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feb 12

Millennium – Uomini che odiano le donne

Millennium - Uomini che odiano le donne

Millennium – Uomini che odiano le donne
(The Girl with the Dragon Tattoo)

di David Fincher (USA, 2011)
con Rooney Mara, Daniel Craig, Robin Wright, Steven Berkoff,
Christopher Plummer, Stellan Skarsgård, Joely Richardson,
Yorick van Wageningen, Geraldine James, Goran Visnjic,
Donald Sumpter, Tony Way, Ulf Friberg, Per Myrberg

Uno dei migliori thriller degli ultimi anni. Da vedere assolutamente. Qui il trailer italiano.
Non importa che abbiate letto o meno il romanzo omonimo di Stieg Larsson da cui è tratto o che abbiate visto o meno la precedente trilogia cinematografica svedese.
David Fincher ha fatto un ottimo lavoro, anche se mi pare di capire, appunto, che la base da cui partiva (la storia originale e lo script) fosse già ottima. Millenium è un film affascinante sin dai titoli di testa, che sembrano un videoclip di ottima fattura.
Grande è la sapienza nel costruire i personaggi, pian piano, gradualmente; su di loro scopriamo molte cose eppure chi racconta non svela tutto e subito.
La pellicola è molto lunga (160 minuti circa) ma non annoia affatto, tanto sono avvincenti le vicende (scusate il bisticcio di parole).
Della trama non svelo molto. Sappiate che il protagonista maschile (Mikael Blomkvist) è un giornalista svedese che, dopo essere stato condannato per diffamazione a mezzo stampa, accetta l’incarico di svelare il mistero dietro la scomparsa di una giovane donna, avvenuta circa 40 anni prima nel gelido nord del Paese. Il committente è Henrik Vanger: un vecchio signore molto ricco, il patriarca di una potente famiglia svedese, ex magnate dell’industria nazionale, nonché zio della ragazza scomparsa. Per convincerlo ad accettare il caso, l’anzianissimo Vanger offre a Blomkvist tanto denaro, un posto in cui fuggire dai riflettori dopo la sconfitta professionale e la testa del tizio che ha l’fatto condannare (il potente presidente di una grande società).
La protagonista femminile invece è Lisbeth Salander: una giovane smunta e tatuatissima – una specie di eroina punk decadente – che di mestiere fa l’hacker e che proprio sul giornalista in questione ha compiuto le sue ultime approfonditissime ricerche. Non c’è neanche bisogno di dirlo: questa tipetta è una sociopatica che ce l’ha a morte con gli uomini. Ciò nonostante però, accetterà di aiutare Mikael nella sua indagine. Stop. Andate a vedere il film e godetevelo.
Aggiungo solo che Craig ha la solita faccia da capomastro teutonico. Perfetto dunque per un ruolo da macho scandinavo. Sarà stato scelto per questo? Comunque nei panni di un giornalista io avrei qualche ceffo meno rude e più intellettualoide, insomma alla cui vista non ti venga in mente un tondino o una sparachiodi. Rooney Mara nei panni di Lisbeth è favolosa. Grande scelta di cast. Tra l’altro è anche bellina ma lo si scopre solo in coda, quando abbandona per un attimo il look da tetra sopravvissuta.
Al gigante Christopher Plummer l’onore di interpretare il grande vecchio patriarca. “Gigante” nel senso di mostro di recitazione.
Joely Richardson l’ho trovata enigmatica e distaccata, bella sì ma non particolarmente affascinante.
Robin Wright bah. Come sempre.
Steven Berkoff veste i panni del consigliere di Henrik Vanger.
Il croato Goran Visnjic è un volto che inizia a sbucarmi spesso davanti. Recentemente l’ho visto recitare anche nella serie tv “Pan Am”. Qui dà il volto al titolare dell’agenzia investigativa che ingaggia la protagonista per le ricerche approfondite nei meandri delle vite digitali delle persone.
Mi hanno detto che il film è stato sul serio girato in Svezia, ossia all’incirca lì dove è ambientato. Io ci credo, dal momento che ho visto dei paesaggi davvero affascinanti; mi riferisco sia ai boschi e ai paesaggi innevati dell’isola di Hedestad, che agli scorci delle città ipermoderne (Londra e Stoccolma).
Brano musicale più buffo della pellicola: “Orinoco Flow” di Enya. Ma non vi dico in che momento viene suonato.
Voto globale alla pellicola: 8. Non perdetelo.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Un ringraziamento particolare a Fusion Digital che mi ha invitato al TweetUp con anteprima.
Il film arriverà nelle sale italiane solo domani, venerdì 3 febbraio 2012.


26
gen 12

Shame

Shame

Shame

di Steve McQueen (USA, 2011)
con Michael Fassbender, Carey Mulligan,
Lucy Walters, James Badge Dale, Elizabeth Masucci
Nicole Beharie, Hannah Ware, Alex Manette, Loren Omer

Acclamato dalla critica come film dell’anno, Shame è qualcosa di intensamente angosciante. Una pellicola cruda e quasi fredda in alcuni passaggi, calda, vibrante e passionale in altri. Materiale di certo creato non per gli occhi di moralisti, puritani. Dunque se vi scandalizzate con facilità, statene alla larga.
Qui trovate il trailer ufficiale italiano.
Brandon Sullivan è un erotomane, una specie di malato di sesso, un uomo che ha bisogno di godere fisicamente quasi senza sosta. Un soggetto affamato di forti emozioni che necessità di scendere fino agli inferi, di perdersi completamente nella ricerca di se stesso.
Solo per scelta, cerca di fuggire dalla famiglia e da qualsiasi tipo di legame affettivo ma non può; sua sorella – la giovane Sissy (interpretata da Carrey Mulligan) – infatti lo raggiunge e si piazza in casa sua, mettendolo con le spalle al muro. La biondina, che di mestiere fa la cantante jazz nei night club, ha bisogno di affetto, di calore, di essere supportata da suo fratello, ma questi non riesce a far altro che respingerla. Grattando via la spessa patina di odio di Brandon, si trova disperazione e vergogna, drammatici shock le cui conseguenze sono state soffocate e represse. Tra lui e sua sorella si intuisce anche una certa tensione sessuale, sebbene non si capisca bene se tra i due s’è mai consumato un rapporto carnale. Di certo entrambi hanno avuto un’infanzia difficile – altro elemento intuibile – vengono cioè da esperienze traumatiche che hanno lasciato segni indelebili nella loro psiche. Entrambi cercano di sfogare nel sesso il loro dramma esistenziale, anche se ognuno in modo diverso. Questa forse, oltre il legame di sangue, è l’unica cosa che li accomuna.
SPOILER
Plot circolare: il film termina così come è inziato. Brandon non riesce a sfuggire alla sua natura di predatore sessuale, anche dopo un altro forte trauma: l’ennesimo tentativo di suicidio di sua sorella.
Fassbender è l’attore più quotato al momento. Amatissimo dalle donne per il suo fascino misterioso e magnetico, in questa pellicola si concede anche diverse scene di nudo frontale, oltre che di sesso. Ha un fisico statuario, dunque non sfigura. Per gran parte del tempo recita senza parlare, con la sola modulazione del corpo – cosa che gli riesce estremamente bene. Trattasi di “figo da paura”, ammettiamolo. Oltre essere un bell’uomo, è anche straordinariamente dotato in quanto a recitazione. Si veda ad esempio il lungo piano sequenza in cui cerca di fare l’amore (senza riuscirvi) con l’unica donna per cui prova sentimenti sinceri. Capolavoro.
Carey Mulligan non mi fa impazzire. L’avevo già vista in “Drive” nei panni di “mammina fragile”. Però devo essere sincero: qui è in parte. Il ruolo dell’anima in pena in cerca di conforto è suo. “Ci sta dentro” direbbe uno giovane.
James Badge Dale ha la faccia del cazzone. In alcun frangenti risulta davvero fastidioso. Lo ricordate in “Rubicon”? Era il protagonista di questa serie tv. Dunque indicato per questa parte del capufficio sfigato che ci prova con ogni donna che gli passa davanti.
Nicole Beharie è una delle attrici più carine di questa pellicola. Molto valida nel ruolo della ragazza che fa breccia nel cuore del protagonista, anche se solo per un paio di giorni.
Fotografia e scelta delle location sono da premio Oscar. Incredibilmente azzeccate. Grande ritratto della New York nottura, metropoli della perdizione. Le scene negli ambienti chiusi, invece, raccontano di un upper class quadrata e iperfighetta. Impeccabile.
Alla colonna sonora concedo cinque stelle su cinque. L’ho trovata eccezionale e azzeccatissima. Pianoforte triste a go-go nelle scene più intense, quelle che raccontano l’inquietudine del protagonista, e musica black funky-disco tutta da ballare per le scene nei club. Ho riconosciuto: “Genius of Love” dei Tom Tom Club, “Rapture” di Blondie e “I Want Your Love” degli Chic.
Nota per audiofili: nel suo appartamento dall’arredamento ipercontemporaneo il protagonista tiene una discreta collezione di vinili e un giradischi Technics 1200.
Voto alla pellicola: 7. Non male davvero ma forse le recensioni dei critici creano troppa aspettativa.
Notevole la locandina americana.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
gen 12

Interview

Interview

Interview

di Steve Buscemi (USA, 2007)
con Steve Buscemi, Sienna Miller

Pellicola che potrebbe benissimo essere una pièce teatrale. Racconto a due sole voci. Qui due volti bastano per realizzare un capolavoro di film. Due protagonisti, un’intervista da realizzare.
Guarda qui il trailer.
Lui – Pierre Peders – è un giornalista di politica interna sulla cinquantina, un ex reporter di guerra molto pieno di sé che adesso fa l’opinionista e il cronista da Washington. Cinico, disilluso, maleducato e parecchio stronzo. Si capisce subito che non ha alcuna voglia di intervistare un’attricetta.
Lei – Katya – è un’attrice sulla cresta dell’onda. Giovane, biondissima, bellissima. Anche lei un po’ stronza. Un volto strordinario su un corpo mozzafiato. Gira quasi solo film di serie B o horror inutili. I fan e gli spettatori in generale di lei ricordano soprattutto il seno florido. Tutti credono che sia stupida e che non sappia recitare ma che abbia raggiunto la vetta dello star system solo perché sia andata a letto con la gente giusta. L’intervista però sarà l’occasione per dimostrare il contrario.
Il lunghissimo dialogo tra i due in realtà è un duello, una sfida. Anzi una guerra formata da una fitta sequenza di battaglie combattute a colpi di menzogne, seduzione e scaltrezza. La vittoria sarà affidata al miglior attore, nel senso più ampio del termine.
Katya e Pierre son come due boxeur che si incontrano su di un ring, due lottatori infaticabili, due primedonne che cercano di primeggiare l’una sull’altra, due faine laide che fanno di tutto per mettere in difficoltà la loro preda prima di azzannarla. Il loro solo e unico obiettivo è portare a casa il risultato e per ottenerlo non lesinano colpi bassi, cattiverie, bugie.
I colpi sferrati dai due combattenti sono spesso angherie di tipo psicologico che, accatastandosi l’una sull’altra, finiscono per montare pian piano una guerra di nervi, da cui uscirà vittorioso il meno credulone dei due.
Quasi tutta la pellicola si svolge in ambienti chiusi: un lussuoso ristorante di New York e l’affascinante loft in cui abita Katya – a parte un paio di brevi scene girate per strada, nei pressi di un marciapiede.
Guarda qui una foto di scena.
In “Interview” la recitazione dei due attori protagonisti è stata fondamentale: se fosse stata pessima (ma non lo è stata affatto), il film probabilmente non avrebbe avuto alcun valore – nonostante, va detto, sia scritto ottimanente. La chiave di tutto sono i dialoghi, i botta e risposta tra Katya e Pierre, dunque grande plauso a chi li ha creati.
Sia Buscemi che la Miller qui sono ai loro massimi livelli recitativi: eccellenti interpreti. Tra protagonista femminile e attrice che la interpreta, inoltre, ho intravisto un certo parallelismo. La rivincita di Katya, cioè, è un po’ anche quella di Sienna Miller; dopo questa pellicola – voglio dire – nessuno potrà permettersi di affermare che non è una straordinaria attrice.
Voto globale: 8 e mezzo. Da vedere assolutamente.
Nota: uqesto “Interview” è il remake americano dell’omonimo film diretto da Theo van Gogh,

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


24
gen 12

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes
(The Adventure of Sherlock Holmes’ Smarter Brother)

di Gene Wilder (USA, 1975)
con Gene Wilder, Marty Feldman, Madeline Kahn,
Dom DeLuise, Leo McKern, Roy Kinnear, Douglas Wilmer, Thorley Walters

Ennesima commedia ispirata ai romanzi di Sir Conan Doyle. Vaghissimamente ispirata. Cioè diciamo che, più che altro è una parodia. Di investigativo c’è ben poco. Ecco, immaginate una commedia come “Young Frankenstein” solo meno divertente. Non per nulla il cast è quasi identico. viagra meglio tre dei principali attori sono gli stessi.
Gene Wilder dirige se stesso nei panni di Sigerson, il fratello (che si crede) più furbo di Sherlock Holmes. In realtà è una specie di investigatore cialtrone.
Marty Feldman ha il ruolo del sergente Orville Stanley Sacker, un ometto buffo dalle capacità mnemoniche strabilianti che in questa avventura fa da aiutante di Sigerson.
Qui potete vedere una foto di scena.
Quella peperina di Madeline Kahn interpreta Jenny Hill, la figlia di un ministro inglese: un’attrice di teatro mangiauomini, tanto bugiarda, quanto seducente.
Un giovane Dom DeLuise veste i panni di Eduardo Gambetti: un cantante di opera lirica di origine italiane, nonché ricchissimo furfante che commissiona il furto di un importante documento segreto dell’intelligence inglese per rivenderlo poi ad alcune spie estere.
Leo McKern dà il volto a un buffisimo prof. Moriarty: un ciccione con mille tic – anch’egli molto cialtrone – tanto maldestro (soprattutto nei calcoli artimetici) che è davvero difficile prenderlo seriamente per “villain”.
I personaggi di Sherlock Holmes e del Dr. Watson sono del tutto irrilevanti per la storia. Appaiono solo ad inizio pellicola, anche se in un certo senso “vegliano” su tutto lo svolgimento dei fatti.

Quella che vedete qui sotto è la copertina del DVD italiano, che si rifà alla locandina originale americana.

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


19
gen 12

32 dicembre

32 dicembre

32 dicembre

di Luciano De Crescenzo (Italia, 1988)
con Luciano De Crescenzo, Renato Scarpa, Riccardo Pazzaglia,
Enzo Cannavale, Vanessa Gravina, Grazia Scuccimarra,
Caterina Boratto, Patrizia Loreti, Riccardo Cucciolla,
Silvio Ceccato, Antonio Allocca, Gerardo Scala, Massimo Serato,
Benedetto Casillo, Sergio Solli, Silvia Annichiarico

Commedia partorita dalla mente di Luciano De Crescenzo, che qui troviamo nel ruolo di attore, regista, autore e sceneggiatore. L’ironia è quella tipica dei suoi romanzi e dei suoi film, sullo stile di “Così parlò Bellavista”, insomma. Anche parte del cast è lo stesso – vedi Pazzaglia, Casillo e Solli.
Tre sono gli episodi che formano l’opera: tutti aventi come tema portante il tempo, il suo significato, la sua fugacità, le relatività delle convenzioni umane, ecc.
Nel primo episodio – “Ypocrites” – un uomo (Silvio Ceccato), fingendo di credersi Socrate, ogni giorno pretende che in casa sua si insceni una piccola recita a cui prendono parte anche alcuni figuranti prezzolati. Sua moglie (Grazia Scuccimarra) lo asseconda malvolentieri e sopporta le bizzare richieste del marito, almeno sino a quando questi non cerca di approfittare della sua insanità mentale apparente per sedurre la cameriera.
Nel secondo – “La gialla farfalla” – una nonna molto vitale e di bell’aspetto (Caterina Boratto) decide di vivere gli ultimi anni della sua vita senza remore, con grande leggerezza, come se fosse una ragazzina, anche se suo figlio, sua nuora e il resto della famiglia (nipote esclusa) voglia proibirle di comportarsi in questo modo. Nonostante tutti gli ostacoli, riuscirà comunque a coronare il suo sogno: sposare un coetaneo di cui è innamorata e fuggire con lui all’estero, peraltro portando via con sé una discreta somma di denaro estorta ai suoi parenti con l’inganno.
Nel terzo – “I penultimi fuochi” – un padre di famiglia disoccupato (Enzo Cannavale) trascorre l’intera giornata del 31 dicembre alla ricerca di 100.000 Lire con cui comprare un po’ di petardi per festeggiare “dignitosamente” con la sua famiglia la notte di San Silvestro. Vaga per tutta la città quasi elemosinando, toccando alte vette di umiliazione; incontra molte persone (tutti napoletani) ma nessuno gli concede un prestito, né gli fa credito. Il racconto della sua miserrima avventura avviene in una caserma, davanti a un commissario che l’ha fermato proprio per aver sparato dei botti.
De Crescenzo nel primo episodio interpreta uno psichiatra chiacchierone che distilla perle di filosofia spicciola, nel secondo un prete poco ortodosso e nel terzo un professore di astronomia rinchiuso nell’osservatorio di Capodichino.
Vanessa Gravina è un’adolescente dalla lingua lunga, amica e complice della sua nonna vitale; risponde a tono ai suoi genitori senza vergogna con piglio deciso e uno slang giovanilista ai limiti del ridicolo.
Massimo Serato interpreta lo spasimante della nonna: un anziano povero in canna ma affascinante ed elegante dal lessico e dai modi molto raffinati.
A Renato Scarpa De Crescenzo ha assegnato il personaggio del figlio apprensivo della nonna arzilla.
Silvia Annichiarico è un’altra parente della nonna, forse una figlia più giovane.
Riccardo Pazzaglia appare nella veste di un avventore di bar un po’ impiccione: un napoletano disgustato dalla tradizione tutta napoletana di sparare petardi per festeggiare l’anno nuovo.
Benedetto Casillo e Sergio Solli sono due poveracci che in casa del matto che si crede Socrate recitano la parte rispettivamente di Antistene e Aristippo.
Il buffo Gerardo Scala invece si traveste da Diogene pur di entrare a far parte della piccola compagnia che recita i filosofi greci.
Antonio Allocca (ricordate il professore coi baffi della serie “I ragazzi della 3^ C”?) ha una piccola scena in cui recita la parte del merciaio.
Una delle scene più divertenti (e più note) di tutta la pellicola è quella in cui un uomo concede un prestito a suo fratello a patto che questi per 30 minuti resista all’umiliazione di essere pubblicamente deriso davanti a parte della famiglia e alcuni vicini di casa.
Alla sceneggiatura del film ha partecipato anche Lidia Ravera.
Le musiche sono state composte e dirette da Tullio De Piscopo.
Pellicola curiosa e divertente. Voto: 6. Sufficiente. Da vedere se avete già visto altri film di De Crescenzo, se avete letto qualcuno dei suoi libri o se comunque il personaggio è di vostro gradimento.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


13
gen 12

The Artist

The Artist

The Artist

di Michel Hazanavicius (Francia, 2011)
con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman,
James Cromwell, Penelope Ann Miller, Missi Pyle,
Malcolm McDowell, Basil Hoffman

Film muto in bianco e nero sul periodo del cinema muto e in bianco e nero.
Storia d’amore tormentata tra il divo di Hollywood George Valentin (Jean Dujardin) e Peppy Miller (Bérénice Bejo), una giovane ragazza astro emergente dello stesso settore. Lui è famosissimo, vanitoso, pieno di sé e probabilmente anche un po’ stronzo. Sta con una biondina incazzosa (interpretata da Penelope Ann Miller – ricordate la Gail di “Carlito’s Way”?). Lei è dolce e forse un po’ ambiziosa. Si conoscono per caso, fuori dall’uscita di un teatro, poi si reincontrano sul set. Si piacciono subito. Lui aiuta lei a far carriera. In poco tempo la piccola Peppy diventa una vera star di prim’ordine nel firmamento del cinema americano.
artists
George invece, con l’arrivo del cinema sonoro, cade nel dimenticatoio. Si rifiuta di lavorare con la voce, di scendere a compromessi con questa nuova moda perché la ritiene degradante. I produttori nelle pellicole non vogliono più la sua faccia che ormai sa di vecchio. Ferito nell’orgoglio, si isola e si deprime sempre più, riducendosi in uno stato pietoso. Diventa così povero da farsi pignorare l’immenso patrimonio di mobili e opere d’arte accumulati negli anni. In preda alla follia un giorno dà persino fuoco a casa sua, rischiando di morire intossicato e arso vivo. Ma questo non accade perché il suo piccolo buffo cane – il fido compagno di una vita, sia davanti che dietro le quinte – riesce a trarlo in salvo.
Come dice il trailer originale (lo potete vedere qui): una giovane attrice ruba le luci della ribalta e il cuore al più grande attore di Hollywood. Ma non si tratta di cattiveria, di odio o vendetta. Tutt’altro. Dopo l’incidente Peppy si prende cura di George. Anzi, lo faceva già prima, in gran segreto, come quando ha comprato di nascosto tutti i suoi averi e li ha messi da parte per evitare che cadessero nelle mani dei creditori. Dopo incomprensioni e fraintendimenti il loro amore trionferà.
The Artist è un film sull’Sentimento vero. Quello con la lettera maiuscola. Quello dell’abnegazione e delle lunghe attese. Ma è anche un film anche sulla stupidità della vanità, dell’orgoglio e dell’opporsi al nuovo ostinatamente e in maniera ottusa.
Io l’ho trovato molto gradevole, oltre che originale. Buffo in alcuni frangenti ma molto drammatico allo stesso tempo. Un’opera completa e godibilissima. Grandioso che un regista sia riuscito a farsi produrre un film muto nel 2011. Persino in bianco e nero! Roba da non crederci. Grande stima dunque per Hazanavicius.
Lasciatemi spendere due parole anche per John Goodman. Simpaticissimo come al solito. Incredibile come riesca a suscitare ilarità anche solo con le espressioni del visto. Questo è quello che si dice un grande attore. Bravo!
Anche il canuto James Cromwell è incredibilmente adeguato al ruolo del fidato autista. Che recitasse molto bene lo sapevamo già.
Voto alla pellicola: 7+. Da vedere assolutamente.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


12
gen 12

Immaturi

Immaturi

di Paolo Genovese (Italia, 2011)
con Barbara Bobulova, Ambra Angiolini, Luca Bizzarri,
Paolo Kessisoglu, Ricky Memphis, Raoul Bova, Anita Caprioli,
Luisa Ranieri, Michele La Ginestra, Maurizio Mattioli, Giovanna Ralli,
Giulia Michelini, Alessandro Tiberi, Nadir Caselli, Aurora Giovinazzo

Guarda il trailer ufficiale

Questa commedia, estremamente leggera, ambisce ad essere un film rappresentativo di una generazione ma non credo proprio che vi riesca. Io l’ho trovato alquanto banalotto, bello pieno di luoghi comuni, alcuni anche abbastanza improbabili.
Prologo: dopo circa 15 anni, un gruppo di amici – ex compagni di scuola di circa 35 anni – viene chiamato dal Ministero della Pubblica Istruzione a rifare l’esame di maturità (classica), dal momento che il primo è stato invalidato a causa di un disguido amministrativo. Questi giovani adulti – ancora abbastanza immaturi, appunto – si trovano ancora una volta tutti insieme a rivivere quei momenti che ormai credevano di aver dimenticato o comunque messo da parte.
Tra le varie figure rappresentate (alcuni abbastanza idealtipiche) troviamo: 1. lo stronzo che tradì il migliore amico da giovane per una ragazza e che è diventato un uomo che tradisce la moglie (Kessisoglu); 2. lo psichiatra infantile che aiuta i bambini per mestiere ma che non riesce a risolvere i propri problemi di responsabilità e maturità di fronte all’arrivo di un figlio del tutto inaspettato (Bova); 3. l’eterno ragazzo che non vuole impegnarsi e che, pur di rimanere fidanzato per sempre con la sua ragazza, arriva a fingere di essere sposato e con prole (Bizzarri); 4. la cuoca ninfomane che segue un corso per guarire dalla suo infinito desiderio per il sesso e finisce per innamorarsi di un uomo dopo una lunga storia di corteggiamento casto e romantico (Angiolini); 5. la divorziata giovane e bella con figlia che esprime una maturità superiore alla madre (Bobulova); 6. il bamboccione impacciato che vive ancora con i suoi e che non esprime alcuna intenzione di andarsene (Memphis).
Con l’intento di studiare per prepararsi a rifare l’esame di maturità, questi ragazzi cresciutelli incontrano vecchi amici (come il tizio mite che si è fatto prete) e riprendono a trascorrere del tempo insieme, rivangando ovviamente le cose belle (e anche qualcuna brutta) vissute fianco a fianco ai tempi del liceo. E qui ci sono valanghe di dialoghi e immagini che vorrebbero evocare nostalgia, senza neanche riuscirci completamente, sì insomma tutta la prosopopea del “come era bello un tempo, quelli sì che erano anni in cui era gradevole essere giovani, mica come adesso”.
A parte tutto il cast mi sembra molto azzeccato. L’intento di mettere insieme facce molto note era di portare quanta più gente nelle sale cinematografiche e mi pare che l’esperimento sia riuscito – tant’è che proprio la scorsa settimana è arrivato nei cinema il seguito di questa pellicola.
Paolo Kessisoglu veste benissimo i panni dell’egoista menefreghista, così come Luca Bizzarri quelli dell’eterno Peter Pan.
La faccia seriosa di Bova va bene per il ruolo di un dottorino un po’ musone, tutto preso dalla difficoltà di accettare le responsabilità della paternità.
Ricky Mempis, che da sempre recita la parte del duro borgataro, qui fa quasi tenerezza come bamboccione impacciato e ultra sensibile.
Barbara Bobulova donna manager in carriera è credibile. Biondina, carina, fa una corte tenerissima al buon Memphis. I due personaggi si amano dai tempi del liceo ma non hanno mai avuto modo di “approfondire”.
La Ginestra prete è perfetto.
Luisa Ranieri è bona come sempre. Qui dà il volto un architetto con la testa sulle spalle, ossia alla fidanzata incinta di Bova che, pur di fronte all’indecisione del suo compagno, non si comporta da isterica, non fugge via offesa ma decide di attendere un suo rinsavimento.
La ragazzina che interpreta sua figlia (Aurora Giovinazzo) è in gamba, anche se la sua recitazione non è delle migliori. Ma potrà migliorare in futuro. Questa potrebbe essere, tra l’altro, la sua prima apparizione sul grande schermo.
Giovanna Ralli è la mamma iperprotettiva di Ricky Memphis, ossia l’essere che l’ha reso “mammone”.
Maurizio Mattioli è invece suo padre. Lasciatemelo dire: il più divertente attore di questa pellicola. Ogni sua scena è incredibilmente spassosa: i suoi interventi con marcato accento romanesco, quei tentativi di mandare via di casa suo figlio, sono straordinari.
Nadir Caselli è una ragazzina molto giovane, una maturanda che scambia decine di SMS con il personaggio di Bizzarri e che poi va a svenire strafatta di alcool e pasticche in discoteca. Leggi: personaggio superstereotipato su attrice molto caruccia.
Anita Caprioli forse è un po’ troppo giovane per recitare nella parte di coetanea di questi altri attori.
L’unica fuori ruolo – ancora una volta – è Ambra. Non me ne voglia ma non riesco a vederla recitare la parte di una stimata cuoca, per di più ninfomane. Mah.
Alessandro Tiberi – lo stagista della serie Boris – è il figlio del titolare del ristorante in cui lavora la cuoca, un giovane molto timido, segretamente innamorato della regina dei fornelli.
Nota localistica: il film sarebbe ambientato a Roma ma di romano, a parte l’accento di Mattioli e Memphis, c’è davvero ben poco.
Voto 5 e mezzo. Meno che sufficiente.
La colonna sonora non è male, forse solo un po’ “paracula”. Dei pezzi salverei comunque poco: giusto una cover di “Last Nigth A Dj Saved My Life” degli Indeep, coverizzata da Loredana Majuri.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


10
gen 12

J. Edgar

J. Edgar

J. Edgar
di Clint Eastwood (USA, 2011)
con Leonardo Di Caprio, Naomi Watts,
Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench,
Geoff Pierson, Josh Hamilton, Ed Westwick, Christopher Shyer,
Gunner Wright, Jack Donner, Jeffrey Donovan, Damon Herriman

Va beh, togliamoci il dente. Lo dico subito: questa pellicola mi ha annoiato. Un bel po’.
Per quanti non lo sapessero si tratta di un biopic, un film biografico sulla vita di J. Edgar Hoover, il primo e più importante dei direttori dell’FBI.
Perché mi ha annoiato? Perché è molto lungo e lento. Sì, lo so: l’aggettivo “lento” non dovrebbe mai essere associato alla parola film ma così è. Scusate. Stavo quasi per addormentarmi durante la visione.
Il problema di questa pellicola – che comunque è girata molto bene e recitata ancora meglio da tutto il cast – è che non intriga, non fa nulla per destare l’interesse dello spettatore. Tutto quello che c’è da sapere viene svelato nei primi 15 minuti del film. Poi non succede più nulla.
Sin dal principio cioè sappiamo che Hoover è un tizio molto abizioso, rigidissimo, estremamente ligio al dovere, fissato con le regole, con la sicurezza della Nazione, il sentimento patriottico, la morigeratezza dei costumi, che è uno che vede minacce dappertutto, un anticomunista per convenienza e e convinzione, un uomo pieno di sé e codardo allo stesso tempo, sospettoso, reazionario fin nel midollo, un essere assetato di potere che sarebbe disposto a far qualsiasi cosa pur di restare nella sua posizione di comando, un tipo che si compiace nel circondarsi di yesmen e che non accetta alcun tipo di critica o dubbio sulle sue teorie, credenze o convizioni.
Ecco qui. Vi ho svelato tutto o quasi. Non c’è molto altro da capire o da vedere.
Lasciatemi aggiungere che anche la relazione omosessuale con il suo braccio destro, Clyde Tolson, è palese sin dai primi sgaurdi tra i due. Che Hoover sia stato un omosessuale represso è lapalissiano. Grande enfasi è stata messa poi sul suo rapporto morboso con l’anziana madre – meravigliosamente interpretata da Judi Dench.
Tra le altre cose la intricatissima struttura narrativa, fatta di continui flashback e flashforward, non aiuta affatto a seguire le vicende del protagonista, a meno che non si abbia un chiaro quadro della recente storia degli Stati Uniti. Non dimenticando, comunque, che l’arco di tempo narrato da questa pellicola è decisamente lungo: dura all’incirca una cinquantina d’anni.
Che dire di Di Caprio? Sa il fatto suo. Ormai è un attore all’apice della sua carriera. Ce l’ha fatta. Il ragazzetto odioso, l’eterno bamboccione, è finalmente diventato uomo, tanto che gli assegnano ruoli importantissimi. Anzi di prim’ordine. D’altronde le major Hollywoodiane non affidano al primo che passa la parte di un uomo che viene considerato, in un certo senso, uno dei più importanti patrioti della Storia Americana. Ormai a Leonardino non gli si può dir nulla. Qualcuno ha avuto da obiettare sulla vocetta da giovinetto che gli hanno affibiato per il doppiaggio italiano. Ma a noi frega poco. Tra l’altro è sempre quella (Francesco Pezzulli) da più di 15 anni.
Armie Hammer è perfetto nella parte del bel ragazzone elegante e dai modi gentili. Fortuna che non abbiano voluto far apparire il suo personaggio effeminato.
Ottima interpretazione anche per Naomi Watts, qui nel ruolo della segretaria personale di Hoover, una donna la cui fedeltà al suo datore di lavoro ha dello straordinario.
In certi casi il trucco (make up) era pessimo. Le rughe di Hoover e di Tolson sembravano finte non solo nei primi piani.
Pensavo che “J. Hover” fosse uno dei film più importanti della stagione. Debbo ricredermi.
Nient’altro da aggiungere.

Qui trovate il trailer originale (in inglese). Qui quello in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


8
gen 12

Piedipiatti

Piedipiatti

di Carlo Vanzina (Italia, 1991)
con Enrico Montesano, Renato Pozzetto,
Ennio Antonelli, Tony Sperandeo, Antonio Ballerio,
Pino Ammendola, Mirella Falco, Roberto Della Casa,
Angelo Bernabucci, Victor Cavallo, Luigi Petrucci,
Anna Benny, Giorgio Trestini, Norman Sanny

È sempre un piacere rivedere questa commedia con Montesano e Pozzetto nei panni di due poliziotti che si trovano quasi per caso a condurre insieme un caso di traffico internazionale di droga. L’uno romano, simpaticone, dai modi poco ortodossi, l’altro milanese, preciso, ligio al dovere, esageratamente rigido in tutto. Un duo di cialtroni che, grazie alla caparbia dei giusti e la fortuna degli ingenui, riesce a incastrare il cattivone di turno, in questo caso rappresentato da un notabile della buona borghesia milanese: un commendatore stimatissimo che usa come facciata una missione umanitaria (buonismo caritatevole) per nascondere l’importazone di crack dalla Colombia.
Uso questo post per dissociarmi da quanti ritengono che i fratelli Vanzina non abbiamo mai scritto – né diretto – una buona commedia. La sceneggiatura, peraltro, è di Piero De Bernardi e Leo Benvenuti su soggetto di Enrico Montesano e degli stessi Vanzina.
Da segnalare anche una gradevole colonna sonora.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


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gen 12

Notorius

Notorius

Notorius – L’amante perduta
(Notorius)

di Alfred Hitchcock (USA, 1946)
con Ingrid Bergman, Cary Grant,
Claude Rains, Leopoldine Konstantin, Louis Calhern,
Reinhold Schünzel, Alex Minotis

Tormentata storia d’amore ad alto rischio tra un agente dello spionaggio USA e la figlia americana di una spia tedesca. Dopo l’incriminazione di suo padre, la giovane Alicia Huberman – una trentenne ubriacona, viveur e molto dissoluta – decide di partire per un viaggio a Panama con uno dei suoi amanti, un riccone molto più anziano di lei. Il suo desiderio è di andare lontano e provare a dimenticare la brutta storia che l’ha toccata da vicino e in cui ha rischiato di essere coinvolta. La notte prima della partenza, però, un bel poliziotto la avvicina, chiedendole di andare con lui in Brasile.
L’agente Devlin vuole ingaggiarla come collaboratore dell’intelligence USA e farla infiltrare nell’ambiente di alcune spie tedesche di stanza a Rio. Alicia, non avendo grosse prospettive davanti a sé, già annoiata per il futuro viaggio con l’anziano amante e invaghita dell’elegante sbirro dai modi gentili, decide di accettare la missione.
Una volta arrivati in Brasile, tra i due scatta la passione ma ben presto la missione si fa ardua. Ad Alicia viene chiesto di sedurre Alexander Sebastian, il capo dell’organizzazione spionistica tedesca locale, per poter così facilmente frequentare casa sua. I due amanti sono inizialmente molto combatutti e riluttanti, chiedono l’un l’altra una prova d’amore che però non arriva. Sono infatti troppo orgogliosi per dichiararsi l’amore che provano; alla fine dunque lasciano che la loro relazione finisca, sebbene continuino a lavorare fianco a fianco nella missione, ligi nel loro dovere di agenti segreti americani. I loro sentimenti trionferanno, comunque, cioè i due torneranno a essere sinceri reciprocamente solo quando Alicia, avvelenata da Sebastian – ormai suo marito, si troverà a rischiare la vita.
Che Ingrid Bergman e Cary Grant fossero belli lo sappiamo. Che sono stati due grandi attori, anche. Dunque cosa aggiungere? Diciamo allora che la direzione di Hitchcock rende il tutto ancora più gradevole.
Gran bel film. Per appasionati di pellicole dell’epoca d’oro di Hollywood ma non solo.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.