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1
gen 12

Notorius

Notorius

Notorius – L’amante perduta
(Notorius)

di Alfred Hitchcock (USA, 1946)
con Ingrid Bergman, Cary Grant,
Claude Rains, Leopoldine Konstantin, Louis Calhern,
Reinhold Schünzel, Alex Minotis

Tormentata storia d’amore ad alto rischio tra un agente dello spionaggio USA e la figlia americana di una spia tedesca. Dopo l’incriminazione di suo padre, la giovane Alicia Huberman – una trentenne ubriacona, viveur e molto dissoluta – decide di partire per un viaggio a Panama con uno dei suoi amanti, un riccone molto più anziano di lei. Il suo desiderio è di andare lontano e provare a dimenticare la brutta storia che l’ha toccata da vicino e in cui ha rischiato di essere coinvolta. La notte prima della partenza, però, un bel poliziotto la avvicina, chiedendole di andare con lui in Brasile.
L’agente Devlin vuole ingaggiarla come collaboratore dell’intelligence USA e farla infiltrare nell’ambiente di alcune spie tedesche di stanza a Rio. Alicia, non avendo grosse prospettive davanti a sé, già annoiata per il futuro viaggio con l’anziano amante e invaghita dell’elegante sbirro dai modi gentili, decide di accettare la missione.
Una volta arrivati in Brasile, tra i due scatta la passione ma ben presto la missione si fa ardua. Ad Alicia viene chiesto di sedurre Alexander Sebastian, il capo dell’organizzazione spionistica tedesca locale, per poter così facilmente frequentare casa sua. I due amanti sono inizialmente molto combatutti e riluttanti, chiedono l’un l’altra una prova d’amore che però non arriva. Sono infatti troppo orgogliosi per dichiararsi l’amore che provano; alla fine dunque lasciano che la loro relazione finisca, sebbene continuino a lavorare fianco a fianco nella missione, ligi nel loro dovere di agenti segreti americani. I loro sentimenti trionferanno, comunque, cioè i due torneranno a essere sinceri reciprocamente solo quando Alicia, avvelenata da Sebastian – ormai suo marito, si troverà a rischiare la vita.
Che Ingrid Bergman e Cary Grant fossero belli lo sappiamo. Che sono stati due grandi attori, anche. Dunque cosa aggiungere? Diciamo allora che la direzione di Hitchcock rende il tutto ancora più gradevole.
Gran bel film. Per appasionati di pellicole dell’epoca d’oro di Hollywood ma non solo.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


1
gen 12

Film: storico personale (update 1 gennaio 2012)

Pellicola

anno film visti
2011 95
2010 60
2009 63
2008 155
2007 134
2006 78
2005 67
2004 66

Un ulteriore aggiornamento alla tradizionale statistica egotico-cinematografica.


31
dic 11

I Griffin presentano Blue Harvest

I Griffin presentano Blue Harvest
(Family Guy – Blue Harvest)

di Dominic Polcino (USA, 2007)

Parodia della saga di Star Wars (dell’episodio IV, per la precisione) realizzata con i personaggi principali del cartoon di Seth MacFarlane “I Griffin (Family Guy)”.
Il protagonista è un Luke Skywalker adolescente, interpretato dal solito timido/impacciato/imbambolato Chris (il figlio maggiore, quello con la zazzera bionda e l’orecchino). Peter invece veste i panni di Han Solo. A Lois il compito di impersonare la Principessa Leila (un po’ sperduta – a dire il vero). Stewie, come spesso accade, è il personaggio più simpatico, qui infatti recita una versione bassa e capocciona de “La morte nera”, ossia Dart Fener o Darth Vader, che dir si voglia.
Il cane Brian prova a recitare come Chewbacca ma non ci riesce, nonostante ce la metta tutta. Il senso è che per lui, fare la parte di un essere che comunica con i versi, anziché con la parola, è un vero disonore.
Quagmire è C-3PO (il robot dorato) in versione allupata, mentre Cleveland interpreta un R2-D2 (C1-P8) in versione “black ghetto”.
Meg appare solo per pochi istanti nei panni di uno strambo e muto serpentone verde.
Sarò estremamente sincero: questa parodia – ovviamente – si apprezza di più, se si è visto il primo episodio di Star Wars (cosa che io non ho fatto). Peraltro durante la visione di questo cartone mi sono anche un po’ addormentato, dunque chiedo venia per eventuali imprecisioni.
Domanda fondamentale: si ride? Boh, non credo, non mi sembra. Diverte? Forse, un po’. Comunque è da guardare.
Nota: Blue Harvest è il nome in codice usato durante la lavorazione del film “Star Wars”.

Qui potete vedere la locandina ufficiale americana, al solito decisamente meglio di quella italiana.

La scheda di MyMovies.it.


21
dic 11

Sherlock Holmes – Gioco di ombre

Sherlock Holmes - Gioco di ombre

Sherlock Holmes – Gioco di ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)

di Guy Ritchie (USA, 2011)
con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace,
Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Geraldine James,
Eddie Marsan, Kelly Reilly, Paul Anderson, William Houston

Fiaba fracassona per grandi e piccini. Se vi è piaciuto il precedente episodio, apprezzerete anche questo.
Il perfido professor Moriarty (Jared Harris) ha comprato un’industria bellica e ha intenzione di scatenare una guerra mondiale, mettendo contro Francia e Germania, al solo scopo di costingere gli Stati a rivolgersi a lui per l’acquisto dell’arsenale bellico. Per realizzare il suo piano si avvale dell’aiuto di alcuni anarchici che in quegli anni tentano di creare il panico, organizzando diversi attentati dinamitardi. Il Dr. Watson, novello sposo, abbandona la luna di miele per seguire Sherlock in giro per l’Europa nella folle impresa di sventare il progetto malvagio di Mortiarty.
Non ho letto i romanzi di Doyle per cui non so quanto questa pellicola sia attinente all’opera originale ma credo che ormai questa valutazione non sia più importante. Ritchie ha preso solo spunto dal personaggio del celebre investigatore per creare un divertente action movie molto avventuroso ambientato nell’ultimo decennio del XIX secolo.
Downey e Law se la cavano ottimamente, come al solito. Il loro è un umorismo leggero, senza vere e proprie battute comiche. Diciamo che ci mettono le espressioni buffe. Più che altro il grande lavoro è stato fatto in fase di scrittura per far rivivere sulle labbra dei due protagonisti quello humor inglese sagace che si avvale spesso di contorte perifrasi per esprimere un giudizio.
Non vorrei parlare di maschilismo ma mi stupisce un po’ che il film sia imperniato quasi esclusivamente su Holmes e Watson e che non ci sia alcuna figura femminile importante al loro fianco. Certo, c’è Noomi Rapace nel ruolo della zingara che accompagna i due protagonisti nell’ultima fase dell’avventura, c’è la bella Rachel McAdams nei panni della truffaldina Irene Adler e Kelly Reilly ad intepretare la neo-sposa di Watson, ma mi sembrano tutti ruoli davvero molto marginali. Il che suona strano.
Una citazione speciale va fatta per il ruolo del fratello di Holmes, tale Mycroft: un buffissimo diplomatico inglese corpulento e dai modi compassati, interpretato dal grandioso Stephen Fry.
Voto complessivo: 6. Un buon prodotto di intrattenimento. Forse meno interessante del primo episodio ma ancora abbastanza valido.

Nota: a differenza del capitolo precedente, questo film è stato prodotto negli Stati Uniti, anziché nel Regno Unito.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


20
dic 11

Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

di George Clooney (USA, 2011)
con Ryan Gosling, George Clooney, Paul Giamatti,
Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Marisa Tomei,
Jeffrey Wright, Max Minghella, Talia Akiva, Jennifer Ehle,
Gregory Itzin, Michael Mantell

Senza alcun ombra di dubbio questo è uno dei migliori film dell’anno. Sia per la storia – liberamente tratta dalla pièce teatrale “Farragut North” di Beau Willimon – che per la recitazione.
Clooney ha deciso di raccontare le difficili scelte che la vita ci costringe a fare attraverso la messa in scena del teatro della politica americana contemporanea.
In un’unica opera filmica troviamo mescolati con sapienza diversi ingredienti: ambizione, ipocrisia, vanità, egoismo, presunzione, cinismo, disprezzo, talento, lealtà, tradimento, vendetta, idealismo, insensibilità e molto altro ancora.
Stephen Meyers è uno spin doctor, un giovane e rampante responsabile del comitato elettorale del governatore Mike Morris, uno dei due candidati Democratici alla Casa Bianca. Siamo in Ohio, piena campagna elettorale. La sfida tra i due pretendenti sta arrivando al termine, la tensione è alta. Stephen è bravo e lo sa. Persino gli avversari lo sanno, tanto che gli offrono di passare dall’altra parte della barricata a lavorare per il senatore Pullman. Il ragazzo è tanto pieno di sè da essere sul punto di accettare ma crede a tal punto nella missione di Morris, nella sua buona fede da rinunciarci. Ci ripensa, insomma, preso com’è dal progetto, dalle parole piene di giustizia e speranza del governatore, nonostante sia egli stesso a “massaggiare il messaggio”. Crede fortemente nell’uomo per cui lavora e nelle idee che lui stesso prepara e organizza per essere veicolate attraverso la bocca del candiato. Di Morris si reputa quasi amico, non solo dipendente.
Sebbene non cambia casacca, Stephen si trova comunque in difficoltà; questo primo contatto con gli avversari, questo incontro segreto che non brilla certamente per correttezza deontologica gli fa ballare la sedia sotto il sedere in quanto una nota giornalista viene a conoscenza del fattaccio e minaccia di rivelarlo dalle colonne del giornale per cui scrive. Come se non bastasse, Paul, il capo del comitato elettorale di Morris, cerca un accordo con il senatore Thompson al fine di ottenere il suo pubblico appoggio e spostare, di conseguenza, i voti di centinaia di delegati dalla loro parte, ma non ci riesce. Il politico è furbo perciò traccheggia e mercanteggia. Per essere eletto candidato ufficiale dei Democratici alla poltrona della Presindenza a Morris mancano solo i voti dei delegati che pendono dalle labbra di Thompson. Pur essendo in leggero vantaggio, Morris ha bisogno di quei voti, lo sa bene ma oppone resistenza. Non vuole trattare, non vuole sporcarsi le mani scendendo a patti con un politico affarista e opportunista della vecchia guardia.
Nel frattempo una ragazza molto carina che lavora al comitato come stagista seduce Stephen con dolcezza e determinazione. Non voglio svelare altro ma sappiate che a questo punto l’intreccio dei fatti si fa molto avvincente.
Quando la situazione precipita definitivamente al protagonista non resta che scegliere: uscire di scena con la coda tra le gambe, ossia abbandonare il gioco dei duri e degli adulti con il pelo sullo stomaco, ammettendo di aver perso, oppure rilanciare. La scelta per Stephen sarà difficile, ma neanche tanto quando si accorgerà di aver vissuto in una grande illusione che egli stesso ha contribuito a costruire.
Il cast è davvero straordinario. Clonney ha voluto intorno a sé solo attori di prima classe. Si è riservato il ruolo di Morris, il candidato bonario e liberale che riesce anche ad essere idealista e para-socialista allo stesso tempo. L’Obama della situazione praticamente.
Ryan Goslin è al cenro della scena. Protagonista assoluto. Ormai non sbaglia più un film. Il 2011 è l’anno suo. Il giovane rampante e di belle speranze l’aveva già interpretato (e alla grande) nel film “Il caso Thomas Crawford”. Probabilmente è stato scelto anche per questo. Dire che è bravo è dir poco. Applausoni per lui.
Hoffman grandioso, come al solito. Sua la parte di Paul, il saggio responsabile dell’ufficio stampa di Morris, un uomo che per decenni è si è fatto le ossa dentro un comitato elettorale.
Paul Giamatti è il capo ufficio stampa del senatore Pullman, il contraltare di Paul insomma: un uomo cinico all’ennesima potenza. Il tale che cerca attraverso svariate lusinghe di convincere Stephen ad andare a lavorare per il comitato elettorale dell’altro candidato dei Democratici.
La bellissima Evan Rachel Wood interpreta la giovane stagista. La sua acconciatura mi ha un po’ lasciato perplesso. Una bionda platinatissima con pettinatura in stile diva del cinema americano anni ’50 è credibile come bassa manovalanza per la campagna delle primarie democratiche? Sono dubbioso, non saprei. Ad ogni modo non importa che capelli le abbiano fatto perché lei è eccezionale. Recita da attrice navigata, nonostante abbia solo 24 anni. Apprezzabilissima nella parte della ragazza molto giovane ma già conscia del proprio sex appeal, della bella bambolina che gioca a fare l’adulta, ma che crolla come un castello di carte di fronte alle grandi scelte e alle disgrazie che la vita le para davanti.
La simpatica Marisa Tomei incarna la giornalista tosta e senza scrupoli, sempre a caccia della notizia bomba.
A Jeffrey Wright l’infausto ruolo del senatore opportunista, del politico arrivista. Davvero molto strano, scelta di cast inconsueta: per quanto mi ricordi, questo attore ha recitato il più delle volte in ruoli alquanto positivi.
Voto finale: 9. Pellicola eccelsa. A parte la storia molto originale e la recitazione di tutto il cast, ho apprezzato molto anche la fotografia, che in più di occasione mi ha ricordato quella di “Good Night and Good Luck”. Si confrontino ad esempio i controluce delle scene iniziali dei due film.
Se siete fan della serie “The West Wing” molto probabilmente adorerete anche questa pellicola.

Nota personale: questo film l’ho visto in lingua originale presso il Cinema Fiamma di Roma. Lo ammetto: non mi aspettavo che Gosling avesse una voce così. Nei film italiani fino ad ora era sempre stato doppiato da voci più mature.
Qui trovate il trailer ufficiale (in inglese).

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


17
dic 11

Due cuori e una provetta

Due cuori e una provetta
(The Switch)

di Josh Gordon, Will Speck (Usa, 2010)
con Jennifer Aniston, Jason Bateman, Thomas Robinson,
Jeff Goldblum, Juliette Lewis, Victor Pagan, Bryce Robinson,
Patrick Wilson, Todd Louiso, Scott Elrod, Kelli Barrett

Commedia romantica americana ultraclassica con finale in cui si riaggiusta tutto.
New York. 2010. Un lui, una lei. Wally e Kassie. Entrambi hanno intorno ai 40 anni. Middle class. Lei è un’affermata giornalista televisiva, lui è un broker. Sono amicissimi. Migliori amici l’uno dell’altra. Lei sente il classico desiderio di maternità. Ma è single, per cui decide di ricorrere all’inseminazione artificiale. Lui non è d’accordo. Si capisce immediatamente che è innamoratissimo di lei – ma lei non gliel’ha mai data. Inoltre adesso vuole un figlio – a tutti i costi – ma non da lui.
Insomma un po’ bisticciano. Poi lei finalmente decide, trova il donatore – tale Roland – e dà un party, a cui invita anche lui. Sì, un party. Avete capito bene: una festa con tanto di cotillons per celebrare il giorno in cui del seme maschile viene inserito artificialmente in un organo riproduttivo femminile. Non che io sia bacchettone ma fa letteralmente schifo, diciamolo. Non l’inseminazione, il party. Solo in una sceneggiatura americana si può leggere una scena così.
Va beh, insomma, la sera della festa all’eventone c’è sia il prescelto, il bellimusto scelto da Kassie per fare il padre del su bambino, che Wally. Quest’ultimo alza il braccio e combina un casino (una cosa per cui bisogna sospendere l’incredulità necessariamente, senza pensarci due volte). Per sbaglio (?) Wally fa prima cadere il seme di Ronald nel lavandino e poi decide di inserirci il suo nella provetta vuota. Non per niente il titolo originale del film è “The Switch”, ossia “lo scambio”. Il mattino dopo però del fattaccio non ricorda nulla. La sbronza l’ha portato nottetempo a casa del suo amico e qui ha farfugliato qualcosa ma niente di comprensibile.
Passano nove mesi e il bimbo nasce. Kassie decide di chiamarlo Sebastian. Nessuno dei due genitori sospetta che sia avvenuto il tragicomico scambio. Anzi, si separano. Lei decide di spostarsi: prende suo figlio e va via. Lascia la Grande Mela per seguire la carriera. Wally prova a farsi una vita ma non ci riesce. Si vede benissimo che soffre e che le manca Kassie.
Dopo 8 anni e lei torna in città. I due amici di sempre e ritornano a frequentarsi. Tra Wally e il bambino si stabilisce subito un rapporto speciale, quasi magico. I due sembrano fatti l’uno per l’altro. Anche se non sanno di essere padre e figlio. Wally comunque ci mette poco a ricodare quello che è successo la notte del party e ad accorgersi di quanto il piccolo Sebastian gli assomigli. Ma sarà il caso di parlare? Di rivelare tutta la storia a Kassie ora che lei è tornata e che le cose sembrano andare per il meglio? Per di più tra i due amici di sempre sta quasi per sbocciare l’amore ma a complicare le cose ci si mette Roland, ormai separatosi da sua moglie, che ci mette poco a far affezionare Kassie.
A me Jason Bateman sta simpatico. Trovo che sia anche bravo a recitare e perfetto per questi ruoli in cui ci vuole un uomo abbastanza giovane ma senza aspetto da macho.
Jennifer Aniston mi pare ancora la fidanzatina d’America a 42 anni suonati (40 ai tempi in cui ha girato la pellicola). Ma in questo caso va bene. La parte richiedeva una bella faccia e un’aspetto non aggressivo. Nonostante il suo personaggio sia a tutti gli effetti quello di una donna in carriera, chi ha scritto non ha voluto far emergere in questo caso il rampantismo della quarantenne americana che lavora nello showbiz. La Aniston qui è una mamma bellissima e dolcissima, oltre che un’amica leale e sincera (anche se un po’ egoista quando si tratta di procreare un piccolo della sua specie).
Ma l’attore più bravo della pellicola è il piccolo Thomas Robinson, cioè colui che interpreta Sebastian. Fa tenerezza. Ha tutta una serie di faccette che variano dal “contrito” allo “sbigottito” passando per lo “stufo”, il “dispiaciuto”, il “contrariato” e tante altre ancora. Davvero uno spasso.
Jeff Goldblum interpreta Leonard, il migliore amico di Wally: uno scapolone cinquantenne molto disilluso e ottimista, che spesso durante i suoi rendez vous amorosi viene interrotto per accorrere in soccorso del suo amico.
Juliette Lewis è Debbie, l’amica del cuore di Kassie: una mezza matta che ha sempre voglia di festeggiare e che odia a morte Wally per il suo essere pessimista e disfattista.
Voto alla pellicola 6. Gradevole ma scontato. Inizi a vederlo e sai già come va a finire. Peccato. Di commedia c’ha poco o nulla. Io cioè non ho riso affatto. Forse m’è scappato qualche sorriso di fronte alle espressioni stralunate del piccolo Sebastian. In alcuni frangenti la situazione raccontata è abbastanza triste da farvi piangere (se è questo che state cercando).

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


15
dic 11

Fantozzi

Fantozzi

di Luciano Salce (Italia, 1974)
con Paolo Villaggio, Gigi Reder, Anna Mazzamauro, Umberto D’Orsi,
Liù Bosisio, Giuseppe Anatrelli, Plinio Fernando, Paolo Paoloni

Un grande classico della commedia italiana che non mi stancherei mai di guardare e riguardare.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
dic 11

Il giocattolo

Il giocattolo

Il giocattolo

di Giuliano Montaldo (Italia, 1979)
con Nino Manfredi, Arnoldo Foà, Vittorio Mezzogiorno,
Pamela Villoresi, Marlène Jobert, Olga Karlatos,
Daniele Formica, Mario Brega, Arnaldo Ninchi, Mario Cecchi,
Luciano Catenacci, Renato Scarpa, Carlo Bagno

Vittorio Barletta è il ragioniere di una grossa azienda lombarda. Per il suo capo, l’industriale Nicola Griffo, è un fidato braccio destro che si occupa di tutto: va a versare e a ritirare il denaro dalla banca, nasconde in casa libri della “contabilità occultata”, fa da testa di legno per l’apertura di società off shore, ecc. Dopo essere stato ferito durante la rapina in un supermarket, si prende un breve periodo di convalescenza e si dedica al suo hobby preferito: riparare orologi d’epoca. Tornato al lavoro, si rende conto che Nicola Griffo l’ha sostituito con un altro gorilla, un vecchio ufficiale in pensione che pare garantire più sicurezza alla società perché abitualmente porta con sé una pistola. Per riguadagnare la fiducia del suo capo, riprendersi il suo ruolo in azienda e non sentirsi “superato”, Vittorio decide quindi di comprare un’arma. Uscito dall’armeria, viene però picchiato e derubato della pistola. Il momento di debolezza e riflessione comunque dura poco: Vittorio non demorde. Il suo amico poliziotto Sauro Civer gli regala un’altro costoso revolver e lo porta ad allenarsi al poligono di tiro. Vittorio si scoprirà un grande tiratore sportivo ma in poco tempo l’istinto omicida prenderà il sopravvento su di lui. Una sera, per caso, si trova coinvolto in una sparatoria in pizzeria e non può fare a meno di usare l’arma per uccidere: dopo aver visto il suo amico Sauro morire sotto i suoi occhi, istintivamente decide di rispondere al fuoco, spara per vendetta e uccide il malvivente assassino mentre si dà alla fuga. A questo punto Vittorio diverrà definitivamente schiavo della sua arma, non riuscirà più a separarsene, senza contare che sarà pian piano estromesso dalla sua azienda e finirà per allontanarsi anche da sua moglie, che peraltro nel frattempo si è gravemente ammalata.
In apertura la pellicola ha quasi un taglio reazionario e fascistoide, sembra cioè che stia lì lì per affermare attraverso le immagini un qualuquistico: “Signora mia, quanta violenza c’è al giorno d’oggi”. Poi prende una piega diversa e finisce per illustrare la deriva pericolosa e incontrollata che spesso prende il desiderio di auto-difesa. Un film sui rischi del farsi giustizia da soli? Forse. Alcuni l’hanno addirittura considerato una versione italiana de “Il giustiziere della notte”, ma non saprei sire se è corretto, dal momento che non l’ho visto.
Manfredi è in parte, come al solito. Probabilmente un tantinello troppo anziano (aveva 58 anni quando ha girato) ma non mi è sembrato un grande problema. Nei panni del ragioniere “buono e fesso” ci sta bene, forse meno in quelli del giustiziere ma non importa.
Ottima performance per Vittorio Mezzogiorno. Suo è il ruolo del giovane poliziotto campano, leale e coscenzioso.
Buona recitazione anche per la Jobert, qui nei panni della tranquilla e comprensiva signora Barletta.
Deliziosi i duetti tra Nicola Griffo (Arnoldo Foà) e sua figlia Patrizia (Pamela Villoresi): non sopportandosi, si dicono in faccia ogni sorta di cattiveria, spesso alla presenza di Vittorio. L’uno è un padre padrone, ricchissimo e arrogante, che vuole tenere sua figlia lontano dal rischio di un rapimento a fini di riscatto miliardario, l’altra si sente schiava della limitazione di libertà imposta da suo padre e schifata dal suo forte attaccamento al denaro.
Mario Brega interpreta uno dei compari del malavitoso assasinato in cerca vendetta.
Daniele Formica invece recita nel ruolo del gestore del poligono frequentato da Sauro e Vittorio.
Nota: il soggetto è stato scritto da Sergio Donati, che ha curato anche la sceneggiatura con lo stesso Manfredi con il regista Montaldo.
Voto: 5 e mezzo. Discreto.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


8
dic 11

Midnight in Paris

Midnight in Paris

di Woody Allen (Francia, 2011)
con Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion Cotillard,
Michael Sheen, Carla Bruni, Adrien Brody, Kathy Bates,
Nina Arianda, Kurt Fuller, Tom Hiddleston, Alison Pill,
Mimi Kennedy, Léa Seydoux, Corey Stoll, Lil Mirkk, Gad Elmaleh

Partiamo con le cose semplici. Questo è migliore del precedente film di Woody Allen. Dunque i delusi potranno rifarsi. Almeno in parte.
Mi spiego. La commedia è gradevole ma non siamo di fronte a quei capolavori a cui Allen ci aveva abituato durante i decenni precedenti. Peccato. Comunque sia, Midnight in Paris, pur essendo privo del tipico umorismo sagace che da anni contraddistingue le produzioni cinematografiche di questo regista, non è un cattivo film. Anzi.
Il protagonista, tale Gil, è un giovane scrittore americano in vacanza a Parigi con la sua ragazza e i di lei genitori. Innamoratissimo della città, ha il desiderio di trasfericisi a vivere ma la sua ragazza Inez non pare essere del tutto d’accordo. Mentre cenano in lussuoso ristorante i due incontrano un’altra coppia di americani: Paul, un professore vecchio amico di Inez, e la sua compagna. Iniziano così a visitare Parigi in quattro ma Gil presto si stufa e decide di abbandonare la comitiva, anche perché Paul gli risulta particolamente antipatico a causa della sua pedanteria. Inez invece, affascinatissima dal suo amico colto e barbuto, decide di continuare con lui il tour culturale per la città da sogno.
Mentre la sua ragazza è in giro per Parigi, Gil preferisce passeggiare in solitudine per la città; così facendo, una notte si imbatte per caso in degli strani personaggi, un gruppo di artisti del passato di cui è fan da sempre: Ernest Hemingway, Cole Porter, Francis Scott e Zelda Fitzgerald. Inizialmente gli sembrerà tutto un sogno (anche perché è abbastanza alticcio) ma ci metterà poco ad accorgersi che si tratta di una specie di realtà parallela in cui si trova immerso, una specie di “Inception” nel passato – per la precisione negli anni ’30.
Di questa vita notturna vissuta in compagnia dei suoi amici artisti Gil s’innamorerà senza remore. Sarà il suo rifugio dai problemi diurni con la sua ragazza e il presente. Di notte incontrerà anche Adriana, una bellissima moretta per cui perderà la testa. Persino la sua autostima, dai livelli bassi in cui si trovava prima delle frequentazioni notturne, farà notevoli progressi grazie all’incontro con Gertrude Stein, che accetterà di leggere il libro che sta scrivendo e gli fornirà diversi consigli su come procedere con il lavoro.
Non vi svelo il finale ma sappiate che nasconde una morale. Anche condivisibile, a dire il vero: né banale, né troppo scontata.
Domanda importante: ma si ride durante la visione di questo film? Mah. Poco, direi quasi mai. A parte una scena straordinaria in cui il protagonista incontra in un bar uno stralunatissimo Salvator Dalì (magnificamente interpretato da Adrien Brody) che non fa altro che rifersi alla figura del rinoceronte. Ma questo è solo il mio personalissimo parere.
Owen Wilson è un’attore che mi sta un sacco simpatico; bravissimo, certo, ma sinceramente non so è stata la scelta perfetta per questa pellicola. Diciamo che non è fuori ruolo ma personalmente lo preferivo nei panni di personaggi demenziali. Quella non è la faccia di uno scrittore americano con problemi esistenziali.
Rachel McAdams invece è perfetta. Fa la giovane americana di buona famiglia, una biondina dolce e sexy anche un po’ stronzetta, la fidanzatina perfetta che ti sta al fianco finché non si stufa o non si presenta il primo problema serio. Non so come dirvelo: io l’ho trovata molto più che attraente. Per i primi 20 minuti di pellicola non ho fatto altro che guardare e pensare alle sue gambe.
Michael Sheen interpreta un giovane professore americano che viene invitato alla Sorbonne. Affascinantissimo. La barba nera e folta gli dona molto. Peccato abbia dovuto recitare la parte di un rompiscatole saputello e pretenzioso.
Marion Cotillard è bella, ma questo lo sappiamo. Qui recita la parte della ragazza giovane e frivola che non sa quel che vuole. Il personaggio di Adriana è un’apparente ingenua che si fa affascinare da enormi personalità e che attraverso questo atteggiamento nasconde il suo vuoto esistenziale. Riesce comunque a far innamorare il protagonista con un solo sguardo. Bontà sua.
Di Adrien Brody ho già detto.
Carla Bruni: quasi “non pervenuta”. Ha solo un paio di scene nei panni di un’insulsa guida turistica. Il presidente francese ci scuserà per questo.
Kathy Bates nei panni di Gertrude Stein per me è un “Boh”.
Mi ha stranito vedere Alison Pill nei panni di Zelda Fitzgerald. Il suo ruolo è emblematico. Risulta buffa in un primo momento e tragica poco dopo. Un peperino frizzante prima e un anima in pena in preda alla disperazione più profonda dopo. La bravura di Allen credo stia anche nel saper raccontare personalità di questo tipo, nonostante in questo caso l’abbia fatto attraverso un paio di pennellate/scene appena.
Molto buffo anche Gad Elmaleh, l’attore a cui hanno affidato il ruolo di un investigatore privato francese. Recita una sola battuta ma la situazione in cui si viene a trovare è decisamente divertente.
Voto: 6. Sufficienza. Da Allen ci si aspetta sempre capolavori.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


7
dic 11

Film gratis sulla pagina Facebook di Cubovision

Solitamente non faccio marchette su questo blog (e tutto sommato anche questa non può essere definita tale, dal momento che non ho preso soldi, né avuto regali di alcun tipo) ma oggi farò una minuscola eccezione. Un’amica (ex collega) mi ha segnalato un’iniziativa originale e mi ha chiesto gentilmente di riportarla sul mio blog. Per cui procedo.
Sarò breve: sulla pagina Facebook di Cubovision (Telecom Italia) mandano in play dei film. Gratis. L’iniziativa si chiama “Cubocinema”. Basta cliccare sul “Mi piace” e guardare. Stasera alle 21.00 (cioè tra meno di 15 minuti) mandano in onda (se ancora si può chiamarla onda) “Se mi lasci ti cancello”.
Ah, tra l’altro pare che questa non sia la prima pellicola – la settimana scorsa hanno dato “Il favoloso mondo di Amelie” – e che gli utenti stessi possano votare il prossimo film da vedere sulla pagina. Interessante, no? Mi pare che sia la prima volta che in Italia si faccia una cosa del genere. O sbaglio?