Posts Tagged: John Malkovich


6
apr 11

Il gioco di Ripley

Il gioco di Ripley
(Ripley’s Game)

di Liliana Cavani (USA, Italia, Uk, 2002)
con John Malkovich, Dougray Scott, Ray Winstone,
Chiara Caselli, Lena Headey, Uwe Mansshardt, Evelina Meghnagi,
Hanns Zischler, Paolo Paoloni, Maurizio Lucà, Lutz Winde

Film tratto da “L’amico americano”, uno dei romanzi di Patricia Highsmith con protagonista Thomas Ripley.
Vado subito al punto: senza Malkovitch nei panni del protagonista questo film sarebbe molto più debole, più noioso, meno riuscito. L’elemento più interessante, a parte la magnifica interpretazione di questo grande attore americano, è il fascino che esercita sullo spettatore Tom Ripley, ossia il personaggio inventato dalla Highsmith: persona elegante e distinta, un insospettabile uomo senza scrupoli che, non avendo alcuna compassione per il prossimo, si diverte a giocare con le vite degli altri.
La trama. Tom Ripley è un ricco, colto e raffinato mercante d’arte, che vive con sua moglie in una sontuosa villa nella campagna veneta. Ma lo spettatore sin sa subito viene messo al corrente della sua seconda vita come abile truffatore e freddo calcolatore. Durante un party in casa del suo vicino – Jonathan Trevanny, un modesto corniciaio di origini americane – Ripley scopre che il padrone di casa sparla alle sue spalle. Offeso per questa infamia, essere stato insultato pubblicamente dal corniciaio, decide di coinvolgerlo in un gioco sadico.
Quando Reeves, il suo ex socio, gli chiede aiuto perché a Berlino, nella città dove svolge attività criminale, ha bisogno di un sicario che faccia fuori un concorrente in affari, Ripley fa il nome di Trevanny. Inizialmente si limita a seguire la vicenda da lontano ma in seguito ci prende gusto e, facendo leva sul bisogno di denaro che ha Jonathan, sulla disperazione dovuta alla sua malattia terminale e all’istinto violento che alberga in ogni essere umano, decide di giocare pesantemente con la sua vita. Inizialemnte co-finanzia addirittura la prima missione killer di Reeves ma in seguito, nel momento in cui questi vuole continuare a servirsi di Trevanny come sicario, si oppone. È questo il punto in cui le cose si complicano. Non tutto va come era stato previsto e Ripley si trova costretto ad intervenire in prima persona.
Ho letto sulla scheda Wikipedia di questo film che Morandini critica la «programmatica rozzezza» del personaggio di Reeves (Ray Winstone). Beh, secondo me sbaglia. Intendo: la rozzezza di Reeves è l’esatto contraltare della classe e dei modi fini, quasi affettati, di Tom Ripley.
Altro elemento interessante il personaggio di Luisa Harari (interpretato benissimo da Chiara Caselli): la moglie di Ripley è talmente presa dalla musica, dalla passione per il clavicembalo, che si disinteressa completamente dei truci affari di suo marito. Sa benissimo di che pasta è fatto Ripley, ma non si preoccupa più di tanto della sua condotta e dei suoi affari. La vediamo abbastanza informata sui giochi sadici del marito ma la sua rappresentazione è quella di una donna che non interviene, che sta in disparte, che si occupa del mondo del suo compagno solo quando avverte che questi rischia la vita.
Unico neo del film è una specie di spiegone che avviene verso i 3/4 della vicenda, quando Ripley racconta chi è e perché ha scelto proprio Trevanny come pedina di questo pericoloso gioco. Peccato.
Buona prova di recitazione per Lena Headey, l’ansiosa mogliettina del corniciaio.
Dougray Scott, invece, ha un po’ la faccia da fesso. Se è pur vero che il corniciaio (il suo personaggio) qui è chiamato a rappresentare un po’ la vittima del gioco di Ripley, non è detto che per questo ruolo bisognava necessariamente scegliere qualcuno così poco espressivo.
Nota personale: mi sono promesso di vedere presto anche “Il talento di Mr. Ripley” di Anthony Minghella, con Matt Damon come protagonista.

Qui trovate una locandina alternativa, il trailer originale del film e quello in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


9
gen 10

Guida galattica per autostoppisti (film)

Guida galattica per autostoppisti

Guida galattica per autostoppisti
(The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy)

di Garth Jennings

(Usa, 2005)
con Mos Def, Martin Freeman,
Sam Rockwell, Zooey Deschanel, Bill Nighy,
John Malkovich, Mak Wilson, Steve Pemberton,
Stephen Fry, Thomas Lennon, Helen Mirren, Alan Rickman,
Anna Chancellor, Dominique Jackson, Kelly Macdonald

Avendo letto qualche mese fa il romanzo omonimo di Douglas Adams, da cui è stato tratto – ed avendolo trovato divertente – non potevo certo esimermi dalla visione di questa pellicola. E sapete cosa vi dico? Che mi aspettavo di peggio, di molto peggio. Invece l’ho trovata abbastanza attinente al romanzo, almeno per quello che ricordo, che piaccia, o meno, non è stato comunque stravolto.
Il no-sense ideato e narrato da Adams è meno pregnante sullo schermo ma comunque e fortunatamente non si perde del tutto.
Sulla trama e sul contenuto non mi soffermerò, dunque, perché già ne ho scritto. Lasciatemi dire, invece, che ho trovato molto valida la scelta di affidare a Martin Freeman (uno che mai avevo visto prima) la parte di uno dei due protagonisti (Arthur Dent). Insomma la faccia del pavido ce l’ha tutta. Ho trovato delizioso il suo andarsene in giro per le galassie in vestaglia e asciugamano con la faccia di uno che non ha capito (quasi) nulla di quello che gli sta succedendo intorno.
Anche Mos Def è stato per me una grandissima sorpresa. Ma perché non gli affidano altri ruoli? In queste commedie recita benissimo. Mi aveva già fatto una buona impressione anche in “Be Kind Rewind” ma qui credo che, non so, forse si è superato nella parte di Ford Prefect.
Zooey Deschanel è piccola, dolce e carina. Roba da perderci la testa, quasi. Forse troppo giovane per il ruolo di Trillian ma non è importante perché recita benissimo. Non gigioneggia più di tanto, sa tenere la parte della ragazza con la testa sulle spalle (in alcune scene), pur essendo molto, molto, molto carina. Scusate la ripetizione. Vi ho già detto che in alcune espressioni mi ricorda molto la cantante Katy Perry?
Comunque per me il vero ganzo, il mattatore di questa pellicola è il magnifico Sam Rockwell – qui nei panni dello sciamannato Presidente Zaphod Beeblebrox. Ma ditemi voi: uno con l’espressione così sfrontata dove lo trovate? Basta guardarlo per trovarlo immediatamente simpatico. Ma come si fa? Nonostante qui il suo ruolo sia quello del pazzoide egoista, vanesio e pieno di sé, non si riesce a trovarlo odioso, anziché adorabile.

Adoro quando John Malkovich interpreta ruoli comici. Qui lo troviamo nei panni di una specie di santone, un papa acerrimo rivale di Zaphod Beeblebrox durante le elezioni presidenziali.
Bill Nighy fa la parte del vecchietto bonario Slartibartfast, una specie di Cicerone che accompagna Arthur alla scoperta della riproduzione del Pianeta Terra in scala 1:1.
Ad Helen Mirren è stato affidato il compito di dare la voce al supercomputer Deep Thought (Pensiero Profondo) ma la cosa, ovviamente è andata perduta nell’edizione italiana, a causa del doppiaggio.
Stessa cosa dicasi per Stephen Fry che nell’edizione originale raccontava le vicende in qualità di voce narrante.
Nota: il pupazzone bianco latte (lucido) aveva forse un aspetto troppo buffo e “pacione” per rappresentare Marvin, il robot perennemente depresso, sarcastico e col senso dello humor nero.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


17
nov 08

Changeling

Changeling
(Changeling)

di Clint Eastwood (USA, 2008)
con Angelina Jolie, John Malkovich,
Jeffrey Donovan, Colm Feore, Jason Butler Harner,
Amy Ryan, Devon Conti, Michael Kelly, Eddie Alderson,
Jason Ciok, Devon Gearhart, Geoffrey Pierson, Gattlin Griffith

Un bel drammone tratto da una storia realmente accaduta a Los Angeles nel 1928.
I sentimenti e/o i valori che sottostanno, reggono e formano questo film sono: l’amore filiale, la speranza, la giustizia, la ribellione all’ordine costituito, il senso di comunità e la caparbia. Non necessariamente in quest’ordine.
Attenzione: super spoiler. Da qui in poi vi racconto tutta la trama.
Christine Collins, una mamma single costretta a fare gli straordinari per la società dei telefoni, tornando dal lavoro scopre che suo figlio di 9 anni, Walter, è scomparso. Si rivolge alla polizia locale ma viene trattata con sufficienza. Come da regolamento, infatti, le ricerche per le persone scomparse possono partire solo 24 ore dopo la denuncia della scoparsa. Siccome i mesi passano ma di Walter non c’è alcuna traccia, Christine organizza una propria ricerca parallela, mettendosi a chiamare ripetutamente ospedali e distretti di polizia in tutti gli States per chiedere notizie sui bambini ritrovati.
Dopo alcuni mesi la polizia la convoca e le annuncia che Walter è stato ritrovato in Illinois. Christine si fionda alla stazione in trepidante attesa di poter finalmente riabbracciare suo figlio ma, quando il piccolo scende dal treno, si accorge che qualcuno vuole gabbarla: il ragazzino non è il suo Walter. La polizia fa pressioni sulla donna affinché lo riconosca come suo figlio e così Christine inizialmente accetta. Tornata a casa però i suoi dubbi diventano più forti: il bambino infatti, diversamete da Walter, è circonciso e più basso di una decina di centimetri. La polizia comunque non vuol sentire ragioni. Da diverso tempo la stampa e la radio danno addosso alle forze dell’ordine per la leggerezza con cui conduce le indagini, per la corruzione che serpeggia florida tra gli agenti e per la violenza di cui questi spesso abusano. Tra i promulgatori della campagna anti-polizia c’è il Reverendo Gustav Briegleb, un tizio molto noto e rispettato nella comunità, che prende a cuore la vicenda di Christine, la convoca e l’aiuta a sobillare la stampa contro il dipartimento. Toccata sul suo punto più debole, la polizia regisce: il capitano J. J. Jones decide così di convocare con una scusa Christine e di farla internare in un ospedale psichiatrico. Per sua fortuna il reverendo alza un polverone ancora più grande del precedente, assolda un importante avvocato della città e riesce a farla liberare; comunque Christine nel manicomio ha subito diversi sopprusi e minacce, esattamente come è successo a decine di donne che, alla stregua di lei, sono state rinchiuse per un ‘codice 12′, ossia per aver calpestato i piedi ad alcuni poliziotti.
Nel frattempo, per puro caso l’agente Ybarra, mentre cerca di far rimpatriare un ragazzino canadese, s’imbatte in Gordon Northcott, un assassino seriale che ha trucidato nel suo ranch venti bambini con tecniche efferatissime. Tra le vittime di questo spietato killer ci potrebbe essere Walter Collins. In poco tempo si tengono due processi chiave: uno per gli abusi della polizia di Los Angeles che portano alla sospensione definitiva del capitano Jones dalle sue funzioni, alla rimozione del capo della polizia e alla mancata ricandidatura del sindaco; l’altro vede la condanna di Northcott a due anni di isolamento con successiva pena capitale per impiccagione.
Ma l’amore materno è infinito: Christine non si arrende. Non crede che suo figlio sia morto, anche perché dopo alcuni anni uno dei bambini superstiti riappare e racconta che Walter è uno dei bambini che riuscì a fuggire con lui dal ranch.
Come faceva notare qualcuno, ormai Angelina Jolie interpreta quasi solo madri. Negli ultimi 4 o 5 film ha solo ruoli materni o che, in un certo qual modo, si possono ricondurre a questa funzione. Sia come sia, sulla sua recitazione non c’è nulla da eccepire. Anzi, dico di più: secondo me questa pellicola gli varrà come minimo una nomination all’Oscar – se non proprio la vincita della statuetta come miglior attrice protagonista. Sulla sua bellezza però mi permetto di alzare qualche dubbio. Me ne prendo la responsabilità. In questa pellicola appare estremamente magra e debilitata: praticamente uno scheletro. Forse sarà una necessità del ruolo di madre affranta. Ma l’avete vista in alcuni recenti scatti fuori dal set? Siamo sicuri che questa sia una dei sex symbol più desiderati? Io rimango perplesso. Insultatemi pure.
John Malkovich pur avendo un ruolo molto importante ma recita in tantissime scene. Bravissimo nei panni del pastore determinato, della guida ferma e decisa, una specie di moralizzatore che lotta dai microfoni della radio contro il malcostume, la violenza e i sopprusi delle forze dell’ordine. Una colonna. Peccato per il tupè grigio a riccioli sbalzati e impomatati: decisamente ridicolo.
Jeffrey Donovan non sfigura affatto nel ruolo del giovane capitano rampante, tanto decisionista quanto pusillanime.
Perfetto anche Colm Freore come capo della polizia infimo, laido e diabolico.
Un applauso va anche ai ragazzi Eddie Alderson e Gattlin Griffith. Se la cavano entrambi ottimamente. L’uno come teenager costretto dal suo aguzzino a fare strage di coetanei controvoglia, l’altro nei panni di un piccolo approfittatore che viene usato dalla polizia per incastrare Christine.
Tanto di cappello a Clint Eastwood che ancora una volta si dimostra regista di primissimo livello. Io, nel mio piccolo, ho apprezzato soprattutto: le inquadrature degli esterni, la luce degli interni (alcuni controluce sul volto della Jolie sono eccellenti) e la ricostruzione della Los Angeles degli anni ’20.
Da vedere. Se questa settimana avete voglia di andare al cinema ma non sapete cosa scegliere: mettete i vostri 7 Euro su questo titolo.
Nota personale: di questo film non sapevo neache l’esistenza. Beh, mi era capitato di vederne il trailer qualche settimana fa in tv ma l’avevo praticamente rimosso. Questo post, dunque, valga anche come ringraziamento per quegli amici che sabato sera mi hanno portato al cinema praticamente ‘al buio’.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.