Posts Tagged: Massimo Boldi


18
feb 11

Montecarlo Gran Casinò

Montecarlo Gran Casinò

di Carlo Vanzina (Italia, 1987)
con Massimo Boldi, Ezio Greggio, Christian De Sica,
Enrico Beruschi, Paolo Rossi, Philippe Leroy, Mario Brega, Lisa Stothard
Florence Guérin, Clara Colosimo, Guido Nicheli, Lucia Stara

Non è un cine-panettone ma poco ci manca. Gli ingredienti delle commedie dei Vanzina ci sono tutti. Non siamo molto distanti da film come “Yuppies”, “Anni ’90″ o “Saint Tropez Saint Tropez” solo che qui la cornice è Montecarlo e le vicende narrate riguardano il variegato mondo dei frequentatori di casinò.
Massimo Boldi ed Enrico Beruschi sono Gino e Lino, due ristoratori di Milano che si trovano a Montercarlo per acquistare – usando fondi neri trasferiti all’estero – un lussuoso appartamento. Gino, però, preso dalla febbre del gioco, e seguendo i capricci di una splendida donna che vuole sedurre (Silvia, interpretata dalla bella Florence Guérin), finisce per spendere tutti i risparmi al casinò. Recuperare la cifra sarà un’impresa impossibile.
Christian De Sica è Furio, una specie di burino romano, un agente di attori cinematografici che ha portato in vacanza la sua ragazza (ancora più burina di lui) a Montecarlo per darsi un tono e per amore del gioco d’azzardo. Dopo un’incredibile vincita si farà predere la mano e finirà per perdere tutto. Per risalire la china gli toccherà passare attraverso la vergogna di prestarsi a fare da gigolò ad un’anziana riccastra brutta ed antipatica.
Ezio Greggio interpreta Oscar, un baro professionista ma molto tonto, che si trova nel Principato di Monaco con una magifica ragazza/complice per mettere a segno le sue truffe milionarie. Sulla sua strada incontrerà Duroc, un truffatore d’alta classe, che dapprima sarà suo complice in un raggiro e poi vittima di un altro colpo gobbo.
Le tre storie, che si svolgono più o meno negli stessi ambienti (il casinò e alcuni hotel extra lusso), corrono parallele per quasi tutta la durata del film ma di tanto in tanto si intrecciano. Le battute sono quelle di sempre: un po’ di parolacce, molti doppi sensi, i tomentoni di Boldi e Greggio, le esclamazioni colorite in romanesco di De Sica, ecc.
Stupisce vedere Paolo Rossi in questo contesto. Lo troviamo giovanissimo nei panni di un baro che gioca a scopetta nei bar di provincia e che viene ingaggiato da Oscar/Greggio per mettere a segno un raggiro ai danni del truffatore Duroc.
Guido Nicheli, detto il cummenda, interpreta il cummenda. Sempre uguale a se stesso. Sempre eccelso. Inimitabile. Pace all’anima sua.
Philippe Leroy veste i panni di Duroc, il raffinatissimo truffatore di origini francesi.
Lisa Stothard interpreta la stangona dall’aspetto di top model che frequenta i posti chic per agganciare i polli destinati ad essere spennati dai truffatori.
Mario Brega qui recita la parte di un pizzicagnolo romano, un boro arricchito, che porta la sua famiglia di buzziconi in vacanza a Montecarlo e passa tutto il tempo a litigare con Gino e Lino, suoi vicini di Yacht.
Del fascino di Florence Guérin abbiamo già detto. Giovane, bella, elegante e gran signora. Non serve aggiungere altro.
A Clara Colosimo il ruolo della ricca babbiona che perde la testa per Furio.
Lucia Stara interpreta la giovane e volgarissima borgatara romana che Furio porta con sè in vacanza.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


31
ago 10

Sono fotogenico

Sono fotogenico

Sono fotogenico

di Dino Risi (Italia, Francia, 1980)
con Renato Pozzetto, Edwige Fenech,
Aldo Maccione, Massimo Boldi, Julien Guiomar,
Gino Santercole, Roberta Lerici, Bruna Cealti,
Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Barbara Bouchet,
Attilio Dottesio, Margherita Horowitz, Luigi Di Sales

Commedia molto divertente con protagonista Renato Pozzetto.
Antonio Barozzi, un giovane sui trent’anni (quando ha girato questo film Pozzetto ne aveva già 40), lascia il suo paesino in provincia di Varese per trasferisi a Roma in cerca di fortuna. Dal momento che si crede fotogenico e ha una grandissima passione per il cinema, ambisce a diventare un attore di fama internazionale. Il suo sogno più grande – addirittura – è vincere un premio Oscar.
Sfortunatamente, però, le cose per lui vanno molto male: si riduce a vivere in una squallida pensione di quart’ordine, si presenta a decine di provini senza ottenere grossi successi, il fotografo che gli realizza il book lo insulta e lo demoralizza, il suo agente non fa che illuderlo e truffarlo, ecc. Insomma riuscirà a recitare solo in qualche tristissimo film con il ruolo di comparsa.
Anche dal punto di vista sentimentale le cose gli vanno tutt’altro che bene: durante le riprese di un film si innamora di Cinzia, una splendida ragazza – anch’ella comparsa – ma questa pare non corrisponde i suoi sentimenti; anzi intrattiene rapporti con diversi uomini, pur illudendo il nostro in un paio di occasioni.
Pensate a questa pellicola come a una versione “showbiz” de “Il ragazzo di campagna”. L’unica differenza è che qui il finale è molto più amaro. In un certo senso “Sono fotogenico” cerca di essere satira di costume, vuole sbeffeggiare un po’ il crudele mondo dei cinematografari romani, elogiare le persone semplici e pure di provincia ma finisce per tracciare un quadro triste e desolante di ambizioni distrutte e di laidi figuri.
Il film è costruito intorno a Pozzetto. Una delle scene più esilaranti è quella della seduta dal fotografo per la realizzazione del book in cui il protagonista mantiene un’unica espressione per tutto il tempo, nonostante gli venga chiesto di interpretare una serie di sentimenti completamente differenti.
Edwige Fenech è giovane e bella come sempre (in questo tipo di film). Ha la parte di Cinzia, l’attricetta dai facili costumi. Peccato sia doppiata da una tizia con un consistente accento romanesco. Certo la sua voce originale con marcato accento francese non sarebbe stata appropriata però mi preme ribadire che parte del suo imperituro fascino deriva anche dalla sua voce e da quel vezzo fonetico. La scena a seno nudo, ovviamente, non può mancare. Se vi mettete a cercate su Google Images con la chiave “Sono fotogenico” potrete capire cosa intendo.
Aldo Maccione interpreta l’avvocato scroccone e volgare che cerca in tutti i modi di truffare il protagonista.
Buffissimo Boldi nei panni del cognato del protagonista: lo vediamo molto magro, dotato di baffetti ridicoli e di capelli completamente impomatati.
A Julien Guiomar hanno dato il ruolo del vecchio attore che tutti chiamano “maestro”, un tizio lercio, situabile ai limiti della pederastia, che tiene lezioni di recitazione al fine di irretire giovani attori provetti.
Mario Monicelli, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman interpretano loro stessi ma lo fanno mettendo in scena solo il loro lato peggiore, dimostrandosi cioè cattivi, superbi, presuntuosi, insofferenti, maleducati, volgari, supponenti, ecc.
Roberta Lerici veste i panni di Marisa, la fidanzata racchia e provinciale che il protagonista aveva prima di lasciare il paisello.
Gino Santercole, invece, impersona il fidanzato storico di Cinzia, un tizio dai capelli rossi e ricci che ha la fama di essere uno picchiatore.
Il soggetto e la sceneggiatura del film sono di Massimo Franciosa, Dino Risi e Marco Risi.
Non lo credevo possibile ma, guardando questo film, ho riso sonoramente e di gusto tre o quattro volte.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


15
giu 09

Festival

Festival

Festival

di Pupi Avati (Italia, 1996)
con Massimo Boldi, Gianni Cavina, Margaret Mazzantini,
Paola Quattrini, Lorenzo Flaherty, Cinzia Monreale,
Massimo Bonetti, Irene Grazioli, Franco Mariotti,

Isabelle Pasco, Andrea Scorzoni, Lello Bersani,
Elide Melli, Dario Ballantini, Chiara Sani, Alberto Di Stasio
Collateral Damage

Questo è forse l’unico film in cui Massimo Boldi recita un ruolo drammatico, in cui cioè fa il ‘serio’ anziché il comico, sebbene in un paio di occasioni sfodera comunque le sue esilaranti macchiette basate su assurdi scioglilingua. Non ci si crede ma è più forte di lui: Boldi è praticamente schiavo della sua surreale ‘vis comica’. Sembra non riesca mai ad uscire dai panni del ‘Cipollino’. Qui lo si ama anche per questo.
La storia è quella di Franco Melis, un attore comico, un tempo molto popolare grazie ai suoi programmi televisivi ma ormai caduto nel dimenticatoio, anche a causa di problemi legali (imputazione per spaccio di droga). Questa pellicola racconta la sua cosiddetta ‘grande occasione’. Il primo film importante in cui Melis ha recitato una parte drammatica da protagonista viene accettato per gareggiare al Festival del Cinema di Venezia. Partito per la città lagunare in compagnia del suo agente, di una giovane ragazza di cui si è infatuato, del produttore e del regista con moglie incinta al seguito, vivrà dei giorni poco tranquilli, a causa dell’ansia provocata dalle insistenti voci che lo vogliono come possibile vincitore del premio della critica – lo nota ‘Coppa Volpi’.
A quanto pare questa vicenda è ispirata ad un fatto realmente accaduto durante il Festival di Venezia del 1986, quando furono in molti ad aspettarsi (inutilmente) che Walter Chiari vincesse l’ambito riconoscimento.
Boldi recita molto bene. È molto credibile nel ruolo di un attore psicologicamente distrutto, a parte un paio di uscite estemporanee delle sue – come già detto sopra. Cioè questo film sul serio porta a rivalutare Boldi come attore a 360° e non solo come ‘faccia da burle’.
Gianni Cavina per me rimane un mistero. Nei ruoli drammatici è mostro. Bravissimo. Qui interpreta magnificamente l’impresario/manager che segue l’artista protagonista come un ombra e che gli fa quasi da chioccia. Eppure non mi spiego come mai al cinema reciti una volta ogni 4/5 anni. E quasi solo esclusivamente con Pupi Avati alla regia. Ma perché? Bah!
Margaret Mazzantini non l’avevo mai vista recitare prima d’ora. Devo ammettere che se la cava. Il suo volto mi è sembrato molto adeguato ai toni scuri e drammatici che il ruolo richiedeva.
A Paola Quattrini hanno riservato la parte di una vecchia fiamma del protagonista, oltre che di manager molto scafata nel mondo del cinema italiano.
Lorenzo Flaherty invece fa il belloccio – come suo solito; qui lo vediamo nei panni del produttore di film che seduce (quasi involontariamente) la moglie del regista – peraltro in procinto di partorire.
Alberto Di Stasio (il produttore Sergio della serie tv “Boris”) fa la parte del presidente della giuria, un amico/nemico del protagonista che, sino all’ultimo, non si capisce se influisce pro o contro Melis nel voto per l’assegnazione della Coppa.
Isabelle Pasco interpreta il ruolo di una giovane fan di Franco Melis, una ‘sgallettata’ che finisce per diventare la sua amante/amica con il solo fine di riuscire a conoscere la ‘gente giusta’ e fare carriera nel mondo dello spettacolo.
Sia Chiara Sani che Dario Ballantini fanno solo un piccolo cammeo; quest’ultimo in qualità di insolente presentatore di un’insulsa trasmissione televisiva sul cinema.
Il film comunque vale, pur non essendo un capolavoro. L’unica nota stonata sono quei passaggi in cui il regista calca la mano sugli attestati di disprezzo e/o non curanza che il mondo dei media rivolge all’attore protagonista.
Voto finale: 6 e 1/2. Mi aspettavo qualcosa in più.
La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Pupi Avati con Antonino Marino.
Le musiche originali sono di Pino Donaggio.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.