Posts Tagged: Giampiero Albertini


27
feb 11

Made in Italy

Made in Italy

di Nanni Loy (Italia, 1965)
con Nino Manfredi, Alberto Sordi, Anna Magnani,
Walter Chiari, Lando Buzzanca, Nino Castelnuovo,
Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Silva Koscina, Rossella Falk,
Virna Lisi, Lea Massari, Jean Sorel, Catherine Spaak, Giampiero Albertini,
Aldo Giuffè, Marina Berti, Giulio Bosetti, Claudio Gora, Tecla Scarano,
Claudie Lange, Fabrizio Moroni, Andrea Cecchi, Milena Vukotich,
Carlo Pisacane, Mario Pisu, Gigi Reder, Carlo Taranto

Commedia grottesca che mette in mostra tutta una serie di luoghi comuni su vizi e comportamenti ridicoli degli Italiani. I vari sketch – alcuni dei quali brevissimi – sono raccolti all’interno di macrogruppi intitolati: “Usi e costumi”, “Il lavoro”, “La donna”, “Cittadini, Stato e Chiesa” e “La famiglia”.
Gli episodi degni di nota sono 8:
1. quello in cui Alberto Sordi fa ricadere la colpa di una scappatella su sua moglie, nonostante venga beccato a letto con la sua amante;
2. quello in cui Nino Manfrei interpreta un cittadino che cerca invano di ottenere un certificato di residenza ma rimane incastrato negli assurdi meccanismi dell’amministrazione pubblica;
3. quello in cui Aldo Fabrizi cerca di trovare un’occupazione per suo figlio, che si è appena laureato in Giurisprudenza, ma finisce per rassegnarsi a sostenerlo economicamente per diversi anni;
4. quello in cui un’anziana signora, che vive nella miseria più nera in una baraccopoli della periferia romana, preferisce spendere tutto il suo denaro in donazioni alla chiesa, anziché acquistare del cibo per i suoi nipoti affamati;
5. quello in cui un giovane maestro di formazione ultra-cattolica fa lezione in una stalla, invitando i suoi alunni, che si trovano in condizioni a dir poco disagiate, a ringraziare il signore per il meraviglioso mondo in cui vivono;
6. quello in cui una specie di vitellone – un giovanissimo Jean Sorel – fa il filo ad una splendida Silva Koscina, inseguendola con la sua Fiat Cinquecento per un sacco di Km. Quando finalmente riesce a raggiungerla, anziché invitarla ad una notte di passione, preferisce chiederle di poter fare un giro sulla Jaguar guidata dalla donna;
7. quello in cui Peppino De Filippo interpreta un avarissimo bottegaio manipolato dalla sua vecchia madre, un essere spregevole ancor più attaccato al denaro di quanto non lo sia suo figlio;
8. quello in cui Walter Chiari chiede con tanta insistenza la “prova d’amore” alla sua amante (un’affascinante Lea Massari) ma, non appena terminato il rapporto sessuale, s’inventa una scusa patetica pur di sbarazzarsene e poter sgattaiolare al cinema.
Molto buffa la musichetta che accompagna le battute finali di ogni episodio: una di quelle melodie simil-tarantella tipiche della commedia tradizionale napoletana.
Voto complessivo per la pellicola: 5. Massimo rispetto per Nanni Loy ma si poteva fare decisamente di meglio.
Nota: il soggetto e la sceneggiatura sono di Ettore Scola, Ruggero Maccari e dello stesso Nanni Loy.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


2
giu 09

La vita agra

La vita agra

La vita agra

di Carlo Lizzani (Italia, 1964)

con Ugo Tognazzi, Giovanna Ralli,
Giampiero Albertini, Rossana Martini,
Nino Krisman, Elio Crovetto, Pippo Starnazza,
Enzo Jannacci, Regina Dinelli, Renato Terra,
Antonino Faà di Bruno, Elsa Asteggiano

Inizio degli anni ’60. Siamo in pieno boom economico. Luciano Bianchi (Ugo Tognazzi), un bibliotecario di idee anarchiche, lascia la provincia lombarda per trasferirsi nella metropoli: la grande Milano. Il suo unico obiettivo è quello di mettere una bomba sotto il Pirellone (il grattacielo che si trova in piazza Duca D’Aosta, nel film definito “torracchione”) per vendicare la morte di 43 minatori suoi concittadini, caduti sul lavoro. Il palazzo ospita la sede principale della CIS, un’azienda chimica titolare anche della miniera in cui è avvenuto il grave incidente e responsabile della stessa disgrazia. In breve tempo però, il protagonista si imborghesirà, integrandosi benissimo nella vita della città – anche se lui stesso la definisce “agra”. Dopo un primo periodo di prova nella stessa CIS, ed un tentativo di diventare traduttore per una grande casa editrice, Luciano diventerà un ottimo pubblicitario, un ‘persuasore occulto’. Finirà cioè per passare dalla parte del ‘padrone’: lavorerà per lui e con lui, rassegnandosi infine alla impossibilità di sovvertire l’ordine delle cose – il cosiddetto ‘sistema’.
Durante il soggiorno milanese, inoltre, Luciano incontrerà Anna (Giovanna Ralli), una giovane donna molto bella, con cui condivide idee e valori. La loro sarà una storia intensa ma burrascosa anche perché Luciano, per andare a vivere a Milano, ‘è stato costretto’ a lasciare sua moglie al paese.
Nonostante Tognazzi reciti brillantemente – come suo solito – “La vita agra” non può essere considerato propriamente una commedia. In diversi frangenti, anzi, il tono è tutt’altro che ironico. Forse l’elemento più valido di questa pellicola sono i dialoghi, dal tono spesso drammatico.
Una nota di merito va a Giovanna Ralli – oltre che per l’ovvia bellezza – anche per l’aver saputo rendere perfettamente l’idea di una giovane donna moderna, emancipata ed al passo coi tempi, anzi avanti coi tempi.
Da apprezzare anche l’idea di inserire Enzo Jannacci come cantastorie. Ogni qual volta i due protagonisti si trovano in un’osteria o in un bar della città, un giovanissimo Jannacci è lì con la sua chitarra a cantare brani della tradizione popolare lombarda.
Questo film, diretto da Carlo Lizzani, è stato tratto dal romanzo omonimo di Luciano Bianciardi.
La sceneggiatura invece è stata curata dallo stesso Lizzani, in collaborazione con Sergio Amidei e Luciano Vincenzoni.
Le musiche, gradevolissime, sono a cura del M° Armando Trovajoli.

Nota: curioso come in diversi film italiani degli anni ’50 e ’60 il grattacielo sia presente come simbolo di modernità. Ne “Il vedovo” di Dino Risi, ad esempio, la Torre Velasca è il palazzo in cui i due protagonisti prendono un appartamento.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.