Posts Tagged: Claudia Pandolfi


3
nov 10

Figli delle stelle

Figli delle stelle

di Lucio Pellegrini (Italia, 2010)
con Claudia Pandolfi, Paolo Sassanelli,
Pierfrancesco Favino, Fabio Volo, Giorgio Tirabassi,
Giuseppe Battiston, Lydia Biondi, Teco Celio,
Edoardo Gabriellini, Camilla Filippi, Fausto Sciarappa,
Chiara Tomarelli, Antonello Piroso, Fabrizio Rondolino,
Nino Bernardini, Valentina Fois, Anna Bellato, Iacopo Bonvicini,
Teresa Acerbi, Maria Luisa Vola, Luca Moretti, Francesco Rossini

Simpatica commedia ambientata ai giorni nostri diretta da Lucio Pellegrini  il regista di “E allora Mambo” e “Tandem”.
Pepe e Toni, due trentenni con una situazione lavorativa alquanto disastrosa – l’uno lavora come operaio al porto di Marghera, l’altro è un diplomato ISEF che fa il barista/pizzaiolo in un Autogrill – e Ramon, un ultraquarantenne avanzo di galera, organizzano un rapimento ai danni del Ministro del lavoro. La loro cialtronaggine però gli gioca un brutto scherzo. Durante le concitate fasi del rapimento – che avviene in una sauna – commettono un errore madornale: rapiscono la persona sbagliata. Anziché il ministro del lavorno, a finire nelle grinfie degli improvvisati sequestratoriè l’on. Stella, un sottosegretario che si batte per l’approvazione di una legge a favore della sperimentazione di una cura alternativa contro il cancro. Nella vicenda resteranno invischiati anche Bauer, il cugino di Toni dalle idee rivoluzionarie ultra-sinistrorse che mette a diposizione il primo covo della banda, e Marilù, una giovane giornalista di La7 che lavora per la trasmissione “Niente di personale” di Antonello Piroso.
Le motivazioni inziali che spingono i protagonisti a mettere in piedi il rapimento sono nobili: ottenere un riscatto da girare alla moglie di un operaio morto nel porto di Marghera, ossia ripagare una vittima del lungo e funesto filone delle cosiddette “morti sul lavoro”. Con lo svilupparsi della vicenda però le cose si complicano e le ragioni si evolvono, soprattutto quando è un intero paesino di montagna a schierarsi con i sequestratori e a richiedere parte del bottino.
In “Figli delle stelle” l’elemento cialtrone è quello più importante, ossia quello che suscita la simpatia nello spettatore – d’altronde si tratta pur sempre di una commedia. Il rapimento di un politico di una certa importanza è ovviamente una citazione – seppur leggera – del rapimento di Aldo Moro. Ciò nonostante, per fortuna non si ha la sensazione che questo film manchi di rispetto alla tragedia della famiglia Moro. E questo è un bene. Ciò che lascia l’amaro in bocca, invece, è il finale, che sembra un po’ buttato lì e alcune leggerezze. Per fortuna la conclusione non è del tutto buonista: un carnefice si salva – anche se non si capisce esattamente come – mentre altri pagano in un modo o nell’altro.
Va bene: forse anche in questo caso, per seguire le vicende dei protagonisti, bisogna attuare la solita strategia di sospensione della realtà. Però spiace che il rapporto tra i sequestatori e il rapito sia trattato con tanta leggerezza. Tra Pepe e la renna (il sottosegretario Stella) si installa subito un rapporto di complicità. Il primo si apre al secondo come un peccatore con il confessore. Il secondo si mostra subito molto umano e comprensivo. Dopo i primi attimi di panico, la vittima si dimostra subito pronta, seria, matura, tranquilla, distaccata e non porta rancore nemmeno per un attimo. Quanta credibilità ci trovate in tutto ciò? Inoltre non è chiaro com’è possibile che Pepe e Toni, amici da poco più di due settimane, decidano di realizzare insieme un’impresa tanto insolita, quanto rischiosa, come un rapimento. E il coinvolgimento di Ramon – uscito dal carcere da soli pochi giorni come si spiega? Qual è il contatto che li lega agli altri due?
Per quanto riguarda la recitazione si può dire che la prova è stata superata da tutti a pieni voti. Insomma, nomi come Claudia Pandolfi, Giuseppe Battiston, Piefrancesco Favino, Giorgio Tirabassi, ormai sono delle certezze. Quando un regista li sceglie sa, ormai, di andare a colpo sicuro, di non sbagliarsi, di aver fatto la scelta giusta, ancor prima di dare il primo ciak. E infatti così è.
La Pandolfi è molto credibile nel ruolo di Marilù, la giornalista idealista e romantica, molto fragile e insicura che si lascia affascinare dall’avanzo di galera (Paolo Sassanelli) maturo, solitario, tenebroso, silenzioso e misterioso.
Il ruolo di Giorgio Tirabassi è più drammatico che comico; interpreta il sottosegretario Stella, una vittima che fraternizza immediatamente con i suoi carnefici. Un politico che, pur facendo parte della “casta”, ci mette pochissimo a sentirsi vicino ai problemi dei disadattati che mettono in atto il suo rapimento.
A Favino hanno riservato la parte del proletario burino (un tipo con forte accento del Lazio meridionale), un ragazzo molto semplice e ingenuo che a 38 anni non ha il coraggio di dire a sua madre che non fa l’insegnante ma il cameriere in un fast food.
Fabio Volo fa il suo, senza strafare. Recita benino, dignitosamente. Buffo sentirlo parlare con accento veneto.
Giuseppe Battiston indossa per tutto il tempo (o quasi) una salopette, cucina e parla di temi quali esproprio proletario, rivalsa sociale, rivoluzione, diritti del popolo, ecc. Molto godibile la scena in cui rimbrotta la suora che fa lezione ai suoi figli perché non vuole che questi preghino durante le ore di scuola.
Fabrizio Rondolino interpreta il Ministro Gerardi, un politico di razza, sbruffone, uno con la faccia di bronzo che in tv evita di prendersi le sue responsabilità di fronte ad una drammatica morte bianca.
Lydia Biondi ha un piccolo cammeo nella parte dell’anziana mamma di Pepe.
A Teco Celio hanno affiabiato un ruolo da picchiatello o, meglio, da sfigato ai limiti della turba psichica.
Breve cammeo anche per il toscano Edoardo Gabriellini nella parte del collega di redazione di Marilù.
Voto globale per la pellicola: 6 e mezzo.
Nota 1: il titolo del film fa ovviamente riferimento al notissimo brano di Alan Sorrenti che i sequestratori ballano un giorno, quasi per caso, nel rifugio alpino in Valle d’Aosta, per mettere in pausa lo stress accumulato a causa del rapimento e concedersi quindi un momento di relax e buonumore.
Nota 2: a produrre ci sono: Beppe Caschetto e Rita Rognoni per la ITC Movie, la Pupkin Production e Warner Bros. Entertainment Italia. Fa piacere vedere che sempre più spesso le major del cinema americano – attraverso le loro controllate sul nostro territorio – mettano dei soldi su interessanti produzioni italiane.

Questo il trailer del film.
Qui il blog ufficiale in cui sono gli stessi protagonisti della pellicola a scrivere i post, un progetto davvero originale e interessante.
La scheda di Cinematografo.it, quella di MyMovies.it e quella di IMDb.com.


5
feb 10

La prima cosa bella

La prima cosa bella

di Paolo Virzì (Italia, 2010)
con Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti,
Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Aurora Frasca,
Marco Messeri, Dario Ballantini, Paolo Ruffini, Bruno Michelucci,

L’ultima fatica di Virzì è un bellissimo film agrodolce: il racconto della storia di una famiglia livornese tra alti e bassi, in cui momenti dolci e leggeri si alternano continuamente a situazioni profondamente drammatiche. C’era anche da commuoversi, soprattutto verso la fine. Io non ho pianto ma c’è mancato davvero poco.
Bravi tutti. Bravo il regista a raccontare una storia semplice e intensa allo stesso tempo. Bravi tutti gli attori a recitare con accento livornese, nonostante quasi nessuno fosse del posto.
Su Claudia Pandolfi sto iniziando a ricredermi. Non m’è mai piaciuta (né come attrice, né come donna). Qui, invece, recita benissimo. C’è anche una scena particolarmente vivida, attraverso cui riesce a trasmettere sensazioni forti: un primo piano fisso in cui il suo personaggio piange mentre confessa un grandissimo affetto nei confronti di suo fratello. Ebbene, per un attore/attrice passaggi come questi sono testimonianza di grande professionalità.
Mastandrea, col tempo, diventa sempre più credibile. La sua è ormai una recitazione totalmente matura. Eccellente.
Micaela Ramazzotti per me non è bellissima, non mi dice granché (non scassate, non mi frega se voi la trovate bona). Anche su di lei avevo un pregiudizio. L’avevo vista recitare solo in . Lì faceva la sciacquetta, qui anche (più o meno). Comunque se la cava davvero bene.
Stefania Sandrelli recita molto meglio della sua media personale però – permettetemi di dire – che la sua malata terminale è un po’ troppo vitale e allegrotta, per essere (appunto) moribonda.
Marco Messeri è buffo, come sempre.
Paolo Ruffini ne esce benissimo: mi ha stupito vedero nel ruolo da giovane avvocato allampanato.

Aurora Frasca e Bruno Michelucci, i due bimbi che interpretano i piccoli Bruno e Valeria, sono davvero bravissimi. Spesso rubano la scena alla madre – come è giusto che sia.
Dario Ballatini è perfettamente a suo agio nei panni del viscido avvocato.
Fabrizia Sacchi interpreta una donna ostinata e positiva, con le spalle molto larghe che ha scelto di stare al fianco di un uomo su cui molti non scommetterebbero un centesimo. Di lei non dico né bene, né male. Dico solo che per tutta la durata del film sono stato a cercare di ricordarmi il suo nome – era un volto che mi risultava troppo noto.

Bravo anche a chi ha scelto la colonna sonora: i pezzi di musica leggera italiana degli anni ’70 ti rimangono così tanto in testa che continui a cantarli anche quando esci dalla sala.
Nota: la sceneggiatura, oltre che da Paolo Virzì, è stata scritta anche da Francesco Piccolo e Francesco Bruni.

Siccome sono pigro, vi consiglio di leggere questo post di Akille dal titolo . Ha scritto praticamente tutto lui. È un’ottima analisi. Mi trova completamente d’accordo. C’è davvero poco da aggiungere.
Voto 8.

La scheda di e quella di .


22
gen 09

Solo un padre

Solo un padre

Solo un padre

di Luca Lucini (Italia, 2008)
con Luca Argentero, Dianne Fleri,
Claudia Pandolfi, Fabio Troiano, Anna Foglietta,
Sara D’Amario, Alessandro Sampaoli, Francesca Vettori,

Michela Gatto, Fabiana Gatto, Gianni Bisacca, Elisabetta De Palo

Questo è uno di quelli che si possono definire film vaginali. Il cinema dove sono stato io (una sala parrocchiale che proietta pellicola d’essai) era pieno di ragazze. O meglio: di donne, tra i 20 e i 45 anni. Ed ogni volta che il regista staccava sul primo piano del protagonista era tutto un “Ooooooh!”, un darsi di gomito, di risatine complici. Qualcosa di davvero fastidioso, credetemi.
Che Luca Argentero sia un bell’uomo è evidente. Palese! Non c’è neanche bisogno di ammetterlo. Però non si può andare a vedere un film solo perché si è attratti dal fascino del protagonista e soprattutto non ci si comporta così in sala. Andiamo! Siamo adulti.
Passiamo al film. Si tratta di un dramma molto semplice ma non banale. Carlo, un giovane dermatologo (tra i 35 e i 40 anni) rimane vedovo. Sua moglie Melissa è morta durante il parto della loro primogenita, Sofia detta “Fagiolino”. Nonostrante faccia di tutto per nascondere la propria sofferenza e mostrarsi sereno, a fine pellicola cederà ai sentimenti e schiuderà il suo cuore per accogliere l’amore della giovane ricercatrice universitaria che ha ingaggiato come baby sitter per la sua piccina.
Si tratta di un film semplice ma fortunatamente non banale. Non mi è piaciuto granché ma va detto che ha il pregio di avere nella trama un piccolo colpo di scena, verso il finale.
Di Luca Argentero ho già detto. È un bellone. Un giovane uomo molto affascinante. Ormai è un attore fatto. Praticamente tutti hanno dimenticato che è stato un partecipante del Grande Fratello 3. Fortunatamente non deve dimostrare più niente a nessuno. Sa recitare: lo sappiamo. Per cui poteva anche risparmiarsi quelle decine di faccette che lo rendevano ‘sintetico’, falso e odiosetto.
Diane Fleri è molto dolce. Bella, non bellona, né bellissima. Fa molta tenerezza il suo essere (apparire) indifesa, gentile, premurosa. Il suo forte accento francese la rende ancora più buffa e adorabile, se possibile. Ebbi modo di apprezzarla già nel film “Mio fratello è figlio unico”. E questa sua nuova esperienza sul grande schermo non fa altro che confermare la mia prima impressione. Brava! Speriamo abbia sempre più spazio nel cinema italiano.
Claudia Pandolfi ha davvero poche scene per poter esprimere un parere sulla sua performance attoriale. Diciamo che l’hanno truccata molto; nel film sembra quasi che abbia più anni di quelli che realmente ha (35). Forse l’effetto era voluto, per fare da contrasto con la giovinezza e la freschezza della baby sitter. Allora si spiegherebbero anche i chili in più e la pettinatura ‘anziana’.
La recitazione di Anna Foglietta è davvero sopra le righe. Capisco che il suo è un personaggio macchietta: la zitella fastidiosa che non ha superato il trauma di essere stata mollata dal fidanzato storico, quella che si è comprata un gatto per non sentirsi sola, quella che tutti vogliono appioppare al vedovo belloccio… ma insomma. Si poteva anche contenere un po’ nel tratteggiare il suo personaggio.
Fabio Troiano è il giullare della compagnia. Il più brillante del quartetto di giovani dermatologi dello studio/laboratorio in cui lavora il protagonista. Dunque ruolo azzeccato per lui.
Alessandro Sampaoli l’abbiamo già visto nella trasmissione che Ambra Angiolini conduceva su Mtv (“Stasera niente Tv”) e al fianco di Giobbe Covatta ed Enzo Iachetti nella sit-com “Medici Miei”. Qui fa la parte dell’altro giovane medico dello studio. Un omosessuale tratteggiato attraverso il solito, classico stereotipo dell’omosessuale (allegro, gioviale, sensibile, effemminato, bravo in cucina, premuroso, ecc.). Buona prova come attore per lui ma – ahimé – pessima caratterizzazione.
Le piccole gemelle Gatto, ossia le due bimbe che sono state ingaggiate per recitare il personaggio di Sofia “Fagiolino”, hanno una faccia troppo buffa. Anche loro sono adorabili. (vedi locandina)
La colonna sonora non è malaccio anche se al suo interno è presente qualche pezzo un po’ ruffiano finalizzato a strizzare l’occhio al pubblico femminile che soffre le pene d’amore: “Everybody Hurts” dei R.E.M. Stesso discorso per di “Sunrise” di Norah Jones. Il tema, comunque, è gradevole e melodico. Si tratta di “Per Fare a Meno di Te”, interpretato da Giorgia: un brano che resta in testa per tutta la durata della pellicola. E se lo dico io che non sono un fan di Giorgia, credeteci!
“Solo un padre”, comunque, non è tutto un pianto. La drammaticità più o meno intensa è spesso diluita in alcune situazioni più leggere, dalle velleità brillanti. L’opera infatti è tratta dal romanzo di Nick Earls intitolato “Avventure semiserie di un ragazzo padre”.

Il sito ufficiale. Il trailer ufficiale.
La scheda di Wikipedia Italia, quella di MyMovies.it e quella di Cinematografo.it.