Posts Tagged: Michele Riondino


27
gen 11

Dieci inverni

Dieci inverni

di Valerio Mieli (Italia, Russia, 2009)
con Isabella Ragonese, Michele Riondino,
Liuba Zaizieva, Glen Blackhall, Alice Torriani, Roberto Nobile,
Vinicio Capossela, Sergei Zhigunov, Sergei Nikonenko,
Sara Lazzaro, Francesco Brandi, Luca Avagliano, Luis Molteni

Splendido film. Un’altra bella storia d’amore per cui commuoversi.
I miei complimenti vanno: a chi ha scritto il soggetto (a mio avviso parecchio originale), a chi l’ha sceneggiato e curato i brillanti dialoghi, ai due attori protagonisti e alla loro misurata recitazione, al casting che li ha scelti (molto meglio loro – credibilissimi – che due facce bellocce), a chi ha scelto le location (una Venezia sconosciuta, non turistica, triste, solitaria, fredda ma molto umana) e alla valida colonna sonora, supportata dal bellissimo brano “Parla piano” di Vinicio Capossela.
Mi fa molto piacere che questo sia un film italiano e che sia stato diretto da un esordiente, un giovane regista emerso dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Camilla e Silvestro sono due ragazzi molto giovani che si trasferiscono a Venezia per studiare. Si conoscono sul traghetto, di sera tardi, il primo giorno che arrivano in città. La prima notte il caso vuole che dormano insieme, in una casa molto semplice, umile e disastrata (una catapecchia) che Camilla ha preso in affitto. Dormono insieme, nello stesso letto, grazie al caso e al freddo insopportabile, aiutati un po’ dalle intenzioni furbette di Silvestro. Ad ogni modo, la passione tra i due non scatta subito. Silvestro ci rimane un po’ male ma chi guarda capisce comunque che Camilla non è del tutto dispiaciuta di questo incontro. La loro storia d’amore va avanti così, per dieci anni, di inverno in inverno. I due diventano molto amici, ma mai amanti. Non hanno mai l’occasione giusta di dichiarare il proprio amore. Non si mettono mai insieme. Vivono diverse storie – più o meno serie – con altre persone, si provocano grossi dispiaceri reciprocamente, ma non arrivano mai al punto. Dapprima è lui, Silvestro, a mettersi con una ragazza russa che studia in Italia e a far indispettire Camilla, poi è lei che va in Russia per approfondire gli studi di drammaturgia e si mette con un regista di teatro molto più grande di lei. Lui le fa una sorpresa: la raggiunge a Mosca senza dirle nulla e rimane ovviamente molto deluso quando si accorge della situazione. E così via. Di delusione in delusione passano gli anni. L’arco di tempo coperto dalla storia va dal 1999 al 2009.
Pellicola segnalata a tutte quelle persone che ancora sanno piangere. Voto 7.
Nota sugli attori: Vinicio Capossela interpreta se stesso o comunque un cantante che suona un paio di brani di Capossela al matrimonio della russa Liuba. Roberto Nobile veste i panni del papà di Camilla. A Luis Molteni, invece, è stato affidato solo un piccolo cammeo come medico di guardia in un ospedale veneziano.

Guarda il trailer.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


13
nov 08

Il passato è una terra straniera

Il passato è una terra straniera

di Daniele Vicari (Italia, 2008)
con Elio Germano, Michele Riondino,
Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Daniela Poggi,
Marco Baliani, Antonio Gerardi, Federico Pacifici,
Maria de la Salud Jurado, Romina Jr. Carrisi,
Dante Marmone, Mino Barbarese

Premessa: non ho letto il romanzo omonimo di Gianrico Carofiglio da cui questo film è stato tratto, per cui non aspettatevi paragoni con la pellicola.
Volendo riassumere un’unica opinione sull’intero film potrei dire che si tratta di un’occasione mancata. Per tre quarti la storia è avvincente, raccontata bene, riesce a suscitare vivo interesse nello spettatore ma poi sul finale tutto si sgonfia, perde ritmo, diventa ingiustificato. Peraltro l’uso di un flashback totale come artificio narrativo risulta un po’ abusato e nemmeno funziona alla perfezione, dal momento che non è perfettamente circolare. Ossia: se non ci fosse stato il codino di chiusura extra-flashback, sarebbe stato meglio.
Grazie ad una grande abilità nel barare, due ventenni baresi riescono a guadagnare un sacco di soldi, entrando nel giro dei tavoli di poker clandestino della città. Il primo, Giorgio, è un giovane di estrazione medio-borghese, studia giurisprudenza all’università, ha una ragazza e frequenta un giro di feste della Bari bene. L’altro, Francesco, è un tipetto molto particolare: anche se di estrazione popolare è ben inserito nello stesso giro di feste che frequenta Giorgio. Grazie al suo fascino riesce ad avere molto successo con le donne, inoltre è abilissimo nel maneggiare le carte.
I due si conoscono per caso, ad una festa. L’amicizia sboccia molto facilmente quando Giorgio scatena una rissa e prende le difese di Francesco, al fine di toglierlo da una brutta situazione. Pian piano i due inizieranno a frequentarsi molto assiduamente, Francesco inserirà Giorgio nei bassifondi della città, in un giro di poker clandestino, insegnandoli tutti i trucci del baro. La brillante coppia in pochi mesi riuscirà a spillare decine di migliaia di Euro a decine di ‘polli’ baresi della più varia estrazione sociale. Parteciperanno anche ad un torneo strutturato (del tipo di quelli che si vedono in tv) anche se completamente illegale. Qui Giorgio vincerà in finale contro Maria, un’affascinante donna sposata molto ricca e annoiata. Tra i due nascerà una grande passione – anch’essa clandestina – che si consumerà nella villa di lei con assidua frequenza.
Ed è a questo punto che il film, che sembrava avviato verso uno splendido climax, prende invece la china e si perde in una serie di passaggi insensati, non spiegati, raffazzonati, buttati lì solo per arrivare a mettere sullo schermo il cartello “Fine”.
I due amici partono per Barcellona, compiono cioè un lungo viaggio in auto per andare a comprare un panetto di 2 chili di cocaina da rivendere poi in città. E’ il loro sogno nel cassetto, il modo per svoltare, un modo apparentemente semplice per raggranellare un sacco di grana in poco tempo. Francesco pare deciso, Giorgio meno. Ma ormai l’influsso negativo del primo ha il sopravvento sulle ultime remore del secondo. Ormai Giorgio ha tirato fuori tutta la sua violenza repressa. Il momento più alto lo si è già visto qualche minuto prima quando Giorgio ha picchiato con foga animalesca un creditore, un misero avvocato di mezza età che aveva perso 3500 Euro al tavolo da gioco.
Durante il soggiorno a Barcellona conoscono Angelica, una barista molto carina, che li porta a fare un giro nella città spagnola del divertimento per antonomasia. Il mix di alcool, droghe e senso del potere è così forte ed improvviso che lo sballo dei due ragazzi ha una funesta conseguenza: in un raptus di eccitamento, infatti, arrivano a compiere violenza sulla ragazza.
A questo punto si scopre che Franscesco è un uomo con disturbi della sessualità e un violento, nonostante nel film nessun segnale avrebbe potuto farlo sospettare. Lo spettatore si trova di fronte a qualcosa di completamente inaspettato e del tutto privo di senso. Viene anche il sospetto che si voglia mettere in relazione l’appartenenza all’ambiente malavitoso con una certa tendenza alla violenza.
I due attori protagonisti recitano abbastanza bene anche se, tra i due, io ho preferito Michele Riondino, la sua è una faccia molto indicata per il ruolo che ha interpretato. Un volto furbetto, non bello ma piacente, che sprizza arguzia e paraculaggine – eccezion fatta per le ultime battute della pellicola dove viene invece truccato come un cadavere. Altra nota dolente: perché il personaggio violento viene sempre rappresentato come un pazzo, uno sconvolto, uno che ha perso l’anima, che è fuori di sè? Perché il violentatore, invece, non appare mai sullo schermo come un uomo che esercita un tipo di violenza lucida e consapevole?
Unico neo per Germano: perché non ha cercato di recitare in barese? A Bari tutti hanno l’accento della città, non importa se appartengono al più infimo dei bassifondi o se siano la crema della società cittadina. Con quell’italiano ‘plain’, senza quasi alcuna inflessione ha rischiato di apparire un po’ fasullo, o meglio irreale.
Chiara Caselli non piace. Sarà anche una brava attrice ma in questo caso, secondo me, si rivela una scelta sbagliata. Dovrebbe rappresentare una femme fatale, una superdonna matura ed allo stesso tempo estremamente affascinante. Non ci siamo. Secondo me non ci riesce. Comunque tanto di cappello a lei e a Germano per la lunga e concitata scena di sesso sul pavimento.
Bellina Maria de la Salud Jurado. Non una dea ma apprezzabile. Speriamo di vederla presto in altre pellicole.
Risate a scena aperta per le facce di Dante Marmone e di Mino Barbarese. In particolare per il ciuffo rockabilly del primo e per la frase con cui il secondo esce di scena “Ma vett a ffè vdaij da nu prevt spigghiàt!!! (Vai a farti vedere da un prete che ha abbandonato il sacerdozio, perché sei così fortunato che forse ti hanno fatto una fattura benevola)
Buona prova di recitazione anche per Valentina Lodovini, nei panni della giovane barista che per un pelo rischia di subire una violenza sessuale nelle buie viuzze baresi.
Mi ha fatto molto piacere vedere sul grande schermo Antonio Girardi, uno speaker radiofonico di Radio Kiss Kiss che nei primi anni ’90 ho avuto modo di apprezzare sulle frequenze di RadioNorba.
Romina Jr. Carrisi (la figlia di Al Bano) ha un ruolo piccolo ed incosistente ma non se la cava poi così male. La vediamo nei panni della ragazza di Giorgio, una tipetta insulsa e cicciottella tutta presa dai suoi amici della Bari bene e dai regali.
Un plauso a chi ha scelto le location. Praticamente perfette. Che l’azione fosse ambientata a Bari (o comunque nel barese) era chiaro. Chi in quei posti ci vive, guardando il film non ha alcuna sensazione di straniamento o irrealtà. Bravi davvero!
Nota: Daniele Vicari è il regista di “Velocità massima”, un film con protagonista Valerio Mastandrea di cui ho sentito parlare molto bene ma che non ho ancora avuto occasione di vedere.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.