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29
mar 11

La donna della mia vita

La donna della mia vita

di Luca Lucini (Italia, 2010)
con Alessandro Gassman, Valentina Lodovini, Luca Argentero,
Stefania Sandrelli, Giorgio Colangeli, Lella Costa, Sonia Bergamasco,
Gaia Bermani Amaral, Franco Branciaroli, Morena Salvino

Non che mi aspettassi granché, ma questa commedia mi ha deluso un po’. L’ho trovata abbastanza prevedibile, soprattutto sul finale. Qui potete guardare il trailer.
“La donna della mia vita” racconta la storia di due fratelli: Leonardo (il minore) e Giorgio (il maggiore). Il primo vive a Milano e lavora in fabbrica con suo padre (una piccola azienda dolciaria milanese), è molto introverso, schivo, chiuso ai limiti della depressione. Il secondo, invece, di mestiere fa il medico e vive a Roma ma, pur essendo sposato, non si nega diverse scappatelle con colleghe, pazienti, conoscenti, ecc. Uno sciupafemmine insomma. Entrambi comunque sono due bei ragazzoni mori molto affascinanti. Fisicamente sembrano somigliarsi abbastanza, anche se nati da due padri diversi.
Un giorno, dopo aver tentato il sucidio perché abbandonato dalla sua ragazza, il timifo Leonardo incontra Sara – una dolce anima in pena in cerca di conforto – e se ne innammora. Sembrano una coppia felice, il loro rapporto rasenta la perfezione, anche se in realtà si basa quasi esclusivamente sull’odio espresso da Sara nei confronti del suo ex amante, un tizio sposato e bugiardo noto come “Lo stronzo”. Quello che Leonardo non sa è che “Lo stronzo” in realtà sarebbe suo fratello Giorgio. All’inizio nemmeno Sara sa di questa coincidenza ma poi le cose pian piano si scoprono e da questo insolito intreccio amoroso nascono tutta una serie di situazioni allo stesso tempo buffe e tragiche. Comunque sia, chi guarda capisce presto che la storia tra Sara e Giorgio non è del tutto finita.
A questa trama (apparentemente primaria) se ne intreccia un’altra (la vera portante), quella di Alba, la mamma dei due ragazzi: una donna che definire “cardine della famiglia” sarebbe estremamente riduttivo. Nel corso degli anni, sin dalla giovinezza, Alba sembra aver condizionato (per non dire eterodiretto) le vite di tutte le persone che con lei sono entrate in contatto. A partire dai due figli, sempre indirizzati verso atteggiamenti che poco avevano a che fare con le loro naturali inclinazioni, fino ad arrivare al primo marito (Alberto, padre di Giorgio) e al secondo (Sandro, padre di Leonardo). Con Giorgio Alba è sempre stata molto severa, inoltre gli ha sempre detto di assomigliare a suo padre, sin da quando era bambino, l’ha cresciuto nel mito del padre farfallone e dongiovanni, portandolo a diventare lo stesso tipo di uomo adulto. Leonardo invece è sempre stato il “cocco di mamma”, il preferito di Alba, il più protetto e collolato. Oddio, forse pure troppo protetto.
Non vorrei svelarvi tutti i particolari ma sappiate che la cosa buona di questo film è che non ci sono figure positive e negative. Tutti tradiscono tutti. Non se ne salva uno. Anche i più tranquilli e sornioni finiscono per girare le spalle alle persone a cui vogliono bene, fosse anche solo per prendersi “una boccata di libertà” dalla propria routine.
Alessandro Gassman più cresce più diventa bravo (non che sia mai stato cane nel recitare). Qui è al top della forma. Ganzo e adeguato. Un bonazzo che si trova benissimo nella parte del figaccione rubacuori e stronzo. Sembra facile ma non credo che venga proprio spontaneo recitare a quella maniera.
Posso essere sincero? Ormai sono pazzo per la Lodovini. La trovo bellissima, oltre che bravissima. Più la vedo sul grande schermo e più mi piace. Non posso farci proprio niente. Nei film gli uomini s’innamorano di lei e a te sembra tutto naturale, semplice, quasi sconato. La scelta di cast dunque è perfetta. In una parola: Funziona!
Peccato per Argentero: l’ho sempre ritenuto un bravo attore ma questa volta è stato spesso costretto a recitare sopra le righe, è stato spinto a gigioneggiare marcatamente per far arrivare il senso di ridicolo allo spettatore. La sua interpretazione rischia in parecchi casi di sfociare nella farsa.
Della Sandrelli cosa posso dire? Il ruolo non è semplice: ci sono alcune scene proprio inopportune, come gli spiegoni insostenibili o le premesse eccessivamente retoriche e didascaliche. Potevano risparmiarcele, ecco. Lei comunque interpreta tutto con grande dignità e professionalità.
Giorgio Colangeli sta diventando uno dei miei attori preferiti. In questo caso ho apprezzato molto la bonarietà del suo personaggio, così come la mitezza, la pacatezza e la saggezza che trasmette, oltre che la voglia di vivere espressa nella bizzarra liaison (dai tratti quasi infantili) con la contabile della fabbrichetta che dirige.
Colonna sonora: boh. Non pervenuta. Quasi non mi sono accorto del commento musicale. Ricordo solo un pezzo di Lily Allen dal titolo “Fuck You”.
Voto alla pellicola 6 +. Il “+” è da conferire solo alla figaggine emanata dai tre attori protagonisti che campeggiano sulla locandina.
Nota 1: il soggetto è di Cristina Comencini.
Nota 2: qualche critico ha definito questa pellicola “commedia borghese”, qualche altro “il cinema lounge di Luca Lucini”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


16
set 10

Oggi sposi

Oggi sposi

di Luca Lucini (Italia, 2009)
con Moran Atias, Luca Argentero, Michele Placido,
Lunetta Savino, Filippo Nigro, Carolina Crescentini,
Renato Pozzetto, Dario Bandiera, Isabella Ragonese,
Gabriella Pession, Francesco Montanari, Hassani Shapi,
Francesco Pannofino, Stefano Bicocchi (Vito),
Annalisa De Simone, Nicola Pignataro

Simpatica commedia arrivata nelle sale lo scorso anno.
I matrimoni di quattro coppie di fidanzati s’incrociano in maniera più o meno casuale. Due di loro (Salvatore e Chiara) sono camerieri precari in un ristorante di Roma. Lui siciliano, lei settentrionale. Dedicono di sposarsi quando scoprono che lei è incinta. Ma hanno così pochi soldi per la cerimonia che decideranno di festeggiare il loro matrimonio in maniera clandestina all’interno della maxi festa organizzata da altri due sposi ricchissimi.
Attilio e Sabrina sono la coppia di ricchissimi. Lui è un imprenditore romano alquanto boro, anche veste e si atteggia da elegantone, titolare di una società che sta per fallire. Lei, invece, è una specie di letterina/vallettina/presentatrice, molto bella ma anche molto stronza e finta. L’unica cosa che le importa è la carriera e il suo cagnolino da compagnia. Il loro proplema sarà organizzare la cerimonia in maniera il più possibile sontuosa (e tamarra) perché lei vuole apparire su tutti i rotocalchi di gossip, mentre lui ambisce ad ottenere del denaro per salvarsi dalla bancarotta.
Renato e Giada si amano, anche se di loro ci sono tantissimi anni di differenza: lei è una frizzante biondina poco più che ventenne, mentre lui è un ricchissimo signore milanese di quasi settant’anni. A ostacolare la felicità dei due sposi si metterà il figlio di Renato, Fabio, un magistrato nosioso e zelante che mai ha avuto una donna nella sua vita.
Nicola e Alopa formano la quarta coppia di fidanzati. Lui è un bravo e stimatissimo ispettore di polizia. Ha la nomea di sciupafemmine e un forte accento pugliese. Tutte le sue colleghe sono innamorate di lui. Alopa è la dolcissima – e bellissima – figlia dell’ambasciatore indiano in Italia. Il loro grandissimo problema sarà cercare di mettere d’accordo le loro famiglie, in primo luogo sull’opportunità di celebrare questa unione e, in secondo luogo, sul modo di organizzare la cerimonia. Un vero e proprio scontro di culture, insomma – putroppo basato sui soliti luoghi comuni. India da una parte, Puglia dall’altra.
E qui spendo due parole per gli attori che interpretano i personaggi pugliesi. Michele Placido nella parte del padre dello sposo è uno spasso. Divertentissimo. Il suo italiano frammisto al dialetto foggiano mi ha fatto ridere davvero molto. A fargli da spalla c’erano sia Lunetta Savino, nei panni della madre del poliziotto Nicola, che Francesco Pannofino nei panni dello zio – un altro caprone ignorante, volgare e sguaiato. Credo che le gag ambientate nel paesino pugliese siano la cosa più divertente di tutto il film. Da non dimenticare nemmeno il simpatico cammeo di Nicola Pignataro come sindaco di Morticola, il paesello campagnolo in cui si festeggeranno le nozze.
È davvero bello vedere Luca Argentero prendersi poco sul serio. Qui interpreta il poliziotto figo, che fa perdere la testa a tutte le donne che incontra per la sua strada. Un ragazzo un po’ farfallone ma ligio al dovere e soprattutto intenzionato a mettere la testa a posto per amore della sua futura moglie. Non ne sono sicuro ma secondo me Argentero è stato doppiato. La voce non mi sembra sua e per di più non lo credo in grado di recitare con accento pugliese.
Moran Atias è bellissima e dolcissima? Già detto? Allora faccio bene a ripetermi perché la trovo straordinaria. Non dico fesserie. Peccato però che abbiano preso un’attrice di origini israeliane per interpretare una ragazza di origini indiane. Il pensiero del responsabile casting sarà stato “Tanto il pubblico italiano non è in grado di distinguere i tratti somatici di una dall’altra”.
Renato Pozzetto non ha perso smalto, nonostante l’enorme mole e i 70 anni. Io lo trovo sempre molto buffo, sia per il suo lessico da milanese puro che per la gestualità, le espressioni stralunate, il modo di impuntarsi e altro ancora.
Non l’avrei mai detto ma Gabriella Pession recita decisamente bene. Certo il suo è un ruolo da stronza, viziata, bionda senz’anima né cervello. Ma le viene spontaneo, quasi naturale. Non voglio essere offensivo ma com’è ‘sta cosa? Ho trovato spassosissimi i battibecchi al ristorante tra lei e Francesco Montanari. Ecco, di questo ragazzo non sapevo nulla ma l’ho trovato eccellente. Adesso ho scoperto che ha recitato nella serie tv “Romanzo Criminale”. Lo trovo perfetto per le parti comiche. Il romano burino lo fa alla perfezione. Nelle prime battute del film mi sembrava che imitasse quasi Christian De Sica, invece no. Ha uno stile tutto suo, vincente, che mi piace un sacco. Bravo!
A Filippo Nigro hanno dato forse il ruolo più difficile. Gli hanno fatto indossare il parrucchino e gli hanno chiesto di essere triste, incazzato e incazzoso, solo, pedante, puntiglioso, frustrato, logorroico, superbo e sospettoso. Lui ci è riuscito abbastanza bene, anche se – visto che questa è una commedia – in diversi casi ha calcato un po’ la mano, rendendo grottesco il suo personaggio. Ma, tutto sommato, questo non è un male.
Dario Bandiera, invece, risulta misuratissimo e perfettamente nella parte. Il suo eccessivo istrionismo di un tempo (ricordate quando faceva il rumorista al Maurizio Costanzo Show?) non emerge. Le espressioni, il lessico e le movenze del pizzaiolo siciliano ci sono tutte. Ottima scelta.
Isabella Ragonese non starà recitando in troppi film ultimamente? Per carità, brava, ma non sarà troppo? Comunque qui è deliziosa: caparibiamente buffa o buffamente caparbia. Nella coppia pizzaiolo/cameriera è lei che porta i pantaloni, che risolve i problemi e che, in questo caso, organizza alla perfezione il matrimonio fantasma alle spalle dei ricconi.
Di Michele Placido ho già detto. Dovrebbero dargli il premio per attore pugliese più divertente dell’anno.
Francesco Pannofino come pugliese è meno credibile ma in alcune gag è davvero esilarante. La commedia è il suo mestiere.
Carolina Crescentini affronta una discreta prova: le riescono meglio le scene frivole/leggere, che quelle drammatiche ma riesce ugualmente a stare nel suo ruolo. Sufficienza per lei.
Lunetta Savino ancora una volta fa la pugliese amante della musica lirica. Ricordate il film “Liberate i pesci” di Cristina Comencini? Beh, uguale uguale uguale. Lo stesso ruolo. Si vede che le riesce benissimo, boh! Comunque è simpatica, dai. Al fianco di Placido si trova benissimo. Ottima spalla.
Il comico Vito non è realmente muto. Lo sapevate? Ma sì, dai. Ormai sono anni che è stato sfatato questo fraintendimento. Comunque sia, qui è buffo nei panni del poliziotto pigro e fifone che pensa solo a mangiare.
La scena finale in stile Bollywood, ossia quella in cui le due famiglie (indiane e pugliese) ballano insieme in piazza, mischiando balli tipici della tradizione indù con la Taranta (pizzica?), ecco io l’avrei risparmiata. E non solo perché dà la sensazione che tutto finisca a tarallucci e vino.
La sceneggiatura è stata scritta da Fabio Bonifacci con la collaborazione di Fausto Brizzi e Marco Martani.
Voto complessivo per il film: 6 e mezzo. Divertente il giusto. Ottimo per le famiglie italiane che si considerano moderne e mentalmente abbastanza aperte per ridere di situazioni paradossali che, purtroppo, succedono ancora, come le schermaglie tra le famiglie dei due fidanzati, le migliaia parenti da invitare necessariamente al banchetto, ecc.

Il trailer del film.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


22
gen 09

Solo un padre

Solo un padre

Solo un padre

di Luca Lucini (Italia, 2008)
con Luca Argentero, Dianne Fleri,
Claudia Pandolfi, Fabio Troiano, Anna Foglietta,
Sara D’Amario, Alessandro Sampaoli, Francesca Vettori,

Michela Gatto, Fabiana Gatto, Gianni Bisacca, Elisabetta De Palo

Questo è uno di quelli che si possono definire film vaginali. Il cinema dove sono stato io (una sala parrocchiale che proietta pellicola d’essai) era pieno di ragazze. O meglio: di donne, tra i 20 e i 45 anni. Ed ogni volta che il regista staccava sul primo piano del protagonista era tutto un “Ooooooh!”, un darsi di gomito, di risatine complici. Qualcosa di davvero fastidioso, credetemi.
Che Luca Argentero sia un bell’uomo è evidente. Palese! Non c’è neanche bisogno di ammetterlo. Però non si può andare a vedere un film solo perché si è attratti dal fascino del protagonista e soprattutto non ci si comporta così in sala. Andiamo! Siamo adulti.
Passiamo al film. Si tratta di un dramma molto semplice ma non banale. Carlo, un giovane dermatologo (tra i 35 e i 40 anni) rimane vedovo. Sua moglie Melissa è morta durante il parto della loro primogenita, Sofia detta “Fagiolino”. Nonostrante faccia di tutto per nascondere la propria sofferenza e mostrarsi sereno, a fine pellicola cederà ai sentimenti e schiuderà il suo cuore per accogliere l’amore della giovane ricercatrice universitaria che ha ingaggiato come baby sitter per la sua piccina.
Si tratta di un film semplice ma fortunatamente non banale. Non mi è piaciuto granché ma va detto che ha il pregio di avere nella trama un piccolo colpo di scena, verso il finale.
Di Luca Argentero ho già detto. È un bellone. Un giovane uomo molto affascinante. Ormai è un attore fatto. Praticamente tutti hanno dimenticato che è stato un partecipante del Grande Fratello 3. Fortunatamente non deve dimostrare più niente a nessuno. Sa recitare: lo sappiamo. Per cui poteva anche risparmiarsi quelle decine di faccette che lo rendevano ‘sintetico’, falso e odiosetto.
Diane Fleri è molto dolce. Bella, non bellona, né bellissima. Fa molta tenerezza il suo essere (apparire) indifesa, gentile, premurosa. Il suo forte accento francese la rende ancora più buffa e adorabile, se possibile. Ebbi modo di apprezzarla già nel film “Mio fratello è figlio unico”. E questa sua nuova esperienza sul grande schermo non fa altro che confermare la mia prima impressione. Brava! Speriamo abbia sempre più spazio nel cinema italiano.
Claudia Pandolfi ha davvero poche scene per poter esprimere un parere sulla sua performance attoriale. Diciamo che l’hanno truccata molto; nel film sembra quasi che abbia più anni di quelli che realmente ha (35). Forse l’effetto era voluto, per fare da contrasto con la giovinezza e la freschezza della baby sitter. Allora si spiegherebbero anche i chili in più e la pettinatura ‘anziana’.
La recitazione di Anna Foglietta è davvero sopra le righe. Capisco che il suo è un personaggio macchietta: la zitella fastidiosa che non ha superato il trauma di essere stata mollata dal fidanzato storico, quella che si è comprata un gatto per non sentirsi sola, quella che tutti vogliono appioppare al vedovo belloccio… ma insomma. Si poteva anche contenere un po’ nel tratteggiare il suo personaggio.
Fabio Troiano è il giullare della compagnia. Il più brillante del quartetto di giovani dermatologi dello studio/laboratorio in cui lavora il protagonista. Dunque ruolo azzeccato per lui.
Alessandro Sampaoli l’abbiamo già visto nella trasmissione che Ambra Angiolini conduceva su Mtv (“Stasera niente Tv”) e al fianco di Giobbe Covatta ed Enzo Iachetti nella sit-com “Medici Miei”. Qui fa la parte dell’altro giovane medico dello studio. Un omosessuale tratteggiato attraverso il solito, classico stereotipo dell’omosessuale (allegro, gioviale, sensibile, effemminato, bravo in cucina, premuroso, ecc.). Buona prova come attore per lui ma – ahimé – pessima caratterizzazione.
Le piccole gemelle Gatto, ossia le due bimbe che sono state ingaggiate per recitare il personaggio di Sofia “Fagiolino”, hanno una faccia troppo buffa. Anche loro sono adorabili. (vedi locandina)
La colonna sonora non è malaccio anche se al suo interno è presente qualche pezzo un po’ ruffiano finalizzato a strizzare l’occhio al pubblico femminile che soffre le pene d’amore: “Everybody Hurts” dei R.E.M. Stesso discorso per di “Sunrise” di Norah Jones. Il tema, comunque, è gradevole e melodico. Si tratta di “Per Fare a Meno di Te”, interpretato da Giorgia: un brano che resta in testa per tutta la durata della pellicola. E se lo dico io che non sono un fan di Giorgia, credeteci!
“Solo un padre”, comunque, non è tutto un pianto. La drammaticità più o meno intensa è spesso diluita in alcune situazioni più leggere, dalle velleità brillanti. L’opera infatti è tratta dal romanzo di Nick Earls intitolato “Avventure semiserie di un ragazzo padre”.

Il sito ufficiale. Il trailer ufficiale.
La scheda di Wikipedia Italia, quella di MyMovies.it e quella di Cinematografo.it.