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«A discesa iniziata, sto solo aspettando di fermarmi per inerzia»

Posts Tagged ‘ Gemma Arterton ’

RockNRolla

maggio 1, 2009 film Comments

RockNRolla

RockNRolla

di Guy Ritchie (GB, 2009)
con Gerard Butler, Tom Wilkinson,
Mark Strong, Thandie Newton, Idris Elba,
Tom Hardy, Toby Kebbell, Jeremy Piven, Karel Roden,
Ludacris, Matt King, Geoff Bell, Gemma Arterton

Se vi è piaciuto “The Snatch” vi piacerà anche questo. Pellicola pulp diretta da Guy Ritchie. Se ‘pulp’ ormai si può ancora definire un genere cinematografco. L’ex marito di Madonna torna con un film dei suoi. Ambientato a Londra, dedicato a Londra. Ritchie mette al centro delle vicende la capitale Britannica, in piena irrefernabile febbre edilizia, e il genere di personaggi che la affollano ai giorni nostri. Così troviamo tratteggiati l’uno di fianco all’altro, il boss borioso ed efferato che si vanta di appartenere alla ‘vecchia guardia’, il suo braccio destro sempre vestito di tutto punto, il magnate russo che vuole investire i suoi milioni di rubli in un quartiere residenziale, una subdola contabile dalla bellezza mozzafiato, una gang di malavitosi che passa il tempo giocando a carte nella bisca, un paio di impresari della scena musicale indie, una rockstar tossicodipendente.
Il quadretto che ne esce vuoi è davvero avvincente. A rendere il tutto ancora più divertente ci pensa il ritmo: incalzante e privo di momenti di stasi. La trama non è nemmeno tanto banale, se si pensa al modo in cui è intricata e all’epifania finale.
Tom Wilkinson grasso è pelato è quasi irriconoscibile. Non sembra lo stesso attore che ha recitato la parte dell’avvocato anziano nel film “Michael Clayton”. Il vecchio boss rozzo gli riesce molto bene.
Mark Strong ha una classe da vendere. Per il suo ruolo – definibile come “l’elegantone” – si prova molto fascino, nonostante sia uno dei ‘cattivi’.
Thandie Newton è minuta ma molto sexy. Qui fa la consulente finanziaria superstylish. Sempre vestita con abiti da cifre esorbitanti, trucco perfetto, mai un capello fuoriposto. Difficile resisterle. Ben presto si rivela come una scaltra faina, assestata ed ingorda di denaro.
Gerard Butler è sempre molto rigido ma inizia a predersi un po’ meno sul serio. One Two è un duro dal cuore tenero. Malavitoso esperto in armi, rapine e combattimento a mani libere, farebbe tutto per la sua gang di amici fidatissimi (Mumbles e Bob “il bello”). Molto divertente la scena del ballo gay cheek-to-cheek.
Ludacris e Jeremy Piven interpretano due sfigati gestori di locali notturni. Gestiscono anche una piccola etichetta discografica e il giro della musica live a Londra. Vivendo ai confini della criminalità, finiranno per esserne vittime.
Karel Roden è perfetto per la parte del riccone russo. Fisicamente è un mix perfetto tra Putin e Abramovich.
Matt King interpreta Cookie, lo spacciatore: uno dei personaggi più bizzarri e spassosi di tutto il film.
Toby Kebbell è perfetto per la parte del tossico. Credbilissimo. Il suo personaggio ricorda molto Pete Doherty, il leader dei Baby Shambles. Il lavoro migliore su di lui, comunque, credo che l’abbia fatto il trucco. Le sue occhiaie parlano (quasi) da sole.
Gemma Arterton putroppo ha poche scene (recita come la segretaria dei due discografici) ma si fa comunque notare per la sua giovane bellezza.
Colonna sonora molto valida. Basta segnalare il brano che apre il film e che fa da sottofondo ai titoli di coda: “I’m A Man”, cover energica che i BlackStrobe hanno realizzato per un blues di Bo Diddley.
Nota: nel film ho notato due citazioni. La prima (voluta) alla scena del ballo tra Vincent Vega e Mia Wallace in “Pulp Fiction”. La seconda (non voluta) alla pellicola di Aldo Giovanni e Giacomo “Tre uomini e una gamba”, quando One Two, di fronte ad un’opera d’arte molto semplice fatta di soli neon afferma qualcosa come: «Il mio elettricista l’avrebbe fatta meglio».

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it

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Quantum of Solace

novembre 10, 2008 film Comments

Quantum of Solace

di Marc Foster (Usa, UK, 2008)
con Daniel Craig, Olga Kurilenko,
Giancarlo Giannini, Mathieu Amalric, Judi Dench,
Gemma Arterton, Jeffrey Wright, Davifd Harbour,
Rory Kinnear, Anatole Taubman, Jesper Christensen,
Joaquìn Cosio, Paul Ritter, Jesùs Ochoa, Glenn Foster

Se non lo dice nessuno lo dico io: ormai il film di 007 è un film d’azione come tanti altri. Non ha nulla di peculiare. Il protagonista non ha più alcun briciolo di fascino. Se negli anni ’60 la saga di James Bond lanciò un genere, ormai si ritrova ad inseguirlo per la sola ed unica necessità di far cassa, di sfruttare, di spremere un brand estremamente noto a livello globale. Tutto qui. C’è una scena d’azione ogni 3/4 minuti, vuoi che sia un inseguimento, una sparatoria, una scazzottata, ecc. Il montaggio è così frenetico che si ha difficoltà a seguire le evoluzioni di uomini e mezzi coinvolti nella scena stessa. Roba da far venire il voltastomaco per la concitazione e il mal di testa per la necessità di rimettere insieme i pezzi della storia, ricordare da dove si è partiti e capire dove si vuole andare a parare.
Il carpentiere Craig non si smentisce. Esattamente come nel primo capitolo della nuova saga di 007 non cambia più di una – al massimo due – espressioni. Sarà che il personaggio gliel’hanno scritto così sulla sceneggiatura, ma quest’attore non fa nulla per risultare affascinante o simpatico. Non gigioneggia mai. Mai un mezzo sorriso, mai un ammiccamento. Il suo Bond non è mai tronfio del proprio sex-appeal. E, corregetemi se sbaglio, il tratto distintivo di James Bond era proprio quello di esercitare un fascino enorme su tutte le donne che gli orbitavano intorno ed esserne pienamente conscio e felice.
L’ultima Bond-girl, la russa Olga Kurilenko, ha davvero tanto fascino. Ve ne avevo parlato già qualche mese fa. Non è la classica moretta. Pur venendo dall’est europeo, ha qualcosa di esotico/tropicale. Provate a fare una ricerca su Google e ditemi se non ho ragione. Il ruolo che le hanno affidato le calza molto bene. Io avrei solo modificato un paio di dettagli: taglio di capelli differente e minor numero di sedute davanti alle lampade abbronzanti. Inoltre di buono c’è che, per risparmiare, la produzione dei film di 007 non affida quasi mai il ruolo di Bond-girl ad un volto già noto o ad una super-star del cinema. Cioè ad ogni episodio si scopre qualche nuova starlette pronta per essere lanciata da un trampolino importante verso il successo nello show-biz mondiale.
Gemma Arterton, qui nei panni di una funzionaria del consolato inglese, piace molto al pubblico maschile in sala. Tra le due, comunque, io continuo a preferire la prima.
Judy Dench più invecchia più mi sembra inadeguata a ricoprire il ruolo dell’agente M. La maturità anagrafica e la severità nella recitazione credo che non bastino più. Si fa a fatica credere che un’anziana signora – di ben 74 anni – possa essere ancora a capo dell’agenzia per i servizi segreti britannici (MI6).
Completamente in parte, invece, Joaquìn Cosio che indossa le vesti del generale Medrano, un viscido, violento ed inetto ufficiale sudamericano che, con l’aiuto della Cia e dei ‘cattivi’, realizza un colpo di stato.
Per quanto riguarda Mathieu Amalric sono ancora qui a chiedermi se la sua faccia da invasato possa essere crebile come potente malvagio senza scrupoli.
Fa piacere notare che a Giancarlo Giannini non hanno chiesto di interpretare il tipico italiano da macchietta. Lo vediamo infatti nei panni di un signore di sessant’anni molto distinto, dal fascino discreto, una spia internazionale dal passato glorioso che merita tutto il rispetto e la stima di James Bond.
Da segnalare il fatto che, nonostante “Quantum of Solace” sia un film d’azione a tutti gli effetti, il protagonista ha un suo profilo psicologico ben delineato. Tutto il fulcro della storia questa volta si basa sul fatto che 007 soffra a causa della morte della donna di cui si era innamorato nell’episodio precedente. E di certo questa è una novità per James Bond, un personaggio che saltava di letto in letto, che seduceva ogni coppia di cromosomi XX che gli passava accanto, che non ha mai avuto spazio per i sentimenti, né una liaison ricorrente, né una fidanzata storica. Come lo spiegate dunque? Sir Ian Fleming aveva previsto tutto ciò? L’aveva scritto? E se sì, dove?
Devo essere sincero: a film ultimato io ancora non avevo capito quale fosse il significato del titolo. Ho dovuto chiedere aiuto al buon Negus, il quale si era precedentemente documentato ed è stato così gentile da spiegarmi che “Quantum of Solace” va intenso come “quel tanto che basta per consolarsi”. Insomma per una volta che c’era bisogno di tradurre il titolo, quegl’intelligentoni dei distributori italiani non l’hanno fatto. Tanto di cappello.
Unica nota positiva: i titoli di testa. Sono davvero molto fascinosi. tanto fascinosi da farmi quasi – dico quasi – rivalutare il nuovo tema che qualche settimana fa mi sembrava davvero una ciofeca.
Per un’analisi più completa e per un confronto interessante, provate anche a dare una lettura alla recensione che lo scorso anno ho fatto dell’episodio precedente.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

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