Posts Tagged: Mark Margolis


7
apr 11

Il cigno nero

Il cigno nero
(Black Swan)

di Darren Aronofsky (USA, 2010)
con Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel,
Winona Ryder, Barbara Hershey, Benjamin Millepied,
Ksenia Solo, Kristina Anapau, Janet Montgomery,
Sebastian Stan, Mark Margolis, Tina Sloan

Grandsissima pellicola. Oscar meritato per Natalie Portman come attrice protagonista. Avrebbero dovuto darne uno anche agli sceneggiatori e al regista. Guarda qui il trailer ufficiale (in italiano).
“Black Swan” racconta la storia di una giovane ballerina, Nina Sayers, una personalità fragile, timida, introversa ma con gravi problemi di stress dovuti ad una madre oppressiva – che la vuole ancora bambina e che ha proiettato su sua figlia le aspettative di una grande carriera che non ha potuto vivere in prima persona – e all’ansia di diventare la prima ballerina del suo corpo di ballo. Pur di far colpo sul coreografo (un algido e infido Vincent Cassel) al fine di farsi assegnare la parte da protagonista nel rifacimento de “Il lago dei cigni”, Nina ingaggia una battaglia contro se stessa, alla disperata ricerca di tirar fuori di se la parte più aggressiva, più ambiziosa, scacciare il suo infantilismo perdente e far emergere il lato più oscuro. Un dualismo Cigno Bianco/Cigno nero che dalla scena, dal palco, arriva a introiettarsi nella mente della protagonista, con conseguenze catastrofiche sia sua vita professionale, che su quella privata. Nina diventa adulta, mette a frutto tutte le sue capacità di ballerina, sviluppa tutto il suo talento artistico, si lascia andare ma perde il controllo su se stessa, soprattutto sulla sua mente, anche se parallelamente allo spettatore viene mostrata la trasformazione fisica del suo corpo in un cigno vero e proprio. E qui mi si permetta di fare i complimenti a chi ha concepito e prodotto tecnicamente gli effetti speciali, in particolar modo per la dinamicissima scena dell’esibizione del cigno nero.
Un elemento fondamentale nello sviluppo della pellicola è il dualismo tra Nina e Lily (il personaggio interpretato da Mila Kunis). Sebbene fisicamente le ragazze si somigliano molto – l’una è quasi lo specchio dell’altra – per certi versi hanno personalità diametralmente opposte. Lily infatti è molto più vitale e spregiudicata di Nina a tal punto da essere un fattore di aiuterà per la “liberazione” della protagonista; tuttavia il loro rimane un rapporto di amore/odio complesso e molto morboso, vissuto in maniera drammaticamente dolorosa dalla protagonista.
A Winona Ryder hanno affidato il ruolo della ex-prima ballerina, ormai quarantenne, che perde il posto quasi solo esclusivamente a causa dell’età, per far spazio ad un rilancio della compagnia.
Barbara Hershey invece interpreta con grande intensità la parte della madre di Nina. Complimenti anche ai truccatori per aver reso le due donne alquanto simili nell’aspetto.
Benjamin Millepied interpreta il primo ballerino della compagnia. In realtà, essendo un coreografo, si è occupato delle coreografie dei balletti realizzati per il film. Incidentalmente ha anche fatto innamorare Natalie Portman e l’ha messa incinta. O viceversa.
Della musica c’è davvero poco da dire. Magnifica. Perfetto accompagnamento per le drammatiche immagini. Per fortuna non ci sono stati tentativi di modernizzazione, trasformazione o adattamento dell’opera originale di Tchaikovsky.
Il film in tag: amore lesbo, ambizione, sogno, doppio, sangue, dolore fisico, carne martoriata, passione, pulsione, rivalità, sensualità, specchio, leggiadria, follia, annientamento.
Voto complessivo: 7 e mezzo. Quasi 8. Diciamo 8 meno meno. Recitazione ok. Regia ok. Musica ok. Unica – minuscola – nota dolente: un po’ troppa camera a mano.

La locandina ufficiale americana è più inquietante e decisamente più bella di quella italiana, che al confronto pare volutamente “depotenziata”.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


5
apr 11

Gone Baby Gone

Gone Baby Gone

di Ben Affleck (USA, 2007)
con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman,
Ed Harris, John Ashton, Amy Ryan, Titus Welliver,
Mark Margolis, Madeline O’Brien, Slaine, Trudi Goodman,
Matthew Maher, Amy Madigan, Michael Kenneth Williams

A prima vista questo può sembrare il solito film, un copione già visto, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Ma così non è.
La notizia che una bambina di 4 anni – figlia di una tossicomane – sia scomparsa getta nello sconforto un intero quartiere di Boston. Alla ricerca della piccola si lanciano sia la polizia, che un paio di investigatori privati (un lui e una lei legati da una relazione sentimentale) su richiesta dei parenti. Gli uni (i poliziotti) aiutano gli altri (gli investigatori) e viceversa. Le indagini proseguono freneticamente, anche perché si tratta di una corsa contro il tempo, e si arriva alla conclusione del caso – putroppo con la morte della vittima. Ma stranamente le cose giungono a conclusione troppo presto. Nell’analizzare i fatti non si è posta attenzione su determinati particolari. Regista e sceneggiatore (che in questo caso sarebbero la stessa persona: Ben Affleck) fanno un gioco di prestigio, distraggono lo spettatore, facendogli credere di avere la soluzione in mano. Invece così non è. Per ben due volte le credenze dello spettatore vengono ribaltate. Sono due i colpi di scena che traghettano la storia verso la conclusione. Un finale che tra l’altro rimane aperto, almeno dal punto di vista morale: è giusto essere sempre onesti e rispettosi della legge sino in fondo, ad ogni costo, oppure ci sono casi in cui, nella speranza di un bene superiore, è lecito chiudere un occhio e magari trasgredire le regole? Fino a che punto si può mettere a tacere la propria coscienza, dopo aver compiuto qualcosa che si ritiene sbagliato?
Ecco, sono queste le due domande di fronte alle quali ci mette Ben Affleck attraverso “Gone Baby Gone”. La storia del rapimento della bambina è in realtà solo un pretesto, così come, in un certo senso, è anche un pretesto la relazione sentimentale tra due dei protagonisti (Patrick e Angela). Un altro dei temi fondamentali della pellicola è la fiducia, il coraggio di credere nelle persone a cui si vuole bene, senza alcuna remora.
Cast eccellente: ottima recitazione per tutti.
Casey Affleck lo adoro sin dai tempi di Ocean’s Eleven. Secondo me è anche meglio di suo fratello, dal punto di vista recitativo. Anzi, sicuramente meglio. In questi ultimi anni è anche diventato un regista (ricordate “I’m Still Here”, l’assurdo progetto con Joaquin Phoenix?) ma mi sa che continuo a preferirlo davanti alla camera da presa. Ha una faccia da bravo ragazzo. Può fare qualsiasi ruolo. Qui lo vediamo nei panni di un investigatore poco più che trentenne che decide di seguire un caso spinoso – il rapimento di una bambina molto piccola – quasi solo per volere di Angie, sua collega, socia e compagna. Un ragazzo che fatica a farsi accettare come adulto dai poliziotti con cui collabora e che emerge come figura positiva, nonostante il percorso che compie durante il film metta in evidenza il suo background da ragazzaccio di strada, truffantello e spacciatore.
Michelle Monaghan è belluccia, sì. Ma non solo. Non ha la faccia buona solo per le commedie sentimentali. Anzi con questa pellicola, secondo me, ha dimostrato di valere molto anche come attrice drammatica. Brava davvero.
Ruolo atipico per Morgan Freeman. Qui lo vediamo nei panni di Jack Doyle, un capitano di polizia particolarmente coinvolto nei casi di rapimenti di bambine.
Ed Harris è Remy Bressant, il poliziotto dai modi rudi. Una vecchia volpe che sa il fatto suo. Volto più che espressivo, straordinaria interpretazione per questo che si può definire senza dubbio un “attorone”.
John Ashton lo ricordate nella trilogia di “Beverly Hills Cop?” È da allora che lo adoro. Anche in questo caso interpreta un poliziotto. Il suo rimane un volto “pacioso”.
Titus Welliver indossa un paio di grossi baffoni per intepretare l’affettuoso zio della vittima del rapimento.
Amy Ryan e Amy Madigan sono rispettivamente mamma e zia della bambina rapita (Madeline O’Brien).
Voto complessivo per la pellicola 6 e mezzo. Storia originale, nonostante nelle prime battute dia l’impressione di battere temi già trattati in tanti altri film.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


28
mar 09

The Wrestler

The Wrestler

The Wrestler

di Darren Aronofski (Usa, 2009)
con Mickey Rourke, Marisa Tomei,
Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry,
Judah Friedlander, Giovanni Roselli, Gregg Bello,
Ron Killings, Elizabeth Wood, Mike Miller

Aronofski porta sullo schermo una bella storia, raccontata molto bene: quella di un uomo finito che non si vuole arrendere al proprio destino e all’età che avanza inesorabile.
Randy Robinson – detto “The Ram”, ossia l’Ariete -  è un lottatore di wrestling ultra cinquantenne. La sua carriera è ormai agli sgoccioli, anche se un tempo è stato una stella nazionale, un vero e proprio idolo degli sportivi. Si è ridotto a vivere in un campeggio di roulotte mentre sbarca il lunario, partecipando a piccoli incontri di provincia con pochi spettatori e lavorando part-time in un centro commerciale. Il suo corpo però non è più quello di una volta. La sua vita cambia di colpo quando, subito dopo un incontro particolarmente cruento e faticoso, si accascia al suolo dentro gli spogliatoi. Fortunatamente l’infarto non gli costa la vita ma il medico che l’ha salvato da morte certa gli obbliga di cambiare completamente stile di vita.
A questo punto Randy decide di dedicare più tempo a se stesso e al lavoro. Si affeziona ad una spogliarellista (Cassidy/Pam) che ha conosciuto nel bar che frequenta ma incontra una certa reticenza da parte della donna, anche se i due si piacciono molto e stanno bene insieme. Inoltre cerca inutilmente di riavvicinarsi alla figlia che ha sempre trascurato.
Non vi svelo il finale – nel caso in cui non l’aveste ancora visto. Comunque sappiate che l’epilogo mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca.
Alcune scelte di sceneggiatura sono scontatucce – a dire la verità – ma la pellicola nell’insieme non mi è dispiaciuta. Peccato davvero per le decine di riprese con la telecamera ‘a mano’ che danno un po’ il voltastomaco.
Credo, nello specifico, che gran parte del successo che ha riscontrato questo film sia dovuto da un certo parallelismo tra la vita ‘disbanded’ del protagonista e quella dell’attore che l’ha interpretato.
Difatti tanto di cappello a Michey Rourke: questo era proprio il suo ruolo. Ha vinto per l’appunto un Golden Globe. Sono certo che nessun’altro avrebbe saputo interpretarlo meglio. Spiace vederlo così gonfio e bolso. Dovrebbe far causa ai chirurghi che l’hanno ridotto in quel modo.
Marisa Tomei ha 45 anni ma non li dimostra affatto. Ha un fisico invidiabilissimo. Molto più che affascinante. E poi non dimentichiamolo mai: questa tizia ha vinto già un Oscar nel 1992 – da giovanissima – per il film “Mio Cugino Vincenzo”. Dirle “brava” è dirle poco.
Squisita anche Evan Rachel Wood. Una tipetta tutto pepe che qui si apprezza sin dai tempi di “Thriteen”. In alcune scene particolarmente drammatiche per un attore è facile andare sopra le righe, invece lei non eccede in una sola espressione, si muove con estrema abilità, da attrice navigata, pur avendo soli 22 anni. Credibilissima!
La colonna sonora, come ha giustamente fatto notare Dj Nero, è piena di tanto rock americano ignorante, roba di chitarrone fracassone, molto eighties.
Nota: comunque a me il personaggio di The Ram ricordava qualcuno a metà strada tra Hulk Hogan e The Ultimate Warrior.

La scheda di Cinematografo.it di MyMovies.it.