Posts Tagged: Fabio Troiano


21
mag 10

Cado dalle nubi

Cado dalle nubi

di Gennaro Nunziante (Italia, 2009)
con Checco Zalone (Luca Medici),

Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano, Raul Cremona,
Peppino Mazzotta, Anna Ferruzzo, Gigi Angelillo, Ludovica Modugno,

Sereno Bukasa, Stefano Chiodaroli, Ivano Marescotti,

Claudia Penoni, Francesca Chillemi, Ivana Lotito

Questo film l’ho visto quasi per caso, cioè ero curioso di vederlo ma non me lo sono andato a cercare – diciamo così. D’altronde io sono pugliese e anche Luca Medici (Checco Zalone) è originario della provincia di Bari, dunque la mia curiosità è maggiormente giustificata, no?
Diciamo subito che un film così era inevitabile. Durante gli ultimi 4 anni la popolarità di Checco Zalone è cresciuta a dismisura, sia per la canzone “Siamo una squadra fortissimi”, realizzata a margine dei Mondiali di calcio 2006 e spinta da Radio Deejay, sia per la sua massiccia presenza nelle ultimi edizioni di “Zelig”. Popolarità meritata? Secondo me sì. Spesso trovo le sue gag divertenti. In particolar modo i brani che compone, le parodie, le imitazioni, ecc. Ma non è questo il punto. Il punto è che Zalone ha fatto benissimo – secondo me – a sfruttare questo momento di popolarità per portare un film al cinema. Magari un film – 99 minuti di pellicola – non è nelle sue corde – troppo lungo, dispersivo – magari il format che più gli si addice è la gag breve in tv, la canzone parodia, fatto sta che ha fatto bene. C’era da sfruttare e ha sfruttato. Su questo non ci piove. Ottima anche la scelta di non snaturarsi, di mantere il personaggio che l’ha reso celebre e crearci intorno uno script. A questo proposito lasciate che faccia i complimenti al regista e co-sceneggiatore: Gennaro “Genny” Nunziante, un piccolo genio dell’ironia made in Puglia. Suoi i testi di gran parte della produzione del duo comico Toti e Tata durante gli anni ’90. Ricordate il prete nel film “Casomai”? Ecco, è lui.

Dunque, tornando al film, devo dire che capisco possa divertire. D’altronde se ha incassato 13.840.000 di Euro a qualcuno dovrà pur essere piaciuto. A me ha divertito. Ma poco. E’ un film un po’ banalotto con battute che spesso immagini ancor prima che vengano pronunciate.

I filoni narrativi sono sostanzialemente tre e s’incrociano di tanto in tanto: la ricerca del successo nel mondo dello spettacolo, l’amore per la bella settentrionale, la gestione dell’omosessualità del cugino che vive a Milano.

Checco Zalone, un trentenne sfaccendato e megalomane di Polignano a Mare (Ba) ha il pallino del canto. Si sente un musicista a tutto tondo, un gran compositore incompreso. Scrive brani ultra tamarri, sgrammaticati e volgari e per vivere canta nei piano bar della zona. Dopo essere stato lasciato dalla ragazza storica, cade in depressione. Disperato, accetta il consiglio di suo zio muratore e va a trovare suo cugino a Milano, dove si spera possa coronare i suoi sogni di gloria. Arrivato qui scopre che suo cugino è omosessuale e vive con un uomo, nonostante la famiglia d’origine non sappia nulla di tutto questo. Nel capoluogo meneghinno Checco cercherà da una parte di proporsi come artista e dall’altra di entrare nelle grazie di una ragazza caruccia che fa volontariato in parrocchia, occupandosi di ragazzi con problemi in famiglia.

Ho letto un po’ di critiche in giro sul modo in cui questo film fa ironia sull’omosessualità per cui mi sembra giusto spendere due parole sull’argomento. In effetti rifiutare il linguaggio politically correct è un’arma pericolosa in questo caso. Certo, chi fa ironia qui ribalta la frittata, ci va giù pesante per superare l’ipocrisia di fondo ma il problema – a mio avviso – è in chi guarda. Sfruttare l’intolleranza della gente per farla ridere, non so, non mi sembra una gran bella cosa.
Zalone recita benino. Cioè fa il suo. Fa Zalone, il personaggio che lo ha portato al successo. Cosa vuoi dirgli?
Giulia Michelini se la cava anche. E’ caruccia, non bellissima. Ma qui d’altronde non ci voleva una strafiga perché sarebbe stato ancor meno credibile.
A Dino Abbrescia e a Fabio Troiano è stato detto di recitare nella parte di due superfroci, due checche isteriche. Ora, d’accordo: è un film grottesco. Ma sopratutto nelle prime scene esagerano un bel po’. Calcano troppo la mano.
Per Stefano Chiodaroli e Raul Cremona solo un breve cameo. Il primo nel ruolo di un organizzatore di serate e il secondo in quello di un autore di un talent show televisivo.
La ex Miss Italia Francesca Chillemi è sempre caruccia. Per lei solo pochissime scene nei panni di una tipa che finge di essere la ragazza del cugino gay del protagonista per non insospettire la famiglia d’origine terrona.

Voto al film. 5 e 1/2. Il fatto che abbia fatto un grosso incasso mi pare l’unico elemento che depone a suo favore. Ossia: pellicola riuscitissima sotto l’aspetto commerciale.

La scheda di e quella di .


22
gen 09

Solo un padre

Solo un padre

Solo un padre

di Luca Lucini (Italia, 2008)
con Luca Argentero, Dianne Fleri,
Claudia Pandolfi, Fabio Troiano, Anna Foglietta,
Sara D’Amario, Alessandro Sampaoli, Francesca Vettori,

Michela Gatto, Fabiana Gatto, Gianni Bisacca, Elisabetta De Palo

Questo è uno di quelli che si possono definire film vaginali. Il cinema dove sono stato io (una sala parrocchiale che proietta pellicola d’essai) era pieno di ragazze. O meglio: di donne, tra i 20 e i 45 anni. Ed ogni volta che il regista staccava sul primo piano del protagonista era tutto un “Ooooooh!”, un darsi di gomito, di risatine complici. Qualcosa di davvero fastidioso, credetemi.
Che Luca Argentero sia un bell’uomo è evidente. Palese! Non c’è neanche bisogno di ammetterlo. Però non si può andare a vedere un film solo perché si è attratti dal fascino del protagonista e soprattutto non ci si comporta così in sala. Andiamo! Siamo adulti.
Passiamo al film. Si tratta di un dramma molto semplice ma non banale. Carlo, un giovane dermatologo (tra i 35 e i 40 anni) rimane vedovo. Sua moglie Melissa è morta durante il parto della loro primogenita, Sofia detta “Fagiolino”. Nonostrante faccia di tutto per nascondere la propria sofferenza e mostrarsi sereno, a fine pellicola cederà ai sentimenti e schiuderà il suo cuore per accogliere l’amore della giovane ricercatrice universitaria che ha ingaggiato come baby sitter per la sua piccina.
Si tratta di un film semplice ma fortunatamente non banale. Non mi è piaciuto granché ma va detto che ha il pregio di avere nella trama un piccolo colpo di scena, verso il finale.
Di Luca Argentero ho già detto. È un bellone. Un giovane uomo molto affascinante. Ormai è un attore fatto. Praticamente tutti hanno dimenticato che è stato un partecipante del Grande Fratello 3. Fortunatamente non deve dimostrare più niente a nessuno. Sa recitare: lo sappiamo. Per cui poteva anche risparmiarsi quelle decine di faccette che lo rendevano ‘sintetico’, falso e odiosetto.
Diane Fleri è molto dolce. Bella, non bellona, né bellissima. Fa molta tenerezza il suo essere (apparire) indifesa, gentile, premurosa. Il suo forte accento francese la rende ancora più buffa e adorabile, se possibile. Ebbi modo di apprezzarla già nel film “Mio fratello è figlio unico”. E questa sua nuova esperienza sul grande schermo non fa altro che confermare la mia prima impressione. Brava! Speriamo abbia sempre più spazio nel cinema italiano.
Claudia Pandolfi ha davvero poche scene per poter esprimere un parere sulla sua performance attoriale. Diciamo che l’hanno truccata molto; nel film sembra quasi che abbia più anni di quelli che realmente ha (35). Forse l’effetto era voluto, per fare da contrasto con la giovinezza e la freschezza della baby sitter. Allora si spiegherebbero anche i chili in più e la pettinatura ‘anziana’.
La recitazione di Anna Foglietta è davvero sopra le righe. Capisco che il suo è un personaggio macchietta: la zitella fastidiosa che non ha superato il trauma di essere stata mollata dal fidanzato storico, quella che si è comprata un gatto per non sentirsi sola, quella che tutti vogliono appioppare al vedovo belloccio… ma insomma. Si poteva anche contenere un po’ nel tratteggiare il suo personaggio.
Fabio Troiano è il giullare della compagnia. Il più brillante del quartetto di giovani dermatologi dello studio/laboratorio in cui lavora il protagonista. Dunque ruolo azzeccato per lui.
Alessandro Sampaoli l’abbiamo già visto nella trasmissione che Ambra Angiolini conduceva su Mtv (“Stasera niente Tv”) e al fianco di Giobbe Covatta ed Enzo Iachetti nella sit-com “Medici Miei”. Qui fa la parte dell’altro giovane medico dello studio. Un omosessuale tratteggiato attraverso il solito, classico stereotipo dell’omosessuale (allegro, gioviale, sensibile, effemminato, bravo in cucina, premuroso, ecc.). Buona prova come attore per lui ma – ahimé – pessima caratterizzazione.
Le piccole gemelle Gatto, ossia le due bimbe che sono state ingaggiate per recitare il personaggio di Sofia “Fagiolino”, hanno una faccia troppo buffa. Anche loro sono adorabili. (vedi locandina)
La colonna sonora non è malaccio anche se al suo interno è presente qualche pezzo un po’ ruffiano finalizzato a strizzare l’occhio al pubblico femminile che soffre le pene d’amore: “Everybody Hurts” dei R.E.M. Stesso discorso per di “Sunrise” di Norah Jones. Il tema, comunque, è gradevole e melodico. Si tratta di “Per Fare a Meno di Te”, interpretato da Giorgia: un brano che resta in testa per tutta la durata della pellicola. E se lo dico io che non sono un fan di Giorgia, credeteci!
“Solo un padre”, comunque, non è tutto un pianto. La drammaticità più o meno intensa è spesso diluita in alcune situazioni più leggere, dalle velleità brillanti. L’opera infatti è tratta dal romanzo di Nick Earls intitolato “Avventure semiserie di un ragazzo padre”.

Il sito ufficiale. Il trailer ufficiale.
La scheda di Wikipedia Italia, quella di MyMovies.it e quella di Cinematografo.it.