Posts Tagged: marketing


1
dic 10

Multigrazie

Marketta. Lo dico io, in anticipo, prima che lo dica qualcun altro. :)
Questo post valga come ringraziamento a Donato Markingegno di Digital PR (Roma) che è stato così gentile da inviarmi 3 tubi di Multigrain – la nuova linea di patatine Pringles. Possiamo ancora parlare di patatine? Non so. Non credo. Diciamo allora “snack”. Comunque il termine “Multigrain” sta per una miscela di cereali: farina di riso, farina di granoturco, farina di malto d’orzo e semola di grano. Ci sono comunque anche le patate disidrate, olio e grassi vegetali, la maltodestrina, l’amido di frumento, l’amido di riso modificato, la polvere di faglioli neri, il sale, lo zucchero e l’E741. Tutto vero: ho semplicemente ricopiato gli ingredienti scritti sulla confezione.
Lo snack non è male. Direi che queste sfogliatine forse sono anche meglio delle Pringles classiche. Sembrano meno fritte, più “asciutte” – anche se non secche, ma secondo me saziano anche molto più facilmente.
Il lancio di questa nuova linea di prodotti Pringles è avvenuto l’8 ottobre scorso a Milano con La Pina e Diego di Radio Deejay come testimonial.
I tre gusti di partenza, presenti sugli scaffali sin da subito, sono: Classic, Paprika e Sour Cream & Onion. Io ho ricevuto un tubo per ogni gusto. I tre tubi erano chiusi in una confezione davvero originale: un piccolo sacchetto di juta legato con raffia beige. Il pacco conteneva anche una meravigliosa penna USB con i loghi del prodotto e di Radio Deejay sul rivestimento di legno chiaro. All’interno del drive era presente una cartella con alcuni file: cartella stampa e qualche foto. Per il momento ho assaggiato il gusto “classic” ma presto mi darò da fare per terminare i 3 tubi.
Due righe dal comunicato ufficiale. “Le nuove Pringles Multigrain sono disponibili nei migliori supermercati e ipermercati al prezzo consigliato di €2.15 per il formato da 150gr e €2.40 per il 175gr.”

Nota: la foto che vedete qui sopra l’ho scattata io ieri sera.


6
giu 10

Ho dormito nell'hotel di spazzatura

Il fatto.
La notte scorsa (sabato 5 giugno) l’ho passata all’interno del , un albergo fatto di spazzatura (vedi foto). Non ho pagato. Son stato ospite dell’agenzia di comunicazione che mi ha contattato perché – dice – mi ha scelto da alcune classifiche di blogger. Sulle prime ero scettico. Ho chiesto maggiori informazioni e, solo quando sono stato rassicurato, ho accettato l’invito.

Come funziona.

La cosa funzionava così: da alcuni anni a questa parte la d’estate lancia una campagna per ripulire le spiagge italiane, che sappiamo essere (in alcuni casi) in condizioni pietose di degrado. Ogni anno, insomma, a sue spese ripulisce un litorale. Quest’anno credo sia toccato ad una spiaggia del Lazio – non so quale. Con il materiale ricavato da quest’0perazione di pulizia hanno pensato di creare un albergo. Ad allestire lo stabile ci ha pensato un artista tedesco 71enne, tale . E già qui scatta la prima polemica perché pare che in realtà tutto il materiale (immondizia compresa) . Ossia: come operazione a favore dell’ambiente ad alcuni è apparsa un po’ discutibile.

L’invito al blogger.

Ma andiamo oltre. Io sono stato invitato a dormire in questo hotel senza condizioni. Nessuno mi ha chiesto niente. Non mi hanno chiesto soldi, né io sono stato pagato. Anzi, per la precisione: appena sono arrivato all’hotel, subito dopo il check in, m’è stato chiesto di scrivere un breve post per il sito ufficiale dell’inizitiva. L’ho fatto un po’ controvoglia ma : un po’ perché non mi andava di fare storie con i ragazzi che me l’hanno chiesto (chiamiamola solidarietà tra colleghi – a volte mi dispiace che i responsabili junior di web marketing trovino in giro tanta ostilità) e un po’ perché volevo approfittare dello spazio per scrivere quello che sul serio pensavo dell’operazione. Stamattina, poi, appena sveglio, mi hanno pure chiesto di mettermi davanti alla webcam e registrare un video con le mie impressioni. Beh, ho fatto anche questo ma – sono sincero – senza grande convizione. Ho farugliato due parole. Il video sarà durato meno di 15 secondi. Avevo gli occhi gonfi (ero sveglio da meno di 5 minuti), ero confuso e un po’ stanco. Avevo solo voglia di tornarmente a casa e farmi una bella doccia.
Ci tengo a precisare che, prima di arrivare nell’hotel sapevo poco o niente dell’iniziativa. Non ho voluto informarmi apposta per essere scevro da qualsiasi tipo di condizionamento.

Perché?
Ma perché la birra Corona ha messo in piedi tutto ciò? Ovviamente si tratta di una operazione di . Con la raccolta dei rifiuti e la costruzione di questo hotel Corona ha voluto dare al propio brand (nome/marchio) un’aura di rispettabilità sociale. In altre parole: gli uomini di marketing hanno lavorato per far sí che passasse il concetto che a Corona sta a cuore la pulizia delle spiagge italiane (in particolare) e il rispetto dell’ambiente (piú in generale). Tra l’altro proprio ieri, 5 giugno mi pare fosse la . Oh, non c’è niente di male, intendiamoci. Corona tra l’altro non mi sembra che abbia una brutta fama come azienda. Non ha la coda di paglia, né qualcosa di cui farsi perdonare. Il fatto che poi queste operazioni vengano fatte poco prima dell’estate, cioè della stagione in cui gli Italiani bevono più birra, andrebbe analizzato più a fondo, ossia è tutto un altro discorso che meriterebbe un post a parte.

L’hotel.

Dunque com’era l’hotel? Più che hotel, direi che si potrebbe definire un accampamento, una specie di baracca. Non voglio usare il termine catapecchia per non essere offensivo. Diciamo, dunque, che era una grande casupola in legno con i muri sottili (compensato o truciolato?) sulle cui pareti esterne erano letteralmente attaccati (inchiodati? incollati?) dei rifiuti. Tutta roba asciutta. Ovviamente il cosiddetto “umido” non è stato usato per ragioni igieniche e di praticità, altrimenti sarebbe andato tutto in putrefazione nel giro di pochissimo tempo.
Il casermone sembrava a due piani ma non lo era; le stanze (5 credo) erano tutte a piano terra, avevano i soffitti altissimi ma erano scoperte, cioé comunicanti tra loro dall’alto. Avete presente i camerini? Ecco, esattamente così. Difatti dalla mia stanza sentivo qualcuno russare, benché il suono non fosse fortissimo. Le finestre c’erano ma erano coperte solo da stracci leggeri e bucati. É stata una fortuna che quella di ieri a Roma non sia stata una notte fredda. Fortunatamente non ho avuto freddo. La coperta che mi hanno dato mi ha tenuto abbastanza caldo ma scemo io, comunque, a non essermi portato il pigiama pesante. Ho dormito praticamente vestito. Zero riscaldamento nelle camere e sero condizionatori (ma questo mi sembra giustissimo). Nella mia camera c’era solo una lampada alogena, una piattaforma di cemento con sopra una specie di materasso morbido da una piazza (bella larga) e un cuscino grande da divano. Sul tappeto lercio e iper-sbrindellato, presente sul pavimento di legno, si trovavano anche due tavolinetti con 3 gambe su 4 – aventi funzione di comodino, un divano in tessuto floreale e un vecchio poggiapiedi di velluto giallo. Il tutto ricoperto da diversi strati di polvere. Su di una parete era stato appeso uno specchio intero, bello grande ma con un angolo spezzato.
L’igiene del posto, ammettiamolo, lasciava un po’ a desiderare. Si tratta pur sempre di immondizia, no? Per fortuna il cuscino e le lenzuola non puzzavano e sembravano abbastanza pulite. Il bagno era solo uno, in comune: un bagno chimico situato accanto all’ingresso dell’hotel, a due metri dalle orecchie del ragazzo che è stato messo a fare da receptionist per tutta la notte.

Gli altri ospiti dell’hotel non li ho conosciuti e non so chi siano. Quelli che ho incontrato al momento del check in, verso le 22, sembravano spagnoli. C’era pure una russa, mi pare. Comunque non credo fossero blogger.

Il marketing.
Ma questa iniziativa ha funzionato? Che ritorno d’immagine avrà? Certo, in rete si trovano diversi post e notizie riguardanti l’hotel. Ne avrà sicuramente parlato anche la stampa e la tv, non foss’altro per l’originalità dell’iniziativa, la leva dell’ecologia (una tematica ancora fortissima – sopratutto in certi ambienti sinistrorsi) e la presenza della ex top model , che pare abbia soggiornato nell’hotel giovedì notte. Facciamo un po’ di conti in tasca a Corona. Prendere questa testimonial internazionale sarà costato un bel po’ ma avrebbero potuto prendere anche una starlette “nostrana”, sarebbe costato meno. Credo che la cosa avrebbe avuto all’incirca la stessa rilevanza in Italia. Perché credo che si tratti di un’iniziativa italiana, sapete. Ma il punto non è questo. Il punto è che l’hotel era isolato. Si trovava ai giardini di Castel Sant’Angelo, cioè proprio sotto il castello, in una specie di giardinetto recintato, chiuso da un cancello e sorvegliato a vista. L’iniziativa, anziché durare 4 giorni, sarebbe potuta durare meno, anche 24 o 48 ore al massimo. Secondo me avrebbero dovuto coinvolgere maggiormente i cittadini di Roma. Avrebbero potuto allestire l’hotel in un posto di passaggio, con maggiore traffico pedonale, che so: magari in una delle piazze più importanti come Piazza Navona, Piazza del popolo o piazza della Repubblica. Avrebbero potuto invitare le persone a fermarsi, a visitare l’hotel durante il giorno e magari di sera organizzare festicciole, dj-set, concertini con band locali (a cui puoi allungare 400/500 euro e farli contenti) e offrire centinaia di birre gratis ai passanti e ai curiosi che si fermavano ad ascoltare la musica, a osservare la casetta in legno. Dico di più: avrebbero potuto mettere due o tre hostess più due o tre del marketing Corona a spiegare l’iniziativa di persona. Sarebbe stato di certo più coinvolgente. Il massimo sarebbe stato lasciare che i curiosi visitassero la struttura dall’interno. Ecco, forse non è esattamente il mio mestiere, magari non è bello, ex post, a cose fatte, mettersi in cattedra a dire cosa si sarebbe potuto fare. Però mi permetto di esprimere la mia opinione perché secondo me si tratta di idee semplici che potrebbero avere un minimo di efficacia in più. Tutto qui. Lo dico senza superbia.

Il comportamento.

Dice: ma allora, se hai da lamentarti così tanto, perché ci sei andato? Semplice: perché sono curioso. Molti blogger, di fronte a questi inviti, solitamente rifiutano, si tirano indietro, fanno gli schizzinosi. In giro ci sono molti fautori della “linea dura e pura”. Spesso rimando al mittente anche io diverse proposte, offerte, iniziative. Ma questa volta mi sono detto: “Perché no? Chissà che effetto fa dormire in un hotel così originale!” E sono andato a vedere. Curiosare a volte non costa nulla e non è compromettente.

Disclaimer: l’agenzia MN non mi ha chiesto di scrivere questo post.


21
giu 09

Marketing scorretto: Glofiish su Pixmania

Promozione scorretta Pixmania.com

The Great Raid dvd Questa mattina ho aperto la mia casella email. Ho trovato un’email, la solita newsletter di Pixmania.com Mr. Woodcock movie . La apro spesso perché sono un mezzo geek e mi piace tenermi sempre aggiornato sui prezzi ed i nuovi modelli di tutto quello che è hi-tech.
Bene. In questa ultima email che mi è arrivata ho visto che un modello di smartphone veniva venduto ad un prezzo davvero interessante. Un Eten Glofiish M810

a 119,95 Euro. Prezzo ribassato da quello originario di mercato pari a 294,95 Euro. Dunque lo sconto proposto su questo modello dall’online shop era pari al 52%. Roba da non crederci!
Difatti la cosa mi ha stupito ed incuriosito. Ho cliccato e sono arrivato sul sito Pixmania.com dove però ho trovato tutt’altro prezzo Waterloo Bridge move The Tragedy of Macbeth movies . Lo sconto c’era, sì, ma era solo del 20%. Lo stesso apprecchio pubblicizzato nella newsletter costa in realtà 199,94 Euro.
Se non mi credete guardate l’immagine qui sopra (clicca per ingrandire).
Come si spiega tutto ciò? Ho pensato che quella fosse un’offerta ‘instant’ cioè legata ad un brevissimo periodo di tempo. Ho controllato. L’email mi è arrivata al 22.32 di sabato 20 Giugno. Il sito invece l’ho controllato alle 14.00 di Domenica 21 Giugno. Sono passate dunque meno di 16 ore dall’annuncio dell’offerta. Nell’email non c’è alcun avviso riguardo una durata temporale della promozione.
A me questa è sembrata una procedura di marketing, o meglio una promozione, scorretta. È pur vero che in fondo ad ogni email di Pixmania c’è scritto: «I prezzi indicati includono gli eco-contributi e sono citati a titolo informativo. Questi prezzi possono essere modificati in ogni momento. Tutte le offerte presentate in questa e-mail sono valide fino ad esaurimento scorte» con un font non molto grande, seppur leggibile. Ad ogni modo io mi sono sentito un po’ preso in giro.


2
gen 09

De [mini]marketing

MiniMarketing (cover)

Ho appena finito di leggere “[mini]marketing: 91 discutibili tesi per un marketing diverso”, il libro di Gianluca Diegoli – il titolare del blog omonimo – che Simplicissimus BookFarm ha pubblicato e distribuito gratuitamente sul web in formato pdf. (clicca qui per scaricare il file)
Ne avevo già parlato, scrivendone un post per YKS Blog. Adesso che ho avuto modo di approfondire, passandolo in rassegna dalla prima all’ultima riga, mi sento di consigliarne la lettura a tutti quelli che si occupano di marketing e non solo. Credo sia un ottimo strumento di aggiornamento e formazione anche (e soprattuto) per chi si occupa di pubblicità e comunicazione, così come per chi si trova “dalla parte del cliente”, ossia per quelle aziende che spendono budget in comunicazione – piccoli o grandi che siano.
Cosa mi è piaciuto del libro:

1. il tono chiaro e diretto, a volte anche strafottente ed un po’ eccessivo. Credo che sia giusto ed utile. Insomma: queste cose non le senti dire quasi mai da nessuno. Non le trovi scritte da nessuna parte. Mi sembra che sia arrivato il momento che qualcuno le affermi con forza e senza mezzi termini. Intendo: la brutalità e la sfrontataggine in casi come questi può essere tranquillamente giustificata e, perché no, supportata.
2. la modalità di distribuzione, gratuita e in un formato standard (PDF), non coperta dal classico e vecchio copyright.
Cosa non mi è piaciuto:
non so. Ci devo pensare un po’ su. Forse apprezzo troppo l’autore per esprimere un giudizio netruale e trovare delle pecche in questo testo. In alcuni punti probabilmente la raccolta si ripete un po’ ma, come si diceva in latino? “Repetita iuvant”. Cioè la ripetizione in questo caso potrebbe essere un ottimo strumento per far sì che queste tesi si fissino nella testa del lettore, magari guadagnandone in autorevolezza, credibilità, veridicità, ecc.

Clicca qui per vedere la videointervista che e-boom ha realizzato all’autore.


26
nov 08

Non penne ma

Non penne ma opere di bene.

Alcune semplici osservazioni – molto condivisibili – di Paul the Wine Guy sul marketing odierno e sui gadget di certe aziende hi-tech.


31
ott 08

Vicky Cristina Barcelona

Vicky Cristina Barcelona
di Woody Allen (USA, Spagna, 2008)
con Scarlett Johansson, Rebecca Hall,
Penelope Cruz, Javier Bardem, Patricia Clarkson,
Kevin Dunn, Chris Messina, Julio Perillàn, Manel Barcelò,
Silvia Sabaté, Pablo Schreiber, Zack Orth, Abel Folk, Joel Joan

Ho qualche difficoltà a classificare questa pellicola. Di certo non è un noir, non è proprio il racconto di una storia d’amore, né ad essa ci si può riferire considerandola come una commedia. Eppure troviamo mescolati un po’ tutti questi elementi – e forse altri ancora. A mio modo di vedere comunque questo è il meno riuscito del filone dei film di Allen girati ed ambientati in Europa. Almeno io ho preferito quelli girati sul suolo britannico.
Non solo l’unico comunque perché mercoledì sera, uscendo dal cinema (il “Jolly” di Roma), ho origliato e percepito un certo malcontento nei commenti degli spettatori che lasciavano la sala. Diciamo quindi che si rimane un po’ a bocca aperta, che forse il finale non appaga sufficientemente lo spettatore, che la circolarità della trama non risulta particolarmente gradita alla maggioranza del pubblico.
Sostanzialmente “Vicky Cristina Barcelona” racconta del viaggio che due giovani ragazze americane compiono un’estate nella famosa città spagnola e di come entrambe finiscano per innamorarsi di un artista dalla vita sentimentale tutt’altro che noiosa, un tipo passionale, un seduttore irrefrenabile che allo stesso tempo soffre perché ancora follemente tormentato dal sentimento di attrazione/repulsione nei confronti della sua ex moglie.
Ci troviamo insomma in un mènage plurimo. Questa relazione amorosa coinvolge 4 persone: le due ragazze americane, l’artista macho e la caliente moglie di lui. La prima, Vicky, respinge inizialmente le avanche di Juan Antonio per poi cadere una notte in un turbine di sfrenata passione; la seconda invece, la bionda Cristina, vive una relazione più lunga con lo stesso pittore viveur, nonostante nel loro sentimento si intrometta Maria Elena, la ex moglie di lui. Anzi, il ritorno di questa folle donna sotto il tetto coniugale, dopo un tentato suicidio, non dà giovamento al rapporto di coppia tra Juan Antonio e Cristina, mettendo in piedi un vero e proprio triangolo goioso e fruttuoso dal punto di vista creativo. Sarà proprio durante questi giorni infatti che Cristina acquisterà una certa fiducia in se stessa, dedicandosi con zelo alla fotografia, mentre sia Juan Antonio che Maria Elena riprenderanno a dipingere di buon grado e con grandi risultati.
La pellicola è un ovvio spot turistico alla Catalunia. Su questo mi trovo d’accordo con l’analisi fatta a riguardo da Emmebi. Ma non mi sembra che questo costituisca un grave problema. Forse in alcuni frangenti risulta più fastidiosa la voce narrante che, spiegando un po’ troppo la trama ed i sentimenti vissuti dai protagonisti, finisce per accelerare troppo gli eventi e togliere allo spettatore un certo gusto nell’analisi della psicologia dei personaggi.
C’è da fare i complimenti a Scarlett Johansson per il fatto di accettare spesso ruoli un po’ da svampita o comunque dalla personalità non proprio forte. Questa volta infatti interpreta la ragazzina immatura e perennemente insoddisfatta che non riesce a capire cosa vuol fare della propria vita, una tipetta che apparentemente dà l’idea di essere un peperino, un vulcano di idee e di vitalità, ma che si rivela ben presto una donnetta che sa quello che non vuole ma non quello che vuole, la biondina scipita che riesce solo a rifutare quello che la vita le offre.
Fino alla fine del primo tempo ho quasi creduto che la più bella sulla scena fosse Rebecca Hall. E difatti non mi sbagliavo più di tanto. Credo che ‘unico difetto che si possa trovare nell’aspetto fisico di questa donna sia il mento un po’ troppo pronunciato o un’attaccatura dei capelli leggermente alta. Mi stupisco un po’: l’avevo notata già in “The Prestige” ma non mi aveva fatto una grande impressione. Ciò nonostante, stiamo parlando di una donna molto bella, dal grande fascino. Davvero una scelta sensata per il ruolo di Vicky, l’americana di buona famiglia che va in Europa per completare gli studi sulla cultura della Catalogna.
Quando però appare Penelope Cruz tutto cambia. Potrei dire che quasi ruba la scena a tutti ma non è proprio così. Cerco di spiegare meglio. Non è questione di peso del personaggio o di numero di scene recitare. Semplicemente si tratta di Bellezza. Con la “B” maiuscola. Il suo fascino è qualcosa di irresistibile; anche nei panni della disturbata mentale, anche con il trucco sfatto, con i capelli in disordine e con un vestito da quattro soldi è in grado di tirar fuori una sensualità senza pari. Si ha quasi compassione per il protagonista maschile, anzi si solidarizza con lui perché davvero ci si convince che di una donna dal tale potere attrattivo si può davvero restare innamorati per tutta la vita – nonostante le sofferenze che ella può farti patire.
Javier Bardem è nel suo periodo fortunato. Si trova nel suo momento “Sì”. Popolare non solo in patria, ormai la sua bravura ha conquistato anche Hollywood, gli Stati Uniti, mezzo Mondo. Un riconoscimento più che meritato. Pressoché perfetto qui nei panni dell’artista bohemien, un pittore che non si sottrare al fascino di ogni donna che incontra, un vero Casanova dei giorni nostri dall’accento spagnolo, macho e un po’ rozzo nell’aspetto ma dai modi e dalle parole suadenti. Ogni femmina che gli passa davanti deve essere sua. Per uno così la parola “donna” può essere riduttiva e svilente. Al suo cospetto le donne sono “femmine” perché tali le fa sentire: bestie, esseri belluini che adorano sottomettersi al suo istinto passionale. Unica donna che riesce a tenergli testa – e che proprio per questo riesce a conquistare per sempre il cuore – è sua moglie Maria Elena.

Piccola nota di apprezzamento anche per il fascino di Patricia Clarkson, nientaffatto offuscato dalla sua età, (ormai quasi cinquantenne). Sul suo personaggio il regista/sceneggiatore carica la cifra di analisi psicogica. Judy Nash, infatti è un’americana cinquantenne sposata con un suo ricco connazionale e residente in Spagna. Delusa dalla piattezza della propria vita coniugale, la donna cercherà (inutilmente) di caricare le sue aspettative di sulla giovane amica Vicky.
Non male la colonna sonora. Alcuni pezzi cantati in spagnolo rimangono in testa. Forse perché vengono ripetuti più volte proprio come tema di fondo o forse perché risultano eseguiti da una volce molto leggera e gradevole che aiuta a stemperare determinate tensioni che si vengono a creare in alcuni frangenti della narrazione.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


27
ott 08

Somebody Else's Phone

La scorsa settimana la mia amica Giorgia Galli mi ha scritto un’email per invitarmi a partecipare a “Somebody else’s Phone”, un’iniziativa di marketing che la Wieden + Kennedy ha messo in piedi per la Nokia.
Mi sono rifiutato per alcuni semplici motivi:
1. Perché sul mio blog non c’è pubblicità e non voglio coinvolgerlo in operazioni di marketing. Diciamo pure che si tratta di una specie di ‘policy’ mai scritta ma sempre valida.
2. Perché non ho tempo sufficiente per occuparmene.
3. Perché collaboro con una società che in un certo senso è direttamente concorrente di Wieden + Kennedy, per cui il mio contratto non me lo permetterebbe.
4. Perché credo che il ‘gratis’ in questi casi non rende e in un certo senso potrebbe anche offendere. Ossia, per conivolgere blogger in questo tipo di operazioni, il cliente dovrebbe essere disposto a retribuirli in qualche modo (non necessariamente monetario).
Mi è stato detto allora che la Nokia avrebbe regalato al sottoscritto e ai suoi lettori alcuni telefoni cellulari ma ho preferito, comunque, rimanere sulle mie posizioni e rifiutare.

Ad ogni modo ho promesso a Giorgia di parlarne sul mio blog, anche se solo brevemente. Per cui ecco qui.
Tutto sommato credo che l’iniziativa sia davvero interessante e vada seguita perché è nuova ed originale.
La campagna – lanciata ufficialmente il 15 Ottobre e della dureta di 6 settimane – si basa su un ‘Online Drama’ creato da Nokia e ispirato dal ruolo che il cellulare riveste nelle nostre vite in questo momento. Il web drama esplora le vite in tempo reale di 3 personaggi, Anna, Jade e Luca, nel loro privato e tramite tutto ciò che è contenuto nei loro telefonini.
I blogger coinvolti nell’iniziativa sono invitati a postare settimanalmente sul loro blog il contenuto della campagna e a rispondere a domande del tipo “Che cosa dice il tuo cellulare su di te? A chi faresti vedere i contenuti del tuo cellulare? Ai tuoi amici? Alla mamma? Al tuo capo?”, ecc.
E’ stato creato anche un canale video specifico su DailyMotion.
Chi è interessato qui trova tutti i dettagli dell’iniziativa.
In bocca al lupo!