Posts Tagged: locandina


24
gen 12

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes
(The Adventure of Sherlock Holmes’ Smarter Brother)

di Gene Wilder (USA, 1975)
con Gene Wilder, Marty Feldman, Madeline Kahn,
Dom DeLuise, Leo McKern, Roy Kinnear, Douglas Wilmer, Thorley Walters

Ennesima commedia ispirata ai romanzi di Sir Conan Doyle. Vaghissimamente ispirata. Cioè diciamo che, più che altro è una parodia. Di investigativo c’è ben poco. Ecco, immaginate una commedia come “Young Frankenstein” solo meno divertente. Non per nulla il cast è quasi identico. viagra meglio tre dei principali attori sono gli stessi.
Gene Wilder dirige se stesso nei panni di Sigerson, il fratello (che si crede) più furbo di Sherlock Holmes. In realtà è una specie di investigatore cialtrone.
Marty Feldman ha il ruolo del sergente Orville Stanley Sacker, un ometto buffo dalle capacità mnemoniche strabilianti che in questa avventura fa da aiutante di Sigerson.
Qui potete vedere una foto di scena.
Quella peperina di Madeline Kahn interpreta Jenny Hill, la figlia di un ministro inglese: un’attrice di teatro mangiauomini, tanto bugiarda, quanto seducente.
Un giovane Dom DeLuise veste i panni di Eduardo Gambetti: un cantante di opera lirica di origine italiane, nonché ricchissimo furfante che commissiona il furto di un importante documento segreto dell’intelligence inglese per rivenderlo poi ad alcune spie estere.
Leo McKern dà il volto a un buffisimo prof. Moriarty: un ciccione con mille tic – anch’egli molto cialtrone – tanto maldestro (soprattutto nei calcoli artimetici) che è davvero difficile prenderlo seriamente per “villain”.
I personaggi di Sherlock Holmes e del Dr. Watson sono del tutto irrilevanti per la storia. Appaiono solo ad inizio pellicola, anche se in un certo senso “vegliano” su tutto lo svolgimento dei fatti.

Quella che vedete qui sotto è la copertina del DVD italiano, che si rifà alla locandina originale americana.

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


12
gen 12

Immaturi

Immaturi

di Paolo Genovese (Italia, 2011)
con Barbara Bobulova, Ambra Angiolini, Luca Bizzarri,
Paolo Kessisoglu, Ricky Memphis, Raoul Bova, Anita Caprioli,
Luisa Ranieri, Michele La Ginestra, Maurizio Mattioli, Giovanna Ralli,
Giulia Michelini, Alessandro Tiberi, Nadir Caselli, Aurora Giovinazzo

Guarda il trailer ufficiale

Questa commedia, estremamente leggera, ambisce ad essere un film rappresentativo di una generazione ma non credo proprio che vi riesca. Io l’ho trovato alquanto banalotto, bello pieno di luoghi comuni, alcuni anche abbastanza improbabili.
Prologo: dopo circa 15 anni, un gruppo di amici – ex compagni di scuola di circa 35 anni – viene chiamato dal Ministero della Pubblica Istruzione a rifare l’esame di maturità (classica), dal momento che il primo è stato invalidato a causa di un disguido amministrativo. Questi giovani adulti – ancora abbastanza immaturi, appunto – si trovano ancora una volta tutti insieme a rivivere quei momenti che ormai credevano di aver dimenticato o comunque messo da parte.
Tra le varie figure rappresentate (alcuni abbastanza idealtipiche) troviamo: 1. lo stronzo che tradì il migliore amico da giovane per una ragazza e che è diventato un uomo che tradisce la moglie (Kessisoglu); 2. lo psichiatra infantile che aiuta i bambini per mestiere ma che non riesce a risolvere i propri problemi di responsabilità e maturità di fronte all’arrivo di un figlio del tutto inaspettato (Bova); 3. l’eterno ragazzo che non vuole impegnarsi e che, pur di rimanere fidanzato per sempre con la sua ragazza, arriva a fingere di essere sposato e con prole (Bizzarri); 4. la cuoca ninfomane che segue un corso per guarire dalla suo infinito desiderio per il sesso e finisce per innamorarsi di un uomo dopo una lunga storia di corteggiamento casto e romantico (Angiolini); 5. la divorziata giovane e bella con figlia che esprime una maturità superiore alla madre (Bobulova); 6. il bamboccione impacciato che vive ancora con i suoi e che non esprime alcuna intenzione di andarsene (Memphis).
Con l’intento di studiare per prepararsi a rifare l’esame di maturità, questi ragazzi cresciutelli incontrano vecchi amici (come il tizio mite che si è fatto prete) e riprendono a trascorrere del tempo insieme, rivangando ovviamente le cose belle (e anche qualcuna brutta) vissute fianco a fianco ai tempi del liceo. E qui ci sono valanghe di dialoghi e immagini che vorrebbero evocare nostalgia, senza neanche riuscirci completamente, sì insomma tutta la prosopopea del “come era bello un tempo, quelli sì che erano anni in cui era gradevole essere giovani, mica come adesso”.
A parte tutto il cast mi sembra molto azzeccato. L’intento di mettere insieme facce molto note era di portare quanta più gente nelle sale cinematografiche e mi pare che l’esperimento sia riuscito – tant’è che proprio la scorsa settimana è arrivato nei cinema il seguito di questa pellicola.
Paolo Kessisoglu veste benissimo i panni dell’egoista menefreghista, così come Luca Bizzarri quelli dell’eterno Peter Pan.
La faccia seriosa di Bova va bene per il ruolo di un dottorino un po’ musone, tutto preso dalla difficoltà di accettare le responsabilità della paternità.
Ricky Mempis, che da sempre recita la parte del duro borgataro, qui fa quasi tenerezza come bamboccione impacciato e ultra sensibile.
Barbara Bobulova donna manager in carriera è credibile. Biondina, carina, fa una corte tenerissima al buon Memphis. I due personaggi si amano dai tempi del liceo ma non hanno mai avuto modo di “approfondire”.
La Ginestra prete è perfetto.
Luisa Ranieri è bona come sempre. Qui dà il volto un architetto con la testa sulle spalle, ossia alla fidanzata incinta di Bova che, pur di fronte all’indecisione del suo compagno, non si comporta da isterica, non fugge via offesa ma decide di attendere un suo rinsavimento.
La ragazzina che interpreta sua figlia (Aurora Giovinazzo) è in gamba, anche se la sua recitazione non è delle migliori. Ma potrà migliorare in futuro. Questa potrebbe essere, tra l’altro, la sua prima apparizione sul grande schermo.
Giovanna Ralli è la mamma iperprotettiva di Ricky Memphis, ossia l’essere che l’ha reso “mammone”.
Maurizio Mattioli è invece suo padre. Lasciatemelo dire: il più divertente attore di questa pellicola. Ogni sua scena è incredibilmente spassosa: i suoi interventi con marcato accento romanesco, quei tentativi di mandare via di casa suo figlio, sono straordinari.
Nadir Caselli è una ragazzina molto giovane, una maturanda che scambia decine di SMS con il personaggio di Bizzarri e che poi va a svenire strafatta di alcool e pasticche in discoteca. Leggi: personaggio superstereotipato su attrice molto caruccia.
Anita Caprioli forse è un po’ troppo giovane per recitare nella parte di coetanea di questi altri attori.
L’unica fuori ruolo – ancora una volta – è Ambra. Non me ne voglia ma non riesco a vederla recitare la parte di una stimata cuoca, per di più ninfomane. Mah.
Alessandro Tiberi – lo stagista della serie Boris – è il figlio del titolare del ristorante in cui lavora la cuoca, un giovane molto timido, segretamente innamorato della regina dei fornelli.
Nota localistica: il film sarebbe ambientato a Roma ma di romano, a parte l’accento di Mattioli e Memphis, c’è davvero ben poco.
Voto 5 e mezzo. Meno che sufficiente.
La colonna sonora non è male, forse solo un po’ “paracula”. Dei pezzi salverei comunque poco: giusto una cover di “Last Nigth A Dj Saved My Life” degli Indeep, coverizzata da Loredana Majuri.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


10
gen 12

J. Edgar

J. Edgar

J. Edgar
di Clint Eastwood (USA, 2011)
con Leonardo Di Caprio, Naomi Watts,
Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench,
Geoff Pierson, Josh Hamilton, Ed Westwick, Christopher Shyer,
Gunner Wright, Jack Donner, Jeffrey Donovan, Damon Herriman

Va beh, togliamoci il dente. Lo dico subito: questa pellicola mi ha annoiato. Un bel po’.
Per quanti non lo sapessero si tratta di un biopic, un film biografico sulla vita di J. Edgar Hoover, il primo e più importante dei direttori dell’FBI.
Perché mi ha annoiato? Perché è molto lungo e lento. Sì, lo so: l’aggettivo “lento” non dovrebbe mai essere associato alla parola film ma così è. Scusate. Stavo quasi per addormentarmi durante la visione.
Il problema di questa pellicola – che comunque è girata molto bene e recitata ancora meglio da tutto il cast – è che non intriga, non fa nulla per destare l’interesse dello spettatore. Tutto quello che c’è da sapere viene svelato nei primi 15 minuti del film. Poi non succede più nulla.
Sin dal principio cioè sappiamo che Hoover è un tizio molto abizioso, rigidissimo, estremamente ligio al dovere, fissato con le regole, con la sicurezza della Nazione, il sentimento patriottico, la morigeratezza dei costumi, che è uno che vede minacce dappertutto, un anticomunista per convenienza e e convinzione, un uomo pieno di sé e codardo allo stesso tempo, sospettoso, reazionario fin nel midollo, un essere assetato di potere che sarebbe disposto a far qualsiasi cosa pur di restare nella sua posizione di comando, un tipo che si compiace nel circondarsi di yesmen e che non accetta alcun tipo di critica o dubbio sulle sue teorie, credenze o convizioni.
Ecco qui. Vi ho svelato tutto o quasi. Non c’è molto altro da capire o da vedere.
Lasciatemi aggiungere che anche la relazione omosessuale con il suo braccio destro, Clyde Tolson, è palese sin dai primi sgaurdi tra i due. Che Hoover sia stato un omosessuale represso è lapalissiano. Grande enfasi è stata messa poi sul suo rapporto morboso con l’anziana madre – meravigliosamente interpretata da Judi Dench.
Tra le altre cose la intricatissima struttura narrativa, fatta di continui flashback e flashforward, non aiuta affatto a seguire le vicende del protagonista, a meno che non si abbia un chiaro quadro della recente storia degli Stati Uniti. Non dimenticando, comunque, che l’arco di tempo narrato da questa pellicola è decisamente lungo: dura all’incirca una cinquantina d’anni.
Che dire di Di Caprio? Sa il fatto suo. Ormai è un attore all’apice della sua carriera. Ce l’ha fatta. Il ragazzetto odioso, l’eterno bamboccione, è finalmente diventato uomo, tanto che gli assegnano ruoli importantissimi. Anzi di prim’ordine. D’altronde le major Hollywoodiane non affidano al primo che passa la parte di un uomo che viene considerato, in un certo senso, uno dei più importanti patrioti della Storia Americana. Ormai a Leonardino non gli si può dir nulla. Qualcuno ha avuto da obiettare sulla vocetta da giovinetto che gli hanno affibiato per il doppiaggio italiano. Ma a noi frega poco. Tra l’altro è sempre quella (Francesco Pezzulli) da più di 15 anni.
Armie Hammer è perfetto nella parte del bel ragazzone elegante e dai modi gentili. Fortuna che non abbiano voluto far apparire il suo personaggio effeminato.
Ottima interpretazione anche per Naomi Watts, qui nel ruolo della segretaria personale di Hoover, una donna la cui fedeltà al suo datore di lavoro ha dello straordinario.
In certi casi il trucco (make up) era pessimo. Le rughe di Hoover e di Tolson sembravano finte non solo nei primi piani.
Pensavo che “J. Hover” fosse uno dei film più importanti della stagione. Debbo ricredermi.
Nient’altro da aggiungere.

Qui trovate il trailer originale (in inglese). Qui quello in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


3
mag 11

Io la conoscevo bene

Io la conoscevo bene

di Antonio Pietrangeli (Italia, 1965)
con Stefania Sandrelli, Nino Manfredi,
Enrico Maria Salerno, Ugo Tognazzi, Turi Ferro, Karin Dor,
Franco Nero, Robert Hoffmann, Sandro Dori, Franca Polesello,
Jean-Claude Brialy, Véronique Vendell, Solvj Stubing, Robert Mark

Non fosse un film del 1965, potremmo dire che si tratta di uno spaccato della vita da precario. Ma non è proprio così, perchè “Io la conoscevo bene” è una commedia dolce-amara che tratta anche altre tematiche, al di là di quelle del lavoro, come i sogni, l’essere giovani, la libertà sessuale, il rampantismo, il piccolo/grande mondo dello spettacolo italiano, i salotti della cosiddetta “Roma bene”, ecc.
Fino a ieri non avrei mai pensato che la Sandrelli potesse reggere un film tutta da sola, invece oggi devo ricredermi. Evidentemente lo fa, anzi lo ha fatto e ci è riuscita anche benissimo. Perfetta per il ruolo di Adriana, la giovane bella e spensierata, che dalla provincia – anzi dalla campagna Pistoiese – emigra nella grande città crudele, nella immensa Capitale, portandosi dietro i sogni di gloria. Una ragazza frivola e spensierata che si barcamena tra mille lavori più o meno umili (come la maschera a teatro, la parrucchiera, la l’hostess del bowling, la modella), aspettando che il desiderio di diventare una famosa attrice si realizzi. Adriana, nella sua ingenuità, ha anche una vita sessuale molto allegra (per così dire) ma il suo approccio è più quello di una “Bocca di rosa”, che di una prostituta. Gentile con tutti, si concede solo a chi le sta simpatico o ispira sentimenti buoni (pena, compassione, allegria, timidezza, ecc. ). In un gesto discretamente sorprendente arriva comunque anche a negarsi all’uomo che forse più avrebbe potuto aiutarla a realizzare il suo grande sogno: tale Roberto (Enrico Maria Salerno), un attore tanto noto quanto, gretto, volgare e materialista.
Ugo Tognazzi ha una parte abbastanza piccola ma decisamente drammatica. Il suo personaggio, Baggini – vecchio attore di teatro, si trova a una festa mondana a elemosinare un po’ di lavoro nel cinema proprio a Roberto, l’attore ormai celebre che in passato lui stesso ha contribuito a lanciare nel mondo dello spettacolo.
Nino Manfredi, invece, lo troviamo nel ruolo di un piccolo “press agent”, un tale che si finge talent scout professionista ma che in realtà è poco più di un ignorante ruffiano.
Il film per diversi minuti rimane sospeso. La sensazione di nostalgia e tristezza che attanaglia la protagonista non si palesa immediatamente ma cresce piano, di pari passo con lo svolgersi della narrazione. Da tenere in considerazione, comunque, anche una certa quota di disillusione che il regista (lo sceneggiatore?) fa emergere dal racconto, sia attraverso il personaggio principale, che per bocca delle altre figure che gli ruotano intorno.
La migliore descrizione sintetica di cosa sia, e di cosa rappresenti, Adriana la dà lo scrittore, un tizio colto di mezza età con cui la protagonista ha una breve relazione: «le va bene tutto, è sempre contenta, non desidera mai niente, non invidia nessuno, è senza curiosità, non si sorprende mai, le umiliazioni non le sente, eppure povera figlia – dico io – gliene capitano tutti i giorni, le scivola tutto addosso, senza lasciare traccia come su certe stoffe impermeabilizzate. Ambizioni zero, morale nessuna, neppure quella dei soldi perché non è nemmeno una puttana. Per lei ieri e domani non esistono. Non vive neanche giorno per giorno, perché già questo la costringerebbe a programmi troppo complicati. Perciò vive minuto per minuto. Prendere il sole, sentire i dischi e ballare sono le sue uniche attività. Per il resto è volubile, incostante, ha sempre bisogno di incontri nuovi e brevi. Non importa con chi, con se stessa mai».
I critici, quelli veri, direbbero qualcosa come: “Stefania Sandrelli sa di essere bella e qui gioca con la sua femminilità”. Una pellicola costruita quasi ad arte per fare innamorare gli spettatori maschili di tutte le età. Guardate questo fotogramma del suo sguardo per capire cosa intendo. Oppure quest’altro che io stesso ho “cristallizzato”.
Lasciatemi spendere due parole per la magnifica colonna sonora che contiene pezzi di Sergio Endrigo, Mina, Peppino Di Capri, Ornella Vanoni, le Gemelle Kessler, Millie e altri ancora. Tra tutti, a mio avviso, i più belli sono quelli eseguiti da Gilbert Becaud: “More” e “Toi”. Le musiche originali, invece, sono composte e dirette dal grandissimo M° Piero Piccioni.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


9
mar 11

Lock & Stock – Pazzi scatenati

Lock & Stock – Pazzi scatenati
(Lock, Stock & Two Smoking Barrels)

di Guy Ritchie (Uk, 1998)
con Jason Statham, Nick Moran, Ronnie Fox, Sting,
Jason Flemyng, Steven Mackintosh, Huggy Leaver,
Dexter Fletcher, Vinnie Jones, Nick Marq, Charles Forbes,
Lenny McLean, Peter McNicholl, Frank Harper, Tony McMahon

Primo lungometraggio scritto e diretto da Guy Ritchie. Pellicola pulp in salsa britannica. Essendo in un certo modo ispirata al capolavoro di Quentin Tarantino, ne contiene persino una citazione/omaggio.
Non siamo molto lontani dallo stile di The Snatch. La firma di Ritchie si nota subito. Solo che qui la sua regia è un tantinello più grezza, meno “leccata”; ecco, diciamo ancora da affinare. I temi e le ambientazioni, però, sono le stesse.
Periferia di Londra, anni ’90. Eddy, Tom, Soap e Bacon sono quattro amici (fra i 25 e i 35 anni) con un piede nella malavita e uno fuori – uno di loro infatti fa il cuoco di mestiere come copertura; un giorno decidono di mettere insieme i loro risparmi (25 mila sterline a testa) per giocarsi il tutto per tutto a poker, nella partita della vita contro Harry detto l’accetta: un gangster che gestisce una specie di piccola bisca nei locali del suo sexyshop. Eddy è il mago delle carte francesi, ha il dono di saper leggere alla perfezione le espressioni di incertezza sulla faccia dei suoi avversari al tavolo da gioco, per cui a lui spetta il compito di sfidare Harry. La partita inizia sotto i migliori auspici ma finisce malissimo. Eddy perde tutto miseramente. Infatti non solo butta all’aria in un’unica mano tutto il denaro accumulato, ma finisce anche per creare un debito di 500 mila sterline con Harry, il quale ovviamente all’occorenza sa svolgere anche il ruolo di strozzino.
Per saldare il debito di gioco Eddy e i suoi amici hanno solo una settimana di tempo. Pena la mutilazione delle loro dita da parte dello scagnozzo di Harry – tale Barry detto il Battista – e la perdita del bar di proprietà del padre di Eddy (interpretato da un imperturbabile Sting). Insomma mettere insieme l’ingente somma non è sempice ma il gruppo ha un’idea: rapinare una gang di malavitosi che abita proprio di fianco a casa di Eddy. A causa delle pareti sottilissime, infatti, i quattro per caso si trovano ad ascoltare una conversazione durante la quale i loro vicini decidono di rapinare alcuni ragazzi che spacciano marijuana, avendone una florida coltivazione casalinga. Quello che Eddy e i suoi amici non sanno è che con il loro colpo – indirettamente – andranno a rubare al principale boss della droga del quartiere – uno spietato quanto bizzaro giovane di origini jamaicane – che tra l’altro è la stessa persona a cui hanno promesso di vendere il bottino dopo il colpo. Protagonisti dell’intricata vicenda sono anche due vecchi moschetti (le smoking barrels del titolo), che vengono usati come comuni armi da fuoco ma che, in realtà, hanno grandissimo valore sul mercato dei collezionisti.
Questa pellicola può essere considerata il primo scalino dell’ascesa al successo per John Statham. Anche se non è che qui si metta in mostra più di tanto. Più che altro il suo è un ruolo da comprimario.
Il più delle volta la scena è tutta per lo smilzo Nick Moran che interpreta invece Eddy.
La faccia da vero duro di Harry l’accetta, quella con i baffoni bianchi e lo sguardo spiritato, è di P. H. Moriarty.
Dexter Fletcher è Soap, uno tre amici di Eddy, ossia il cuoco con la passione per i coltelli.
Jason Flemyng interpreta invece Tom, l’altro componente del quartetto, quello che pur essendo abbastanza magro tutti additano come “ciccio”.
Steven Mackintosh ha il ruolo del drogato sfigato che gestisce l’appartamento in cui coltivano l’erba.
Ricordate Vinnie Jones? Lo avrete sicuramente già visto in “The Snatch”. Beh, prima ha partecipato anche a questo film, interpretando un mercenario al soldo di Harry, cioè una specie di violento addetto al recupero crediti che va in giro con il suo figlioletto (un ragazzino dalla lingua lunga che non ha più di dieci anni).
A Frank Harper il ruolo del capo grassoccio e incazzoso della gang che decide di svaligiare l’appartamento in cui coltivano gangia.
Lenny McLean, invece, veste i panni del braccio destro di Harry, un gretto energumeno che non usa mai mezzi termini.
La colonna sonora è a dir poco fe-no-me-na-le. Ci trovate un po’ di tutto: funk, drum’n'base, pop e dance music inglese dell’epoca.
Voto complessivo: 7 e mezzo. Da vedere se siete fan di Ritchie, se vi piace il filone Pulp o se siete curiosi di conoscere le piccole perle che ha tirato fuori negli anni ’90 il cinema inglese.
Nota: la produzione del film è di Matthew Vaughn.

Qui trovate la simpatica locandina inglese.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


23
gen 10

Sabato 30 gennaio metto i dischi al Cantina Music Box

Che ne dite di questa locandina/flyer? Vi piace? L’ha realizzata per me (gratis e con estrema gentilezza) l’amico BricoAlessio. Mi serve per ricordarvi che sabato prossimo, 30 gennaio 2010, sarò a cambiare i dischi al Cantina Music Box di Roma (via Lucrino, 28/B) – al quartiere africano. La serata si chiama “Quattroquarti”. Metterò solo musica house. Di quella classica, dunque niente pestioni, nessun pezzo acido, bandita la minimal, la industrial e la elettromerda. Solo pezzi soulful, melodici, cantati, cazzoni e potenti.

Se volete capire di che musica sto parlando seguite l’hashtag #quattroquarti su FriendFeed.

Al mio fianco ci saranno altre due mani (novelle) ad aiutarmi con tutti quei bottoni e quelle levette.
Io ve lo dico: se non avete voglia di ballare, state a casa.


28
gen 09

Voglio vederlo

Mostri contro Alieni (teaser poster italiano)

Non sono un grande fan dei film DreamWorks. Eppure questo voglio vederlo. Si chiama “Mostri contro Alieni”. Mi sta venendo voglia. Sono curioso. Foss’anche solo per la locandina. Quello che vedete qui sopra è il teaser poster italiano.
Dj Nero ha già visto il trailer in italiano e me ne ha parlato benissimo. A questo indirizzo potete vedere quello ufficiale in lingua inglese.
Il simpaticissimo personaggio fatto di gelatina blu sembra si chiami Oooze.
ScreenWeek ha anche aperto un blog tematico, esclusivamente dedicato alla pellicola.


16
ott 08

Miranda

Miranda

di Tinto Brass (Italia, 1983)
con Serena Grandi, Andrea Occhipinti,

Franco Interlenghi, Andy J. Forest, Franco Branciaroli,
Marisa Longo, Jean René Lemonde, Laura Rosetta Sassi,
Isabelle Illiers, Luciana Cirenei, Mauro Paladini, Enzo Turrin

Premessa: non ho visto molto film diretti da Tinto Brass. Forse uno o due, con questo saranno tre. Come uomo mi sta abbastanza simpatico ma non lo considero un regista eccelso.
Per dire: questa pellicola, non fosse per le nudità della protagonista, non potremmo nemmeno definirla totalmente erotico.
Siamo in Romagna, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale – probabilmente quelli che vediamo scorrere sullo sfondo sono i primi anni ’50. Miranda, una giovane locandaia di 30 anni, è una donna libera a cui piace godersi i piaceri del sesso; si sente ancora molto legata a suo marito, Gino – il tizio a cui è intestato il locale, ma questi al momento è un disperso di guerra. Miranda insomma si gode la vita e non si fa mancare affatto la compagnia degli uomini. Intrattiene almeno un paio di relazioni contemporaneamente: una con Carlo, un anziano console, ex fascista confinato nel suo paesino, che la riempie di regali e le chiede continuamente di fuggire insieme e l’altra con Berto, un suo coetaneo che di mestiere fa il camionista. Del secondo pare essere innamorata per via del bel sedere, del primo invece apprezza la dolcezza e il fascino della bella senilità, quasi con tocco di nostalgia.
Le cose cambiano un po’ quando in paese arriva un americano per occuparsi del metanodotto. Questo bellimbusto un po’ spaccone di nome Norman si stanzierà nella locanda e finirà per far perdere la testa a Miranda. Le farà vivere un periodo di grande felicità e spensieratezza. I giorni insieme per loro saranno tutta una festa. Quando però l’Esercitò spedirà un telegramma con la dichiarazione ufficiale di morte di Gino, quando il console deciderà di lasciare il paese – in seguito alla revoca del confino, e quando l’americano farà ritorno negli USA, a Miranda non rimarrà che sposarsi con l’unico uomo a cui non si è mai concessa: Toni, il servo della locanda che le è stato fedele per tutto quel tempo e che da sempre la desidera con grande ardore.
Il film è recitato maluccio, soprattuto nelle prime battute. Occhipinti è quasi inguardabile. Forse l’unico attore che riesce ad emergere con la sua recitazione è proprio Franco Branciaroli nei panni di Toni.
Serena Grandi qui è comunque al massimo del suo fulgore: è giovane e prosperosa. Anche se non bellissima, riesce ad esprimere perfettamente le qualità che il suo personaggio richiede: gioventù, libertà, sensualità, abbondanza, semplicità, voglia di vivere, emancipazione, scaltrezza, disillusione. Il seno grande, i fianchi abbondandi, le cosce possenti seppur toniche, il mezzo sorriso maliziosetto, sono tutti strumenti che le permettono di essere l’interpete perfetta per questo film.

A mio personalissimo modo di vedere, la scena più bella è quella in cui Miranda appare in sottoveste nera alla finestra mentre annaffia delle rose rosse (foto sopra).
Nota di merito per il lettering del titolo sulla locandina originale.
La fotografia è di Silvano Ippoliti. Il soggetto è di Carla Cipriani. Le musiche del film sono state composte dal M° Riz Ortolani.
Il film “Miranda” è stato scritto, diretto e montato da Tinto Brass. La produzione è di Giovanni Bertolucci per la San Francisco Film s.r.l.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.