Posts Tagged: Leonardo Di Caprio


10
gen 12

J. Edgar

J. Edgar

J. Edgar
di Clint Eastwood (USA, 2011)
con Leonardo Di Caprio, Naomi Watts,
Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench,
Geoff Pierson, Josh Hamilton, Ed Westwick, Christopher Shyer,
Gunner Wright, Jack Donner, Jeffrey Donovan, Damon Herriman

Va beh, togliamoci il dente. Lo dico subito: questa pellicola mi ha annoiato. Un bel po’.
Per quanti non lo sapessero si tratta di un biopic, un film biografico sulla vita di J. Edgar Hoover, il primo e più importante dei direttori dell’FBI.
Perché mi ha annoiato? Perché è molto lungo e lento. Sì, lo so: l’aggettivo “lento” non dovrebbe mai essere associato alla parola film ma così è. Scusate. Stavo quasi per addormentarmi durante la visione.
Il problema di questa pellicola – che comunque è girata molto bene e recitata ancora meglio da tutto il cast – è che non intriga, non fa nulla per destare l’interesse dello spettatore. Tutto quello che c’è da sapere viene svelato nei primi 15 minuti del film. Poi non succede più nulla.
Sin dal principio cioè sappiamo che Hoover è un tizio molto abizioso, rigidissimo, estremamente ligio al dovere, fissato con le regole, con la sicurezza della Nazione, il sentimento patriottico, la morigeratezza dei costumi, che è uno che vede minacce dappertutto, un anticomunista per convenienza e e convinzione, un uomo pieno di sé e codardo allo stesso tempo, sospettoso, reazionario fin nel midollo, un essere assetato di potere che sarebbe disposto a far qualsiasi cosa pur di restare nella sua posizione di comando, un tipo che si compiace nel circondarsi di yesmen e che non accetta alcun tipo di critica o dubbio sulle sue teorie, credenze o convizioni.
Ecco qui. Vi ho svelato tutto o quasi. Non c’è molto altro da capire o da vedere.
Lasciatemi aggiungere che anche la relazione omosessuale con il suo braccio destro, Clyde Tolson, è palese sin dai primi sgaurdi tra i due. Che Hoover sia stato un omosessuale represso è lapalissiano. Grande enfasi è stata messa poi sul suo rapporto morboso con l’anziana madre – meravigliosamente interpretata da Judi Dench.
Tra le altre cose la intricatissima struttura narrativa, fatta di continui flashback e flashforward, non aiuta affatto a seguire le vicende del protagonista, a meno che non si abbia un chiaro quadro della recente storia degli Stati Uniti. Non dimenticando, comunque, che l’arco di tempo narrato da questa pellicola è decisamente lungo: dura all’incirca una cinquantina d’anni.
Che dire di Di Caprio? Sa il fatto suo. Ormai è un attore all’apice della sua carriera. Ce l’ha fatta. Il ragazzetto odioso, l’eterno bamboccione, è finalmente diventato uomo, tanto che gli assegnano ruoli importantissimi. Anzi di prim’ordine. D’altronde le major Hollywoodiane non affidano al primo che passa la parte di un uomo che viene considerato, in un certo senso, uno dei più importanti patrioti della Storia Americana. Ormai a Leonardino non gli si può dir nulla. Qualcuno ha avuto da obiettare sulla vocetta da giovinetto che gli hanno affibiato per il doppiaggio italiano. Ma a noi frega poco. Tra l’altro è sempre quella (Francesco Pezzulli) da più di 15 anni.
Armie Hammer è perfetto nella parte del bel ragazzone elegante e dai modi gentili. Fortuna che non abbiano voluto far apparire il suo personaggio effeminato.
Ottima interpretazione anche per Naomi Watts, qui nel ruolo della segretaria personale di Hoover, una donna la cui fedeltà al suo datore di lavoro ha dello straordinario.
In certi casi il trucco (make up) era pessimo. Le rughe di Hoover e di Tolson sembravano finte non solo nei primi piani.
Pensavo che “J. Hover” fosse uno dei film più importanti della stagione. Debbo ricredermi.
Nient’altro da aggiungere.

Qui trovate il trailer originale (in inglese). Qui quello in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


19
mag 11

Shutter Island

Shutter Island

di Martin Scorsese (USA, 2010)
con Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley,
Max von Sydow, Michelle Williams, Emily Mortimer, Nellie Sciutto,
Patricia Clarkson, Jackie Earle Haley, Ted Levine, Elias Koteas

Attenzione perché questo post potrebbe essere uno SPOILER gigante.
“Shutter Island” è il tipico film in cui avviene il ribaltamento di prospettiva. Avete presente “Il sesto senso” e “Memento”? Bene. A grandi linee qui avviene la stessa cosa. Intendo: in principio allo spettatore viene data una versione dei fatti o, meglio, gli viene offerta solo ed un’unica prospettiva: quella del protagonista. Poi pian piano, con l’avanzare del film, vengono rilasciati parecchi indizi che mettono in crisi quell’assunto e portano lo spettatore ad un’epifania, a capire l’errore di fondo in cui vive il protagonista, cioè come sia completamente in errore, come sia egli stesso causa dei suoi mali, carnefice e non vittima, cacciato e non cacciatore.
La cosa bella è che, nonostante questo inizi ad essere un meccanismo alquanto diffuso, una strada parecchio battuta nel cinema contemporaneo, con me è il trucco è riuscito. Ancora una volta. Ci sono cascato come un allocco e non mi è dispiaciuto. Non mi sono accorto, cioè, che quello a cui stavo assistendo era tutto un grande bluff, ben orchestrato per giunta. E dico “ben orchestrato” proprio perché ho abboccato, non ho mangiato la foglia rapidamente. In questo modo ho potuto godermi la pellicola e scoprire pian piano la verità.
Dunque bravo – anzi bravissimo – Scorsese, che è riuscito comunque a portare a casa un bel risultato, nonostante si stesse cimentando con un genere abbastanza nuovo (per lui). Non vorrei dire la solita fesseria, ma non mi pare che prima di “Shutter Island” avesse girato altri thriller così cupi e ansiogeni. Unico neo: l’eccessiva lunghezza di alcuni excursus all’interno della mente contorta e distorta del protagonista. In un paio di occasioni ho trovato questi inserti un po’ lunghi e alquanto noiosi.
Vi accenno brevemente alla storia. L’agente federale Teddy Daniels e il suo nuovo collega Chuck Aule si recano su di un’isola in cui si trova un penitenziario criminale, chiamati ad indagare sulla misteriosa scomparsa di una paziente, tale Rachel. Arrivati in questo posto tetro e misterioso, però, finiscono per rimanerne invischiati – Daniels in particolar modo. Su di lui è infatti il focus del racconto. Le motivazioni che lo imbrigliano in questa sgradevolissima situazione sono sostanzialmente tre: 1. la terribile tempesta che si abbatte sull’isola e che gli impedisce quindi materialmente di tornare indietro; 2. lo strano atteggiamento non collaborativo dei medici, della dirigenza e del personale del penitenziario; 3. i terribili incubi che riaffiorano nella sua mente, mescolando i ricordi di sua moglie (morta in un incendio doloso) e le brutture che ha vissuto durante la guerra – in particolar modo durante la liberazione del campo di concentramento di Dachau.
Dal punto di vista professionale Leo di Caprio cresce costantemente. Nelle ultime pellicole lo vediamo recitare sempre meglio. Le bambinate di “The Beach” ormai sono lontane. Secondo me è in fase ascendente. Da “The Departed” in poi non fa che migliorare.
Ben Kingsley è il signore dell’aplomb. Questa è la qualità che fa emerge maggiormente attraverso il suo personaggio: il primario che dirige l’ospedale psichiatrico. Non sfigura affatto nei panni del rispettabile dottorone. Calmo, deciso e autoritario. Dall’alto del prestigio che la sua figura gli conferisce s’impone e fa rispettare le regole, senza aver bisogno di alzare la voce o usare violenza.
Mark Ruffalo è un grande attore ma qui sta un passo indietro rispetto a Di Caprio – essendo questo protagonista assoluto. Peccato davvero: ha un sacco di potenziale inespresso. Lo vediamo sempre in ombra. Avrebbe potuto esprimersi meglio e di più ma è costretto ad un ruolo da comprimario.
Michelle Williams interpreta la mogliettina del protagonista. Forse sono prevenuto, forse la sua immagine nella mia mente è troppo legata alla ragazzina biondina di “Dawson Creek”, ma ho grandi difficoltà a darle credito come attrice drammatica.
Ancora una volta Max von Sydow si dimostra attore di grande rango. Qui lo vediamo nei panni di uno psichiatra di origini teutoniche che stuzzica la rabbia repressa e la violenza dell’agente Daniels, mettendo a dura prova la sua pazienza.
La minuta Emily Mortimer recita nei panni della finta paziente Rachel, una matta estremamente instabile che finge di essere la paziente fuggitiva.
Patricia Clarkson interpreta invece la vera paziente Rachel.
A Ted Levine hanno affidato il ruolo del direttore del penitenziario, un sadico istigatore amante della violenza.
Voto alla pellicola. 7. La sufficienza la raggiunge perché non è un cattivo film. Anzi. Mezzo punto perché è riuscito a sorprendermi. Altro mezzo punto perché le location in cui si è girato, le ambientazioni e alcuni scenari (i boschi, gli edifici dell’istituto, il mare freddo e denso di foschia, la tempesta) sono elementi molto affascinanti, che in questo caso contribuiscono a infondere nello spettatore un senso di angoscia, oltre che di mistero.

Guarda qui il trailer italiano del film.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it,


14
dic 08

Nessuna verità

Nessuna verità
(Body of Lies)

di Ridley Scott (Usa, 2008)
con Leonardo Di Caprio, Russel Crowe,
Mark Strong, Carice van Houten, Oscar Isaac,
Vince Colosimo, Ali Khalil, Ali Suliman,
Michael Gaston, Jamil Khour

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Io lo so: non devo andare al cinema a vedere questi film perché poi non mi piacciono. Lo so ancor prima di entrare in sala. Eppure è andata così. Ci sono stato, al cinema, a vedere questa pellicola per tre semplici motivi: 1. perché me l’hanno chiesto due miei cari amici; 2. perché volevo mettere la testa fuori di casa; 3. perché non avevo niente di meglio da fare.
Ad ogni modo “Nessuna verità” è un film di guerra – in un certo senso. Quella guerra fatta più di spionaggio e controspionaggio, più che di soldati veri e propri. Difatti i due protagonisti sono due agenti della CIA. L’uno, grasso, bolso, cinico, più anziano, che dirige il tutto comodamente da casa, grazie ad un condotto auditivo perpetuamente occupato dall’auricolare di un telefono cellulare. L’altro, più giovane ed atletico che conosce l’arabo ed agisce sul campo – a tutto campo – su tutta l’aria mediorientare.
Avete presente “Traffic” di Steven Soderbergh e “Syriana” di Stephen Gaghan? Beh peggio, molto peggio. Quelli erano due filmoni. Questo è un filmicchio. Molto spesso banale, anzi scontato. Pieno di ovvietà e luoghi comuni. Alla fine il quadretto si completa anche con una presunta morale di stampo iper-qualunquista: “Nessuno è innocente!”. Ma bene, grazie. Bravi! Laviamocene le mani. Buttiamo pure tutto dentro lo stesso calderone. Mi raccomando: che nessuno dica che questo sia un film antipatriottico, o un film filo-mussulmano. Mai sia! Ma nessuno dica, anche, che questo sia un film pro-amministrazione Bush. No! Maledetta ignavia!
Una bella fine ‘a tarallucci e vino’ è quello che ci vuole propinare Ridley Scott. Ed è un vero peccato perché un tempo questo regista ci ha offerto buon cinema – basterebbe citare solo “Thelma & Louise” e “Blade Runner”. Ma anche il più recente “Il genio della truffa (The Matchstick Men)” non era mica male. Anzi: a me è piaciuto molto.
Russel Crowe ha trovato la sua giusta, anzi perfetta dimensione. Bello grasso come è diventato riempie lo schermo. Quei capelli brizzolati gli donano – magari continua anche a piacere alle donne, che ne sai! Comunque sia il personaggio da cinico burocrate dello spionaggio americano gli calza bene addosso.
Leonardo Di Caprio invece con il pizzetto e la barbetta fa semplicemente ridere. Oh, questo qua ha praticmente 30 anni e sembra ancora uno sbarbatello – è proprio il caso di dirlo! Arriverà a 80 anni e sarà ancora capace di reggere un ruolo come adolescente difficile con grande credibilità. in questo film lo vediamo interpretare la super spia, giovane ma già in grado di essere a capo dello spionaggio americano su tutta l’area calda medioorientale. Mah!
Probabilmente è il caso di dire che tra i due litiganti il terzo gode. Difatti il migliore attore di questa pellicola è – a mio avviso – Mark Strong, qui nei panni del capo dei servizi segreti della Giordania. Un bell’uomo tra i 40 e i 50, alto, slanciato, disitinto nel vestire e pieno di eleganza. Parla poco ma chiaro. Si fa capire benissimo, quando vuole qualcosa la ottiene. Minaccia ed elargisce, fa il bello ed il cattivo tempo di chi incontra sulla sua strada. Incrociare il suo sguardo può essere questione di vita o di morte. E’ l’unico che in tutto il film riesce a tener testa al più alto in grado tra gli strafottenti agenti dei servizi americani.
Giudizio complessivo: mediocre. Se proprio volete andare al cinema, sceglietevi un altro film.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.