’essa sola e abbandonata da sua madre e perché capisce che si stava affezionando al padre – a cui peraltro rinfaccia di essere sempre assente; anche Johnny piange perché si rende conto di sentirsi una nullità. “Nemmeno una persona sono”, dice. Quindi il nostro, affrantissimo, prende la sua Ferrari nera e si dirige verso… dove? Non si sa! Nell’ultima scena lo si vede scendere dall’auto e iniziare a passeggiare. Nero. Luci in sala. E quindi?! Quindi NULLA. Il film è tutto qui. Grossa delusione.
Ma andiamo a vedere gli attori. Stephen Dorff ha davanti a sè una carriera da Bruce Willis degli anni 2010. Io una certa somiglianza “somatica” l’ho notata. Ottima faccia per un ruolo del genere. Brava Sofia, almeno col casting ci hai preso! Infatti è stata valida anche la decisione di affiancare Elle Fanning a Dorff, nel ruolo della sua giovanissima figlia. I due si somigliano e non poco. Alt! So già cosa avete pensato quando avete letto Elle Fanning, per cui vi rispondo semplicemente: sì, è la sorella di Dakota, la ragazzina bionda che avete visto in “Io sono Sam” e “La guerra dei Mondi”. Comunque la Elle è bravina: una faccetta tutta sorrisini e smorfiette. Parla poco ma ci sa fare.
Per la bella Michelle Monaghan e Benicio del Toro solo un cammeo ciascuno: la prima interpreta la co-protagonista femminile di un film girato da Johnny Marco, mentre il secondo appare in una scena all’interno dell’ascensore del residence.
Laura Chiatti interpreta l’amante italiana del bell’attore americano sciupafemmine. Non ci crederete ma l’hanno doppiata. La voce non è sua! Ma perché?! Tristezza! (con rispetto parlando). Anche il personaggio della Chiatti è chiamato a mettere in scena la vacuità dell’Italia: vediamo infatti una sciaquetta – seppur molto carina – che, dopo aver fatto sesso col papà, durante la colazione, cerca molto ruffianamente di accattivarsi le simpatie della figlia.
Giorgia Surina interpreta Giorgia Surina, ossia una giovane reporter di una tv per ragazzi che si avventa sull’attore famoso e che lo tartassa di domande sceme.
A Jo Champa hanno dato una parte molto piccola e fugace (non dice nemmeno una battuta), ossia il ruolo dell’accompagnatrice (moglie?) di un pappone italiano, una specie di manager/impresario che dice a Johnny dove andare, cosa fare e come comportarsi durante il suo soggiorno italiano. Ma perché poi Jo Champa c’è sempre nelle produzioni italo-americane? Sarà mica il trait d’union, il ponte tra Hollywood e Cinecittà?! Mah!
Voto complessivo per la pellicola: 5.
La scena più divertente del film appare nei primi 10 minuti ed è quella in cui due ballerine di lap dance – apparentemente gemelle e in abbigliamento a dir poco discinto – intrattengono il protagonista nella sua camera d’albergo con un balletto molto provocante che ruota interamente intorno al palo.
Non sprecate i vostri soldi per andare a vedere questo film al cinema. Un ragazzo che era con me in sala, a visione ultimata ha commentato: “Ma che era, la pubblicità della Ferrari?!” Per dire.
Nota: Sofia Coppola e suo fratello Roman sono due dei tre produttori di questa pellicola. Il terzo – a me sconosciuto – risulta essere tale G. Mac Brown.

Qui potete vedere il trailer italiano.
La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
gen 10

Kiss Kiss Bang Bang

Kiss Kiss Bang Bang

di Shane Black (Usa, 2005)
con Robert Downey Jr., Michelle Monaghan,
Val Kilmer, Corbin Bernsen, Dash Mihok,

Larry Miller, Shannyn Sossamon, Rockmond Dunbar,
Angela Lindvall, Nancy Fish, Josh Richman

Questo film mi ha deluso un bel po’. Chissà cosa mi aspettavo. Quando ho iniziato a guardarlo non ricordavo nemmeno quali fossero i principali attori del cast.
Ad ogni modo, questa commedia – diretta dal’autore del soggetto di Arma Letale 1, 2 e 4 – non è un granché. L’ho trovata molto confusionaria e leggermente autoreferenziale. Metteteci anche l’eccessivo “gigionare” di Robert “Robertino” Downey Jr. ed ecco che mi cadono le braccia. Perché a me questo attore piace – e molto – ma in questa pellicola davvero esagera con le faccette, gli ammiccamenti. Inoltre è tutto così sopra le righe che quelle poche scene serie, che pure sono presenti, non riesci proprio a slegarle dal resto e ad apprezzarle.
La storia è quella di un ladro di New York, tale Harry Lockhart, un furfante trentenne maldestro ma dal cuore grande. Il caso vuole che Harry, datosi alla fuga, finisca dentro un ufficio in cui stanno facendo il casting per un ruolo drammatico in un film. Il dolore per la morte del suo complice, ucciso poco dopo la rapina, lo porta involontariamente a fare un provino straordinario. Dunque, una volta preso per la parte, finisce a Los Angeles, dove girerà da un party all’altro come una vera star di Hollywood. Le cose iniziano a complicarsi quando, per prepararsi alla lavorazione di un film poliziesco, la produzione decide di affiancarlo ad un noto detective privato della città, Perry van Shrike – detto Gay Perry a causa della sua conclamata omosessualità. I due passeranno molto tempo gomito a gomito e rimarranno invischiati in una serie di morti misteriose.
La parte trama relativa al caso degli omicidi è molto confusionaria. Non si riesce a capire granché, sin quasi alla fine della pellicola, quando invece i protagonisti si prendono la briga di spiegare allo spettatore cosa è successo e perché sono morte quelle persone. Non ci siamo. Non mi è piaciuto. Così come ho trovato eccessivo interrompere spesso lo svolgimento dell’azione con un fermo immagine per fare in modo che la voce narrante (quella del protagonista) potesse narrare fuori campo e fare commenti, battutine, dare di gomito allo spettatore rivolgendogli la parola direttamente.
Mi spiace per Val Kilmer ma qui aveva già inziato la sua fase calante. Troppo rigido, nonostante qui debba interpretare il ruolo dell’uomo d’esperienza, serio, pacato e responsabile. Dal momento che il ruolo del pazzoide (ignorante) e scavezzacollo è quello affidato a Downey.
Michelle Monaghan è molto carina. Non ci avevo mai fatto caso. Quanti anni le dareste? Io meno di 25. Invece pare sia nata nel 1976, dunque ne ha 34 (circa). Strano, vero? In questo film sembra molto giovane, recita abbastanza bene la parte dell’ex compagna di liceo di cui il protagonista è innamorato da sempre, anche se l’immagine che viene fuori è quella della ragazza un po’ svampita. A dire il vero non ho capito bene se il ruolo che intepreta richiedesse questo tipo di performance.

Voto globale: 5,5.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.