Posts Tagged: iniziativa


7
dic 11

Film gratis sulla pagina Facebook di Cubovision

Solitamente non faccio marchette su questo blog (e tutto sommato anche questa non può essere definita tale, dal momento che non ho preso soldi, né avuto regali di alcun tipo) ma oggi farò una minuscola eccezione. Un’amica (ex collega) mi ha segnalato un’iniziativa originale e mi ha chiesto gentilmente di riportarla sul mio blog. Per cui procedo.
Sarò breve: sulla pagina Facebook di Cubovision (Telecom Italia) mandano in play dei film. Gratis. L’iniziativa si chiama “Cubocinema”. Basta cliccare sul “Mi piace” e guardare. Stasera alle 21.00 (cioè tra meno di 15 minuti) mandano in onda (se ancora si può chiamarla onda) “Se mi lasci ti cancello”.
Ah, tra l’altro pare che questa non sia la prima pellicola – la settimana scorsa hanno dato “Il favoloso mondo di Amelie” – e che gli utenti stessi possano votare il prossimo film da vedere sulla pagina. Interessante, no? Mi pare che sia la prima volta che in Italia si faccia una cosa del genere. O sbaglio?


12
mag 11

Sabato intervisto Licia Troisi per Donabol

Sabato prossimo (14 Maggio) sarò al Salone del Libro di Torino per intervistare Licia Troisi. Sì, avete capito bene: l’illustre scritte di fantasy, quella delle trilogie Cronache del Mondo Emerso, Le guerre del Mondo Emerso e Le leggende del Mondo Emerso.
Qui trovate tutte le informazioni sull’evento.
Perché lo faccio? Perché sì. Mi è stata offerta questa nuova cosa (non ho mai intervistato nessuno dal vivo, in presenza di pubblico) e ho accettato. La trovo interessante e stimolante. Sabato sono anche libero, per cui mi sono detto: “Perché non?”
Disclaimer: lo faccio gratis. Mi sembra una bella cosa. E comunque non sarò il solo: parecchi blogger intervisteranno autori italiani di una certa fama.
Quest’iniziativa di Bol (il grande negozio di libri online), che si chiama “Donabol”, mi piace – anche e soprattuto – perché prevede la donazione di 4.800 libri alle biblioteche di 4 scuole delle città di Milano, Napoli, Palermo e Torino.
Tra le altre cose mi è stato chiesto di indicare i 5 libri per me più importanti. La mia lista la trovate qui.
La vostra chart “best 5″, invece, potete compilarla cliccando qui.


6
giu 10

Ho dormito nell'hotel di spazzatura

Il fatto.
La notte scorsa (sabato 5 giugno) l’ho passata all’interno del , un albergo fatto di spazzatura (vedi foto). Non ho pagato. Son stato ospite dell’agenzia di comunicazione che mi ha contattato perché – dice – mi ha scelto da alcune classifiche di blogger. Sulle prime ero scettico. Ho chiesto maggiori informazioni e, solo quando sono stato rassicurato, ho accettato l’invito.

Come funziona.

La cosa funzionava così: da alcuni anni a questa parte la d’estate lancia una campagna per ripulire le spiagge italiane, che sappiamo essere (in alcuni casi) in condizioni pietose di degrado. Ogni anno, insomma, a sue spese ripulisce un litorale. Quest’anno credo sia toccato ad una spiaggia del Lazio – non so quale. Con il materiale ricavato da quest’0perazione di pulizia hanno pensato di creare un albergo. Ad allestire lo stabile ci ha pensato un artista tedesco 71enne, tale . E già qui scatta la prima polemica perché pare che in realtà tutto il materiale (immondizia compresa) . Ossia: come operazione a favore dell’ambiente ad alcuni è apparsa un po’ discutibile.

L’invito al blogger.

Ma andiamo oltre. Io sono stato invitato a dormire in questo hotel senza condizioni. Nessuno mi ha chiesto niente. Non mi hanno chiesto soldi, né io sono stato pagato. Anzi, per la precisione: appena sono arrivato all’hotel, subito dopo il check in, m’è stato chiesto di scrivere un breve post per il sito ufficiale dell’inizitiva. L’ho fatto un po’ controvoglia ma : un po’ perché non mi andava di fare storie con i ragazzi che me l’hanno chiesto (chiamiamola solidarietà tra colleghi – a volte mi dispiace che i responsabili junior di web marketing trovino in giro tanta ostilità) e un po’ perché volevo approfittare dello spazio per scrivere quello che sul serio pensavo dell’operazione. Stamattina, poi, appena sveglio, mi hanno pure chiesto di mettermi davanti alla webcam e registrare un video con le mie impressioni. Beh, ho fatto anche questo ma – sono sincero – senza grande convizione. Ho farugliato due parole. Il video sarà durato meno di 15 secondi. Avevo gli occhi gonfi (ero sveglio da meno di 5 minuti), ero confuso e un po’ stanco. Avevo solo voglia di tornarmente a casa e farmi una bella doccia.
Ci tengo a precisare che, prima di arrivare nell’hotel sapevo poco o niente dell’iniziativa. Non ho voluto informarmi apposta per essere scevro da qualsiasi tipo di condizionamento.

Perché?
Ma perché la birra Corona ha messo in piedi tutto ciò? Ovviamente si tratta di una operazione di . Con la raccolta dei rifiuti e la costruzione di questo hotel Corona ha voluto dare al propio brand (nome/marchio) un’aura di rispettabilità sociale. In altre parole: gli uomini di marketing hanno lavorato per far sí che passasse il concetto che a Corona sta a cuore la pulizia delle spiagge italiane (in particolare) e il rispetto dell’ambiente (piú in generale). Tra l’altro proprio ieri, 5 giugno mi pare fosse la . Oh, non c’è niente di male, intendiamoci. Corona tra l’altro non mi sembra che abbia una brutta fama come azienda. Non ha la coda di paglia, né qualcosa di cui farsi perdonare. Il fatto che poi queste operazioni vengano fatte poco prima dell’estate, cioè della stagione in cui gli Italiani bevono più birra, andrebbe analizzato più a fondo, ossia è tutto un altro discorso che meriterebbe un post a parte.

L’hotel.

Dunque com’era l’hotel? Più che hotel, direi che si potrebbe definire un accampamento, una specie di baracca. Non voglio usare il termine catapecchia per non essere offensivo. Diciamo, dunque, che era una grande casupola in legno con i muri sottili (compensato o truciolato?) sulle cui pareti esterne erano letteralmente attaccati (inchiodati? incollati?) dei rifiuti. Tutta roba asciutta. Ovviamente il cosiddetto “umido” non è stato usato per ragioni igieniche e di praticità, altrimenti sarebbe andato tutto in putrefazione nel giro di pochissimo tempo.
Il casermone sembrava a due piani ma non lo era; le stanze (5 credo) erano tutte a piano terra, avevano i soffitti altissimi ma erano scoperte, cioé comunicanti tra loro dall’alto. Avete presente i camerini? Ecco, esattamente così. Difatti dalla mia stanza sentivo qualcuno russare, benché il suono non fosse fortissimo. Le finestre c’erano ma erano coperte solo da stracci leggeri e bucati. É stata una fortuna che quella di ieri a Roma non sia stata una notte fredda. Fortunatamente non ho avuto freddo. La coperta che mi hanno dato mi ha tenuto abbastanza caldo ma scemo io, comunque, a non essermi portato il pigiama pesante. Ho dormito praticamente vestito. Zero riscaldamento nelle camere e sero condizionatori (ma questo mi sembra giustissimo). Nella mia camera c’era solo una lampada alogena, una piattaforma di cemento con sopra una specie di materasso morbido da una piazza (bella larga) e un cuscino grande da divano. Sul tappeto lercio e iper-sbrindellato, presente sul pavimento di legno, si trovavano anche due tavolinetti con 3 gambe su 4 – aventi funzione di comodino, un divano in tessuto floreale e un vecchio poggiapiedi di velluto giallo. Il tutto ricoperto da diversi strati di polvere. Su di una parete era stato appeso uno specchio intero, bello grande ma con un angolo spezzato.
L’igiene del posto, ammettiamolo, lasciava un po’ a desiderare. Si tratta pur sempre di immondizia, no? Per fortuna il cuscino e le lenzuola non puzzavano e sembravano abbastanza pulite. Il bagno era solo uno, in comune: un bagno chimico situato accanto all’ingresso dell’hotel, a due metri dalle orecchie del ragazzo che è stato messo a fare da receptionist per tutta la notte.

Gli altri ospiti dell’hotel non li ho conosciuti e non so chi siano. Quelli che ho incontrato al momento del check in, verso le 22, sembravano spagnoli. C’era pure una russa, mi pare. Comunque non credo fossero blogger.

Il marketing.
Ma questa iniziativa ha funzionato? Che ritorno d’immagine avrà? Certo, in rete si trovano diversi post e notizie riguardanti l’hotel. Ne avrà sicuramente parlato anche la stampa e la tv, non foss’altro per l’originalità dell’iniziativa, la leva dell’ecologia (una tematica ancora fortissima – sopratutto in certi ambienti sinistrorsi) e la presenza della ex top model , che pare abbia soggiornato nell’hotel giovedì notte. Facciamo un po’ di conti in tasca a Corona. Prendere questa testimonial internazionale sarà costato un bel po’ ma avrebbero potuto prendere anche una starlette “nostrana”, sarebbe costato meno. Credo che la cosa avrebbe avuto all’incirca la stessa rilevanza in Italia. Perché credo che si tratti di un’iniziativa italiana, sapete. Ma il punto non è questo. Il punto è che l’hotel era isolato. Si trovava ai giardini di Castel Sant’Angelo, cioè proprio sotto il castello, in una specie di giardinetto recintato, chiuso da un cancello e sorvegliato a vista. L’iniziativa, anziché durare 4 giorni, sarebbe potuta durare meno, anche 24 o 48 ore al massimo. Secondo me avrebbero dovuto coinvolgere maggiormente i cittadini di Roma. Avrebbero potuto allestire l’hotel in un posto di passaggio, con maggiore traffico pedonale, che so: magari in una delle piazze più importanti come Piazza Navona, Piazza del popolo o piazza della Repubblica. Avrebbero potuto invitare le persone a fermarsi, a visitare l’hotel durante il giorno e magari di sera organizzare festicciole, dj-set, concertini con band locali (a cui puoi allungare 400/500 euro e farli contenti) e offrire centinaia di birre gratis ai passanti e ai curiosi che si fermavano ad ascoltare la musica, a osservare la casetta in legno. Dico di più: avrebbero potuto mettere due o tre hostess più due o tre del marketing Corona a spiegare l’iniziativa di persona. Sarebbe stato di certo più coinvolgente. Il massimo sarebbe stato lasciare che i curiosi visitassero la struttura dall’interno. Ecco, forse non è esattamente il mio mestiere, magari non è bello, ex post, a cose fatte, mettersi in cattedra a dire cosa si sarebbe potuto fare. Però mi permetto di esprimere la mia opinione perché secondo me si tratta di idee semplici che potrebbero avere un minimo di efficacia in più. Tutto qui. Lo dico senza superbia.

Il comportamento.

Dice: ma allora, se hai da lamentarti così tanto, perché ci sei andato? Semplice: perché sono curioso. Molti blogger, di fronte a questi inviti, solitamente rifiutano, si tirano indietro, fanno gli schizzinosi. In giro ci sono molti fautori della “linea dura e pura”. Spesso rimando al mittente anche io diverse proposte, offerte, iniziative. Ma questa volta mi sono detto: “Perché no? Chissà che effetto fa dormire in un hotel così originale!” E sono andato a vedere. Curiosare a volte non costa nulla e non è compromettente.

Disclaimer: l’agenzia MN non mi ha chiesto di scrivere questo post.


27
ott 08

Somebody Else's Phone

La scorsa settimana la mia amica Giorgia Galli mi ha scritto un’email per invitarmi a partecipare a “Somebody else’s Phone”, un’iniziativa di marketing che la Wieden + Kennedy ha messo in piedi per la Nokia.
Mi sono rifiutato per alcuni semplici motivi:
1. Perché sul mio blog non c’è pubblicità e non voglio coinvolgerlo in operazioni di marketing. Diciamo pure che si tratta di una specie di ‘policy’ mai scritta ma sempre valida.
2. Perché non ho tempo sufficiente per occuparmene.
3. Perché collaboro con una società che in un certo senso è direttamente concorrente di Wieden + Kennedy, per cui il mio contratto non me lo permetterebbe.
4. Perché credo che il ‘gratis’ in questi casi non rende e in un certo senso potrebbe anche offendere. Ossia, per conivolgere blogger in questo tipo di operazioni, il cliente dovrebbe essere disposto a retribuirli in qualche modo (non necessariamente monetario).
Mi è stato detto allora che la Nokia avrebbe regalato al sottoscritto e ai suoi lettori alcuni telefoni cellulari ma ho preferito, comunque, rimanere sulle mie posizioni e rifiutare.

Ad ogni modo ho promesso a Giorgia di parlarne sul mio blog, anche se solo brevemente. Per cui ecco qui.
Tutto sommato credo che l’iniziativa sia davvero interessante e vada seguita perché è nuova ed originale.
La campagna – lanciata ufficialmente il 15 Ottobre e della dureta di 6 settimane – si basa su un ‘Online Drama’ creato da Nokia e ispirato dal ruolo che il cellulare riveste nelle nostre vite in questo momento. Il web drama esplora le vite in tempo reale di 3 personaggi, Anna, Jade e Luca, nel loro privato e tramite tutto ciò che è contenuto nei loro telefonini.
I blogger coinvolti nell’iniziativa sono invitati a postare settimanalmente sul loro blog il contenuto della campagna e a rispondere a domande del tipo “Che cosa dice il tuo cellulare su di te? A chi faresti vedere i contenuti del tuo cellulare? Ai tuoi amici? Alla mamma? Al tuo capo?”, ecc.
E’ stato creato anche un canale video specifico su DailyMotion.
Chi è interessato qui trova tutti i dettagli dell’iniziativa.
In bocca al lupo!