Posts Tagged: colonna sonora


3
mag 11

Io la conoscevo bene

Io la conoscevo bene

di Antonio Pietrangeli (Italia, 1965)
con Stefania Sandrelli, Nino Manfredi,
Enrico Maria Salerno, Ugo Tognazzi, Turi Ferro, Karin Dor,
Franco Nero, Robert Hoffmann, Sandro Dori, Franca Polesello,
Jean-Claude Brialy, Véronique Vendell, Solvj Stubing, Robert Mark

Non fosse un film del 1965, potremmo dire che si tratta di uno spaccato della vita da precario. Ma non è proprio così, perchè “Io la conoscevo bene” è una commedia dolce-amara che tratta anche altre tematiche, al di là di quelle del lavoro, come i sogni, l’essere giovani, la libertà sessuale, il rampantismo, il piccolo/grande mondo dello spettacolo italiano, i salotti della cosiddetta “Roma bene”, ecc.
Fino a ieri non avrei mai pensato che la Sandrelli potesse reggere un film tutta da sola, invece oggi devo ricredermi. Evidentemente lo fa, anzi lo ha fatto e ci è riuscita anche benissimo. Perfetta per il ruolo di Adriana, la giovane bella e spensierata, che dalla provincia – anzi dalla campagna Pistoiese – emigra nella grande città crudele, nella immensa Capitale, portandosi dietro i sogni di gloria. Una ragazza frivola e spensierata che si barcamena tra mille lavori più o meno umili (come la maschera a teatro, la parrucchiera, la l’hostess del bowling, la modella), aspettando che il desiderio di diventare una famosa attrice si realizzi. Adriana, nella sua ingenuità, ha anche una vita sessuale molto allegra (per così dire) ma il suo approccio è più quello di una “Bocca di rosa”, che di una prostituta. Gentile con tutti, si concede solo a chi le sta simpatico o ispira sentimenti buoni (pena, compassione, allegria, timidezza, ecc. ). In un gesto discretamente sorprendente arriva comunque anche a negarsi all’uomo che forse più avrebbe potuto aiutarla a realizzare il suo grande sogno: tale Roberto (Enrico Maria Salerno), un attore tanto noto quanto, gretto, volgare e materialista.
Ugo Tognazzi ha una parte abbastanza piccola ma decisamente drammatica. Il suo personaggio, Baggini – vecchio attore di teatro, si trova a una festa mondana a elemosinare un po’ di lavoro nel cinema proprio a Roberto, l’attore ormai celebre che in passato lui stesso ha contribuito a lanciare nel mondo dello spettacolo.
Nino Manfredi, invece, lo troviamo nel ruolo di un piccolo “press agent”, un tale che si finge talent scout professionista ma che in realtà è poco più di un ignorante ruffiano.
Il film per diversi minuti rimane sospeso. La sensazione di nostalgia e tristezza che attanaglia la protagonista non si palesa immediatamente ma cresce piano, di pari passo con lo svolgersi della narrazione. Da tenere in considerazione, comunque, anche una certa quota di disillusione che il regista (lo sceneggiatore?) fa emergere dal racconto, sia attraverso il personaggio principale, che per bocca delle altre figure che gli ruotano intorno.
La migliore descrizione sintetica di cosa sia, e di cosa rappresenti, Adriana la dà lo scrittore, un tizio colto di mezza età con cui la protagonista ha una breve relazione: «le va bene tutto, è sempre contenta, non desidera mai niente, non invidia nessuno, è senza curiosità, non si sorprende mai, le umiliazioni non le sente, eppure povera figlia – dico io – gliene capitano tutti i giorni, le scivola tutto addosso, senza lasciare traccia come su certe stoffe impermeabilizzate. Ambizioni zero, morale nessuna, neppure quella dei soldi perché non è nemmeno una puttana. Per lei ieri e domani non esistono. Non vive neanche giorno per giorno, perché già questo la costringerebbe a programmi troppo complicati. Perciò vive minuto per minuto. Prendere il sole, sentire i dischi e ballare sono le sue uniche attività. Per il resto è volubile, incostante, ha sempre bisogno di incontri nuovi e brevi. Non importa con chi, con se stessa mai».
I critici, quelli veri, direbbero qualcosa come: “Stefania Sandrelli sa di essere bella e qui gioca con la sua femminilità”. Una pellicola costruita quasi ad arte per fare innamorare gli spettatori maschili di tutte le età. Guardate questo fotogramma del suo sguardo per capire cosa intendo. Oppure quest’altro che io stesso ho “cristallizzato”.
Lasciatemi spendere due parole per la magnifica colonna sonora che contiene pezzi di Sergio Endrigo, Mina, Peppino Di Capri, Ornella Vanoni, le Gemelle Kessler, Millie e altri ancora. Tra tutti, a mio avviso, i più belli sono quelli eseguiti da Gilbert Becaud: “More” e “Toi”. Le musiche originali, invece, sono composte e dirette dal grandissimo M° Piero Piccioni.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


3
apr 11

Boris – Il film

Boris – Il film

di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo (Italia, 2011)
con Francesco Pannofino, Ninni Bruschetta, Alessandro Tiberi,
Caterina Guzzanti, Valerio Aprea, Carolina Crescentini, Antonio Catania,
Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Alberto Di Stasio, Karin Proia, Frankie Hi NRG,
Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo, Luca Amorosino, Giorgio Tirabassi,
Massimo Popolizio, Claudio Gioè, Thomas Trabacchi, Roberta Fiorentini,
Andrea Sartoretti, Paolo Bessegato, Eugenia Costantini, Rosanna Gentili,
Massimiliano Bruno, Federico Pacifici, Lavinia Biagi, Ivan Urbinati

Ok, era impossibile non trarre un film da queste serie ormai diventata un vero “cult”. Premessa/disclaimer: io stesso ne sono un grande fan.
Chi va a vedere questo film al cinema non ne rimane affatto deluso. Si ride un casino, allo stesso modo e con gli stessi meccanismi per cui si rideva guardando la serie in tv. D’altronde i registi/sceneggiatori sono gli stessi: Ciarrapico, Torre e Vendruscolo. Anche il cast è identico, con qualche piccolo innesto come due o tre scene di Claudio Gioè (il Totò Riina della fiction “Il capo del capi”) nella parte di un grande attore eroinomane, la presenza di un personaggio (Marilita Loy), che ovviamente fa la parodia di Margherita Buy, e un cammeo di Frankie Hi NRG.
Tutto bello, tutto molto divertente ma il finale mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Mi è sembrato quasi che si era concesso troppo tempo allo sviluppo del corpo della trama da non avere tempo e modo di concentrarsi un po’ sulle ultime battute, quelle di chiusura. Il finale, insomma, sembra raffazzonato, buttato lì, un po’ a caso, senza starci a pensare più di tanto.
La storia è semplice ma, al solito, ferocemente satirica nel suo essere ormai iperrealistica.
TRAMA – SPOILER
Ormai stanco delle assurde richieste da parte di Lopez, il delegato della Rete, il regista Dante Ferretti decide di abbandonare il set della fiction in lavorazione intitolata “Il giovane Ratzinger”, mandando così all’aria l’intero progetto. Avendo ormai deciso di tagliare per sempre i ponti con il mondo dello spettacolo, si chiude in casa per diversi mesi in preda a un pesante stato depressivo, almeno finché Sergio, il delegato di produzione – ormai messosi in proprio – non gli propone di realizzare un film ispirato a “La casta”, il noto libro/inchiesta dei giornalisti Rizzo e Stella, di cui detiene i diritti. Ferretti dunque accetta, non senza qualche riserva, con la speranza di portare sul grande schermo una pellicola impegnata e di qualità, pregna di un profondo senso civico e realizzata in maniera seria e professionale. Il progetto fortunatamente va in porto – anche grazie al supporto della sezione cinema della “Rete televisiva nazionale” – ma la lavorazione gomito a gomito con quelli che riteneva stimati professionisti del settore, si rivela una fonte di grande disperazione per Ferretti che è quindi costretto a richiamare la squadra de “Gli occhi del cuore”, i compagni di sempre, quelli che lo accompagnano da oltre 15 anni nelle produzioni tv. E così, pian piano, la classica cialtronaggine riemerge, il progetto del film impegnato si inabissa, e Ferretti, pur di non far naufragare la nave ormai salpata, decide a malincuore di dare alla sua creatura la forma di un becero cinepanettone.
Nota: il brano “Pensiero stupesce”, che si sente sui titoli di coda del film, è scritto ed eseguito dagli Elio e Le Storie Tese con il supporto vocale di Nicola Vitiello.

Vi consiglio vivamente di leggere l’ottima recensione che ha scritto Kekkoz.
Qui il trailer ufficiale del film.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


19
gen 11

Shaft il detective

Shaft il detective
(Shaft)

di Gordon Parks (USA, 1971)
con Richard Roundtree, Moses Gunn,
Charles Cioffi, Christopher St. John, Gwenn Mitchell,
Victor Arnold, Lawrence Pressman, Sherri Brewer,
Margaret Warncke, Camille Yarbrough, Dominic Barto

Uno dei film più rappresentativi di quel filone cinematografico che va sotto il nome di Blaxploitation.
Richard Roundtree interpreta il fascinoso John Shaft: un detective nero (afroamericano, colored, negro – fate un po’ come vi pare) che conosce Harlem come fossero le sue tasche. È un duro con i basettoni, di quelli veri che vanno in giro armati, con il ferro nella fondina. Ama le donne – anzi, è venerato dalle donne – , è sostanzialmente un buono ma sorride poco, tiene sempre gli occhi aperti e cerca di starsene alla lontana dai guai. Il suo quieto vivere, comunque, va in crisi quando Bumby Jonas, il boss nero che controlla il giro di droga e le scommesse ad Harlem, gli chiede di cercare sua figlia Marcy, che è stata rapita. Il lavoro commissionato è un po’ una trappola, perché di mezzo c’è la Mafia italiana, ma Shaft non è un fesso, uno che si lascia abbindolare facilmente. Difatti, grazie ai buoni rapporti con la Polizia di New York, in particolar modo con il tenente Vic Androzzi, e all’aiuto delle Pantere Nere (suoi vecchi amici) il bel detective ruscirà a salvare capra e cavoli, rimettendoci un paio di fori nella pellaccia, ma uscendo dalla vicenda completamente pulito.
Particolarmente buffe le scene di sesso in cui il protagonita è sul serio “l’uomo che non deve chiedere mai”, l’adone nero ai cui piedi tutte le donne (di colore, ovviamente) cadono estasiate. Si tratta solo di un paio di occasioni, a dire il vero, ma fa davvero specie il modo in cui vengono inserite nel contesto (sembrano quasi estranee alla storia) e in cui esprimono picchi di machismo e maschilismo.
Voto globale al film: 6. Se siete amanti del funk delle origini e della cultura nera d’America, dovreste vederlo. Assolutamente.
La colonna sonora della pellicola è molto bella, ça va sans dire. In particolar modo il tema, scritto ed interpretato da Isaac Hayes con i Bar-Keys. Vinse addirittura un Premio Oscar quell’anno.
Nota: la storia è tratta da un romanzo di Ernest Tidyman intitolato “Shaft contro la mafia”.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


18
mag 10

C'eravamo tanto amati

C’eravamo tanto amati

di Ettore Scola (Italia, 1974)
con Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli,
Stefano Satta Flores, Aldo Fabrizi, Giovanna Ralli, (Sora) Lella Fabrizi,

Marcella Michelangeli, Amedeo Fabrizi, Ugo Gregoretti, Luciano Bonanni,

Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Isa Barzizza, Vittorio De Sica

Film a metà strada tra il dramma e la commedia, pietra miliare della cinematografia italiana. Uno dei capolavori di Ettore Scola che qui, oltre che la regia, firma anche la sceneggiatura con Age e Scarpelli.
La storia è quella di tre ragazzi poco più che ventenni – Antonio, Gianni e Nicola – che si conoscono durante gli anni della resistenza, mentre fanno i partigiani in montagna, e finiscono per diventare amici per la pelle a causa della condivisione di esperienze drammatiche. A guerra finita ognuno torna alle sue attività: Antonio a Roma a svolgere il servizio di paramedico all’Ospedale San Camillo, Gianni a Pavia a completare gli studi di Giurisprudenza e Nicola a Nocera Inferiore (Campania). Questi ragazzi/uomini sono ferventi sostenitori del PCI (Partito Comunista Italiano) ma, tutto sommato, non trovano grosse difficoltà ad ambientarsi negli anni in cui si costituisce la Repubblica Italiana e la Democrazia Cristiana prende in mano le redini del potere.
Qualche anno dopo i tre amici dopo si ritrovano a Roma. Gianni è tornato nella capitale per fare attività di praticantato in uno studio legale, mentre Nicola fugge dal suo paese, lasciando moglie e figlio, a causa di alcuni dissidi ideologici con il preside e con altri professori della scuola in cui insegna. Nel frattempo Antonio conosce una ragazza bellissima di nome Luciana e se ne innamora. La storia sembra funzionare ma questa, alla sola vista di Gianni, perde la testa e inizia una relazione anche con lui. La situazione si chiarisce molto presto ma Antonio ovviamente ne soffre molto. L’amicizia con Gianni sembra definitivamente compromessa.
Quando quest’ultimo, però, inizia a lavorare per Romolo Catenacci, un vecchio imprenditore edile corrotto e affarista, e a frequentare sua figlia – tale Elide, la sua relazione con Luciana va in malora. I due infatti si lasciano in malo modo. Luciana tenta allora di ristabilire i rapporti con Antonio ma quando si vede rifiutata finisce prima per rifugiarsi tra le braccia di Nicola e poi per tentare il suicidio. Non appena rimessasi in piedi, l’unica soluzione per lei sarà allontanarsi da Roma.
Ma la storia non finisce qui perché la pellicola continua a raccontare le vicende dei tre amici che si incrociano ancora diverse volte negli anni a seguire. Lo spettatore segue le vite di Antonio, Gianni, Nicola e Luciana ancora per molto tempo – per più di un decennio. Sebbene questo film abbia più di 30 anni e sia stato visto da milioni di italiani, mi sembra corretto non svelare completamente la trama. Soprattutto il finale.
Cosa dire degli attori, se non che sono eccelsi? Danno il meglio, sia nelle scene comiche, che in quelle drammatiche.

Manfredi ancora una volta tira fuori la sua cultura di romano d.o.c., di popolano, di uomo della strada, di cittadino de Roma (sebbene fosse di origini ciociare) – e non solo per l’accento del suo personaggio. Il suo portantino è un pover’uomo come tanti che ancora crede in alcuni valori, nel rispetto della donna e nell’ideologia di un mondo ingiusto, duro, spietato con i più deboli ma in cui ancora vale la pena arrabattarsi per non perdere la diginità, con la speranza di avere domani un briciolo di felicità in più.
Gassman è eccelso nella parte del giovane idealista che pian piano perde per strada tutti i valori, vendendosi al dio del denaro e del potere. Il suo personaggio subisce il fascino del suocero, un uomo non solo ricco ma anche avido e soprattutto ignorante, che però, tutto sommato, sa riconoscere in lui la personalità del vincente. Incredibile come questo attore riesca ad esprimere così tanto fascino; forse gli veniva davvero naturale, forse doveva fingere pochissimo.

Stefano Satta Flores interpreta un po’ il “paglietta meridionale”, l’intellettuale cinefilo idealista. Il suo Nicola ha un tale pallino per il cinema che arriva ad anteporre i sogni alla famiglia. Lascia infatti la provincia campana per la grande capitale ma probabilmente è quello che meno riuscirà a realizzarsi nella vita.
Stefani Sandrelli fa la ragazza giovane, dolce, bella e frivola. Un tipino (inizialmente) privo di personalità che vive con la testa sulle nuvole quasi come immaginando di essere in un fotoromanzo. Questo suo particolare temperamento la porterà a cadere tra le braccia dei tre protagonisti, e quindi ad essere motivo di discordia tra loro. Notevole la sua evoluzione: da donnino fragile e piagnucoloso a donna coraggiosa e combattiva.
Altro grande exploit è quello del personaggio di Giovanna Ralli. La sua Elida appare inizialmente come giovane figlia viziata, ignorante e grassottella dell’imprenditore edile romano (un magistrale Aldo Fabrizi). Col tempo, anche grazie ai consigli, ai suggerimenti e agli insegnamenti di Gianni, diventerà una donna emancipata e colta. Putroppo, una lunga storia d’amore non corrisposto, la porterà a sacrificare la propria vita.

Piccolo cammeo per Mike Bongiorno, Federico Fellini, Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica – ognuno nella parte di se stesso. Il loro ruolo è quello di dare un quadro storico di riferimento alle vicende. Il periodo in cui si muovono i personaggi di questa pellicola, infatti, è l’Italia della Dolce vita e, allo stesso tempo, quella che si ferma il giovedì sera per guardare in tv “Lascia o raddoppia”.

Nota 1: le musiche sono del M° Armando Trovajoli.
Nota 2: questa pellicola è stata dedicata a Vittorio De Sica.

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La scheda di e quella di .


30
dic 09

No problem

No Problem

No problem

di Vincenzo Salemme

(Italia, 2008)
con Vincenzo Salemme, Sergio Rubini, Giorgio Panariello,
Anna Proclemer, Giacomo Furia, Rosalia Porcaro, Iaia Forte,
Aylin Prandi, Cecilia Capriotti, Oreste Lionello, Gisella Sofio,
Leonardo Bertuccelli, Giulio Maria Furente, Federico Pacifici,
Marzia Tedeschi, Massimiliano Gallo

Commedia italiana dell’anno scorso, ideata, diretta ed interpretata da quel mattacchione di Vincenzo Salemme.
Ricordo che ne vidi il trailer per caso al cinema. Mi fece sorridere allora (il calembour baguetta/braghetta) ed è per questo che ho deciso di vederlo, un paio di giorni fa.
Difatti, di tutta la pellicola, le cose più divertenti sono i duetti, i botta e risposta, tra il protagonista – l’attore di fiction Arturo Cremisi (Vincenzo Salemme) – e il suo agente, tale Enrico Pignataro (Sergio Rubini). A parte l’ignoranza di quest’ultimo, ho trovato molto buffo anche il suo marcato accento pugliese – ma capisco che questa è una questione di gusti. Io decisamente non faccio testo.
Gradevoli anche i siparietti in cui l’attore, poco prima o poco dopo le riprese, cerca consenso e consigli, scambiando qualche battuta con le sue tre perfide assistenti. Due delle attrici di questo malefico terzetto sono le simpaticissime Natalia Porcaro e Paola Minaccioni. La terza è Teresa Del Vecchio.
La storia è quella di Arturo Cremisi, un attore di fiction alquanto vanesio, un impenitente scapolone quarantenne che si crede bello e famoso ma che, a causa di un’acuta rivalità con un suo collega bambino, si trova spesso sul punto di verdersi cancellato il contratto con la casa di produzione che realizza il proprio spettacolo. Le vicende professionali di Arturo s’intrecceranno con quelle di Mirko (Leonardo Bertuccelli), un bambino rimasto orfano che vede in lui la figura del padre scomparso, e di sua madre, la bella Irene (Aylin Prandi).
Iaia Forte me la ricordavo più magra. Peso a parte, qui la vediamo impegnata nel ruolo dell’apprensiva madre del giovane star della tv, il piccolo Giulio (Giulio Maria Furente). Una quarantenne svampita, innamorata persa del bell’Arturo, che però non si fa scrupoli nel mettergli i bastoni tra le ruote quando si sente riufiutata e umiliata.

Per fortuna Giorgio Panariello ha un ruolo di secondaria importanza nella pellicola: interpreta solo la parte dello zio pazzerello di Mirko, un tale che se ne va in giro per casa facendo strani versi ed inscenando siparietti no-sense che nemmeno fanno ridere. Insomma: un ruolo cucitogli adosso ai soli fini di lasciarlo libero di fare quel che sa fare. Chissà se è stato scritturato per portare al cinema tutta quella gente che, ai tempi del suo one man show su RaiUno, lo trovava divertente.
Gisella Sofio e Oreste Lionello appaiono nei panni di due anziani strozzini, i padroni di casa di Irene.
Anna Proclemer (un altisonante nome del vecchio cinema italiano) interpreta la mamma di Arturo, un’anziana signora viziata, lamentosa, razzista, furba e stronza che si diverte a vessare suo figlio, il badande filippino e tutti quelli che le stanno intorno.

Devo ammettere, comunque, che la trovata di usare la figura di Ronnie (Asoka Dewamunege), il filippino che ha difficoltà con la lingua italiana, può risultare una buona trovata presso un certo tipo di pubblico: buffo e buonista, divertente e antirazzista allo stesso tempo.
All’anzianissimo (ma sempre simpatico) Giacomo Furia hanno riservato un paio di scene in cui lo vediamo vestire i panni di un cameriere di uno stabilimento balnerare.
Frase da segnalare: «Questa è la pro-loco di Andria. Le piazze sono diventate 93». (scusate il campanilismo)

Nota 1: presenti nella pellicola anche Fabrizio e Francesco Ceccarelli, ossia i due gemelli gelatai che spesso, in questi ultimi anni, sono stati ospiti dei programmi notturni di Piero Chiambretti.
Nota 2: come al solito, nei film di Salemme le belle donne non mancano. Cecelia Capriotti fa la sexy somellier che tiene lezioni di vino all’invaghito protagonista, mentre Aylin Prandi è la giovane e dolce mamma con gli occhioni verdi da cerbiatta e l’esotico accento francese che, alla lunga, conquista il cuore dello scapolone. Nota di merito anche per le fattezze della topolona mora che intrattiene (nuda) il manager Enrico nella vasca da bagno.
Nota di demerito: la colonna sonora è composta da musiche di Gigi D’Alessio.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


28
giu 09

Aspettando il sole

.!.

Aspettando il Sole

Aspettando il sole

di Ago Panini (Italia, 2007)
con Claudia Gerini, Giuseppe Cederna, Raoul Bova,
Claudio Santamaria, Vanessa Incontrada, Corrado Fortuna,
Bebo Storti, Gabriel Garko, Raiz, Thomas Trabacchi,
Michele Venitucci, Rolando Ravello, Alessandro Tiberi,
Massimo De Lorenzo, Sergio Albelli, Guido Morozzi

Questa pellicola è l’interessante opera prima di Ago Panini, un brillante quarantenne da tenere d’occhio. Difficile definire “Aspettando il sole”: non è di certo un film drammatico, né una commedia a tutti gli effetti, seppur abbastanza divertente in diversi frangenti. Diciamo un noir moderno con un bel tocco d’ironia. A me è piaciuto molto, comunque: ha ricordato pellicole di culto come “Dal tramonto all’alba” e “Magnolia”. Inoltre sono sicuro di non sbagliare se dico che questo film ha un retrogusto di “pulp”. Credo che il regista si sia volutamente ispirato alla filmografia Tarantiniana.
La storia si svolge tutta in una notte. Una notte qualsiasi del 1982. Quindici vite si intrecciano all’interno di un motel, l’Hotel Bellevue. La città non è importante – la voce fuori campo non lo dice – potrebbe essere ovunque, in una qualsiasi provincia italiana; l’albergo è quasi sospeso in mezzo al nulla, fermo ai bordi di una strada (statale, autostrada, ecc.)
Tre ragazzi annoiati si fermano nel motel in cerca di compagnia femminile (il termine che usano è “coperta”): uno rimane in macchina e si addormenta mentre gli altri due decidono di fermarsi nella hall dell’albergo ad importunare il portiere, una coppia di giovani sposi si ferma nel motel per concedersi un momento di sesso selvaggio, uno strano individuo pelato ascolta audiolezioni di tedesco in cassetta mentre nasconde il suo cane di piccola taglia in camera, un solitario uomo sulla quarantina è rintanato in stanza a telefonare disperato a tutte le sue donne (moglie, amanti più o meno giovani, ecc.), due rapinatori aspettano un complice mentre guardano la tv impazienti, un regista e il suo assistente girano un film porno con due giovani attori.
La notte sembra lunga ed infinita, anche se il tempo scorre comunque alquanto velocemente. Intendo dire che il film è tutt’altro che lento o noioso. Sembra quasi che ogni personaggio aspetti solo che arrivi il giorno – da cui il titolo della pellicola. O almeno la luce, come una forma di redenzione dalla paura, dai vizi, dalla solitudine, dalle manie, dal pericolo, dalla perversione, dalla noia, dai drammi della notte. E la luce arriverà, anche se non sarà quella del Sole.
Passiamo agli attori. Lo dico senza timore di essere smentito: qui siamo di fronte ad un super cast!
Con questa pellicola Claudia Gerini si conferma sex symbol assoluto del cinema italiano dei nostri giorni (qualora ancora ce ne fosse il bisogno). Il suo personaggio, Giulia, per gran parte del tempo se ne sta mezza nuda – in reggiseno e mutandine – ad amoreggiare su di un letto con suo marito. Sexy è una parola che non basta per descrivere la sua suadente sensualità. Recitazione ineccepibile. Buone anche le scene drammatiche e quelle di follia apparente. Eccellente!
La parte dello smilzo marito di cotanta femminilità è stata assegnata al simpatico Thomas Trabacchi che se la cava davvero dignitosamente.
Rolando Ravello fa ancora una volta il ruolo del sociopatico. Lo ricordate in “Almost Blue”? Lì era un serial killer. Qui potrebbe esserlo – o lo è almeno in potenza. Solitario, silenzioso, guardingo, vestito con abiti fuori moda, ha un amore viscerale per il suo cagnolino, una specie di piccolo volpino dal pelo rosso, che tiene nascosto in camera e cui dedica milioni di attenzioni. La sua passione è ascoltare audiocassette contententi lezioni di tedesco.
Michele Venitucci (lo sposo del film “L’anima gemella”) e Claudio Santamaria sono i due balordi in chiodo di pelle che si fermano nella hall del motel per tutta la notte a dare fastidio al portiere – sapientemente interpretato da Giuseppe Cederna con un accento del Triveneto.

Alessandro Tiberi (lo stagista della serie tv “Boris”) invece fa la parte del terzo amico della compagnia che rimane in macchina e vi si addormenta.
Vanessa Incontrada è molto bella e dolce. Fa la parte della giovane attrice porno. Più che ispirare sensualità e trasgressione, finisce piuttosto per trasmettere tenerezza, vuoi per la goffa parrucca porpora che indossa, vuoi per le belle frasi che rivolge al suo compagno di set.
Corrado Fortuna è appunto l’altro attore del film porno che si sta registrando di nascosto in una stanza dell’Hotel Bellevue. Ancora una volta a lui hanno rifilato il ruolo di un ragazzo molto semplice, quasi un tonto. Di certo non appare come un navigato professionista dei set a luci rosse. Finirà per innamorarsi della sua bella collega.
Bebo Storti è perfetto nel ruolo del regista di film porno. Un uomo dal lungo curriculum professionale, molto acculturato e dal cuore grande. Per lui girare film a luci rosse ha perso qualsiasi attrattiva sessuale. Durante tutta la lavorazione del film si annoia, legge il giornale e dà ordini svogliatamente al suo assistente (un simpatico Sergio Albelli) che invece è l’unico si sbatte sul serio per portare a casa la pellicola.
Raoul Bova recita benissimo. Non l’avrei mai pensato. Non credevo che un giorno sarei arrivato a dire queste parole. Il suo personaggio è un tizio che parla con l’accento ciociaro, un uomo distrutto che passa tutto il tempo chiuso in stanza a disperarsi al telefono. Si sente solo, vuole che una delle sue donne lo raggiunga per passare una notte d’amore. Ma tutte rifiutano. Tra queste anche una giovanissima amante (credo quindicenne) che ha sedotto in passato e sua moglie, che gli confessa di aver deciso di abortire da sola, senza nemmeno chiedergli un parere, né fargli sapere che era incinta.
Gabriel Garko fa la parte di Samuel, il rapinatore tanto bello (belloccio) quanto tonto. E’ chiuso in camera con il suo compare interpretato da Raiz (ve lo ricordate l’incomprensibile cantante campano degli Almamegretta?) ad aspettare impazientemente che arrivi un terzo complice.
Il televenditore di gioielli che appare in tutte i televisori dell’albergo e che conversa al telefono con Samuel è Massimo De Lorenzo, attore già visto in alcuni spot Dreher e Better.
Molto bello il lettering e la grafica in generale della locandina e dei titoli di testa.
Da non sottovalutare la colonna sonora che contiene musiche di Nicola Tescari.
Voto complessivo al film: 8. Da vedere se siete curiosi di conoscere le buone cose che il nuovo cinema italiano è in grado di portare sullo schermo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

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5
mag 09

Casanova '70

Casanova '70

Casanova ’70

di Mario Monicelli

Hooligans release

(Italia, 1965)
con Marcello Mastroianni, Enrico Maria Salerno,

The Weather Man hd

Virna Lisi, Moira Orfei, Beba Loncar, Michéle Mercier,
Marisa Mell, Guido Alberti, Bernard Blier, Augusta Ceccotti,
Marco Ferreri, Seyna Seyn, Liana Orfei, Margaret Lee, Jolanda Modio

Un maggiore della Nato, tale Andrea Rossi Colombetti, ha dei problemi nei rapporti con le donne: è un uomo molto affascinante, ama le donne più di ogni altra cosa, un vero e proprio casanova che però  non riesce ad eccitarsi, a meno ché di trovarsi in situazione di grave pericolo. Temendo di essere impotente si fa anche vedere da uno psicanalista (E. M. Salerno), il quale gli consiglia di cercare di tenere sotto controllo la sua libido.  Ma di fronte al suo appetito sessuale pare che non ci sia nulla che tenga, né un voto di castità congiunto (con la sua promessa sposa – una giovanissima Virna Lisi) né la superstizione. Spesso il protagonista, pur di far sua una donna, arriva a sfidare anche la morte. La sua esuberanza sessuale comunque lo porterà anche in tribunale, di fronte ad un giudice, accusato di omicidio passionale.
Nonostante si parli di sesso in maniera più o meno grottesca, questa pellicola si avvicina più a gioiellini come “Divorzio all’italiana”, che ad una qualsiasi delle commedie con Lando Buzzanca.
Di certo questo non è uno dei film meglio riusciti di Mario Monicelli ma io l’ho trovato discretamente divertente.
Alla sceneggiatura, oltre allo stesso Monicelli, troviamo Age e Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico su soggetto di Tonino Guerra e Giorgio Salvioni.
Carina anche la colonna sonora, scritta da Armando Trovajoli e Franco Bassi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


1
mag 09

RockNRolla

RockNRolla

RockNRolla

di Guy Ritchie (GB, 2009)
con Gerard Butler, Tom Wilkinson,
Mark Strong, Thandie Newton, Idris Elba,

Tom Hardy, Toby Kebbell, Jeremy Piven, Karel Roden,
Ludacris, Matt King, Geoff Bell, Gemma Arterton

Se vi è piaciuto “The Snatch” vi piacerà anche questo. Pellicola pulp diretta da Guy Ritchie. Se ‘pulp’ ormai si può ancora definire un genere cinematografco. L’ex marito di Madonna torna con un film dei suoi. Ambientato a Londra, dedicato a Londra. Ritchie mette al centro delle vicende la capitale Britannica, in piena irrefernabile febbre edilizia, e il genere di personaggi che la affollano ai giorni nostri. Così troviamo tratteggiati l’uno di fianco all’altro, il boss borioso ed efferato che si vanta di appartenere alla ‘vecchia guardia’, il suo braccio destro sempre vestito di tutto punto, il magnate russo che vuole investire i suoi milioni di rubli in un quartiere residenziale, una subdola contabile dalla bellezza mozzafiato, una gang di malavitosi che passa il tempo giocando a carte nella bisca, un paio di impresari della scena musicale indie, una rockstar tossicodipendente.
Il quadretto che ne esce vuoi è davvero avvincente. A rendere il tutto ancora più divertente ci pensa il ritmo: incalzante e privo di momenti di stasi. La trama non è nemmeno tanto banale, se si pensa al modo in cui è intricata e all’epifania finale.
Tom Wilkinson grasso è pelato è quasi irriconoscibile. Non sembra lo stesso attore che ha recitato la parte dell’avvocato anziano nel film “Michael Clayton”. Il vecchio boss rozzo gli riesce molto bene.
Mark Strong ha una classe da vendere. Per il suo ruolo – definibile come “l’elegantone” – si prova molto fascino, nonostante sia uno dei ‘cattivi’.
Thandie Newton è minuta ma molto sexy. Qui fa la consulente finanziaria superstylish. Sempre vestita con abiti da cifre esorbitanti, trucco perfetto, mai un capello fuoriposto. Difficile resisterle. Ben presto si rivela come una scaltra faina, assestata ed ingorda di denaro.
Gerard Butler è sempre molto rigido ma inizia a predersi un po’ meno sul serio. One Two è un duro dal cuore tenero. Malavitoso esperto in armi, rapine e combattimento a mani libere, farebbe tutto per la sua gang di amici fidatissimi (Mumbles e Bob “il bello”). Molto divertente la scena del ballo gay cheek-to-cheek.
Ludacris e Jeremy Piven interpretano due sfigati gestori di locali notturni. Gestiscono anche una piccola etichetta discografica e il giro della musica live a Londra. Vivendo ai confini della criminalità, finiranno per esserne vittime.
Karel Roden è perfetto per la parte del riccone russo. Fisicamente è un mix perfetto tra Putin e Abramovich.
Matt King interpreta Cookie, lo spacciatore: uno dei personaggi più bizzarri e spassosi di tutto il film.
Toby Kebbell è perfetto per la parte del tossico. Credbilissimo. Il suo personaggio ricorda molto Pete Doherty, il leader dei Baby Shambles. Il lavoro migliore su di lui, comunque, credo che l’abbia fatto il trucco. Le sue occhiaie parlano (quasi) da sole.
Gemma Arterton putroppo ha poche scene (recita come la segretaria dei due discografici) ma si fa comunque notare per la sua giovane bellezza.
Colonna sonora molto valida. Basta segnalare il brano che apre il film e che fa da sottofondo ai titoli di coda: “I’m A Man”, cover energica che i BlackStrobe hanno realizzato per un blues di Bo Diddley.
Nota: nel film ho notato due citazioni. La prima (voluta) alla scena del ballo tra Vincent Vega e Mia Wallace in “Pulp Fiction”. La seconda (non voluta) alla pellicola di Aldo Giovanni e Giacomo “Tre uomini e una gamba”, quando One Two, di fronte ad un’opera d’arte molto semplice fatta di soli neon afferma qualcosa come: «Il mio elettricista l’avrebbe fatta meglio».

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it

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22
gen 09

Solo un padre

Solo un padre

Solo un padre

di Luca Lucini (Italia, 2008)
con Luca Argentero, Dianne Fleri,
Claudia Pandolfi, Fabio Troiano, Anna Foglietta,
Sara D’Amario, Alessandro Sampaoli, Francesca Vettori,

Michela Gatto, Fabiana Gatto, Gianni Bisacca, Elisabetta De Palo

Questo è uno di quelli che si possono definire film vaginali. Il cinema dove sono stato io (una sala parrocchiale che proietta pellicola d’essai) era pieno di ragazze. O meglio: di donne, tra i 20 e i 45 anni. Ed ogni volta che il regista staccava sul primo piano del protagonista era tutto un “Ooooooh!”, un darsi di gomito, di risatine complici. Qualcosa di davvero fastidioso, credetemi.
Che Luca Argentero sia un bell’uomo è evidente. Palese! Non c’è neanche bisogno di ammetterlo. Però non si può andare a vedere un film solo perché si è attratti dal fascino del protagonista e soprattutto non ci si comporta così in sala. Andiamo! Siamo adulti.
Passiamo al film. Si tratta di un dramma molto semplice ma non banale. Carlo, un giovane dermatologo (tra i 35 e i 40 anni) rimane vedovo. Sua moglie Melissa è morta durante il parto della loro primogenita, Sofia detta “Fagiolino”. Nonostrante faccia di tutto per nascondere la propria sofferenza e mostrarsi sereno, a fine pellicola cederà ai sentimenti e schiuderà il suo cuore per accogliere l’amore della giovane ricercatrice universitaria che ha ingaggiato come baby sitter per la sua piccina.
Si tratta di un film semplice ma fortunatamente non banale. Non mi è piaciuto granché ma va detto che ha il pregio di avere nella trama un piccolo colpo di scena, verso il finale.
Di Luca Argentero ho già detto. È un bellone. Un giovane uomo molto affascinante. Ormai è un attore fatto. Praticamente tutti hanno dimenticato che è stato un partecipante del Grande Fratello 3. Fortunatamente non deve dimostrare più niente a nessuno. Sa recitare: lo sappiamo. Per cui poteva anche risparmiarsi quelle decine di faccette che lo rendevano ‘sintetico’, falso e odiosetto.
Diane Fleri è molto dolce. Bella, non bellona, né bellissima. Fa molta tenerezza il suo essere (apparire) indifesa, gentile, premurosa. Il suo forte accento francese la rende ancora più buffa e adorabile, se possibile. Ebbi modo di apprezzarla già nel film “Mio fratello è figlio unico”. E questa sua nuova esperienza sul grande schermo non fa altro che confermare la mia prima impressione. Brava! Speriamo abbia sempre più spazio nel cinema italiano.
Claudia Pandolfi ha davvero poche scene per poter esprimere un parere sulla sua performance attoriale. Diciamo che l’hanno truccata molto; nel film sembra quasi che abbia più anni di quelli che realmente ha (35). Forse l’effetto era voluto, per fare da contrasto con la giovinezza e la freschezza della baby sitter. Allora si spiegherebbero anche i chili in più e la pettinatura ‘anziana’.
La recitazione di Anna Foglietta è davvero sopra le righe. Capisco che il suo è un personaggio macchietta: la zitella fastidiosa che non ha superato il trauma di essere stata mollata dal fidanzato storico, quella che si è comprata un gatto per non sentirsi sola, quella che tutti vogliono appioppare al vedovo belloccio… ma insomma. Si poteva anche contenere un po’ nel tratteggiare il suo personaggio.
Fabio Troiano è il giullare della compagnia. Il più brillante del quartetto di giovani dermatologi dello studio/laboratorio in cui lavora il protagonista. Dunque ruolo azzeccato per lui.
Alessandro Sampaoli l’abbiamo già visto nella trasmissione che Ambra Angiolini conduceva su Mtv (“Stasera niente Tv”) e al fianco di Giobbe Covatta ed Enzo Iachetti nella sit-com “Medici Miei”. Qui fa la parte dell’altro giovane medico dello studio. Un omosessuale tratteggiato attraverso il solito, classico stereotipo dell’omosessuale (allegro, gioviale, sensibile, effemminato, bravo in cucina, premuroso, ecc.). Buona prova come attore per lui ma – ahimé – pessima caratterizzazione.
Le piccole gemelle Gatto, ossia le due bimbe che sono state ingaggiate per recitare il personaggio di Sofia “Fagiolino”, hanno una faccia troppo buffa. Anche loro sono adorabili. (vedi locandina)
La colonna sonora non è malaccio anche se al suo interno è presente qualche pezzo un po’ ruffiano finalizzato a strizzare l’occhio al pubblico femminile che soffre le pene d’amore: “Everybody Hurts” dei R.E.M. Stesso discorso per di “Sunrise” di Norah Jones. Il tema, comunque, è gradevole e melodico. Si tratta di “Per Fare a Meno di Te”, interpretato da Giorgia: un brano che resta in testa per tutta la durata della pellicola. E se lo dico io che non sono un fan di Giorgia, credeteci!
“Solo un padre”, comunque, non è tutto un pianto. La drammaticità più o meno intensa è spesso diluita in alcune situazioni più leggere, dalle velleità brillanti. L’opera infatti è tratta dal romanzo di Nick Earls intitolato “Avventure semiserie di un ragazzo padre”.

Il sito ufficiale. Il trailer ufficiale.
La scheda di Wikipedia Italia, quella di MyMovies.it e quella di Cinematografo.it.


5
dic 08

Serendipity chiama loop

“More More More” di Andrea True Connection. Il brano che fa da colonna sonora all’ultimo spot Vodafone.

Trovato per caso quando ormai avevo rinununciato a cercarlo. Questa si chiama Serendipity.
Adesso ascoltare in loop per 10 ore almeno al giorno.

Grazie a Weekendance Tumblr.