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Midnight in Paris

Midnight in Paris

di Woody Allen (Francia, 2011)
con Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion Cotillard,
Michael Sheen, Carla Bruni, Adrien Brody, Kathy Bates,
Nina Arianda, Kurt Fuller, Tom Hiddleston, Alison Pill,
Mimi Kennedy, Léa Seydoux, Corey Stoll, Lil Mirkk, Gad Elmaleh

Partiamo con le cose semplici. Questo è migliore del precedente film di Woody Allen. Dunque i delusi potranno rifarsi. Almeno in parte.
Mi spiego. La commedia è gradevole ma non siamo di fronte a quei capolavori a cui Allen ci aveva abituato durante i decenni precedenti. Peccato. Comunque sia, Midnight in Paris, pur essendo privo del tipico umorismo sagace che da anni contraddistingue le produzioni cinematografiche di questo regista, non è un cattivo film. Anzi.
Il protagonista, tale Gil, è un giovane scrittore americano in vacanza a Parigi con la sua ragazza e i di lei genitori. Innamoratissimo della città, ha il desiderio di trasfericisi a vivere ma la sua ragazza Inez non pare essere del tutto d’accordo. Mentre cenano in lussuoso ristorante i due incontrano un’altra coppia di americani: Paul, un professore vecchio amico di Inez, e la sua compagna. Iniziano così a visitare Parigi in quattro ma Gil presto si stufa e decide di abbandonare la comitiva, anche perché Paul gli risulta particolamente antipatico a causa della sua pedanteria. Inez invece, affascinatissima dal suo amico colto e barbuto, decide di continuare con lui il tour culturale per la città da sogno.
Mentre la sua ragazza è in giro per Parigi, Gil preferisce passeggiare in solitudine per la città; così facendo, una notte si imbatte per caso in degli strani personaggi, un gruppo di artisti del passato di cui è fan da sempre: Ernest Hemingway, Cole Porter, Francis Scott e Zelda Fitzgerald. Inizialmente gli sembrerà tutto un sogno (anche perché è abbastanza alticcio) ma ci metterà poco ad accorgersi che si tratta di una specie di realtà parallela in cui si trova immerso, una specie di “Inception” nel passato – per la precisione negli anni ’30.
Di questa vita notturna vissuta in compagnia dei suoi amici artisti Gil s’innamorerà senza remore. Sarà il suo rifugio dai problemi diurni con la sua ragazza e il presente. Di notte incontrerà anche Adriana, una bellissima moretta per cui perderà la testa. Persino la sua autostima, dai livelli bassi in cui si trovava prima delle frequentazioni notturne, farà notevoli progressi grazie all’incontro con Gertrude Stein, che accetterà di leggere il libro che sta scrivendo e gli fornirà diversi consigli su come procedere con il lavoro.
Non vi svelo il finale ma sappiate che nasconde una morale. Anche condivisibile, a dire il vero: né banale, né troppo scontata.
Domanda importante: ma si ride durante la visione di questo film? Mah. Poco, direi quasi mai. A parte una scena straordinaria in cui il protagonista incontra in un bar uno stralunatissimo Salvator Dalì (magnificamente interpretato da Adrien Brody) che non fa altro che rifersi alla figura del rinoceronte. Ma questo è solo il mio personalissimo parere.
Owen Wilson è un’attore che mi sta un sacco simpatico; bravissimo, certo, ma sinceramente non so è stata la scelta perfetta per questa pellicola. Diciamo che non è fuori ruolo ma personalmente lo preferivo nei panni di personaggi demenziali. Quella non è la faccia di uno scrittore americano con problemi esistenziali.
Rachel McAdams invece è perfetta. Fa la giovane americana di buona famiglia, una biondina dolce e sexy anche un po’ stronzetta, la fidanzatina perfetta che ti sta al fianco finché non si stufa o non si presenta il primo problema serio. Non so come dirvelo: io l’ho trovata molto più che attraente. Per i primi 20 minuti di pellicola non ho fatto altro che guardare e pensare alle sue gambe.
Michael Sheen interpreta un giovane professore americano che viene invitato alla Sorbonne. Affascinantissimo. La barba nera e folta gli dona molto. Peccato abbia dovuto recitare la parte di un rompiscatole saputello e pretenzioso.
Marion Cotillard è bella, ma questo lo sappiamo. Qui recita la parte della ragazza giovane e frivola che non sa quel che vuole. Il personaggio di Adriana è un’apparente ingenua che si fa affascinare da enormi personalità e che attraverso questo atteggiamento nasconde il suo vuoto esistenziale. Riesce comunque a far innamorare il protagonista con un solo sguardo. Bontà sua.
Di Adrien Brody ho già detto.
Carla Bruni: quasi “non pervenuta”. Ha solo un paio di scene nei panni di un’insulsa guida turistica. Il presidente francese ci scuserà per questo.
Kathy Bates nei panni di Gertrude Stein per me è un “Boh”.
Mi ha stranito vedere Alison Pill nei panni di Zelda Fitzgerald. Il suo ruolo è emblematico. Risulta buffa in un primo momento e tragica poco dopo. Un peperino frizzante prima e un anima in pena in preda alla disperazione più profonda dopo. La bravura di Allen credo stia anche nel saper raccontare personalità di questo tipo, nonostante in questo caso l’abbia fatto attraverso un paio di pennellate/scene appena.
Molto buffo anche Gad Elmaleh, l’attore a cui hanno affidato il ruolo di un investigatore privato francese. Recita una sola battuta ma la situazione in cui si viene a trovare è decisamente divertente.
Voto: 6. Sufficienza. Da Allen ci si aspetta sempre capolavori.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

La marcia su Roma

La marcia su Roma

di Dino Risi (Italia, 1962)
con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi,
Angela Luce, Roger Hanin, Mario Brega,
Gérard Landry, Antonio Cannas, Nino Di Napoli,
Daniele Vargas, Edda Ferronao, Carlo Kechler, Liù Bosisio

Una delle commedie più belle della storia del cinema italiano.
Due ex commilitoni che hanno servito la Patria insieme durante la Prima Guerra Mondiale, due cialtroni senza arte né parte che non hanno nulla da perdere, si infervorano per le teorie del movimento Fascista e seguono alcune camice nere alla volta di Roma per realizzare la tristemente nota “Marcia su Roma”. Durante il lungo tragitto, però, si renderanno conto di quanto siano falsi i valori propugnati ufficialmente dal movimento, di quando opportunisti siano i dirigenti e di come sia orribile sporcarsi le mani con la violenza, l’unico sistema che le squadracce usano per ottenere potere e consenso.
Gassman e Tognazzi sono al massimo della forma. L’uno interpreta il ruolo dello sfontato e opportunista, l’altro è il sempliciotto di campagna che sogna di poter avere un giorno un pezzo di terra da coltivare.
Roger Hanin è molto buffo nella parte del Capitano Paolinelli, un fascista con pizzetto scuro e folto che dà ordini con il tipico piglio da federale.
In questa pellicola troviamo anche un giovane Mario Brega nei panni di un rozzo e manesco squadrista.
Nota: il soggetto e la sceneggiatura sono di Age e Scarpelli, Ruggero Maccari, Sandro Continenza, Ghigo De Chiara ed Ettore Scola.
Film da guardare assolutamente. Voto: 9.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Ex – Amici come prima

Ex – Amici come prima

di Carlo Vanzina (Italia, 2011)
con Enrico Brignano, Vincenzo Salemme, Tosca D’Aquino,
Alessandro Gassman, Veronika Logan, Teresa Mannino,
Ricky Memphihs, Gabriella Pession, Liz Solari, Virginie Marsan,
Anna Foglietta, Paolo Ruffini, Natasha Stefanenko, Elena Barolo

Ennesima commedia dei Vanzina. Niente di rilevante da dichiarare. Questo il trailer.
Ho apprezzato – se così si può dire – il fatto che ci siano state solo poche scene di comicità slapstick (giusto un paio di casi in cui Gassman prende un palo in faccia e mette la mano sopra una cucina con piastra a induzione accesa).
Il film racconta le storie di diverse coppie.
Marco (Brignano) e Floriana (Mannino) sono novelli sposi. Il giorno della partenza per il viaggio di nozze Marco incontra Consuelo (Solari), una bellissima ragazza argentina che aveva incontrato anni fa e la cui conoscenza non aveva mai approfondito, e perciò, rapito dall’avvenenza, prova a recuperare il tempo perduto.
Sandra (Foglietta), un’avvocatessa single ultra-trentenne, cronicamente delusa dai rapporti con gli uomini, perde la testa per Max (Gassman), un avvenente quarantenne che in realtà è il marito da cui una delle sue clienti (Logan) sta cercando di divorziare.
Antonio (Salemme), neo parlamentare europeo di origini sorrentine, durante il suo primo viaggio a Strasburgo si innamora di Olga (Stefanenko), bionda premier di una delle repubbliche baltiche. Il loro sarà un amore impossibile, non solo perché sono entrambi sposati ma perché Olga non vuole tradire la fiducia che il suo popolo ha riposto in lei.
Fabio (Memphis) e Valentina (Pession) sono due disperati, entrambi sull’orlo del suicidio, profondamente delusi e depressi perché abbandonati dai rispettivi partner attraverso un banale SMS. Si incontrano nello studio di un analista psichiatra. Lei crede che lui sia il dottore, ma lui non nega, anzi sta al gioco pur di non contraddirla e nel frattempo s’innamora di lei. La stessa cosa accade alla ragazza. L’uno perde la testa per l’altra e viceversa. Si ameranno nonostante il fraintendimento iniziale.
A Paolo Ruffini il ruolo del collega di Fabio, un ragazzo giovane e idiota che vive quasi solo per rimorchiare; come arma di seduzione usa del becero umorismo ma le sue notti di conquista terminano sempre in maniera imbarazzante.
Tosca D’Aquino interpreta Nunzia, la moglie arrivista del politico campano.
Per la bionda Elena Barolo solo un piccolo cammeo verso la fine del film nei panni di Esther, l’ex ragazza di Fabio.
Piccola parte anche per la giovane e affascinante Virginie Marsan.
Mah. Non so proprio che dire. Il film non fa schifo. Mi aspettavo molto peggio. Ma non sono rimasto neanche piacevolmente colpito. Diciamo pure che è una pellicola insulsa. Guai a dire che tratteggia i rapporti di coppia degli Italiani d’oggi. Comunque non so come, né perché, erano in molti in sala a ridere e di gusto.
Questa pellicola credo non abbia nulla a che vedere con quella omonima diretta da Brizzi nel 2008, a parte il titolo e il lettering.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Anche se è amore non si vede

Anche se è amore non si vede

Anche se è amore non si vede

di Salvatore Ficarra e Valentino Picone (Italia, 2011)
con Salvo Ficarra, Valentino Picone, Ambra Angiolini,
Giovanni Esposito, Diane Fleri, Sascha Zacharias,
Fabrizio Romano, David Furr, Rossella Leone, Maria Di Biase,
Tito Tomassini, Stella Sabbadin, Alessandro Curino, Corrado Nuzzo

Un altro film di Ficarra e Picone. Questa volta i due attori si mettono anche dietro la camera da presa ma sinceramente il risultato non cambia molto. Devo essere sincero: non sono rimasto deluso, ma è anche vero che non è che mi aspettassi granché. Questi due ragazzi un tempo mi stavano abbastanza simpatici ma da tempo non fanno altro che ripetersi. Peccato. Il film sta tutto sulle spalle di Ficarra. I pochi frangenti in cui si ride si devono a lui, al suo modo di parlare, di alludere, al suo piglio da giullare.
“Anche se è amore non si vede” è la solita commedia degli equivoci. Valentino e Gisella sono una coppia storica, stanno insieme da tanti anni, ma lui è troppo appiccicoso, troppo assillante e sdolcinato, la riempie insomma di troppe attenzioni, tanto da costringerla a lasciarlo. La decisione però è difficile, Gisella è sicura di volerlo mollare ma non ha il coraggio di riferire a Valentino le sue intenzioni, per cui decide di rivolgersi a Salvo, il migliore amico del suo ragazzo. Sarà lui a dover comunicare la brutta notizia. Salvo e Valentino, oltre a essere grandi amici, sono anche colleghi: portano in giro i turisti stranieri per le strade di Torino sopra un bus a due piani di cui sono proprietari. In occasione del matrimonio di due amici della loro comitiva (Orazio e Angela) torna in città anche Sonia, una vecchia amica che si è trasferita negli Stati Uniti e che lì ha trovato un compagno, tale Peter. Il legame tra Sonia e Salvo è sempre stato fortissimo. Ora che sono in Italia, le cose tra Sonia e Peter non sembrano andare per il meglio, anche perché Sonia è sempre stata segretamente innamorata di Salvo. Anche lei però non ha il coraggio di comunicare i suoi sentimenti, così decide di affidare il segreto a Valentino. Sarà quindi lui a dover dire a Salvo cosa prova Sonia.
Due parole su Ambra. Non so perché ma non riesco ad essere imparziale nell’esprimermi su di lei. Ho sempre dei pregiudizi nei suoi confronti. Non la trovo una grande attrice – in questo film spesso va sopra le righe – in più mi ispira una certa antipatia. Qui poi le sue braccia da bodybuilder (spesso nude) incutono anche un certo timore.
Diane Fleri l’ho scoperta con il film “Mio fratello è figlio unico” e da allora non ho smesso di provare simpatia per lei; è dolcissima, ha un sorriso particolarmente accattivante e il rotacismo la rende un po’ buffa. Credo che possa recitare ancora per molto tempo, e con successo, la parte della fidanzatina.
Per il ruolo della stangona bionda straniera che fa la guida turistica avrebbero dovuto prendere qualche altra attrice. Secondo me Sascha Zacharias non è stata una buona scelta di cast.
Orazio è interpretato dal simpaticissimo Giovanni Esposito. La scena più divertente del film la interpreta lui a pochi minuti dalla chiusura della pellicola. La barese Rossella Leone interpreta Angela, la sua futura moglie.
Giudizio complessivo sul film: 5 e mezzo. Sì, film buffo, simpatico. Ma fino a un certo punto. Piacerà di certo ai fan di Ficarra & Picone, a quelli che li hanno conosciuti con Striscia la notizia o che amavano le loro performance sul palco di Zelig. Ma anche a quelli che hanno riso guardando le loro precedenti pellicole. Io invece l’ho trovato addirittura fastidioso dal momento in cui ha iniziato a esagerare con le situazioni farsesche come la scazzottata in stile “Bud Spencer & Terence Hill” o la scena dell’autobus bloccato nel traffico.

Il trailer. La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

P.S.: ringrazio pubblicamente Tony per avermi invitato all’anteprima romana di questo film.

La peggior settimana della mia vita

La peggior settimana della mia vita

di Alessandro Genovesi (Italia, 2011)
con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi,
Antonio Catania, Monica Guerritore, Alessandro Siani,
Nadir Caselli, Chiara Francini, Gisella Sofio,
Arisa (Rosalba Pippa), Alessandro Genovesi, Andrea Mingardi

Avete presente “Ti presento miei” e “Mi presenti i tuoi”? Bene. Fatene un mix, una sintesi di entrabe le pellicole, e immaginate il tutto in salsa italiana. Questo è “La peggior settimana della mia vita”. Una specie di commedia romantica, scritta da Alessandro Genovesi e Fabio De Luigi (e diretta dal primo dei due) e ispirata a serie tv inglese.
Qui potete vederne il trailer.
Si ride? No. Si ridacchia, si sorride. Non ci si scompiscia, ecco. Ma il tutto è gradevole, soprattutto grazie alla simpatia del protagonista: De Luigi, artista che io adoro – lo ammetto.
La trama è semplice. Milano. Due fidanzati stanno per sposarsi. Un ragazzo e una ragazza (due come tanti). Quello che vediamo sul grande schermo è il racconto degli ultimi 7 giorni che precedono il loro matrimonio, ovviamente infarcito da decine di gag, a volte anche al limite della comicità slapstick.
Lui (Paolo) è un imbranato cronico con un amico idiota e farfallone (Ivano), oltre che molesto (per altro napoletano); lei (Margherita) è una ragazza molto giovane e molto carina (probabilmente anche abbastanza frivoletta), il papà di lei è un tizio molto rigido, la mamma di lei è un po’ cretinetta, pessima in cucina e con un vago sospetto di alcolismo. La nonna è buffissima. La sorella giovane di lei è la solità stronzetta finto-rivoluzionaria.
Tra una scena e l’altra i nomi dei giorni scandiscono il countdown al “Grande Giorno”. Il tempo passa veloce scorrendo tra le vaccate del protagonista, che infatti non fa altro che rendersi odioso agli occhi dei futuri suoceri e incappare in uno strano groviglio di ombre riguardo la sua fedeltà; Paolo comunque è uno a posto, un ragazzo (quarantenne?) simpatico e serio che ha come sola colpa quella di essere molto maldestro e sbadato. Ovviamente il lieto fine c’è. Non sto nemmeno a dirlo.
De Luigi interpreta Paolo, il protagonista. Io lo adoro (sin dai tempi in cui militava a “Mai dire Gol”). Non lo ripeto. Aggiungo solo che mi sembra il giusto corrispettivo italiano per un personaggio interpretato negli USA da Ben Stiller. Senza di lui forse il film sarebbe stato un mega-flop. Tra le altre cose è stato anche bravo a scriversi un personaggio adatto al proprio stile recitativo: il goffo/buffo/simpatico ragazzone cresciuto. Una figura questa per nulla distante da quella che recitava nella serie tv “Love Bugs”.
Cristiana Capotondi diventa sempre più bella. Non esagero se dico che in certi casi davvero è uno splendore. Qui recita anche discretamente nelle vesti di Margherita, la giovane promessa-sposa. Credo che con gli anni stia diventando dunque anche più brava.
Monica Guerritore, che interpreta Clara, la mamma di lei, è forse l’unica che recita sopra le righe. In diverse scene infatti la vediamo esagerare con la rappresentazione dei sentimenti. D’accordo, è una commedia quasi farsesca ma gli altri attori appaiono decisamente più misurati nei gesti, nella voce, ecc.
Antonio Catania (Giorgio) è un altro dei miei beniamini. Grande. Una sola delle sue espressioni basta per far sbocciare un sorriso. Attualmente è di certo uno degli attori comici più simpatici in Italia. Lo apprezzo dai tempi di Mediterraneo. Qui veste i panni del padre serioso, un po’ antipatico, molto rigido e anche un po’ autoritario, nonostante risulti allo stesso tempo un buono, disposto a passare sopra tutti gli errori del suo futuro genero per amore della felicità di sua figlia.
Alessandro Siani ha preso il ruolo di Ivano, l’amico frizzante, ma anche un po’ antipatico, di Paolo. Un vero menefreghista (anche un po’ stronzo) che ha la mera funzione di aumentare il livello di casini combinati.
Andrea Mingardi interpreta Dino, il papà di Paolo: un musicistà ultra-sessantenne molto libertino che si presenta all’importante cena di famiglia pre-matrimonio in compagnia di una giovanissima corista (la sua amante/fidanzata).
Nadir Caselli è Ginevra, la sorella di Margherita: un’altra ragazza molto giovane e molto carina che ha come unico scopo quello di contraddire tutto e tutti, di agire senza rifletterci su più di tanto e di prendere tutto alla leggera, con un sorriso.
A Chiara Francini il compito di dare faccia, voce e (soprattutto) corpo a Simona: una collega di Paolo (ex fiamma) decisamente matta e prosperosa, oltre che follemente innamorata.
La nonna è interpretata dalla leggendaria Gisella Sofio.
Il regista si è ritagliato il ruolo del prete con forte accento svizzero (o nord-comasco).

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

La kryptonite nella borsa

La kryptonite nella borsa

di Ivan Cotroneo (Italia, 2011)
con Luigi Catani, Valeria Golino, Cristiana Capotondi,
Libero De Rienzo, Luca Zingaretti, Vincenzo Nemolato,
Monica Nappo, Gennaro Cuomo, Fabrizio Gifuni, Sergio Solli
Massimiliano Gallo, Antonia Truppo, Rosaria De Cicco,
Nunzia Schiano, Carmine Borrino, Anita Caprioli, Lucia Ragni

Questo film non mi è piaciuto più di tanto. Mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Mi aspettavo qualcosina in più. Non che io sia entrato in sala con grandi aspettative, ma la storia in principio sembrava gradevole. Poi si è rivelata un nulla di fatto. Non uso nemmeno il termine “flop” perché sarebbe sbagliato. Non è stata un fallimento, la trama arriva ad un punto ben preciso ma è banale, non ha nulla si straordinario. Diciamo pure, dunque, che tutte le forze sono state impiegate nella forma, trascurando decisamente la sostanza. E non tiratemi fuori quella stronzata de “La forma è sostanza”. Magari fatelo sul vostro blog. Non qui.
“La kryptonite nella borsa” è una commedia scritta, sceneggiata e diretta da Ivan Cotroneo. Sì, lo stesso che ha sceneggiato anche la serie tv “Tutti pazzi per amore”. E questo lo si avverte lontano un miglio. Non c’è Solfrizzi ma l’atmosfera “camp”, tutta fatta di canzoncine, colori sgargianti ed estetica hippie, è rappresentata in tutto il suo orrendo sfarzo; è un po’ come se il film volesse urlare allo spettatore: “Sono kitsch e me ne vanto”.
La trama. Napoli, 1972 (o giù di lì). La famiglia Sansone è una famiglia come tante altre: allegra e molto allargata. La compongono: mamma Rosaria, papà Antonio, un figlio pre-adolescente (Peppino) più un nonno, una nonna e tre giovani zii (Federico, Salvatore e Titina). Quella della famiglia Sansone è, però, una felicità poco stabile, più che altro apparente. Difatti la gioia che pare aleggiare nella casa è messa presto in discussione da una triste notizia: il papà (commerciante di macchine da cucire Singer) tradisce la mamma (dattilografa) con una ragazza più giovane di Portici. Alla notizia Rosaria (una donna ancora piacente di soli 38 anni) cade in depressione, smette di lavorare, di occuparsi della sua famiglia e decide di passare le sue giornate a letto, accusando un fantomatico mal di testa. A subire le conseguenze di questo stato depressivo è il piccolo Peppino, un ragazzino occhialuto e riccioluto di appena 10 anni, che sembra avere sempre un’espressione un po’ triste. Questo ragazzino, infatti, non potendo essere accudito da sua madre, viene sballottato da un baby-sitter all’altro – per così dire; dopo la scuola quindi trascorre i suoi pomeriggi o con i due zii più giovani: due hippie che frequentano comuni, balere e femministe, sognando di andare a vivere nella swinging London, oppure con i nonni materni (iper-tradizionalisti) o con una collega di sua madre, una specie di zitella che va spesso in spiaggia, anche con il cielo nuvoloso, con la speranza di farsi notare da qualche bel giovanotto disposto poi a prenderla in moglie. La figura di Gennaro, il cugino un po’ picchiatello di Peppino che crede di essere Superman, dovrebbe essere un elemento fondamentale. Dico dovrebbe perché nell’economia della trama la sua funzione non è del tutto chiara. Ad ogni modo, dopo la sua morte, il ragazzino continua a vederlo in giro, a immaginarlo a mo’ di angelo custode e a confidarsi con lui. Un vero e proprio amico immaginario, insomma.
Ma non vi dico altro perché ho già svelato abbastanza.
Sappiate che il titolo fa riferimento ad una battuta che viene citata nel primo minuto del film ma che nient’altro ha a che vedere col resto della pellicola.
La recitazione degli attori è uno dei pochi aspetti positivi di “La kryptonite nella borsa”.
Il piccolo Luigi Catani (credo per la prima volta sul grande schermo) è molto simpatico. La sua è una faccia buffa – il merito forse è anche dei grandi occhialoni neri e dei ricci voluminosi. Buona scelta di cast.
Valerio Golino è forse quella che recita meglio, se si esclude il bimbetto e il grandissimo Gifuni. Il suo è il personaggio meno caricaturato, meno macchietta. Sarà forse la depressione, non so. Comunque sia, lasciatemi dire che recita molto bene. Brava. Fa il suo dovere, porta a casa la parte.
Zingaretti gigioneggia un bel po’ e si vede. Si vede anche che si diverte. Ci fa piacere. Se è contento lui, il sentimento di certo viene trasmesso con più facilità allo spettatore.
Fabrizio Gifuni è magnifico nel ruolo dello psichiatra: un quarantenne molto fascinoso, con la voce un po’ roca, che si prende il delicato compito di curare le nostalgie della signora Rosaria.
Tegolino (Cristiana Capotondi) fa l’eterna ragazzetta. Molto carina e molto svampita. Perfetta. Non avrebbero potuto scegliere di meglio.
Libero De Rienzo sottotono. Peccato. Un attore che ha grandi potenzialità comiche è stato relegato a una figura di secondo piano. Ha poche battute e il suo non essere napoletano non l’aiuta.
Peraltro, faccio notare che tutti i personaggi principali non sono napoletani ma si sono sforzati di recitare con l’accento napoletano. Il risultato non è affatto positivo ma in questo caso facciamo un’eccezione e apprezziamo lo sforzo.
Vincenzo Nemolato è buffissimo nei panni di Superman in pigiama. Davvero una buona scelta per il ruolo del giovane picchiatello napoletano.
Per Monica Nappo si potrebbe usare il termine “caratterista”, se non venisse spesso frainteso. I suoi buffi mugugni, comunque, la rendono simpaticissima. La racchia stagionata è nelle sue corde. Lo dico con grande stima, senza volerle mancare di rispetto.
Sergio Solli interpreta Vincenzo, il nonno burbero. Molto simpatico. Qui lo si apprezza sin dai tempi in cui recitava nei film di Luciano De Crescenzo. Lo ricordate nel ruolo dello spazzino in “Così parlò Bellavista”?
A Lucia Ragni il ruolo della nonna super-autoritaria.
Antonia Truppo è valeria, la giovane amante di Antonio. Una moretta non bellissima ma che è credibile come sfasciafamiglie.
Anita Caprioli ha un ruolo minuscolo: la Madonna sul podio (in seconda posizione). Non ha nemmeno una battuta. Il suo è un personaggio muto che si esprime solo a gesti e con le espressioni del volto.
Gennaro Cuomo interpreta lo zio più anziano di Peppino: un bamboccione che passa tutto il tempo in casa in pigiama a studiare. Un mantenuto che frequenta il primo anno di università da oltre 6 anni.
Rosaria De Cicco, invece, ha l’infausto compito di impersonare la maestra: una tizia severa e stronza, oltre che un tantinello menfreghista e con poca voglia di lavorare.
La colonna sonora è molto furbetta – per non dire paracula; comprende diversi brani estremamente noti come “Lust For Life” di Iggy Pop e “These Boots Were Made For Walking” di Nancy Sinatra. Quest’ultima canzone fa anche da brano per i titoli di coda ma nella versione coverizzata dai Planet Funk.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Le piacevoli notti

Le piacevoli notti

di Armando CrispinoLuciano Lucignani (Italia, 1966)
con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Spela Rozin,
Maria Grazia Buccella, Adolfo Celi, Gina Lollobrigida,
Filippo Scelzo, Sandro Dori, Evi Rigano, Ernesto Colli,
Daniele Vargas, Gigi Proietti, Omero Antoniutti,
Hélène Chanel, Gigi Ballista, Luigi Vannucchi

Questa commedia boccaccesca, ambientata nel Rinascimento, è formata da 3 episodi vagamente ispirati all’omonima raccolta di 75 novelle scritte da Giovanni Francesco Straparola nel XIV secolo.
Nel primo episodio un uomo – tale Uguccione (Ugo Tognazzi) – si finge vendicatore di uomini traditi dalle loro mogli, una specie di assassino spagnolo, al fine di intrufolarsi in casa di un vecchio signore e concupire la sua giovane moglie, una ragazza bellissima che passa le sue giornate chiusa in casa, sottochiave, a causa della furiosa gelosia del marito. (fotogramma 1)
Nel secondo episodio Domicilia (Gina Lollobrigida) è una giovane moglie che, tormentata nel sonno dalla mancanza di affetto di suo marito astronomo/astrologo Bernadozzo (Adolfo Celi) che passa tutte le notti a studiare la volta celeste, finisce per soddisfare le sue voglie sessuali in stato di semi-sonnambulismo con diversi ufficiali dell’esercito di stanza nel suo paese. (fotogramma 2)
Nel terzo episodio un gruppo di goliardi organizza uno scherzo ai danni di un pittore, tale Bastiano da Sangallo (Vittorio Gassman), facendogli credere che la donna a cui deve fare un ritratto è la maliarda e pericolossisima Lucrezia Borgia (Maria Grazia Buccella). Scoperto l’intento burlone e il fine macabro (la morte per decapitazione), sarà invece lo stesso pittore a fingersi morto d’infarto e a farsi perciò beffe della banda di buontemponi che inizialmente aveva inscenato tanto bene lo scherzo da coinvolgere persino attori professionisti e da costruire un vero patibolo. (fotogramma 3)
Breve nota sugli attori: un giovanissimo Gigi Proietti interpreta uno degli ufficiali che si sollazza con la sonnabula mentre Gigi Ballista è uno dei goliardi che organizza lo scherzo ai danni del pittore. Alla bella Spela Rozin hanno assegnato invece il ruolo della finta servetta di Lucrezia Borgia. Gassman nei primi due episodi interpreta Papa Giulio II.
Oltre che dei due registi il soggetto è anche di Steno e di Sandro Continenza.
Voto alla pellicola: 6. Una commedia alquanto scontata che deve tutta la sua simpatia alla bravura degli attori (Gassman e Tognazzi su tutti) più che alla trama o alla tecnica registica. Belli i costumi e le ambientazioni: risultano abbastanza credibili.

Nota: se questo film vi interessa, sappiate che potete trovalo online interamente su YouTube (diviso in 3 parti).

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Love actually – L’amore davvero

Love actually – L’amore davvero
(Love Actually)

di Richard Curtis (UK, 2003)
con Bill Nighy, Laura Linney, Kiera Knightley,
Colin Firth, Gregor Fisher, Liam Neeson, Hugh Grant,
Emma Thompson, Martine McCutcheon, Rowan Atkinsons, Jo Whiley,
Alan Rickman, Chiwetel Ejiofor, Nina Sosanya, Sienna Guillory,
Dan Fredenburgh, Rodrigo Santoro, Claudia Schiffer, Adam Godley,
Thomas Sangster, January Jones, Elisabeth Margoni, Elisha Cuthbert,
Ivana Milicevic, Billy Bob Thornton, Joanna Page, Martin Freeman,
Shannon Elizabeth, Denise Richards, Lulu Popplewell, Andrew Lincoln

Commedia romantica che non mi ha convinto del tutto. Troppo sdolcinata per il sottoscritto (tenete conto che è anche cronologicamente ambientata nelle 4 settimane che precedono Natale). Tutto va a gonfie vele, ogni linea narrativa giunge ad un happy ending; persino le storie che finiscono male tutto sommato possono essere catalogate tra i “lieto fine”.
Intendiamoci: il film è scritto benissimo: le trame sono perfettamente incastrate le une nelle altre ma è l’approccio ottimistico che stufa. Gli abbandoni, i tradimenti, le solitudini, le cattiverie e le malattie sembrano tutti piccoli indicenti di percorso, cose superabili con un sospirone profondo. Insomma, morale della favola: il tempo aggiusta tutto. La drammaticità degli eventi perde così consistenza e spessore davanti alla cinepresa di Curtis. E questo credo che sia un peccato.
La trama. SPOILER > Il Primo Ministro, appena insediatosi a 10 Downing Street, perde la testa per una delle giovani assistenti del suo staff. Un direttore editoriale di mezza età fa un costoso regalo ad una segretaria compiacente e finisce per perdere tutta la fiducia di sua moglie. Uno scrittore poco più che quarantenne si rifugia nella campagna francese per dimenticare la sua bellissima e giovanissima ragazza, che l’ha tradito con suo fratello minore; qui incontrerà una colf portoghese, altrettanto giovane ma non bellissima, di cui s’innamorerà perdutamente e a cui chiederà la mano. Un padre appena rimasto vedovo cerca di aiutare il figlio di sua moglie (un ragazzino di circa 8 anni) a conquistare una compagna di scuola (la più carina e talentuosa) che sta per trasferirsi negli USA. Una timidissima impiegata, dopo anni di silenzio, trova finalmente il coraggio di dichiarare il suo amore al collega più figo dell’ufficio ma, dovendosi occupare di suo fratello malato, non può permettersi di portare avanti la relazione. Un ragazzo rinuncia a confessare i suoi sentimenti per una ragazza che ha appena sposato il suo migliore amico perché ha a cuore il bene della coppia; e comunque, anche quando troverà il coraggio per farlo, le conseguenze del suo atto saranno del tutto innocue (così come lo erano le sue intenzioni). Un vecchio rocker ultrasessantenne riesce ad arrivare primo in classifica con un orrenda cover in chiave natalizia; a margine di questo exploit si rende conto, dopo tanti anni di frequentazione, che il suo manager è il suo migliore amico. Dopo aver fatto molte volte sesso per finta sul set di un film, in qualità di controfigure, due ragazzi decidono di uscire insieme e provare a frequentarsi nella vita reale.

Hugh Grant interpreta un giovane Primo Ministro inglese che prova ad essere irreprensibile ma non riesce a resistere al fascino di una borgatara dai dolci lineamenti (Martine McCutcheon). Questa volta Grant appare meno legnoso del solito. Quasi simpatico (a tratti). In una scena lo vediamo persino cantare e arrossire per l’imbarazzo.
Kiera Knightley è un po’ la fidanzatina d’Inghilterra. Qui interpreta Juliet, la biondina che tutti vorrebbero sposare, ossia la moglie di Peter (Chiwetel Ejiofor), nonché l’amore segreto di Mark (Andrew Lincoln).
Laura Linney è perfetta per vestire i panni dell’impiegatuccia timidissima; mi ha fatto tanta tenerezza.
Alan Rickman interpreta il suo capo. Avete presente il Professor Severus Snape di Harry Potter? È lui! Strano che qui appaia effemminatissimo (anche se il personaggio poi passa per un uomo di mezza età del tutto etero con tentazioni fedifraghe).
A Bill Nighy hanno assegnato il ruolo del vecchio rocker sboccato e cinico. Se lo si fissa con attenzione, sembra um mix mal riuscuto tra Mick Jagger e Keith Richards; quest’attore ha troppo “la faccia da buono” per un ruolo del genere e poi lo fanno sorridere spesso, gli manca proprio il ghigno beffardo e sardonico.
Liam Neeson interpreta il papà vedovo. Anche lui è molto sciolto. Lo vediamo sorridere spesso, si è calato benissimo nei panni del padre moderno e premuroso. Suo figlio lo interpreta il bravo Thomas Sangster.
Billy Bob Thornton impersona un Presidente degli Stati Uniti sulla cinquantina, molto magro e stronzo, oltre che erotomane.
Non ho mai nutrito grandi simpatie per Emma Thompson ma devo ammettere che qui mi ha stupito. Il ruolo della moglie tradita che con grande orgoglio soffre in silenzio, senza fare scene madri o piazzate, per il bene della famiglia tutta, le si adatta perfettamente.
Sienna Guillory fa la ex fidanzata di Colin Firth, che qui intepreta appunto l’autore tradito (perfettamente in parte quando si tratta di indossare maglioni di lana a maglia grossa e fare espressioni profondamente riflessive).
Joanna Page e Martin Freeman sono i due stunt porno.
Rowan Atkinsons ha solo un paio di scene-cammeo in cui fa il solito tizio goffo e molto buffo.
Piccoli cammeo anche per January Jones, Elisha Cuthbert, Shannon Elizabeth e Denise Richards (interpretano delle ragazze americane molto sexy e disinibite) e per Claudia Schiffer (nei panni della bionda mamma di un ragazzino che partecipa alla recita di Natale).

La colonna sonora è un misto di pop-rock molto ruffiano, perfetto per questo genere di pellicole mielose che puntano a un pubblico giovane ed eterogeneo in cerca di storie d’amore e buoni sentimenti. Al sottoscritto non è risultato gradito, ovviamente.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Adulterio all’italiana

Adulterio all’Italiana

di Pasquale Festa Campanile (Italia, 1966)
con Nino Manfredi, Catherine Spaak,
Maria Grazia Buccella, Mario Pisu, Vittorio Caprioli,
Gianni Salaro, Akim Tamiroff, Gino Pernice

Un distinto signore sulla quarantina, tale Franco, trascorre una notte con una ragazza di almeno 10 anni più giovane di lui – tanto bella quanto frivola – senza sapere che si tratta della migliore amica di sua moglie. Il mattino dopo, questo tradimento viene a galla per caso, quando la ragazza decide di far conoscere “Il suo nuovo fidanzato” all’amica. Scoperta la relazione adulterina, Marta – la giovane moglie di Franco – decide allora di comportarsi allo stesso modo e comunica a suo marito di aver intenzione di avere una relazione con un altro uomo (anche solo per una notte).
Ed è qui che comincia la commedia vera e propria – quasi una farsa – perché, ovviamente contrariato, Franco si mette in testa di sventare questo “tentativo di corna”. Il suo unico pensiero diventa scoprire l’amante di sua moglie, affidandosi a diversi inidizi (finti e volutamente lasciati in giro da Marta) che trova per casa, come un numero di telefono segnato su un paccheto di sigarette, una racchetta da tennis, un impermeabile, ecc.
La Spaak è bellissima ed elegantissima – come al solito – ma forse un tantinello troppo giovane per interpretare la moglie di Manfredi. Sulla sua bravura non si discute, peraltro riesce a trasmettere perfettamente la sua simpatia al personaggio che interpreta.
Maria Grazia Buccella è davvero splendida. Più che bella: affascinante, anche se recita la parte della bella cretinetta: una tipa estremamente frivola che si fidanza ogni 3 settimane circa e che, puntualmente, tenta il suicidio ogni qual volta scopre che l’uomo che frequenta è sposato.
Akim Tamiroff recita il ruolo del presidente della grande azienda in cui lavora Franco, una specie di laido signore di mezza età, peraltro straniero.
Gino Pernice veste i panni del collega di Franco, un amico fraterno che ha sin troppo a cuore le sorti della coppia.
Vittorio Caprioli è uno strano modello a ore, apparentemente serio e professionale, che si offre di posare anche nudo per ritratti d’arte ma il cui mestiere – sottinteso – è il gigolo.
Mario Pisu interpreta il vicino di casa, un anziano signore molto distinto che fuma la pipa e (pare) si accompagni a diverse giovani donne.
Nota stramba.: per tutto il film Manfredi porta l’eyeliner. Un bordo nero, scuro e spesso intorno agli occhi; è truccatissimo, insomma. Ma perché? Ce n’era davvero bisogno? Forse è un triste tentativo di farlo apparire più giovane (all’epoca del film aveva 45 anni).
Musiche del M° Armando Trovajoli, ovviamente gradevolissime. Il tema del film è “Bada Caterina”, un pezzo ye-ye buffo e divertente, cantato da Carmen Villani, che si può ascoltare sia durante la pellicola – canticchiato dalla stessa Marta (Catherine Spaak) – che sui titoli di coda.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Delitto al ristorante cinese

Delitto al ristorante cinese

Delitto al ristorante cinese

di Bruno Corbucci (Italia, 1981)
con Tomas Milian, Franco Lechner (Bombolo),
Enzo Cannavale, Giacomo Furia, Sandra Mantegna,
Olimpia Di Nardo, Massimo Vanni, John Chen, Chung Chu

Non avevo mai visto interamente un film der Monnezza. Devo dire che sono rimasto un po’ deluso. Stupido io. Chissà cosa m’aspettavo. La trama, il caso investigativo, è solo un pretesto per inanellare una serie di gag spesso tristi e poco ilari. Certo, anche volgari, ma non sono di quelli che si scandalizzano. Questo lo sapevo già – tra l’altro.
Mi ha fatto quasi più simpatia Bombolo che il personaggio dell’investigatore Nico Gilardi. Anzi, togliamo il quasi. Anche Enzo Cannavale risulta più simpatico – per dire.
No ma davvero, spiegatemi: com’è che è nato e cresciuto il mito del Monezza, tanto da farlo diventare un personaggio di culto? Certo, parliamo di film di serie B, ma sul fatto che per l’italiano medio (sotto i 40 anni) questo investigatore sia diventato un’icona e che le sue battute siano diventate oggetto di citazione continua non ci piove. Non si discute.
Adesso che finalmente ho potuto vederne un episodio intero ho inziato a chiedermelo. Com’è potuto succedere? E perché? Boh. Non riesco a spiegarmelo.
La trama. Il nuovo cuoco cinese e il tuttofare Venticello trovano per caso, in orario di chiusura, un cliente morto al tavolo del ristorante cinese in cui lavorano. Per evitare di rimanere invischiati nella faccenda i due cercano di liberarsi del cadavere del morto, riportandolo nel suo stesso appartamento ma l’astuzia dell’ispettore Gilardi ha la meglio. Nico infatti capisce immediatamente che i due cialtroni sono del tutto estranei alla vicenda e si mette subito sulle tracce del vero assassino. Il caso vedrà coinvolti anche un giovane ricattatore che si aggira solitamente tra i tavoli del ristorante per immortalare gli avventori, il titolare del ristorante dove è avvenuto il delitto e la famiglia dello stesso ispettore (moglie + figlio).
Tomas Milian interpreta sia il commissario protagonista della fortunata saga, che Ciu Ci Ciao, un fantomatico cuoco cinese (personaggio che da solo sintetizza tutte le battute di bassa lega sulla Cina e sui cinesi).
Bombolo è Venticello, un ex furfantello ciccione e dall’accento romanissimo (qui aiuto-cuoco e tuttofare del ristorante cinese) i cui goffi tentativi di violare la legge sono immediatamente individuati dall’amico/protettore Gilardi.
Enzo Cannavale interpreta il capo cameriere di origine napoletana.
Giacomo Furia, invece, veste i panni di un anziano e poco brillante magistrato (anch’egli di origine napoletana) impossibilitato a condurre diligentemente il suo lavoro un po’ per negligenza, un po’ perché afflitto da continui e fastidiosi mal di testa.
Non male la colonna sonora che contiene pezzi scritti da Detto Mariano.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.