Posts Tagged: cartone


31
dic 11

I Griffin presentano Blue Harvest

I Griffin presentano Blue Harvest
(Family Guy – Blue Harvest)

di Dominic Polcino (USA, 2007)

Parodia della saga di Star Wars (dell’episodio IV, per la precisione) realizzata con i personaggi principali del cartoon di Seth MacFarlane “I Griffin (Family Guy)”.
Il protagonista è un Luke Skywalker adolescente, interpretato dal solito timido/impacciato/imbambolato Chris (il figlio maggiore, quello con la zazzera bionda e l’orecchino). Peter invece veste i panni di Han Solo. A Lois il compito di impersonare la Principessa Leila (un po’ sperduta – a dire il vero). Stewie, come spesso accade, è il personaggio più simpatico, qui infatti recita una versione bassa e capocciona de “La morte nera”, ossia Dart Fener o Darth Vader, che dir si voglia.
Il cane Brian prova a recitare come Chewbacca ma non ci riesce, nonostante ce la metta tutta. Il senso è che per lui, fare la parte di un essere che comunica con i versi, anziché con la parola, è un vero disonore.
Quagmire è C-3PO (il robot dorato) in versione allupata, mentre Cleveland interpreta un R2-D2 (C1-P8) in versione “black ghetto”.
Meg appare solo per pochi istanti nei panni di uno strambo e muto serpentone verde.
Sarò estremamente sincero: questa parodia – ovviamente – si apprezza di più, se si è visto il primo episodio di Star Wars (cosa che io non ho fatto). Peraltro durante la visione di questo cartone mi sono anche un po’ addormentato, dunque chiedo venia per eventuali imprecisioni.
Domanda fondamentale: si ride? Boh, non credo, non mi sembra. Diverte? Forse, un po’. Comunque è da guardare.
Nota: Blue Harvest è il nome in codice usato durante la lavorazione del film “Star Wars”.

Qui potete vedere la locandina ufficiale americana, al solito decisamente meglio di quella italiana.

La scheda di MyMovies.it.


22
set 10

Cattivissimo Me

Cattivissimo Me
(Despicable Me)

di Pierre Coffin, Chris Renaud (Usa, 2010)

Lungometraggio animato davvero simpatico. Non è un prodotto Disney/Pixar, né DreamWorks. Produce Illumination Entertainment e distribuisce Universal.
[Spoiler]
Un tizio triste, solo e noioso di nome Gru vuole diventare il cattivo più cattivo dell’Universo. Quando scopre che un ragazzetto cretino è riuscito a rubare addirittura la piramide di Giza diventa geloso, per cui decide di organizzare un colpo ancora più arguto e sensazionale, il colpo dei colpi. Si mette in testa, insomma, di rubare la Luna ma, per portare a termine questa operazione malvagia, ha bisogno di un sacco di denaro. Il nostro Gru, però, non è ricchissimo (anche se ha una casa immensa e un milione di piccoli buffi operai gialli a forma di ovetto Kinder che lavorano per lui) perciò si rivolge ad una banca, la Banca del Male – già nota come Lehman Brothers. [Qui in molti hanno riso in sala] Il malefico banchiere di turno gli nega il prestito, adducendo diverse motivazioni capziose, o meglio promette di concederlo ad una condizione: che Gru riesca ad impadronirsi del raggio rimpicciolente. Gru a questoi punto fa di tutto per entrare in possesso di questa potente arma, una pistola in grado di ridurre le dimensioni di qualsiasi oggetto venga colpito dal suo raggio. Il problema serio è che questa arma si trova in mani nemiche: la possiede Vector – lo stesso ragazzetto che ha rubato la piramide. L’arma è nascosta in casa sua. Mentre cerca di entrarne in possesso, Gru si accorge che le uniche persone in grado di entrare nella fortificata villa di Vector sono 3 piccole orfanelle che vendono biscotti casa per casa. Le bimbe appaiono subito ai suoi occhi come un lasciapassare. L’unica soluzione sensata da prendere, quindi, è adottarle. A questo punto accade l’impossibile: da burbero e intrattabile che era, il cattivissimo pian piano si addolcisce; avendo tutto il giorno in giro per casa le tre piccole e affettuose pesti e, passando perciò con loro tantissimo tempo, Gru inizia a svolgere quasi inconsciamente il ruolo di papà e così, giorno dopo giorno, diventa sempre più affettuoso.
Vi ho svelato il 70% del film – forse anche più – per cui non aggiungo altro.
Sappiate che i cosi gialli che aiutano in casa il cattivissimo sono buffissimi. Hanno forme leggermente diverse ma tutti portano gli occhiali (o il monocolo) hanno una vocetta buffa e motlo acuta. Spesso non si capisce cosa dicano ma sono sicurissimo che faranno impazzire tutti i bambini. Inoltre sono un gagdet perfetto. La macchina del market è oliata alla perfezione. Anche il libro dei gattini – che il cattivo papà Gru legge alle bimbe per farle addormentare – mi sembra un’ottima idea da realizzare su carta. Io lo comprerei immediatamente.
Margo, Edith e Agnes, le tre piccole birbe orfane, sono molto simpatiche e dolcissime. Sapranno sciogliere il ghiaccio che avvolge il cuore di Gru. E anche quello degli spettatori (di tutte le età). Anche perché questo è un film per famiglie – ma non solo.
Vector (nickname di Victor) è un supernerd. Uno sfigatone che dovrebbe essere il cattivo antagonista ma è così buffo e cialtrone che fa anche lui simpatia.
Mr. Perkins, il banchiere, dovrebbe essere il personaggio più negativo del film ma – anche lui – con quei capelli ritti in testa è davvero buffo.
Altri personaggi con caratteristiche buffe: la mamma di Gru, una vecchia acida la cui anaffettività ha resto sterile di sentimenti Gru; il Dottor Nefario, il vecchio scienziato che collabora con Gru: la miopia e il doppio mento sono i suoi  tratti salienti; Miss Hattie, la zitellona che gestisce e dirige l’orfanotrofio: una specie di grassa nazista con la gonnellona a quadri e la messinpiega bionda.
Ho visto questa pellicola lunedì sera al cinema Barberini di Roma, in anteprima. In Italiano. Il protagonista è doppiato da Max Giusti. Sinceramente nemmeno mi sono accorto che fosse lui, me l’hanno detto dopo, a proiezione ultimata. Per cui mi chiedo: ma che bisogno c’era?! Non era meglio prendere un doppiatore con la voce da duro, magari bassa e cavernosa, per il ruolo del wanna-be-cattivo? Per la versione americana sono stati ingaggiati personaggi noti come Steve Carrell (Gru), Julie Andrews (Miss Hattie) e Jason Segel (Vector). Lì usano queste facce/voci come leva di marketing, per vendere meglio il film, per avere più rilevanza sui media, per fare più breccia sul pubblico potenziale, per attirare curiosità e interesse. Da noi, sinceramente, non credo che funzioni allo stesso modo. E poi: davvero i genitori porteranno al cinema i loro bimbi perché Max Giusti doppia il protagonista? Mah! E lo dico con il massimo della stima e del rispetto per Max Giusti. Come comico l’ho sempre trovato molto simpatico. Solo che in questo caso non mi sembra esattamente la voce migliore per un personaggio del genere.
Voto complessivo per la pellicola: 7. Da vedere, se siete bambinoni come il sottoscritto.
Ha senso il 3D? A me questa tecnologia non fa impazzire ma direi che, in casi come questo, le tre dimensioni hanno il loro perché.

Negli USA questo film è già uscito l’8 luglio, nei nostri cinema invece arriverà il 15 ottobre.
Grazie a WayToBlue Italia, GGD Roma e Universal Italia per avermi invitato all’anteprima.

Qui il trailer in italiano. Qui quello americano.
Locandina ufficiale americana.
La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
ago 10

Toy Story 3 – La grande fuga

Toy Story 3 – La grande fuga

di Lee Unkrich (Usa, 2010)

Ancora una volta la Pixar mi ha entusiasmato, sopreso e persino fatto emozionare. Il terzo capitolo della saga “Toy Story” è forse il più bello – anche se ammetto di non ricordare benissimo gli altri due.
Ancora una volta i giocattoli sono protagonisti. La storia, raccontata dal loro punto di vista, è davvero emozionante. Il tema principale che viene messo in scena è il momento del distacco dall’infanzia all’età adulta. Altri temi interessanti trattati, anche se secondari sono: l’amicizia, il governo dispotico antidemocratico, la potenza delle masse (l’unione fa la forza), la caparbietà e la forza d’animo, le turbe psichiche che possono derivare dalla mancanza d’affetto, l’eccessiva turbolenza dei bambini in età pre-adolescenziale, la fiducia, la fedeltà, la cieca ottusità della catena di comando militare e altro ancora.
Un po’ di retorica in tutto ciò è presente – inutile negarlo – ma il fenomeno viene rappresentato in maniera originale, da un punto di vista originale ed insolito. Anche il fattore nostalgia è molto forte ma si tratta pur sempre di qualcosa di sopportabile. Diciamo pure, insomma, che la simpatia che ispirano molti giocattoli (vedi i piccoli piselli nel baccello o il cavallo Bullseye) e alcuni personaggi umani (vedi, ad esempio, la bimba Bonnie) mitiga il tutto, facendo cioè da contraltare alla sdolcinatezza in cui si può cadere facilmente raccontando questi temi.
Per quanto riguarda il doppiaggio italiano vorrei quasi soprassedere. Il film l’ho visto solo in Italiano per cui non posso fare paragoni. Tuttavia lasciatemi dire che avrei fatto scelte diverse per i doppiatori italiani – pur essendo tutti tecnicamente molto validi. L’unica mia citazione di merito va a Fabio De Luigi a cui è stato chiesto di dar voce all’effeminatissimo personaggio di Ken. Ancora mi sto chiedendo se la Mattel abbia letto lo script prima di dare l’autorizzazione all’uso del nome e dell’immagine di questo giocattolo. Per fortuna, invece, Barbie ci esce abbastanza bene. Il telefono a disco con le ruote della Tomy è stato doppiato da Gerry Scotti. Va bene, ci voleva una voce calda, amica, non giovanissima… ma ci rendiamo conto!? Gerry Scotti. Bah.
Forse è inutile ripeterlo ancora una volta ma lo farò: i film della Pixar non sono per bambini. O meglio: non solo SOLO per bambini. Son capaci di far divertire tutti, indipendentemente dall’età. E con il termine “Divertimento” qui non intendo ristrettivamente lo sbellicarsi dalle risate ma il godersi uno spettacolo di ottima fattura, sia per gli occhi, che per la mente, il cuore, l’anima, ecc.
Nota 1 sul piccolo corto animato che precede il film: spettacolare. Un’idea geniale realizzata in maniera semplice ma deliziosa. Il giorno e la notte che s’incontrano e si scontrano mostrando i loro lati positivi e negativi. Il balletto tra i due “layer” – chiamiamoli così – mi ha ricordato un po’ i fasti orchestrali del film Disney “Fantasia”.
Nota 2 sul 3D: tecnicamente notevole ma quasi inutile. Oh, io dopo i primi 3 minuti ho dimenticato di avere gli occhiali sul naso e non ho fatto più caso alla profondità di campo. Come dire: in 2D avrei apprezzato tutto allo stesso modo. Ancora non vedo grossi motivi per sbalordirsi. Passata la meraviglia della prima visione, resta ben poco.
Nota 3 sul Cinestar di Andria – il cinema multisala dove ho visto questa pellicola in 3D. Ottima l’idea di far acquistare allo spettatore gli occhialini 3D al costo di un solo Euro. In questo modo l’oggetto diventa personale, ossia non ci sono problemi d’igiene e lo spreco è ridotto al minimo, perché il singolo pezzo è riutilizzabile mille volte. Ad ogni modo, nel 2010, in Italia, 10 Euro per la visione di una sola pellicola, a mio modesto parere, rimane una cifrà troppo elevata.
Attenzione: guardando il trailer in 3D del nuovo episodio di Shrek m’è venuto un dubbio. Mi sono chiesto: perché alla fine del trailer hanno scritto “Disponibile anche in 2D”? Non avranno mica paura che qualche potenziale spettatore non vada al cinema perché ha recepito l’informazione sbagliata, ossia che quella pellicola venga proiettata solo con il costosissimo 3D? Secondo me qualche dubbio sugli sviluppi di crescita degli incassi legati a questa tecnologia iniziano ad averlo anche le stesse major del cinema.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


5
ago 10

I Griffin – La storia segreta di Stewie Griffin

I Griffin – La storia segreta di Stewie Griffin
(Family Guy Presents Stewie Griffin: The Untold Story)

Regia di: Pete Michels, Peter Shin (Usa, 2005)

A me il cartone “I Griffin (Family Guy)” piace molto. Forse non quanto Futurama e i Simpson, ma piace.
Ciò nonostante, non avevo in programma, né alcuna intenzione, di acquistare DVD di questa serie ma qualche settimana fa, mentre ero in un punto vendita Ricordi alla ricerca di un bel po’ di “ricordini” per amici (scusate il bisticcio di parole), ho visto questo titolo in offerta a 10 Euro e, d’istinto, non ho potuto evitare di comprarlo.
In parole provere il lungometraggio “I Griffin – La storia segreta di Stewie” è un po’ come se fosse una lunga puntata del cartoon, nel senso che l’impianto narrativo è identico a quello delle tradizionali puntate brevi, solo che in questo caso si tratta di un meta-film di 88 minuti, ossia un film che racconta di un film in cui i protagonisti sono gli stessi componenti della famiglia Griffin. Difatti il prologo e l’epilogo del film sono due espedienti meta-narrativi: nel primo vediamo gli stessi personaggi arrivare sul red carpet per la premiere del film; nel secondo, a film terminato i nostri si recano nel loro pub di fiducia (L’ostrica ubriaca) per l’after-party, dove festeggiano il successo della pellicola.
La storia comunque racconta di quando Stewie, dopo un trauma, convintosi che Peter non sia suo padre, decide di andare a San Francisco (una delle città più gay degli Stati Uniti) per mettersi sulle orme di un adulto che gli assomiglia moltissimo.
Visione più che consigliata. Voto 7 e 1/2. Molto divertente.

La scheda di IMDb.com e quella su LaFeltrinelli.it.


31
mar 10

Dragon Trainer

Dragon Trainer
(How to Train Your Dragon)

di Dean DeBlois e Chris Sanders (Usa, 2010)

Film d’animazione caruccio. Il linea con le altre produzioni Dreamworks, dunque niente di eccelso, seppur gradevole. Ci sono i draghi, sì. Ma stiamo calmi.

Dragon Trainer racconta di Hiccup, un giovane vichingo che abita in una specie di villaggio costantemente minacciato dagli attacchi di draghi di vario tipo. Sembra quasi che la ragion d’essere di questo posto sia difendersi dai malefici esseri che sputano fuoco dalla bocca e distruggono tutto quello che gli capita a tiro.
Il ragazzetto è maldestro, mingherlino, buffo. Nel paesello tutti lo prendono in giro perché non è ancora in grado di affrontare i draghi da vero vichingo. Anzi, sono tutti convinti che non sarà mai pronto per fare il guerriero. La sua vocazione, comunque, è quella di diventare proprio un grande cacciatore di draghi; per il momento, però si limita a dare una mano al fabbro/maniscalco per la fabbricazione di armi. Un giorno, sfruttando la confusione dovuta alla concitazione dello scontro, Hiccup s’intrufola nella battaglia dei grandi e riesce a colpire un temibilissimo esemplare di drago. Ma quando sta per infliggergli il colpo mortale si rende conto di non esserne in grado, di non essere un violento. Quasi per caso, dunque, Hiccup scopre la sua vera natura; si avvicina al drago (apparentemente ferocissimo), inizia a comunicare con lui, a prendersene cura, lo cavalca, gli dà istruzioni per il volo, gli costruisce una protesi per una parte della coda alata che è andara persa in battaglia, ecc. Insomma, per farla breve, il ragazzo diventa amico della bestia temibile e in un secondo momento, per affinità, di tutti i suoi simili. Sarà proprio questo rapporto speciale a far diventare Hiccup il beniamino della sua gente. Il giovane allenatore di draghi, infatti, sarà di fondamentale importanza nella battaglia in cui i mostri alati, ormai alleati – aiuteranno i vichinghi a sconfiggere il grande nemico (un drago gigante che sottomette gli altri draghi).
Qual è la morale? La morale è sempre quella (come diceva un vecchio adagio pubblicitario). Sempre la stessa. Film di formazione. Il protagonista è un incompreso, un piccolo anatroccolo che diventa cigno, un esserino che ha problemi di comunicazione col genitore ma che con la sola forza di volonta diventa adirittura l’orgoglio di tutta la sua gente. E riesce anche a conquistare il cuore della giovane e bella guerriera. Uno sfigato che dapprima subisce continui atti di bullismo e che poi, invece, riesce ad avere la sua rivalsa sociale. Quanti ne abbiamo visti di film/cartoni così? Al momento mi vengono in mente solo , “Z la formica”, ma credo che ce ne siano anche molti altri. Direi che è il momento di inventarsi qualcosa di nuovo. Sbaglio? Mi sento sempre rispondere: “Ma dai, è un film per bambini!”. E allora? Che forse i bambini non s’annoiano o s’annoiano meno? Si può anche cambiare storia ogni tanto.
Parliamo dunque del 3D. Ne vogliamo parlare? Io sono uno di quei vecchi noiosoni che ancora fanno distinzione tra il contenuto e il contenitore, tra forma e sostanza. Che ci volete fare? Abbiate pazienza.
Questo film l’ho visto in 3D presso la sala privata della Universal a Roma. Si potrebbe anche parlare di “anteprima”, se non fosse che il film è uscito durante il weekend mentre a noi è stato mostrato il lunedì successivo. Ma questo non è importante. Sono stato invitato ad una specie di proiezione blogger. Anzi, ne approfitto per ringraziare le che mi hanno invitato e che organizzato la proiezione. Dunque dicevamo il 3D. Beh è spettacolare. Cos’altro aggiungere? Fa la sua porca figura. Ha raggiunto la sua piena maturità e i tecnici Dreamworks ormai sanno come usarlo al suo meglio. Piace, affascina: è proprio un bel vedere. Anzi, vi dirò di più. Partecipando a questa proiezione ho scoperto un sacco di cose che non sapevo su questa tecnologia. Mi sono un po’ acculturato, se così si può dire. Dunque grazie anche a e alla sua sulle tecniche di ripresa e di proiezione in tre dimensioni.

Mi spiace per la Universal (che distribuisce): come titolo “Dragon Trainer” è certamente meglio di “How to Train Your Dragon” ma ancora non mi convince. Forse questa volta avrebbero fatto meglio ad usare delle parole italiane.

La scheda di , quella di e quella di .


31
ott 09

Up

Up

Up

di Pete Docter

e Bob Peterson (Usa, 2009)

Ne hanno scritto già in molti in rete. Cos’altro posso aggiungere io? Non so, vediamo.

“Up” è un cartone meraviglioso, sotto molti punti di vista. Sulle questioni tecniche non mi soffermo. Ormai ogni film Pixar è una garanzia. Questi tizi hanno raggiunto un tale livello di eccellenza nella grafica che si può solo star zitti e apprezzare.
Nulla da eccepire anche per quanto riguarda la narrazione. La prima parte del film, i primi 20 minuti, diciamo sono a dir poco commoventi. Quasi non ci sono dialoghi ma i registi riescono comunque a raccontare una storia strappalacrime, fatta di sentimenti semplici e genuini: la lunga liaison d’amore tra due giovanissimi appassionati di avventura. Altro elemento fondamentale di questa pellicola sono le idee, alcune delle quali molto originali e sognanti, come quella di far alzare in volo una casa con il solo aiuto di migliaia di palloncini colorati (il titolo d’altronde a questo si riferisce). L’idea di mettere un collare ai cani per farli parlare come degli uomini, forse è già stata vista, ma chi se ne frega. A me è piaciuta tantissimo e mi ha divertito. Dug, poi, è davvero un personaggio buffissimo.

“Up” porta sullo schermo l’amicizia tra un burbero anziano, rimasto a vivere solo nella sua piccola casa dopo la morte di sua moglie, e un giovane imbranato boy scout. La morale c’è – come del resto in ogni film Disney – ma è meno peggio, meno sdolcinata del solito. Insomma il film ci vuole dire che un anziano ha ancora qualcosa da insegnare a un ragazzino, che i vecchi non vanno lasciati soli, che l’amicizia è un grande valore, che l’avventura e la condivisione di esperienze possono avvicinare le persone, che il bene trionfa sempre, ecc. Ma non è importante. Del sottotesto possiamo anche fregarcene.
“Up” è un film d’animazione molto molto bello. In questo sono d’accordo con Kekkoz: è forse uno dei migliori di sempre della pixar – anche se forse il più ‘sentimentale’ di tutti. Io lo metterei nell’olimpo con “Monsters Inc.” e “Gli incredibili”. Insomma, va visto perché appaga gli occhi e riscalda il cuore – lo so, è una cosa melensa da dire ma oggi mi gira così. E questo basta. Non chiedetevi se sia una pellicola da ragazzini o da adulti. Non ha alcuna importanza. E poi: quante altre volte sarà stato fatto questo inutile discorso? Via, correte al cinema, se ancora non ci siete stati.

Nota: finalmente anche io ho capito a cosa si riferisca l’espressione “Scoiattolo!”.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


19
nov 08

Stupid Cupid (bus toon)

Il video che vedete qui sopra si chiama “Stupid Cupid”. E’ un brillante cortometraggio animato, cioè un piccolo cartone animato, che ieri sera ho registrato con il mio cellulare su di un bus di Roma – la linea 3, per la precisione.
L’autore è tale Gipris del blog Zumpappà. Protagonisti un cupido ipovedente, un omone innamorato, una bionda avvenente e un simpaticissimo cagnolino. E’ stato prodotto da MobyTv e va in heavy rotation da diverse settimane sui bus dell’Atac, l’azienda del trasporto pubblico di Roma. Credo che sia possibile visualizzarlo anche sulle tv installate all’interno dei vagoni della metropolitana.


27
ott 08

Wall-E

Wall-E
di Andrew Stanton (Usa, 2008)

La farò semplice: questo film è un capolavoro. Lo metterei nella prime posizioni di una ipotetica classifica dei film Pixar, insieme a “Gli incredibili”, “Monsters & Co.” e “Ratatouille”. E tenete ben presente che, per me, i titoli Pixar sono già nell’Olimpo dei lungometraggi d’animazione, o meglio: fanno quasi categorie a parte. I fan di “Shrek” e/o “Era glaciale” si offendano pure.
“Wall-E” mi è piaciuto a tal punto che sarei potuto uscire dal cinema già dopo la fine di “Presto” – il breve cartone animato che introduce il film in cui duettano con ironia e surrealismo un coniglio ed un mago (vedi clip seguente), visto che già questa sola visione mi aveva più che soddisfatto.

La storia raccontata è quella di Wall-E, l’ultimo robot della Terra; qualcuno deve averlo dimenticato attivato sul nostro pianeta, un posto ormai completamente desolato, a svolgere la funzione per cui in origine è stato creato: compattare i rifiuti. Questo personaggio ricorda tantissimo “Numero 5″, ossia il protagonista del film “Corto Circuito” (John Badman, 1986) ma per una volta faremo finta di non accorgerci della palese somiglianza tra i due, onde evitare eventuali polemiche sulla creatività autoriale.

Wall-E è un robot quasi più umano degli umani, un esserino dolce e buffo che soffre (inspiegabilmente) di solitudine, avendo come solo ed unico compagno una specie di cimice – forse anch’essa robot meccanico o forse unico essere vivente suggito ad una specie di olocausto futurista di stampo anti-ecologista. Wall-E compatta, compatta e compatta, per tutto il giorno. Ogni balla di rifiuti che comprime nel suo corpo cubico va a formare altissimi e desolanti grattacieli di spazzatura. Il suo unico passatempo a questo lavoro alienante è raccogliere oggetti di cui non capisce il reale utilizzo originario all’interno di un container che funge anche da casa/rifugio notturno. I suoi giorni tristi e solitari finiranno quando sulla Terra arriverà Eve, un robot donna dal design così stiloso che sembra ispirato agli canoni estetici dalle matite della Apple, che ha come compito quello di trovare l’ultima forma di vita vegetale sul globo terracqueo.
Se vogliamo andare oltre la dolce storia d’amore – a dire il vero alquanto tradizionale – e se bypassiamo le tecniche grafiche degli studi Pixar che da sole possono essere considerate il fattore che rende “Wall-E” un capolavoro, un elemento cioè che non fa altro che migliorare con il passare degli anni, possiamo concentrarci su tutta una serie di aspetti che rendono questa pellicola qualcosa di davvero pregevole. Mi riferisco alla polemica, nemmeno tanto velata, nei confronti del genere umano, della sua pigrizia, del cinismo e della falsità dei vertici governativi (di qualsiasi ordinamento e di qualsiasi epoca), alla mancanza di attenzione nei confronti del problema ambientale che affligge la Terra, alla artificialità delle situazioni turistiche (siano crociere, villaggi turistici, ecc), alla stupida rigidità delle organizzazioni che tendono alla perfezione (vedi l’organizzazione della nave stellare).
Da apprezzare anche la citazione di Hal 9000 e “2001 Odissea nello spazio” che il regista ha voluto fare rappresentando un computer con un grande occhio rosso che per tenere fede alle istruzioni che gli sono state date dai suoi creatori, si insubordina e fa di tutto per prendere il comando, arrivando persino ad esautorare l’uomo che gli impartisce gli ordini.
Due sono le scene che mi hanno fatto tanto sorridere: una è quella in cui i computer difettosi spaccano il vetro della stanza che li tiene prigionieri, irrompono nella stanza attigua, prendono Wall-E e lo portano in trionfo per i corridoi dell’astronave come fossero dei pazzi criminali in fuga da un ospedale psichiatrico; l’altra è quella in cui Eve, stizzita per i danni provocati dalla goffagine di Wall-E, inizia ad urlare il suo nome, rappresentando così esattamente ciò che ogni donna fa quando il proprio compagno ne combina una delle sue.
Nota: quando il robottino protagonista termina di ricaricarsi con l’energia solare emette un suono del sistema operativo Mac OSX.
Se ancora non l’avete visto, mollate tutto e correte al cinema – stasera stessa.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.