Posts Tagged: Guy Ritchie


21
dic 11

Sherlock Holmes – Gioco di ombre

Sherlock Holmes - Gioco di ombre

Sherlock Holmes – Gioco di ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)

di Guy Ritchie (USA, 2011)
con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace,
Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Geraldine James,
Eddie Marsan, Kelly Reilly, Paul Anderson, William Houston

Fiaba fracassona per grandi e piccini. Se vi è piaciuto il precedente episodio, apprezzerete anche questo.
Il perfido professor Moriarty (Jared Harris) ha comprato un’industria bellica e ha intenzione di scatenare una guerra mondiale, mettendo contro Francia e Germania, al solo scopo di costingere gli Stati a rivolgersi a lui per l’acquisto dell’arsenale bellico. Per realizzare il suo piano si avvale dell’aiuto di alcuni anarchici che in quegli anni tentano di creare il panico, organizzando diversi attentati dinamitardi. Il Dr. Watson, novello sposo, abbandona la luna di miele per seguire Sherlock in giro per l’Europa nella folle impresa di sventare il progetto malvagio di Mortiarty.
Non ho letto i romanzi di Doyle per cui non so quanto questa pellicola sia attinente all’opera originale ma credo che ormai questa valutazione non sia più importante. Ritchie ha preso solo spunto dal personaggio del celebre investigatore per creare un divertente action movie molto avventuroso ambientato nell’ultimo decennio del XIX secolo.
Downey e Law se la cavano ottimamente, come al solito. Il loro è un umorismo leggero, senza vere e proprie battute comiche. Diciamo che ci mettono le espressioni buffe. Più che altro il grande lavoro è stato fatto in fase di scrittura per far rivivere sulle labbra dei due protagonisti quello humor inglese sagace che si avvale spesso di contorte perifrasi per esprimere un giudizio.
Non vorrei parlare di maschilismo ma mi stupisce un po’ che il film sia imperniato quasi esclusivamente su Holmes e Watson e che non ci sia alcuna figura femminile importante al loro fianco. Certo, c’è Noomi Rapace nel ruolo della zingara che accompagna i due protagonisti nell’ultima fase dell’avventura, c’è la bella Rachel McAdams nei panni della truffaldina Irene Adler e Kelly Reilly ad intepretare la neo-sposa di Watson, ma mi sembrano tutti ruoli davvero molto marginali. Il che suona strano.
Una citazione speciale va fatta per il ruolo del fratello di Holmes, tale Mycroft: un buffissimo diplomatico inglese corpulento e dai modi compassati, interpretato dal grandioso Stephen Fry.
Voto complessivo: 6. Un buon prodotto di intrattenimento. Forse meno interessante del primo episodio ma ancora abbastanza valido.

Nota: a differenza del capitolo precedente, questo film è stato prodotto negli Stati Uniti, anziché nel Regno Unito.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


9
mar 11

Lock & Stock – Pazzi scatenati

Lock & Stock – Pazzi scatenati
(Lock, Stock & Two Smoking Barrels)

di Guy Ritchie (Uk, 1998)
con Jason Statham, Nick Moran, Ronnie Fox, Sting,
Jason Flemyng, Steven Mackintosh, Huggy Leaver,
Dexter Fletcher, Vinnie Jones, Nick Marq, Charles Forbes,
Lenny McLean, Peter McNicholl, Frank Harper, Tony McMahon

Primo lungometraggio scritto e diretto da Guy Ritchie. Pellicola pulp in salsa britannica. Essendo in un certo modo ispirata al capolavoro di Quentin Tarantino, ne contiene persino una citazione/omaggio.
Non siamo molto lontani dallo stile di The Snatch. La firma di Ritchie si nota subito. Solo che qui la sua regia è un tantinello più grezza, meno “leccata”; ecco, diciamo ancora da affinare. I temi e le ambientazioni, però, sono le stesse.
Periferia di Londra, anni ’90. Eddy, Tom, Soap e Bacon sono quattro amici (fra i 25 e i 35 anni) con un piede nella malavita e uno fuori – uno di loro infatti fa il cuoco di mestiere come copertura; un giorno decidono di mettere insieme i loro risparmi (25 mila sterline a testa) per giocarsi il tutto per tutto a poker, nella partita della vita contro Harry detto l’accetta: un gangster che gestisce una specie di piccola bisca nei locali del suo sexyshop. Eddy è il mago delle carte francesi, ha il dono di saper leggere alla perfezione le espressioni di incertezza sulla faccia dei suoi avversari al tavolo da gioco, per cui a lui spetta il compito di sfidare Harry. La partita inizia sotto i migliori auspici ma finisce malissimo. Eddy perde tutto miseramente. Infatti non solo butta all’aria in un’unica mano tutto il denaro accumulato, ma finisce anche per creare un debito di 500 mila sterline con Harry, il quale ovviamente all’occorenza sa svolgere anche il ruolo di strozzino.
Per saldare il debito di gioco Eddy e i suoi amici hanno solo una settimana di tempo. Pena la mutilazione delle loro dita da parte dello scagnozzo di Harry – tale Barry detto il Battista – e la perdita del bar di proprietà del padre di Eddy (interpretato da un imperturbabile Sting). Insomma mettere insieme l’ingente somma non è sempice ma il gruppo ha un’idea: rapinare una gang di malavitosi che abita proprio di fianco a casa di Eddy. A causa delle pareti sottilissime, infatti, i quattro per caso si trovano ad ascoltare una conversazione durante la quale i loro vicini decidono di rapinare alcuni ragazzi che spacciano marijuana, avendone una florida coltivazione casalinga. Quello che Eddy e i suoi amici non sanno è che con il loro colpo – indirettamente – andranno a rubare al principale boss della droga del quartiere – uno spietato quanto bizzaro giovane di origini jamaicane – che tra l’altro è la stessa persona a cui hanno promesso di vendere il bottino dopo il colpo. Protagonisti dell’intricata vicenda sono anche due vecchi moschetti (le smoking barrels del titolo), che vengono usati come comuni armi da fuoco ma che, in realtà, hanno grandissimo valore sul mercato dei collezionisti.
Questa pellicola può essere considerata il primo scalino dell’ascesa al successo per John Statham. Anche se non è che qui si metta in mostra più di tanto. Più che altro il suo è un ruolo da comprimario.
Il più delle volta la scena è tutta per lo smilzo Nick Moran che interpreta invece Eddy.
La faccia da vero duro di Harry l’accetta, quella con i baffoni bianchi e lo sguardo spiritato, è di P. H. Moriarty.
Dexter Fletcher è Soap, uno tre amici di Eddy, ossia il cuoco con la passione per i coltelli.
Jason Flemyng interpreta invece Tom, l’altro componente del quartetto, quello che pur essendo abbastanza magro tutti additano come “ciccio”.
Steven Mackintosh ha il ruolo del drogato sfigato che gestisce l’appartamento in cui coltivano l’erba.
Ricordate Vinnie Jones? Lo avrete sicuramente già visto in “The Snatch”. Beh, prima ha partecipato anche a questo film, interpretando un mercenario al soldo di Harry, cioè una specie di violento addetto al recupero crediti che va in giro con il suo figlioletto (un ragazzino dalla lingua lunga che non ha più di dieci anni).
A Frank Harper il ruolo del capo grassoccio e incazzoso della gang che decide di svaligiare l’appartamento in cui coltivano gangia.
Lenny McLean, invece, veste i panni del braccio destro di Harry, un gretto energumeno che non usa mai mezzi termini.
La colonna sonora è a dir poco fe-no-me-na-le. Ci trovate un po’ di tutto: funk, drum’n'base, pop e dance music inglese dell’epoca.
Voto complessivo: 7 e mezzo. Da vedere se siete fan di Ritchie, se vi piace il filone Pulp o se siete curiosi di conoscere le piccole perle che ha tirato fuori negli anni ’90 il cinema inglese.
Nota: la produzione del film è di Matthew Vaughn.

Qui trovate la simpatica locandina inglese.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


28
dic 09

Sherlock Holmes

Sherlock Holmes

Sherlock Holmes

di Guy Ritchie (GB, 2009)
con Robert Downey Jr., Jude Law,
Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly,
Hans Matheson, Eddie Marsan, James Fox,

Bronagh Gallagher, Robert Stone, William Hope,
Robert Maillet, William Houston, David Garrick,

Terry Taplin, Geraldine James, Joe Egan, James A. Stephens

Alcuni dati preliminari: questo è un film inglese e non americano, prodotto dalla Lin Pictures, dalla Silver Pictures e da Wigram Productions, distribuito in Italia dalla Warner Bros.
La pellicola è tratta dal libro a fumetti di Lionel Wigram, a sua volta ispirato ai personaggi creati da Sir Arthur Conan Doyle.
Premessa personale: non ho mai letto alcun libro di Doyle (mea culpa). Però mi piacerebbe. Chissà, magari lo faccio in futuro.
Sono entrato in sala con aspettative alquanto basse. Reputavo (reputo) molto bravi entrambi gli attori protagonisti, avevo dimenticato che il regista fosse Guy Ritchie, eppure non mi aspettavo granché. Il giorno prima di andare al cinema, guardandone il trailer, questo film mi era sembrato il solito adattamento moderno molto “fracassone”. Insomma mi aspettavo un tipico action movie degli anni 2000, invece mi sono trovato di fronte ad una bella pellicola in cui il contenuto non è stato tralasciato per dare maggiore importanza alla forma. Il che non vuol dire che non ci siano scene molto adrenaliniche (scazzottate, inseguimenti, esplosioni, pistolettate, ecc.) però non tutto è stato architettato per far sbavare quel pubblico che facilmente si eccita nella poltroncina della sala per rumori assordanti, montaggio frenetico, scene violente, ecc.
Ammirevole la cura, infatti, che è stata data – ad esempio – ai dialoghi tra i due co-protagonisti o tra Sherlock Holmes e il suo diretto avversario, Lord Blackwood.
Lo dico senza vergogna: il film mi è piaciuto molto.
Nella pellicola ci hanno infilato un po’ di tutto (esoterismo, massoneria, oligarchia), anche temi che a me non stanno particolarmente simpatici, ma ciò nonostante la visione di “Sherlock Holmes” mi ha incuriosito, appasionato e divertito.
Robert Downey Jr. è fuori discussione. La sua recitazione, intendo. Ma anche la costruzione del suo personaggio merita un plauso, in quanto il protagonista non è l’eroe perfetto senza macchia e senza paura. Certo, Sherlock Holmes anche in questa trasposizione cinematografica rimane un investigatore scaltro, un attento osservatore a cui non sfugge alcun particolare, un uomo di legge (quasi), il portatore di valore positivi, eppure Guy Ritchie lo rappresenta come un solitario misantropo, poco dedito all’ordine e all’igiene personale, un geek ante-litteram che se ne sta in casa, chiuso al buio, a sperimentare i suoi intrugli chimici e alcuni marchingegni.
Jude Law sembra nato con le sembianze del damerino, per cui lo trovo molto indicato per il ruolo del dott. Watson. Buffà la caratterizzazione che gli si è data: l’amico fedelissimo che vorrebbe non farsi immischiare nei pericoli che corre il suo sodale ma che, allo stesso tempo, non riesce a tenersi alla larga.
Un unico appunto riguarda l’età dei due protagonisti. Non so perché ma ho sempre immaginato Holmes & Watson come due signori di mezza età, tra i 50 e i 60 anni. Sebbene Downey e Law siano stati molto validi nel recitare le loro parti, mi chiedo come mai la scelta di cast non sia caduta su attori più maturi. Forse perché questo è il momento d’oro per i due “giovinastri”? Forse perché Robert Downey Jr., al momento, riesce a portare nei cinema molte più donne tra i 20 e i 40 anni di quante potrebbe portarne, che so, Dustin Hoffman?
Rachel McAdams è molto molto carina. Scusate la debolezza. La ricordate in My Name Is Tanino? Io no ma, a quanto pare, ha recitato anche in quel film. E in “State of Play”. In questa pellicola l’ho trovata perfetta nel ruolo di Irene Adler, una fascinosissima truffatrice che è riuscita a far perdere la testa al bell’investigatore privato. È quasi un miracolo che non venga rappresentata come una donnicciola, nonostante le labbra rosso ciliegia a forma di cuore. It’s love!

Mark Strong è una rivelazione, una sorpresa. Anzi no: è una conferma! Mi era già piaciuto molto in RockNRolla (sempre diretto da Ritchie). Lì interpretava uno dei cattivi, l’elegantone, qui invece veste i panni dell’Antagonista con la “A” maiuscola. Un pluri-omicida spietato, già parlamentare della camera dei Lord, un assassino truculento che usa raffinati trucchi di magia per cercare di assoggettare l’Inghilterra e il Mondo intero. Bisogna ammettere che ha un certo fascino, nonostante per tutto il film se ne vada in giro con indosso un giubotto di pelle da gran tamarro di periferia.
Riassumendo: c’è chi ha preferito la seconda parte del film alla prima (a causa della cattiva organizzazione del cinema in cui l’ho visto, mi sono anche perso i primi minuti di proiezione). Io invece ho aprezzato soprattuto alcune scene, quelle meno ‘dinamiche’, a dire il vero. Gradevolissimo, ad esempio, un dialogo a tre fra Holmes, Watson e la fidanzata di quest’ultimo, che avviene al tavolo di un ristorante di Londra. Durante questo randez-vous l’investigatore sfodera tutto il suo acume per ricapitolare cinicamente la vita precedente della commensale promessa sposa. A proposito: buona scelta di cast anche nel caso di Kelly Reilly (Mary Morstan): caruccia e tonta quanto basta per impersonare una giovane tutrice della Londra di fine ’800.
Nota stilistica: questa pellicola piacerà moltissimo ai cultori dello Steampunk.
Rimanete seduti sino all’ultimo fotogramma. Plausi e lodi per i titoli di coda: la grafica ricorda molto le litografia che si usano per le banconote.
Un bravo a Guy Ritchie che ha saputo coniugare un’opera importante con i temi a lui più cari (la vita di strada nei sobborghi inglesi, il pugilato clandestino, ecc.) Questo film gli aprirà di sicuro molte porte a Hollywood; per lui ci saranno nuove e grandi opportunità in futuro. “Sherlock Holmes” sarà di certo un grande successo al botteghino. Nei Stati Uniti, a soli tre giorni dall’uscita nelle sale, ha già incassato più di 65 milioni di $.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.